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Lot e la storia di Sodoma e Gomorra.

Scene cupe di violenza sessuale, di incesto e di catastrofi naturali.



Il personaggio biblico è Lot, nipote del patriarca Abramo, figlio di suo fratello Aran. Egli aveva seguìto suo zio nella marcia fino alla terra promessa (Gn 11,27-31), ove si era separato scegliendo come suo territorio la valle del Giordano e la zona intorno al Mar Morto (Gn 13).

Qui sorgevano anche le città di Sodoma e Gomorra. Ora, un giorno Abramo ebbe una visita di tre uomini misteriosi, proprio nell’ora più calda del giorno. Questi tre personaggi — che poi si restringono a due e vengono definiti angeli — nel racconto dei capitoli 18-19 della Genesi si configurano anche come segno della presenza divina, tant’è vero che ad essi Abramo si rivolge al singolare. Fu così che i Padri della Chiesa, piuttosto liberamente, videro in loro l’annunzio del mistero della Trinità, tre persone nell’unità della natura divina.

Il messaggio che essi recavano era terribile: Sodoma sarebbe stata annientata perché troppo grande era la sua corruzione. Ma a Sodoma abitava Lot. Fu così che quei messaggeri divini si recarono a casa sua e là accadde quella scena che la Bibbia narra con raccapriccio, non solo per il tipo di violenza sessuale che i Sodomiti avrebbero voluto perpetrare, ma anche e soprattutto per la violazione di una delle leggi più sacre dell’Oriente, quella dell’ospitalità. Nella notte, infatti, «gli uomini della città si affollarono intorno alla casa di Lot dicendo: Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo abusarne!» (19,4-5).

Anche se il loro progetto di violenza omosessuale viene frustrato da un intervento divino accecante, il giudizio di Dio irromperà con un cataclisma che si giustifica con la situazione del Mar Morto, zona coperta di sali, bitume, zolfo. Lot è invitato a fuggire e assiste da lontano alla pioggia di zolfo e fuoco che piomba su Sodoma e Gomorra, pioggia che colpisce la moglie di Lot, attardatasi e travolta da quella tempesta fino a diventare come una statua di sale. Alla fine un fungo di fumo sale dalle rovine di quelle città e Lot deve riparare sulle montagne circostanti.

Fu proprio in queste aspre solitudini che egli continuò i suoi giorni, vivendo in una caverna, accudito dalle due figlie. E fu proprio in questa situazione che la sessualità sconvolse ancora una volta la sua vita. Le due figlie ormai vedevano profilarsi all’orizzonte la fine della propria famiglia e, allora, per poter continuare la loro genealogia decisero di ricorrere all’incesto.

Ubriacarono il padre e lo spinsero a renderle incinte. Nacquero, così, due figli, Moab e Ammon (19,30-38). Ora questa pagina piuttosto rovente, per l’antico autore biblico aveva un altro scopo rispetto a quello di condannare un atto immorale. Egli voleva mostrare l’origine impura di due popoli, i Moabiti e gli Ammoniti, tradizionali nemici di Israele. La figura di Lot, nipote di Abramo, rimane, comunque, alonata da un’atmosfera torbida e fosca, segnata dal duro giudizio divino.


Il mito di Sodoma nella storia

La narrazione di Sodoma ha avuto un'enorme importanza nella cultura occidentale, perché su di essa, più che sulla non meno severa condanna del Levitico 20,13, si è basata per secoli la giustificazione della persecuzione e condanna a morte delle persone colpevoli di comportamenti omosessuali.

La legge del 390 d.C. degli imperatori cristiani Teodosio I, Valentiniano ed Arcadio, Non patimur urbem Romam, previde per la prima per i prostituti omosessuali la pena del fuoco, proprio a somiglianza di quella subita da Sodoma.

Questa legge fu inglobata nel Corpus iuris civilis dell'imperatore Giustiniano I, accanto alla Novella 141 del 559, promulgata dallo stesso Giustiniano, che citava espressamente la rovina di Sodoma come esempio di ciò che accade alle città nelle quali sia permessa la pratica dell'omosessualità maschile.

La pena del rogo cadde in desuetudine col decadere dell'impero romano, ma fu riportata in vigore dai commentatori giuridici bolognesi del XII secolo, e reintrodotta nelle legislazioni civili europee contro i sodomiti. Dapprima i sodomiti furono sempre bruciati vivi, poi, a partire dal XV secolo, furono generalmente strangolati prima che il loro cadavere fosse arso sul rogo.

Questo tipo di punizione fu abbandonato solo nel XVIII secolo, anche se si ebbero condanne a morte (eseguite per mezzo della forca) ancora all'inizio del XIX secolo.

Il mito di Sodoma continuò comunque ad essere citato e discusso anche dopo questo periodo, ed anzi acquisì, in alcune correnti letterarie ed artistiche (libertinismo, decadentismo...), il valore di simbolo della libertà morale svincolata dai precetti religiosi, e fu esaltato come tale.


Hendrik Goltzius,
Lot e le figlie


Peter Paul Rubens (1577-1640), Lot fugge da Sodoma con la sua famiglia


Francesco Furini,
Lot e le figlie





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