Alchimia

Alchimia  [nell'uso com. alchimia] s.f. (lat. mediev. alchemia, dall'ar. al-kimiya', a sua volta dal gr. chemía, mescolanza). Arte praticata nella tarda antichità e nel medioevo, progenitrice della moderna chimica, che si proponeva di ricercare un farmaco capace di guarire tutte le malattie e di trasformare i metalli per mezzo della pietra filosofale: Nonostante l'erroneità delle sue premesse, si devono all'alchimia importanti scoperte scientifiche.

Il termine alchimia comprende l'insieme dei tentativi e delle speculazioni che, attraverso lo studio delle trasformazioni permanenti delle sostanze, basandosi sull'assunto aristotelico dell'unica materia, miravano a trasformare i metalli mediante la pietra filosofale e a perfezionare, rendendola incorruttibile, la materia umana, mediante l'elisir di lunga vita.

Forse nota agli Egizi, agli Indiani e ai Cinesi, l'alchimia è frutto del tardo ellenismo. Nell'alto medioevo ebbe cultori negli Arabi e si diffuse in Occidente verso l' XI sec. Straordinaria congerie di tecniche spesso raffinate, di un empirismo sterile, circondata di mistero, coltivata da sapienti e da ciarlatani, sempre in sospetto di eresia, propagata con testi spesso apocrifi, zeppi di simboli astrusi e scritti in linguaggio esoterico, l'alchimia esprime la grande aspirazione umana di conoscere i segreti della materia per dominarla. Non fu mai una scienza, sebbene alcuni alchimisti siano stati ottimi sperimentatori e a loro si debba la scoperta di alcuni composti chimici. Fra i nomi più illustri si ricordano Raimondo Lullo, Basilio Valentino, Geber, Avicenna, Ruggero Bacone, Van Helmont e Paracelso, anche se la loro fama d'alchimisti è in parte leggendaria.