L’intelligenza artificiale
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Introduzione

I computer venivano chiamati popolarmente "cervelli elettronici", quando
cominciarono a essere usati a metà del secolo XX per risolvere grossi
problemi matematici e per trattare grandi quantità di dati. Queste
macchine potevano eseguire anche
operazioni logiche
e, sebbene nessuno sia in grado di dare una definizione dell'intelligenza
umana
si pensò molto presto alla possibilità di realizzare sistemi elettronici
che si comportino in modo intelligente e comprendano i linguaggi umani e
automi (intelligenti quanto semplici animali) che eseguano gli ordini da
noi impartiti. Secondo i sostenitori della intelligenza artificiale (IA)
così detta "forte", avremo creato una macchina intelligente, se questa
passerà il
test di Turing
- cioè comunicherà con umani i quali non sapranno dire se sull'altro
terminale c'è una persona o un computer. L'intelligenza artificiale "debole",
invece, mira in modo più modesto a realizzare modelli su computer per
studiare la mente umana come altri modelli studiano tempo atmosferico,
economia o biologia molecolare. Sono in certo senso intelligenti anche gli
scanner OCR (che riconoscono otticamente caratteri a stampa e li
codificano in forma adatta a immetterli nella memoria di un computer) e i
lettori di codici a barre. L'intelligenza artificiale trova applicazioni
nei robot industriali, applicati largamente nell'industria e in buona
parte prodotti in Italia. Alcuni studiosi mirano a realizzare meccanismi
che copiano quelli della nostra mente, altri mirano a emulare le
prestazioni umane usando processi del tutto diversi da quelli della mente
umana. Alcuni sostengono che manifestano intelligenza:
·
i computer impiegati da istituti finanziari per decidere di comprare o
vendere azioni nelle borse (ma nel 1987 un crollo della Borsa di New York
fu attribuito alle reazioni programmate male di queste macchine)
·
i
sistemi esperti
usati da medici per diagnosi e da chimici per analisi strutturali
·
i sistemi di controllo e guida usati dall'esercito USA per interpretare
immagini riprese da aerei e per attaccare i bersagli individuati (anche se
nella guerra del Golfo del 1991 non sempre le tattiche erano efficienti).
Quello della intelligenza artificiale è un campo che progredisce e cambia
rapidamente e in cui divampano polemiche fra gli esperti. E' difficile,
quindi, formarsi un quadro chiaro della situazione.
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Comportamenti umani intelligenti: calcolati o preregistrati?
Uomini e animali compiono agevolmente azioni difficili o impossibili da
realizzare con un computer, come interpretare dati visivi in un ambiente
mutevole all'aria aperta. La psicologia sperimentale spiega che gli esseri
umani, quando imparano un nuovo compito, usano molto il sistema nervoso
centrale. Esitano, ragionano su ogni passo e raggiungono il risultato in
piena coscienza. Se questo tipo di processo fosse applicato anche ai
compiti abituali, i nostri cervelli sarebbero occupati di continuo per
tenerci in equilibrio o eseguire azioni banali. Invece agiamo in modo
automatico mentre pensiamo ad altro. Guidando l'auto, prima diamo un
calcio al freno e poi riflettiamo a perché lo abbiamo fatto
Dunque non ricalcoliamo ogni volta la soluzione di molti problemi di
comportamento, ma la troviamo registrata in memoria (vedi l'automatismo
con cui usiamo le tabellone apprese a scuola). Succede lo stesso quando
riconosciamo configurazioni e immagini. Anche nelle macchine intelligenti
dovremo usare questo sistema di preregistrare molte soluzioni, mirando
all'equilibrio fra capacità di calcolo e di memoria.
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Intelligenza e intuizione
C'è chi nega la possibilità dell'intelligenza artificiale perchè
l'intelligenza è fatta anche di intuizione, facoltà che salta i passi
strettamente logici. Quindi i computer che usano i metodi della logica
formale non potrebbero emulare l'intelligenza umana. A questo punto di
vista ci sono due obiezioni.
La prima: l'intuizione è un modo per saltare alle conclusioni, che poi
devono essere confrontate logicamente con la realtà e con gli assiomi da
cui si parte. Ora un computer può essere programmato per saltare alle
conclusioni, ad esempio scegliendo direzioni di elaborazione casuali. Poi
controllerà le conclusioni con metodi logici, comportandosi come un essere
umano.
La seconda contro-obiezione è più complicata. I computer usano normalmente
la logica classica coi 2 valori Vero/Falso. Però possono essere
programmati in modo da usare altre logiche con 3 o 4 o infiniti valori di
verità che sfuma gradatamente nella falsità (come la probabilità che va
dal certo all'impossibile). Dunque ai computer può non mancare la
flessibilità fuori dagli schemi "tutto o niente".
L'intelligenza, dunque, è globale: non è fatta solo della capacità di
manipolare simboli e risolvere problemi logico-matematici, ma anche di
quella di accettare segnali dal mondo esterno, misurandoli e producendo
reazioni costruttive. Per risolvere problemi che non siano già previsti in
un manuale, occorre che i computer diventino capaci di imparare
dall'esperienza, seguendo cammini ancora non segnati e innovando. In certa
misura questi risultati sono stati ottenuti con le
reti neurali.
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E se una macchina fornisce una soluzione che ci sembra assurda?
Possiamo immaginare che una soluzione a un problema nuovo e complesso
proposta da un computer intelligente ci sembri intuitivamente assurda,
cioè sia controintuitiva. Allora la macchina dovrebbe spiegarci perchè la
ritiene giusta. Una situazione simile si verifica con programmi di
computer che risolvono certi finali di partita a scacchi. In certe
situazioni è ben noto che uno dei giocatori può dare scacco matto in
alcune decine di mosse. Questi programmi, in effetti, non contengono
alcuna intelligenza: i pezzi rimasti in scacchiera sono pochi, quindi
qualcuno ha già elencato tutte le possibili sequenze di mosse da ogni
posizione e, da ciascuna, il computer consulta una tabella e suggerisce la
mossa giusta che condurrà alla vittoria. Se uno chiede al computer: "Perchè
è questa la mossa migliore?" la macchina può solo rispondere: "Perchè lo
dice la tabella che mi è stata data."
La risposta è soddisfacente, se tutta la tabella è stata controllata
accuratamente. Però, quando si tratta di programmi più complessi scritti
per risolvere problemi innovativi in situazioni caratterizzate da
incertezza, la macchina non potrebbe dare una risposta così definita. Se
la soluzione trovata appare controintuitiva anche a un operatore esperto,
il programma del computer dovrebbe fornire una spiegazione esplicita.
Situazioni di questo tipo si possono incontrare quando si usano sistemi
esperti.
Quando, tra non molto tempo, chiederemo aiuto alle macchine per la
soluzione di problemi complessi, dovremo aspettarci anche risposte
sorprendenti. Le soluzioni innovative nel campo dell'intelligenza
artificiale non possono essere costruite, nè giudicate nel vuoto. Dovranno
poggiare su strutture che tengano conto anche delle caratteristiche delle
persone e dell'ambiente in connessione con i quali devono funzionare. Le
macchine dovranno presentare dati di partenza e risultati ottenuti in
forma adatta a essere compresa dagli operatori umani: e se questi non sono
stati addestrati adeguatamente, o non hanno istruzione sufficiente, si
potranno verificare malintesi anche con gravi conseguenze.
La ricerca in intelligenza artificiale dovrebbe procedere di pari passo
con quelle sul miglioramento culturale degli esseri umani. Le macchine
intelligenti non servirebbero a niente, se fossero usate da persone
incolte o semideficienti.
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