Sociologia politica.


Diversi filoni di studio convergono a formare quel vasto settore dell'indagine sociologica che va sotto il nome di s. politica, ovvero di s. della politica, le qui differenziazioni rispetto alla scienza della politica, peraltro, sono oggetto di discussioni e polemiche. Alle origini della s. politica contemporanea si collocano senza dubbio i classici studi sulle èlites politiche di G. Mosca e R. Michels; un'altra importante fronte intellettuale è da individuarsi nell'opera di A. de Tocqueville e, più tardi, nella critica sociale di Th. Veblen e di C. Wright-Mills; fra i teorici sociali contemporanei hanno apportato significativi contributi T. Parsons, S. M. Lipset ed E. Shils, mentre tutto il filone degli studi empirici sull'opinione pubblica (sondaggi d'opinione,  ricerche sulla partecipazione politica ed elettorale, studi sugli effetti della propaganda) ha favorito, sopratutto negli Stati Uniti, lo sviluppo di un'attitudine empirica fra i sociologi della politica. Alla radice delle varie prospettive teoriche oggi prevalenti nel settore si ritrovano comunque in primo luogo precise influenze di K. Marx, da un lato, e di M. Weber dall'altro. Particolarmente soggetta al condizionamento ideologico-valutativo, pure operante in ogni campo dell'indagine sociologica, la s. politica schematicamente riflette, nelle sue più generali assunzioni di carettere teorico e metodologico, la dicotomia fra approccio marxista e approcio pluralistico-borghese; quest'ultimo generalmente muove dalla fondamentale analisi weberiana del rapporto fra classi, status socioeconomico e partiti, secondo cui, come conseguenza dello sviluppo delle società industriali, ha luogo un processo di separazione delle istituzioni politiche dalla struttura socioeconomica; pertanto, le istituzioni politiche divengono fattore indipendente di mutamento sociale, configurandosi come oggetto specifico d'indagine sociologica. In questa prospettiva, risulta metodologicamente legittimata la s. politica quale disciplina definita e autonoma, ferma restando la connessione tra la sfera del politico e quella dell'economico, che tuttavia, a differenza di quanto si ritiene in prospettiva marxista, non si pone necessariamente nei termini di dipendenza della prima dalla seconda. Peraltro, anche i sociologi politici di formazione marxista sono orientati a rivedere l'assunto della dipendenza del politico dall'economico, sicché oggi la dicotomia fra le due prospettive tende ad essere progressivamente ridimensionata. Resta tuttavia in piedi la rilevante difformità teorico-metodologica che si manifesta nell'accentuazione della globalità della dinamica sociale operata dai sociologi di orientamento marxista, i cui studi di s. politica risultano prevalentemente sezioni di più ampie ricerche sociologiche. L'oggetto centrale della s. politica resta quello definito da M. Weber allorché si poneva il fondamentale quesito: "Perchè gli uomini obbediscono?", sintetizzando poi i risultati delle sue analisi nella classica tipologia delle forme di potere (tradizionale, carismatico, burocratico-legale). Dallo studio del potere si diramano logicamente le indagini sulla partecipazione politica, sull'organizzazione dei partiti e le loro funzioni sociali, sulle opinioni politiche, la persuasione e il comportamento elettorale. La stretta connessione di queste aree problematiche spiega le ragioni per cui la s. politica è forse il settore dellìindagine sociologica in cui minore è la divaricazione tra teoria e ricerca empirica, fra approccio 'analitico-descrittivo e sintesi macrosociologica. Cosi, le tipologie dei partiti politici variamente elaborate a partire dagli anni Cinquanta si accompagnano generalmente alla delineazione di tipi eli strutture sociali e culturali (M. Duverger, Les patris politiques, 1951), gli studi sui modi della partecipazione politica e della persuasione si connettono a più ampie prospettive teoriche che richiedono analisi delle diverse strutture socio-economiche e culturali (S. Verba, J. Kim, V. H. Nie, Participation and political equality, 1978). Soprattuto a partire dagli anni Settanta la s. politica ha avuto uno sviluppo impetuoso non solo negli Stati Uniti e nei paesi dell'Europa occidentale, ma anche in numerosi paesi del Terzo mondo e in particolare nell'America latina. La protesta studentesca ha favorito lo sviluppo di studi sulla domanda di partecipazione di categorie sociali tradizionalmente destinate ad assumere posizioni prossime al centro della società; le emergenti istanze di partecipazione operaia hanno richiamato l'attenzione sull'rapporlo fra lavoro, gerarchie sociali e partecipazione; la decolonizzazione e i fermenti affioranti in diversi paesi del Terzo mondo hanno favorito lo sviluppo di studi comparativi sulle elites, la cultura politica e i meccanismi dei sistemi politici in società che si collocano a diversi livelli di sviluppo economico. Tutto ciò postula la necessità - come suggerisce N. J. Smelser (Sociology and the other social sciences, 1967) - di tracciare una qualche linea di demarcazione fra s. politica e scienza politica con riguardo al quadro delle rispettive variabili esplicative: mentre Ia s. politica le sceglie nell'ambito delle condizioni socio-strutturali, la scienza politica le fissa nel complesso delle condizioni politico-strutturali. E c'è anche chi propone un'ulteriore distinzione terminologica e concettuale fra s. della politica e s. politica (G. Sartori, Alla ricerca della sociologia politica, 1965), presentando la prima come una riduzione sociologica dei fenomeni politici, e l'altra come un °ibrido interdisciplinare" che utilizza variabili esplicative sia sociologiche che politologiche.