Savoia (dinastia)
Famiglia originaria della Borgogna che fu regnante in Italia dal 1861 al 1946.
Le origini della dinastia si fanno risalire a Umberto I Biancamano, conte di
Aosta e della Moriana, morto nel 1047 o 1048. Il figlio Oddone, attraverso il
matrimonio con Adelaide, erede della Marca di Torino, estese i suoi possedimenti
verso il Piemonte.
Nel XIV secolo i Savoia ampliarono i loro domini nel Vaud, a Nizza, nella Bresse
e in Piemonte. Nel 1416 l’imperatore Sigismondo concesse il titolo di duca ad
Amedeo VIII, diventato in seguito antipapa con il nome di Felice V; alla morte
di questi iniziò un periodo di decadenza che coincise con il coinvolgimento
nelle guerre tra francesi e spagnoli, durante il quale il ducato perse gran
parte dei suoi territori. Solo con la pace di Cateau-Cambrésis (1559), Emanuele
Filiberto (1553-1580) riottenne il dominio territoriale e trasferì la capitale
da Chambéry a Torino. Il suo successore, Carlo Emanuele I (1580-1630), acquisì
il marchesato di Saluzzo.
Ulteriori espansioni furono conseguite in seguito sia da Vittorio Amedeo II
(1675-1730), che nel 1713 con la pace di Utrecht ottenne nuove province nella
parte orientale del Piemonte e la corona di Sicilia, scambiata nel 1720 con
quella di Sardegna, sia dal figlio Carlo Emanuele III (1730-1773), il quale
ampliò i confini dello stato sabaudo fino al Ticino (1748).
Durante il periodo napoleonico, sotto i regni di Vittorio Amedeo III (1773-1796)
e Carlo Emanuele IV (1796-1802), i Savoia persero tutti i loro possedimenti
continentali. Con Vittorio Emanuele I (1802-1821) il congresso di Vienna
riconfermò il casato nell’antica sovranità e ampliò i confini del regno ai
possedimenti dell’ex Repubblica di Genova. Estintosi il ramo principale con il
re Carlo Felice (1821-1831), sotto il regno di
Carlo Alberto (1831-1849) si
affermò il ramo dei Savoia-Carignano.
Il successore Vittorio Emanuele II (1849-1878) completò il processo di
unificazione dell’Italia, di cui divenne primo re nel marzo del 1861. A lui
succedettero Umberto I (1878-1900), assassinato a Monza per mano dell’anarchico
Gaetano Bresci, e Vittorio Emanuele III (1900-1946), re d’Italia fino all’abdicazione
in favore del figlio Umberto II, il quale, dopo poco più di un mese dalla
nomina, fu costretto all’esilio in seguito all’esito del referendum
istituzionale del 2 giugno 1946, che vide l’affermazione della repubblica.
Il risultato del referendum venne poi sancito dalla Costituzione che, nella XIII
disposizione transitoria, vietò ai membri e ai discendenti maschi di casa Savoia
l’accesso a cariche e uffici pubblici, l’entrata e il soggiorno in Italia,
nonché diritti sui beni esistenti nel territorio nazionale, avocati in via
definitiva allo stato. Nel 2001 il pronunciamento del Parlamento europeo in
favore del rientro dei Savoia in Italia, e una maggiore disponibilità del
governo italiano, avviarono la vicenda verso una soluzione, raggiunta nel 2002
con la modifica della XIII disposizione della Costituzione, votata a larga
maggioranza dal Parlamento italiano, che abrogò il divieto ai discendenti maschi
di rientrare in Italia e di ricoprire incarichi pubblici. Nel marzo 2003
Vittorio Emanuele, accompagnato dal figlio Emanuele Filiberto, è entrato
legalmente in Italia per una breve visita alla città di Napoli, dalla quale la
famiglia era partita per l’esilio.