Apprendimento e memoria
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Una grande plasticità
Il
sistema nervoso non è l'unico apparato in grado di modificarsi
profondamente in risposta a un'esperienza e di conservare la memoria (iscritta
nella sua struttura e nelle sue funzioni) di eventi passati: anche il
sistema immunologico lo fa, imparando a riconoscere un nuovo virus e
creando gli anticorpi opportuni per combatterlo qualora si ripresentasse.
Quello che è strabiliante nel cervello, però, è la capacità di modificarsi
(imparare) per cause così diverse e di conservare poi una corrispondente
varietà di memorie.
Le basi
biologiche di questa versatilità nell'apprendimento sono comunque regolate
da principi generali semplici, riuniti sotto il nome di "plasticità
sinaptica". Se le cellule nervose sono un patrimonio stabile, in pratica
insostituibile dalla nascita alla morte, i contatti fra di esse (che
avvengono attraverso le cosiddette
sinapsi)
e l'efficacia di questi contatti possono essere sostanzialmente modificati.
Nell'uomo e in generale nei mammiferi, i primi mesi o anni di vita sono
caratterizzati da una plasticità neuronale impressionante: nuove
connessioni vengono a formarsi, mentre alcune sinapsi non utili si "spengono".
Anche in età più adulta tuttavia la plasticità continua a garantire la
capacità di imparare e in qualche caso di minimizzare un danno neurologico,
riorganizzando i circuiti. Secondo l'ipotesi formulata dallo psicologo
canadese Donald Hebb l'efficacia sinaptica del contatto fra due neuroni
viene aumentata se le due cellule sono ripetutamente attive insieme. La
conferma sperimentale di questo fenomeno è stata data da Lømo e Bliss in
laboratorio, sui neuroni dell'ippocampo di coniglio, in cui un
potenziamento duraturo della forza delle sinapsi era ottenuto stimolando
associativamente i neuroni che partecipavano al contatto.
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Memorie diverse
Dal punto di vista comportamentale, lo studio di apprendimento e memoria
ha una lunga storia: il condizionamento classico è il più noto paradigma
sperimentale, in cui l'apprendimento consiste nell'associazione di uno
stimolo neutro con un fattore emotivo. Sono celebri gli esperimenti di
Pavlov, che addestrava un cane ad associare il suono di un campanello (stimolo
neutro) con l'elargizione di cibo (fattore emotivamente molto piacevole!),
fino al punto che il solo suono del campanello arrivava a provocare
l'"acquolina" in bocca all'animale speranzoso.
Ma il condizionamento non è l'unica forma di apprendimento, così come sono
svariati i tipi di memoria individuati e studiati.
Si distinguono innanzi tutto la memoria a breve e quella a lungo termine,
che si crede siano di realizzati con meccanismi neuronali distinti.
All'interno della memoria a lungo termine si fanno ulteriori distinzioni.
Una è fra memoria procedurale (per il "come"; ad esempio, come si va in
bicicletta) e memoria dichiarativa (per il "cosa", vale a dire per fatti
ed eventi). Un'altra, all'interno della memoria dichiarativa, è fra
memoria semantica (più legata alle caratteristiche stabili di un concetto)
e memoria episodica (in particolare autobiografica). Questi tipi di
divisione emergono in modo chiaro dai test psicologici fatti con pazienti
che hanno subito danni neurologici localizzati, per cui può avvenire che
uno solo fra due tipi di memoria sia danneggiato e non l'altro.
Nei processi di apprendimento e memoria una piccola struttura situata sui
lembi interni della corteccia, a forma di cavalluccio marino, l'ippocampo,
svolge un fondamentale ruolo di magazziniere. E' l'ippocampo che si occupa,
sembra, di accogliere le nuove memorie, di custodirle per qualche tempo, e
di riorganizzarle in modo efficiente per passarle poi alla corteccia,
perché quest'ultima le sistemi in una forma stabile, se possibile per
tutta la vita.
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