|
La
rivoluzione industriale |
1800-1850
|
La rivoluzione industriale, iniziata in Inghilterra sul finire del XVIII sec., non tardò a manifestarsi anche in Europa. Il fenomeno non fu generalizzato, ma riguardò solo alcune regioni del continente: Francia, Prussia, poche aree dell'Impero Asburgico e zone isolate dell'Italia settentrionale; nelle Americhe si verificò nel nord degli Stati Uniti. Il “decollo” dell'industria fu legato da un lato a un aumento della produttività agricola, dall'altro a importanti innovazioni tecnologiche, all'impennata dei commerci con conseguente accumulo di capitali e alla crescita demografica. Su queste basi si sviluppò il capitalismo, sistema economico basato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione e dei capitali e sulla centralità dei mercati nel determinare i rapporti di scambio. Esso avrebbe portato due nuove classi sociali a prendere il sopravvento: la borghesia capitalistica, che deteneva il controllo dei sistemi di produzione moderna, e il proletariato che “vendeva” ai capitalisti il proprio lavoro in cambio di un salario (operai salariati). Destinati a convivere in perpetua concorrenza, i contrasti tra i due ceti avrebbero caratterizzato gran parte del corso storico seguente. La ripresa dell'agricoltura La ripresa dell'agricoltura. La rivoluzione industriale avvenne in corrispondenza di una forte ripresa dell'agricoltura (particolarmente nei paesi più avanzati del continente). Seguendo l'esempio inglese nelle aziende agricole vennero introdotte nuove tecniche (sia di coltivazione sia di allevamento) e moderne tecnologie (macchine agricole quali: seminatrici, trebbiatrici meccaniche ecc.), tali da incrementare notevolmente i raccolti. Risultato di questi passaggi fu un deciso aumento della redditività, con conseguente accumulo di capitali che, per opera delle banche, furono messi a disposizione dell'industria. Ma questo “circolo virtuoso” si innescò solo nei paesi più progrediti ed ebbe come protagonisti esclusivamente i grandi proprietari terrieri. I piccoli proprietari e il mondo agricolo delle regioni prevalentemente rurali (Spagna, Italia centrale e meridionale, Polonia, Russia) restarono ancorati al passato mantenendo i metodi produttivi arretrati. Invenzioni, industrie e finanza Le condizioni di lavoro Le condizioni di lavoro. Nei paesi industrializzati i lavoratori che trovarono impiego nelle fabbriche delle città si trasferirono spesso nelle periferie urbane con le famiglie. Costretti a vivere in abitazioni malsane, e a lavorare sopportando ritmi massacranti (13-15 ore quotidiane), presto maturarono l'esigenza di vedere salvaguardati i propri interessi. Gli operai salariati iniziarono così a riunirsi in associazioni di mestiere. In Inghilterra, furono istituite le Trade Unions (Unioni di mestiere), nate nella seconda metà del XVIII sec. e riconosciute dal governo nel 1824. Nel 1834 fu istituita la Grand National Consolidated Trade Union che le comprendeva tutte. Non ottenendo successi nella legislazione del lavoro, esse si orientarono all'attività politica. Nel 1838 redassero la Carta del popolo per la democratizzazione del sistema politico inglese. In Francia tra gli artigiani e alcuni gruppi di operai si diffusero le Società di mutuo soccorso. Esse compresero che era in atto una separazione tra gli interessi borghesi e quelli del popolo. Di fronte a questi movimenti la borghesia ebbe atteggiamenti differenti. I più respingevano ogni richiesta dei lavoratori, una piccola minoranza era favorevole a un moderato interessamento. I governi, dal canto loro, affrontarono i problemi legati al mondo del lavoro proletario per evitare pericolose tensioni. In Inghilterra furono emanate leggi che limitavano a 10 ore l'orario di lavorro per donne e bambini sotto i 10 anni nel 1831. In Francia venne limitato l'impiego dei bambini solo nel 1841, ma la legge in proposito riguardava esclusivamente le fabbriche con più di 20 dipendenti. I problemi dello sviluppo capitalistico I problemi dello sviluppo capitalistico. L'affermarsi del capitalismo, cui sono legati lo sviluppo dell'industrializzazione, l'incremento dei commerci, i problemi di convivenza tra borghesia e proletariato, suscitò l'interesse di molti teorici. Nacque in questo periodo la dottrina del liberismo economico per cui la libertà economica (il libero commercio) non ostacolata in alcun modo dall'autorità pubblica avrebbe portato alla realizzazione di un ordine naturale della società. Capostipite di questa corrente di pensiero fu Adam Smith (1723-1790). Ripresero in seguito le sue teorie David Ricardo (1772-1823), Thomas Robert Malthus (1766-1834) e John Stuart Mill (1806-1873). I principi del liberismo furono applicati dai governi nazionali per gran parte del XIX sec. Negli stessi anni iniziava a diffondersi il pensiero socialista. L'espansione demografica nell'Europa d'inizio '800 e le teorie di Malthus Nei primi cinquant'anni del XIX sec. la popolazione europea passò da 188 a 247 milioni di abitanti. Quella della Terra da 900 milioni a un miliardo e 200 milioni. In questo contesto assunsero notevole risonanza le teorie diffuse sul finire del Settecento dal pastore anglicano Thomas Robert Malthus (1766-1834). Egli, nel suo Saggio sul principio della popolazione in rapporto ai suoi effetti sul progresso futuro della società (1798) sosteneva l'impossibilità di sfamare la popolazione perché se questa cresceva in proporzione geometrica (come 1-2-4-8 ecc. con uno “scatto” ogni 25 anni), la produttività della terra aumentava solo in proporzione aritmetica (come 1-2-3, ecc. in analogo spazio di tempo). Le teorie di Malthus si rivelarono infondate; suo merito, comunque, fu di aver sensibilizzato i governi spingendoli a finanziare istituti per l'agricoltura che diffondessero nel settore le scoperte scientifiche in grado di incrementare i raccolti. Impatto sociale dell'industrializzazione La rivoluzione industriale comportò un generale stravolgimento delle strutture sociali dell'epoca, attraverso una impressionante accelerazione di mutamenti che portò nel giro di pochi decenni alla trasformazione radicale delle abitudini di vita, dei rapporti fra le classi sociali, e anche dell'aspetto delle città, soprattutto le più grandi. Fu infatti prevalentemente nei centri urbani, specie se industriali, che si avvertirono maggiormente i mutamenti sociali, con la repentina crescita di grandi sobborghi a ridosso delle città, nei quali si ammassava il sottoproletariato che dalle campagne cercava lavoro nelle fabbriche cittadine. Si trattava per lo più di quartieri malsani e malfamati, in cui le condizioni di vita erano spesso al limite della vivibilità. Una simile situazione, sia pure con diverse varianti e aspetti peculiari a seconda dell'epoca e dei Paesi industriali, si è protratta fino a tempi più recenti, e ha dato spunto per una vasta letteratura, politca, sociologica, ma anche narrativa. In Francia, ad esempio, fu Emile Zola a denunciare attraverso i suoi romanzi le miserevoli condizioni delle classi più umili nella Parigi dell'epoca, o ad esempio dei minatori, nel romanzo Germinal. Prima ancora, in Gran Bretagna, Charles Dickens aveva più volte ritratto nei suoi romanzi una umanità disperata e incattivita dagli spietati meccanismi produttivi imposti dalla rivoluzione industriale. Nel verismo italiano è assente la realtà industriale, in quanto il meridione si poggiava essenzialmente su un sistema agricolo, sostituita dalla presenza di tanti personaggi di contadini oppressi e affamati dal monopolio della nobiltà rurale: Nedda, la ragazza protagonista della breve novella considerata uno dei massimi capolavori di Verga, è un personaggio simbolo del disagio del Sud. In campo politico-filosofico è indubbio che siano state le condizioni umane e sociali delle masse operaie dell'epoca ad aver stimolato le opere di Karl Marx e Friedrich Engels, che avranno nel secolo successivo una fondamentale importanza nel panorama politico mondiale. La rivoluzione industriale, a lungo andare, ha permesso comunque di elevare le condizioni di benessere di una sempre più vasta percentuale della popolazione, conducendo già dalla fine del XIX secolo ad un generale miglioramento delle condizioni sanitarie (non è casuale che dalla rivoluzione industriale in poi l'Europa non abbia più conosciuto l'incubo della peste e delle carestie di tipo agricolo), un estendersi della alfabetizzazione, la disponibilità per un maggior numero di persone di beni e servizi che in altre epoche erano totalmente preclusi alle classi più povere. Le numerose e importantissime novità tecnologiche hanno avuto un ruolo decisivo in tal senso. L'avvento, concentrato in pochi decenni, di grandi invenzioni come la macchina industriale a vapore, la ferrovia, l'energia elettrica, l'illuminazione a gas e quella elettrica, il telegrafo, la dinamite, e nella seconda fase della rivoluzione, il telefono e l'automobile, ha rapidamente trasformato la vita della popolazione e coinvolto l'intero quadro sociale dei paesi industrializzati, modificando alla radice secolari abitudini di vita e contribuendo ad un rapidissimo cambio di mentalità, di equilibri fra le classi sociali, di aspettative degli individui. Bibliografia Letteratura C. Dickens, Le avventure di Oliver Twist, Rizzoli, 19969 C. Dickens, David Copperfield, Mondadori, 1989 C. Dickens, Tempi difficili, Garzanti, 1988 E. Gaskell, Mary Barton, Mondadori, 1997 V. Hugo, I lavoratori del mare, Mondadori, 1995 E. Zola, L'ammazzatoio, Newton Compton, 1995 E. Zola, La bestia umana, Newton Compton, 1995 E. Zola, Germinale, Mondadori, 1994 Documenti storici e fonti C. Cavour, Etat de la mendicité et des pauvres dans les Etats Sardes, in Scritti inediti e rari,1828-1850, Fondazione "Camillo Cavour", 1971 F. Engels, La situazione della classe operaia in Inghilterra, Rinascita, 1955 T.R. Malthus, Saggio sul principio di popolazione (1798) seguito da: Esame sommario del principio di popolazione (1830), Einaudi, 1977 K. Marx, Il capitale. Critica dell'economia politica, Einaudi, 1975 K. Marx - F. Engels, Manifesto del partito comunista, Editori Riuniti, 1962 R. Owen, Per una nuova concezione della società e altri scritti, Laterza, 1971 P.J. Proudhon, Che cos'è la proprietà? o Ricerche sul principio del diritto e del governo: prima memoria (1840), Laterza, 1967 D. Ricardo, Sui principi dell'economia politica e della tassazione, Isedi, 1976 J.C.L. Sismonde de Sismondi, Nuovi principi di economia politica o Della ricchezza nei suoi rapporti con la popolazione, Isedi, 1974 A. Smith, Saggio sulla ricchezza delle nazioni, Utet, 1965 Storiografia e altri saggi Il lungo viaggio del treno. Dal vapore all'alta velocità, Touring Club Italiano, 1992 T.S. Ashton, La rivoluzione industriale 1760-1830, Laterza, 1969 un testo classico sull'argomento L. Benevolo, Storia della città. 4. La città contemporanea, Laterza, 1993 L. Benevolo, La città nella storia d'Europa. Laterza, 1993 testo molto tecnico (raccoglie gli atti di un convegno tenutosi a Firenze nel 1981), utile per approfondimenti o ricerche finalizzate all'esame di stato. J. Chastenet, La vita quotidiana in Inghilterra ai tempi della Regina Vittoria, Rizzoli, 1985 testo molto scorrevole e di facile lettura. A. Giuntini, Nascita, sviluppo e tracollo della rete infrastrutturale, in Storia d'Italia, Annali 15, L'industria, Einaudi, 1999 M. Dobb, Problemi di storia del capitalismo, Editori Riuniti, 1970 un'opera classica sullo sviluppo del sistema capitalistico e della rivoluzione industriale nei suoi problemi generali. M. Guidetti, L'economia e la società dall'ancien régime al grande slancio dell'industria, in Storia d'Italia e d'Europa, Jaca Book, 1981 E.J. Hobsbawm, Le rivoluzioni borghesi 1789-1848, Il Saggiatore, 1963 un classico sulla rivoluzione industriale e su quella francese viste nel loro propagarsi dalla Francia e dell'Inghilterra al resto dell'Europa. F. Klemm, Storia della tecnica, Feltrinelli, 1959 testo importante (ma non più in commercio) per la storia della tecnica, che contiene moltissimi documenti divisi per periodi storici e presentati da una breve introduzione. F.D. Klingender, Arte e rivoluzione industriale, Einaudi, 1972 D.S. Landes, Prometeo liberato. Trasformazioni tecnologiche e sviluppo industriale nell'Europa occidentale dal 1750 ai giorni nostri, Einaudi, 1978 testo fondamentale per affrontare la storia della Rivoluzione industriale, di un autore che viene considerato uno dei maggiori studiosi dell'argomento. L'opera, dallo stile piano e semplice, tratta la prima Rivoluzione industriale e la sua diffusione in Europa, coprendo tutto l'Ottocento. P. Mantoux, La rivoluzione industriale. Saggio sulle origini della grande industria moderna in Inghilterra, Editori Riuniti, 1971 G. Mori, La rivoluzione industriale. Economia e società in Gran Bretagna nella seconda metà del secolo XVIII, Mursia, 1972 si tratta di un testo non più in commercio, ma reperibile presso le biblioteche pubbliche. Contiene un'esposizione dei fatti molto completa, una breve antologia di testi e una bibliografia piuttosto ampia. L. Mumford, La città nella storia, vol. III, Dalla corte alla città invisibile, Bompiani, 1996 testo di scorrevole lettura e ricco di interessanti intuizioni, al di fuori gli schemi tradizionali. A. Musson - E. Robinson, Scienza e tecnologia nella rivoluzione industriale, il Mulino, 1974 L. Patetta, Storia dell'architettura. Antologia critica, Etas libri, 1975 S. Pollard da Il lavoratore, in L'uomo del Romanticismo, a cura di F. Furet, Laterza, 1995 W. Schivelbusch, Storia dei viaggi in ferrovia, Einaudi, 1989 a cura di L. Segreto, La rivoluzione industriale tra il Settecento e l'Ottocento, Mondadori, 1984 a cura di C. Singer, E.J. Holmyard, A.R. Hall, T.I. Williams, Storia della tecnologia, vol. IV, La rivoluzione industriale, Bollati Boringhieri, 1994 testo di fondamentale importanza per la completezza dell'esposizione. Si trova in commercio, ma è anche facilmente reperibile in qualunque biblioteca pubblica ben fornita. E.P. Thompson, Rivoluzione industriale e classe operaia in Inghilterra, Il Saggiatore di Alberto Mondadori Editore, 1969 U un'opera in due volumi sulle condizioni dei lavoratori durante la rivoluzione industriale e sulle lotte sociali e politiche inglesi del primo Ottocento. R. Williams, Cultura e rivoluzione industriale. Inghilterra 1780-1950, Einaudi, 1968 un'opera molto interessante sul ruolo della letteratura quale fonte di informazioni sulle ripercussioni sociali della rivoluzione industriale. |