Sociologia della religione.


E',  in generale, lo studio sociologico della religione e può svilupparsi a diversi livelli specifici: come indagine sulla religione quale problema centrale per la comprensione della società; come studio della relazione fra religione e altri fattori della vita sociale, quali la politica, l'economia, le classi sociali, ecc.; come studio delle istituzioni, dei movimenti, dei ruoli religiosi, ecc. Naturalmente questi differenti livelli di specificazione sono, in pratica, comunicanti, ma concettualmente si tratta di tre livelli distinti, e anche di fatto essi corrispondono agli orientamenti dominanti nella storia della s. della religione. In particolare, i primi due livelli d'analisi corrispondono all'orientamento dei massimi rappresentanti di quella s. della religione che, fiorita agli inizi del sec. 20", potrebbe ormai chiamarsi classica: E. Durkheim  (teoria funzionale della religione), M. Weber e E. Troeltsch (teoria evolutiva e analisi dell'incidenza della religione sulla vita economica e sociale). In seguito, la s. della religione ha registrato un cambiamento di prospettiva: all'ampia visione Sintetica avanzata dagli autori ricordati si è sostituito approccio essenzialmente analitico, parziale e quantitativo. I giudizi su tale vicenda storica della s. della religione sono divergenti: alcuni studiosi, che tendono a privilegiare il momento quantitativo e analitico dell'indagine sociologica, pur non disconoscendo l'importanza delle anticipazioni degli autori ricordati, ritengono che l'inizio della s. della religione come scienza possa essere ravvisato negli studi avviati negli anni Trenta da G. Le Bras; gli studiosi che tendono a privilegiare il momento teorico e non quantitativo considerano, invece, esemplare l'apporto degli autori classici e vedono in costoro i veri fondatori della s. della religione. Quale che sia l'opinione che si ritenga di adottare come valida, non è dubitabile che, dopo il contributo degli auttori classici, la religione ha perso nella considerazione degli studiosi di s. quel posto centrale rispetto all'intera
teoria sociale che essa aveva occupato in precedenza: non si deve dimenticare infatti, che Durkheim e Weber vanno annoverati non solo fra gli iniziatori della s. della religione, ma anche della stessa s. scientifica, e che la tematizzazione del fenomeno religioso ha rappresentato, nella loro opera, un momento fondamentale per l'avvio dell'indagine sociologica in quanto tale. Va comunque ascritta all'affermarsi dell'approccio analitico e quantitativo l'ampia elaborazione di indagini collocabili al terzo livello di ricerca inizialmente ricordato, e cioè lo studio "sul campo" di circoscritti fatti religiosi; ruoli, movimenti, istituzioni, pratica, ecc. Solo quest'ultimo livello di ricerca, fra i tre primi distinti, è considerabile, almeno in certa misura, indipendente dalle vicende della riflessione moderna intorno al fenomeno religioso. Dalla critica illuministica e, prima, libertina alla religione positiva come prodotto di particolari esigenze psicologiche degli spiriti deboli e delle persone incolte e dall'illuministica messa in evidenza del ruolo conservatore svolto dalla religione positiva nella società politica (per es. Hume), alla connessione dell'interesse per le manifestazioni religiose con l'interesse elle oggi si direbbe etnologico (per es., Herder), alla considerazione della religione come compensazione ideologica che conserva una situazione individuale o sociale alienata (Feuerbach, Marx) o come soddisfazione allucinatoria che si esprime nei miti endopsichici (Freud), il pensiero moderno ha messo in questione il fatto religioso, non solo destituendolo da quella posizione eccezionale per cui precedentemente esso costituiva, almeno in ampia misura, l'orizzonte non affrontatato criticamente delle altre attività umane, ma anche cercando di rendere conto delle ragioni storiche per cui essa, precedentemente, era venuta a trovarsi in quella posizione. Poiché il funzionalismo considera la società conte un sistema che si mantiene in equilibrio in virtù del fatto che l'individuo si conforma a modelli di consenso normativo, si comprende come la teoria funzionale fornisca una base teorica privilegiata per la considerazione della religione al primo livello di ricerca che qui si è inizialmente distinto: in tale prospettiva, intatti, diviene possibile considerare la religione come il fattore centrale d'integrazione del sistema sociale. Da questo punto di vista l'evoluzione del pensiero di Durkheim è paradigmatica: caratterizzato da una progressiva enfasi sulle componenti normative di quella realtà sui generis che è la società e dal  passaggio da una certa attenzione iniziale alle norme giuridiche a una preminente attenzione a quelli che oggi si denominerebbero valori istituzionalizzali, tale pensiero attribuisce via via un'importanza sempre maggiore alla religione, che diviene sinonimo del modello funzionale che struttura e integra la società. Naturalniente la teoria funzionale, se è sodelisfacente per l'analisi delle società primitive, nelle quali il grado di differenziazione fra società e cultura è molto basso, lo è meno per l'analisi delle società altamente differenziate. Non appena ci si collochi dal punto di vista di una teoria evolutiva della società, diviene inevitabile per la s. della religione porsi (o porsi anche) al secondo livello d'indagine inizialmente distinto; intatti, destituita dal suo ruolo centrale di fattore d'integrazione della società, la religione va considerata nel suo rapporto con gli altri fattori della vita sociale, onde rendere conto della funzione modificatrice che essa può esercitare. E' in questa prospettiva che va considerato il contributo di Weber e Troeltsch. Essi, opponendosi alla convinzione marxista di una dipendenza non casuale della religione dalla struttura economica, ma opponendosi anche alla visione totalizzante e disindividualizzante della filosofia della storia hegeliana, riconobbero nella religione una, come oggi si direbbe, variabile indipendente della realtà sociale; tale variabile è capace di determinare o influenzare altri aspetti della medesima realtà ed è riconducibile nell'ambito motivazionale del singolo individuo, in quanto rappresenta la risposta ultima alle esigenze di "significato" (Weber) o di "valore" (Troeltsch) che ne muovono l'azione. Nell'opera Uber die pestestantische Ethik und den Geist des kapitalismus (1905) Weber evidenziò l'influsso decisivo che la dottrina calvinista della predestinazione ebbe nella formazione del capitalismo moderno e dello spirito ad esso soggiacente. Troeltsch, influenzato dall'amico, ne proseguì l'opera, sviluppando un vasto studio delle interazioni fra alcune aree della vita sociale nel mondo cristiano (famiglia, economia, politica, insegnamento) alla luce del fattore religioso e mettendo in evidenza come in ognuna di queste aree il cristianesimo rivelasse due tendenze contraddittorie ma complementari, quella all'adeguarnento e quella alla protesta (Die Soziallehren der christlichen Kirchen and Gruppen, 1912); Weber, invece, lavorò, successivamente, a un'ampia indagine sociologica sulle religioni mondiali. La teoria sociologica, in particolare con T. Parsons, ha cercato una sintesi fra teoria funzionale e teoria evolutiva della società, sganciandole però dal preminente interesse religioso che esse avevano avuto nell'opera degli iniziatori. Solo alcuni autori tedeschi, in particolare J. Wach e. G. Mensching, hanno sviluppato l'insegnamento socio-religioso dei classici, procedendo sulla strada di ampie sintesi e operando in stretto rapporto con i metodi e i risultati della storia comparata delle religioni; la maggior parte degli studiosi di s. della religione si è volta, invece, con metodi quantitativi, alla ricerca "sul campo". Già  Le Bras aveva messo in evidenza come la pratica religiosa sia funzione di svariati fattori, quali i precedenti storici della comunità, le dimensioni della medesima, la classe sociale degli individui ad essa appartenenti, il loro livello d'istruzione, la loro professione, ecc.  Si comprende come le indagini empiriche attuali diano luogo a un panorama difficilmente unificabile e, forse, non unificabile per definizione. Tuttavia una nota dominante e ricorrente delle attuali ricerche di s. della religione, condotte su contesti religiosi sia cristiani, sia non cristiani (evoluti o primitivi), sembra essere l'attenzione all'impatto dell'industrializzazione e dell'urbanizzazione sulla pratica religiosa e sulla religiosità in genere; le ricerche convergono, generalmente, nell'evidenziare l'effetto , "secolarizzatore" delle condizioni di vita comportate dalla civiltà industriale, restando aperto il problema di una più precisa definizione sociologica del concetto eli secolarizzazione. A parte il motivo della secolarizzazione, lo spettro degli attuali studi di s. della religione è enormemente differenziato; si ricordino solo, a mo' di esempio, le ricerche sul denominazionalismo in America di H. R. Niehbur, sull'ebraismo conservatore di M. Sklare, sui Mormoni di T. F. ODea, sui valori religiosi del Giappone preindustriale e sulla " religione civile americana " di R. N. Bellah, sull'identità e sul ruolo del ministro del culto cristiano (pastore protestante o prete cattolico), di J. Donovan, J. M. Smith, J. Crottogini, J. Dellepoorte, sulla parrocchia di N. Greinacher, J. H. Fichter, sugli ecumenismi e sugli ordini religiosi di J. Séguy, sui movimenti religiosi moderni di B. Wilson, ecc., e in Italia le ricerche di S. Acquaviva, S. Burgalassi, A. Nesti, F. Ferrarotti, F. Garelli, ecc.  Dal punto di vista teorico P. L. Berger e T. Luckmann hanno dato luogo, in collaborazione, a una consistente opera teorica che, connettendo profondamente la s. della religione alla s. della conoscenza, restituisce alla religione una posizione centrale nell'indagine sociologica. Questi ed alcuni altri contributi sembrano indicare una ripresa dell'interesse degli studiosi per una teoria sociologica della religione: tale indirizzo di ricerca, affiancandosi al vivacissimo filone empirico, potrebbe fornirgli quell'ossatura teorica che pare indispensabile per legittimare l'individuazione della s. della religione come di un ambito specifico della ricerca sociologica.