Sociologia economica.


I,a s. economica risulta dall'applicazione dei concetti, delle variabili e dei modelli esplicativi della s. a quel complesso di attività che riguardano la produzione, lo scambio e il consumo di beni e servizi. Storicamente, la disciplina è il frutto di una progressiva convergenza e della successiva sedimentazione di elementi sociologici della vita produttiva, quali appaiono nel pensiero dell'economia politica, e di elementi economici della vita sociale, quali appaiono nel pensiero sociologico. Sotto il primo profilo si può osservare una specie di movimento ondulatorio riguardo alle relazioni tra variabili economiche e variabili politico-sociali. Per le correnti liberiste del Settecento, mercato e società vengono di tatto a coincidere negli ordini spontanei creati dalla libera concorrenza, mentre per il marxismo la società costituisce l'infrastruttura dei rapporti economici, il modo in cui, per es., la divisione del lavoro si realizza attraverso il conflitto di classe. Contro i postulati metodologici della Scuola storica tedesca del sec. 19 (G. Schmoller), C. Menger e dopo di lui gli altri esponenti della Scuola marginalista austriaca (L. von Mises e F. von Hayek) riconducono le scienze sociali, compresa l'economia, al modello di spiegazione individualistica, e indicano come loro compito principale, se non esclusivo, l'analisi delle conseguenze irriflesse delle azioni sociali: istituzioni come la moneta, il mercato, la città, lo stesso stato non sono che il risultato, in larga misura non intenzionale e imprevedibile, dei molteplici effetti di combinazione che scaturiscono dalle azioni degli individui. Invece, da J. M. Keynes e dai fautori delle teorie macroeconomiche, sviluppatesi soprattutto nel secondo dopoguerra, viene riconosciuta alla società e al potere politico la possibilità di influenzare, progettare e persino manipolare le grandezze economiche e le condizioni del benessere e dello sviluppo collettivi. Sul versante più propriamente sociologico, i contributi di maggiore rilevanza per la s. economica provengono, da un lato, dagli indirizzi del positivismo evoluzionistico e funzionalistico (H. Spencer, E. Durkheim), specialmente attraverso le riflessioni dedicate ai problemi della complessità, nella società moderna, della divisione e specializzazione del lavoro, dell'integrazione e della istituzionalizzazione normativa come base stessa delle relazioni di scambio; dall'altro lato, forse in modo più pregnante, dalla s. di matrice storicistica. In questo ambito, vanno ricordate le tesi di G. Simmel sulla imprescindibilità della dimensione economica in ogni contesto di relazioni sociali, le teorie di M. Sombart sul capitalismo moderno, e l'opera fondamentale di M. Weber ( Wirtschaft und Gesellschaft, 1922; trad. it. 1955) volta ad applicare la categoria dell'agire economico razionale alla genesi storica del capitalismo, attraverso l'etica protestante, e alla configurazione del modello burocratico. Per altri autori, come V. Pareto e J. Schumpeter, economia e s. non hanno molte possibilità di incontro perché rivolte a due diversi domini delle azioni umane: quelle logiche e quelle non logiche, le quali ultime non possono essere studiate con strumenti scientifici. Pur continuando ad alimentarsi di questo doppio flusso di analisi, distinguendosi in approcci istituzionalisti, neoliberisti e neo-marxisti, la s. economica ha acquisito una propria identità disciplinare per merito, soprattutto, delle teorie sistemiche di scuola funzionalista, secondo le quali il sistema economico può essere considerato un sottosistema differenziato ma interdipendente dell'azione sociale (T. Parsons e N. J. Smelser, Economy and society, 1956; trad. it. 1960). Nel lavoro di un altro esponente della stessa scuola, C. G. Homans (Sociology of economic life, 1963; trad. it. 1967), si può scorgere peraltro anche l'interpretazione contraria, per cui l'azione sociale è posta come un caso generalizzato dell'agire economico. La formulazione forse più chiara del problema metodologico relativo alla s. economica si deve a J. Schumpeter, non a caso un economista con vasti interessi per la cultura sociologica: la s. economica non è che una scienza "integrativa" dell'analisi economica, che si occupa del modo in cui "le persone sono giunte a comportarsi come si comportano nei loro affari" (History of economic analysis, 1954; trad. it. 1960).