Sociologia industriale e del lavoro.


In una società coinvolta dal fenomeno dell'industrializzazione, il concetto di s. industriale si dovrebbe ricondurre semplicemente a quello più esteso di sociologia. Intatti tutto il movimento di ricerca empirica, di analisi critica e di interpretazione teorica che è compreso nei confini di questa disciplina acquista un senso se collegato con l'evento storico della rivoluzione industriale che ha prodotto sui rapporti e sulle condizioni più consolidate della convivenza e perfino sui modelli antropologici basilari, mutamenti grandiosi. E' durante il sec. 19" che sono venute maturando le domande e i primi tentativi di risposta sulle conseguenze sociali della produzione industriale, oltre che sui comportamenti socio-economici che la sostenevano. Dalle osservazioni e dalle considerazioni teoriche delle varie correnti della dottrina economica classica, fino a K. Marx, il pensiero sulla società industriale ha preso una forma sempre più approfondita e articolata; in particolare le categorie di analisi di Marx restano un contributo fondamentale per la comprensione di alcuni processi e contraddizioni sociali che hanno origine dall'industrializzazione di tipo capitalistico. Tuttavia e alla fine del sec. 19" e all'inizio del 20" che prende forma una attenzione specifica della s. verso i problemi interni dell'industria e dell'azienda industriale: caratteristiche e ruolo degli imprenditori (Th. Veblen), funzione e posizione sociale dei lavoratori (S. Webb), problemi della divisione del lavoro sociale (E. Durkheim). Ma soprattutto e M. Weber che, mentre da una parte si presenta come teorico delle origini storiche e culturali del fenomeno generale, dall'altra può essere considerato il fondatore della s. dell'industria e dell'azienda, come promotore di un programma di ricerche "sulla scelta e l'adattamento dei lavoratori della grande industria" presso il Verein fur Sozialpolitik (1907).
Una svolta decisiva per gli studi di s. industriale fu determinata dagli esperimenti e dalle ricerche compiute in America da E. G. Mayo e dalla scuola da lui fondata presso il Department of industrial research dell'università Harvard. Celebre la ricerca presso le officine Hawthorne (della Western Electric Company di Chicago, 1924-32):  al di là delle possibili critiche e delle deformazioni successive, il pensiero sociologico acquisiva il concetto dell'azienda come sistema sociale. In particolare, fin dai primi esperimenti venivano messe in crisi alcune delle concezioni sull'uomo implicite nella teoria economica classica e nella teoria della direzione scientifica del lavoro (F. W. Taylor), per le quali l'uomo nell'azienda poteva essere valutato e misurato in ragione soltanto di motivazioni economiche e di parametri di razionalità produttiva. A partire dalla fine della seconda guerra mondiale, il panorama degli sviluppi della s. industriale, come disciplina indipendente, vede ovunque un progressivo estendersi di ricerche e di istituti specializzati. Meritano di essere segnalati: il vasto settore di interessi, teorici e pratici, costituito dalle cosiddette industrial relations che ha avuto origine nel mondo anglosassone e si occupa specificamente del rapporto uomo-organizzazione industriale, con particolare riguardo a quanto concerne cause e sviluppi della conflittualità industriale in tutti i suoi aspetti: il largo contributo dato dalla s. francese allo studio dei problemi dell'adattamento e dell'alienazione dell'uomo nei confronti del processo produttivo; e infine gli studi per la trasformazione del posto di lavoro e' il superamento delle tecniche di produzione di tipo tayloristico (catene di produzione e di montaggio) che si sono diffusi dalla Svezia agli altri paesi europei, tra i quali non ultima l'Italia.
Nei suoi sviluppi più recenti. la s. dell'industria tende a fondersi con la s. del lavoro con contributi che non mettono in discussione la legittimità del capitalismo e dei suoi criteri di organizzazione del lavoro, mentre tendono a spiegare i fenomeni del conflitto industriale o in chiave evolutiva (la protesta operaia è in declino), o con schemi funzionalisti (l'azione collettiva dei lavoratori e delle loro rappresentanze è vincolata da variabili situazionali). La ripresa di teorie siffatte. di tipo per così dire consensuale, è più nettamente avvertibile nelle correnti neo-liberiste, le quali postulano una riaffermazione del principio di autorità nelle relazioni di lavoro. Al contrario, le correnti pluraliste degli anni Ottanta accettano il ruolo del conflitto nella determinazione delle regole dei rapporti fondate sul contratto collettivo. In ogni caso, lo sviluppo recente del capitalismo ha reso per molti versi difficilmente applicabile questo schema, di natura neocorporativa, ai rapporti reali che si instaurano fra stato, economia e gruppi organizzati.