Antibiotico
Di sostanza prodotta da organismi vegetali o animali (più frequentemente
da microrganismi vegetali) o riprodotta per sintesi, che, a bassissime
dosi, ha la proprietà di inibire la crescita o anche di distruggere
batteri e altri microrganismi.
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Biologia
Intuita da Pasteur e Joubert fin dal 1877, la nozione di antibiotico
si è venuta a poco a poco precisando attraverso le osservazioni di
Cantini (1885), Gosio (1896) e Fleming (1928). Questi, avendo notato che
colture di Staphylococcus aureus, su cui si erano incidentalmente
sviluppate colonie di muffe identificate poi come appartenenti al genere
Penicillium, presentavano fenomeni di lisi attorno a queste colonie,
aveva intuito la possibilità di usare estratti di colture di
Penicillium a scopo antibatterico. La sostanza filtrabile elaborata
dalla muffa fu però isolata solo nel 1940 da Florey, Chain e collaboratori,
che la chiamarono penicillina. Successivamente furono isolati
antibiotici da colture di muffe (es. acido aspergillico), da batteri (es.
actinomicina), alghe (es. clorellina), licheni (es. acido rocellico),
altri ancora furono sintetizzati (es. cloramfenicolo). La struttura
chimica degli antibiotici varia molto, in genere è ciclica.
I batteri più sensibili all'azione degli antibiotici sono in linea di
massima quelli grampositivi mentre i gramnegativi e gli acidoresistenti (es.
della tubercolosi, della lebbra) sono nettamente più resistenti. Gli
antibiotici sono caratterizzati, dal punto di vista pratico, dall'azione
specifica su un certo numero di germi (spettro di attività); questa
particolare attività può peraltro ridursi, nei confronti di un dato
microrganismo, per una specie di assuefazione da parte di quest'ultimo (resistenza).
La resistenza può instaurarsi rapidamente (come avviene fra streptomicina
e bacillo tubercolare) o più spesso con andamento progressivo (penicillina
e stafilococco). Benchè il numero notevole di antibiotici noti abbia reso
possibile la terapia di molte infezioni, gli studi per isolarne o
sintetizzarne altri continua ininterrotto al fine di trovare antibiotici
attivi contro i germi resistenti a quelli conosciuti (nonchè contro i
virus di piccole dimensioni e contro il cancro), e che siano inoltre poco
tossici per l'organismo a cui vengono somministrati. Tra gli antibiotici
più noti citiamo penicillina, streptomicina, clotetraciclina o aureomicina,
ossitetraciclina o terramicina, cloramfenicolo o cloromicetina,
tirotricina, tetraciclina, eritromicina, canamicina.
Fra i più recenti si ricorda la metampicillina, una penicillina
semisintetica con spettro più ampio e attività antimicrobica maggiore
rispetto alle precedenti; nella lotta contro le malattie tumorali vengono
utilizzati con successo l'adriamicina, la bleomicina, la rubidomicina, ecc.
Gli antibiotici, oltre che in medicina umana, in veterinaria e in
fitopatologia, sono sfruttati ampiamente per conservare gli alimenti (soprattutto
carne, pollame e pesci) e nell'alimentazione del bestiame (pollame, suini,
ovini) come coadiuvanti della crescita.
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Controllo genetico della produzione di antibiotici
Gli studi più avanzati riguardano gli
attinomiceti
, i maggiori produttori di antibiotici, dove sono evidenti tre meccanismi
di controllo; 1. da parte di raggruppamenti di geni cromosomici; 2. da
parte di geni extracromosomici plasmidici; 3. da parte di funzioni
plasmidiche, ma attive nei confronti di geni cromosomici. L'ipotesi che
geni per la resistenza agli antibiotici si fossero sviluppati nei
microrganismi produttori ha portato alla scoperta, soprattutto negli
attinomiceti, di vari sistemi di resistenza. Non è chiaro il significato
evolutivo della produzione di antibiotici: quale vantaggio selettivo ne
deriva ai microrganismi produttori? Le ipotesi più attendibili
suggeriscono come spiegazione l'eliminazione di prodotti del metabolismo,
o la necessità di competere contro altre specie microbiche presenti nello
stesso ambiente, o un ruolo degli antibiotici nella regolazione del
metabolismo dell'organismo produttore. Gli antibiotici sono spesso usati
anche per scopi non medici. In zootecnologia si tende a fare uso di
antibiotici in quanto favorirebbero la crescita degli animali da
allevamento. E' un uso sconsigliabile perchè ha come conseguenza la
diffusione di ceppi microbici resistenti agli antibiotici usati, e anche
ad altri, pregiudicando il loro uso in terapia umana a causa della
notevole capacità di diffusione degli elementi genetici che determinano la
resistenza agli antibiotici.
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Farmacologia
Gli antibiotici agiscono con un effetto battericida o
batteriostatico sulla parete o sulla membrana batterica, inibiscono la
sintesi proteica del batterio, provocano la sintesi di proteine anomale,
interferiscono nel metabolismo degli acidi nucleici. La selezione di ceppi
resistenti all'antibiotico avviene su base genetica. La selezione di
questi mutanti si verifica in genere per esposizione prolungata
all'antibiotico. La scelta dell'antibiotico è l'identificazione
dell'agente infettivo, la determinazione della sensibilità della specie
batterica a vari antibiotici, delle caratteristiche farmacocinetiche
dell'antibiotico che deve raggiungere la sede dell'infezione, delle difese
dell'ospite e delle potenziali reazioni allergiche.
Gli antibiotici vengono usati impropriamente nei casi di infezioni virali,
febbri da causa ignota, dosaggi troppo elevati o bassi, mancanza di
informazioni adeguate sui batteri patogeni.
Le associazioni di due o più antibiotici sono da usarsi solo in casi
particolari (infezioni miste, cause ignote e resistenza). La combinazione
può risultare in un aumento o in una diminuzione dell'attività e/o della
tossicità dei singoli agenti. L'associazione di un batteriostatico con un
battericida antagonizza l'effetto antibatterico. L'uso per la prevenzione
di infezioni (profilassi) è giustificato solo se diretto a un batterio
specifico. L'uso prolungato può provocare superinfezione da batteri
resistenti.
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