MAX WEBER TRA ETICA E POLITICA

SOCIOLOGIA



La sociologia di Max Weber

Di nessun altro sociologo esiste in Italia una divulgazione del pensiero così ampia come quella di Max Weber (1864-1920). Il tema determinante di tutta la sua opera, le origini e gli effetti del capitalismo moderno, è presente già nei suoi primi lavori, Zur Geschichte der Handelsgesellschaften im Mittelalter (Storia delle società commerciali nel Medioevo), del 1889, tesi per il dottorato in giurisprudenza, e Die römische Agrargeschichte in ihrer Bedeutung für das Staat- und Privatrecht (La storia agraria romana dal punto di vista del diritto pubblico e privato), del 1891, saggio per l'abilitazione alla libera docenza in diritto romano e commerciale.

La fondazione della sociologia come scienza autonoma

Con un forte interesse verso la politica fin dalla giovinezza, dovuto all'influenza del padre, deputato nazional-liberale, Weber trae dall'attualità problemi da analizzare nell'attività scientifica. Partecipa all'inchiesta del Verein für Sozialpolitik (Associazione di politica sociale), Die Verhältnisse der Landarbeiter im ostelbischen Deutschland (La condizione dei lavoratori agricoli nella Germania a est dell'Elba), 1892, mostrando le trasformazioni in corso nell'agricoltura, con l'ineluttabile trasformazione della Germania da stato agrario in stato industrializzato e la conseguente formazione di un proletariato industriale. Nel 1894 riceve l'incarico di una nuova inchiesta sulla situazione dei lavoratori agricoli dal Congresso evangelico-sociale. La valutazione statistica dei dati, l'interpretazione dei risultati delle interviste di queste inchieste costituiscono un primo passo verso un metodo e una tecnica della ricerca sociale empirica. Le grandi inchieste sulla situazione economica e sociale che venivano svolte in Germania, come in Italia, nella seconda metà dell'Ottocento, costituiscono una delle matrici della sociologia come scienza autonoma. Dopo aver superato un lungo periodo di crisi, nel 1902 Weber riprende il lavoro scrivendo i primi saggi sul metodo delle scienze storico-sociali, senza per questo avere l'intenzione di costruire un sistema di logica. Nell'arco di dieci anni sviluppa la riflessione metodologica, a partire dall'esperienza concreta dei problemi della ricerca empirica, avendo come interlocutori i partecipanti alla controversia sul metodo (Methodenstreit) in corso in Germania. Della scuola tedesca del neokantismo condivide il rifiuto della pretesa di dominio delle scienze naturali 'esatte', con la separazione tra le scienze naturali e le scienze umane, criticando sia il 'naturalismo' sia lo 'storicismo'.
Nel saggio del 1904, Die 'Objektivität' sozialwissenschaftlicher und sozialpolitischer Erkenntnis (L''oggettività' conoscitiva della scienza sociale e della politica sociale),
Weber introduce i presupposti fondamentali della sociologia: il postulato dell'assenza dei giudizi di valore, il concetto del comprendere, il concetto del tipo ideale. Con l'assenza dei giudizi di valore nella scienza Weber intende la distinzione tra il conoscere e il valutare, cioè tra "il compimento del dovere scientifico di vedere la verità dei fatti ed il compimento del dovere pratico di difendere i propri ideali", in quanto non è compito di una scienza empirica formulare ideali per l'azione pratica. Nella prolusione accademica Der Nationalstaat und dieVolkwirtschaftspolitik (Lo Stato nazionale e la politica economica tedesca), tenuta a Friburgo nel maggio 1895, aveva così dichiarato la sua posizione scientifica e politica: "Io sono un membro della classe borghese, mi sento tale e sono stato educato alle sue vedute e ai suoi ideali. Ma è compito della nostra scienza dire ciò che non si ascolta di buon grado, e quando mi domando se la borghesia tedesca oggi è matura per diventare la classe politica dirigente della nazione, allora a tutt'oggi non sono in grado di rispondere affermativamente".

La comprensione del senso dell'agire

Con il concetto del comprendere, sviluppato in seguito nel saggio del 1913 Über einige Kategorien der verstehenden Soziologie (Alcune categorie della sociologia comprendente), Weber propone di comprendere l'agire sociale attraverso un procedimento interpretativo, che include uno studio del 'senso orientante', per spiegarlo quindi causalmente nel suo corso e nei suoi effetti. Il procedimento metodologico della comprensione del senso dell'agire è strettamente connesso con il procedimento analitico-causale, in quanto il comprendere deve essere sempre verificato con i mezzi di imputazione causale.
In risposta all'esigenza di utilizzare strumenti teorici chiari al fine di ordinare il caos disordinato della realtà storica dei fatti, Weber elabora il procedimento del tipo ideale per rilevare delle caratteristiche ricorrenti, per esempio la razionalità nell'agire economico. Accentuando gli elementi causali essenziali, questo procedimento formula una costruzione logica priva di contraddizioni, da utilizzare per la ricerca empirica. Le costruzioni tipico ideali dei fatti storici con il fluire della cultura sono destinate a essere superate da altre sempre nuove.
Nel 1909 Weber fonda con altri la Deutsche Gesellschaft für Soziologie (Societàtedesca di sociologia) a Berlino. Verso la fine del 1912 si dimette dal Comitato direttivo della Società per disaccordi sulla questione dell'avalutatività. Weber è diventato famoso per il lavoro Die Protestantische Ethik und der Geist des Kapitalismus (L'etica protestante e lo spirito del capitalismo), pubblicato fra il 1904 e il 1905, dove affronta il tema del sorgere del capitalismo in relazione alla religione riformata e alla razionale condotta di vita del moderno homo oecomonicus. La sua sociologia della religione comprende anche ampi saggi relativi alla Cina, al Giappone, all'India, all'ebraismo, all'Islam. La sua opera Wirtschaft und Gesellschaft (Economia e società) rimase incompiuta e uscì postuma nel 1922.

 

Weber - L'etica professionale del protestantesimo ascetico

Per tutto il Medioevo la coscienza dell'unità europea fu fondata sulla comune fede cristiana e sull'organizzazione della chiesa: l'Europa si identificava con la cristianità. La rottura religiosa provocata dalla Riforma protestante fu anticipata da numerosi segnali di insofferenza e trovò le sue radici in differenze che preesistevano e che si sarebbero manifestate nella divisione fra paesi cattolici e protestanti. Ancora maggiori, tuttavia, furono le differenze (culturali, sociali, economiche) che si crearono all'interno dell'Europa come conseguenza della divisione religiosa.
All'esame di una di queste differenze è dedicato lo studio di Max Weber L'etica protestante e lo spirito del capitalismo, pubblicato nel 1904-1905. Il titolo riflette la sua tesi di fondo. Fra la Riforma e la "modernità" esiste un nesso fondamentale, che si manifesta nel contributo che l'etica protestante ha dato a ciò che Weber chiama "spirito del capitalismo", cioè la mentalità e la cultura che fanno da base all'economia moderna. Tale"spirito" del capitalismo è dato dalla piena autonomia assunta dalle funzioni economiche: il lavoro, la produzione, il risparmio, l'accumulo dei capitali, il profitto, la razionalizzazione delle attività produttive, la capacità di monetizzare con rigore tutti i momenti della propria vita economica facendoli entrare fra i costi e i ricavi. Non c'è dubbio - sostiene Weber - che, rispetto ai paesi che aderirono alla Riforma nella sua versione calvinista, quelli rimasti cattolici siano arrivati in ritardo a formare lo spirito del capitalismo.

Nelle pagine che riportiamo viene esaminato il rapporto tra la dottrina protestante della predestinazione e l'azione nel mondo professionale.

Il mondo è destinato al solo scopo di servire alla glorificazione di Dio, ed il Cristiano eletto esiste solo per aumentare, per la sua parte, la gloria di Dio nel mondo, mediante l'esecuzione dei suoi comandamenti. Ma Dio vuole che il Cristiano operi nella società, poiché vuole che la forma sociale della vita sia ordinata secondo i suoi comandamenti ed in modo tale da corrispondere a quello scopo. Il lavoro sociale del calvinista nel mondo è esclusivamente lavoro <I>in majorem gloriam Dei</I> [...]. L'amore del prossimo, poiché deve esser solo in servigio della gloria di Dio e non delle creature, si manifesta in prima linea nell'adempimento dei doveri professionali imposti dalla lex naturae e prende così il carattere obiettivo ed impersonale di servigio reso all'ordinamento razionale del mondo sociale che ci circonda [...].
Una domanda doveva sorgere per ogni credente e spingere in secondo piano tutti gli altri interessi: sono io dunque degli eletti? e come posso acquistare la certezza di questa elezione? Ma per Calvino questo problema non esisteva. Egli si sentiva come uno strumento ed era sicuro del suo stato di grazia [...]. Dappertutto dove si affermò la dottrina della predestinazione, comparve il problema se vi fossero segni certi, per cui si potesse riconoscere l'appartenenza agli "eletti" [...].
Si presentano come caratteristici due tipi di consigli per la salvezza delle anime, fra loro connessi. Da una parte viene addirittura fatto un dovere di ritenersi eletti e di respingere ogni dubbio come un assalto del demonio [...]: invece dei peccatori umili, cui Lutero promette la grazia se si affidano a Dio con fede e contrizione, vengono educati dei "Santi" consci di se stessi [...]. Dall'altra parte, come mezzo migliore per raggiungere quella sicurezza di sé, fu raccomandato un indefesso lavoro professionale. Esso ed esso solo dissipa il dubbio religioso e dà la sicurezza della grazia [...].
Il virtuoso della religione può acquistar sicurezza del suo stato di grazia o in quanto si sente un recipiente o in quanto si sente uno strumento della Potenza divina. Nel primo caso la vita religiosa inclina alla mistica del sentimento, nel secondo all'azione ascetica. Al primo tipo si avvicina maggiormente Lutero, al secondo appartiene Calvino. Anche il calvinista voleva salvarsi con la sola fede. Ma poiché già secondo l'opinione di Calvino tutti i sentimenti sono fallaci, la fede deve sperimentarsi nei suoi effetti oggettivi per poter servire come base sicura alla certezza della salvezza [...]. [Le opere] sono indispensabili come segno dell'elezione. Esse sono il mezzo tecnico non per ottenere la salvezza, ma per liberarsi dell'ansia per la salvezza.


(M. Weber, L'etica protestante e lo spirito del capitalismo)