Aratro



Aratro
 (lat. aratrum). Macchina agricola per l'aratura del terreno.

u Macchine

L'aratro è uno strumento antichissimo: le prime testimonianze del suo impiego risalgono al  IV millennio a.C. (Sumeri ed Egizi). Nella sua forma più primitiva era costituito da un bastone con la punta diretta in avanti legato o incastrato, ad angolo, all'estremità di un palo (timone) che serviva alla trazione eseguita dall'uomo (aratro a chiodo); successivamente il corpo lavorante fu modificato nella forma (a uncino, a punta di lancia, a triangolo) e nel tipo di materiale usato (legno indurito a fuoco, selce, rame, bronzo, ferro). Dal primitivo aratro a chiodo — tuttora usato da molte popolazioni dell'Africa, America e Asia e anche in qualche regione d'Europa — si passò così ad attrezzi più razionali trainati da animali (bue, mulo, cavallo, cammello, ecc.), e provvisti di organi lavoranti, a struttura più complessa, e di organi di guida. I Romani conoscevano già aratri semplici, aratri a orecchio e anche, secondo Plinio, aratri provvisti di ruote.

L'aratro semplice a trazione animale, usato fin dall'antichità per rompere il terreno e ricoprire le sementi, ancora molto diffuso, compie un lavoro superficiale e rovescia ai due lati del solco la terra smossa e sminuzzata dal vomere. Il suo corpo lavorante è costituito da un vomere unico e simmetrico, a forma di triangolo o a ferro di lancia; da un dentale o ceppo provvisto spesso di due versoi di legno, uguali e rivolti dalle due parti opposte dell'asse dello strumento in modo da consentire un lavoro alla pari; da una o due stegole che permettono la guida. Il timone era dapprima fissato direttamente al giogo; l'impiego d'aratri ad avantreno, su cui poggia l'estremità del timone, si è diffuso dal  I sec. d.C. Gli organi dell'aratro semplice sono identici da entrambi i lati dell'asse dello strumento, per cui questo compie, a differenza dell'aratro ordinario, un lavoro simmetrico. L'aratro moderno, a trazione meccanica o animale, è uno strumento molto più pesante, adatto anche per lavori profondi in terreni compatti; permette di eseguire sia un lavoro alla pari (aratro voltaorecchio, aratro doppio e aratro reversibile), sia, nei terreni umidi, un lavoro a colmare o a scolmare (aratro ordinario a versoio fisso). Gli organi di cui si compone l'aratro moderno si distinguono in:

1. Organi operatori, comprendenti: il coltro, robusto coltello d'acciaio inclinato a punta in avanti rispetto alla verticale, destinato a tagliare longitudinalmente la terra in lavorazione (negli aratri a trazione meccanica il coltro normale è spesso sostituito da un disco a bordo tagliente); il vomere, piastra d'acciaio di forma trapezoidale con superficie leggermente ricurva, che taglia orizzontalmente la fetta di terra da rovesciare; il versoio o orecchio, che solleva e rovescia la zolla già staccata dal coltro e dal vomere; la suola, piastra di usura fissata al ceppo e strisciante contro la parete di terreno sodo; il tallone, situato dietro la suola che poggia sul fondo del solco. Gli aratri per lavori profondi, specialmente in terreni ricoperti da una spessa coltre erbosa da interrare, sono provvisti di un avanvomere, piastra metallica incurvata — fissata anteriormente al coltro — funzionante in parte da vomere e in parte da versoio, la quale taglia una striscia superficiale di terra che cade sul fondo del solco e viene ricoperta poi dalla zolla staccata dal corpo lavorante principale.

2. Organi di guida e di sostegno, costituiti da: la bure o il timone, asse cui sono applicati anteriormente la potenza motrice, posteriormente il corpo lavorante; le stegole, consistenti in una o due aste fissate al timone dietro il corpo lavorante che consentono al contadino di guidare la marcia dello strumento, di calcarlo e di sollevarlo dal solco. Gli aratri moderni sono provvisti di un avantreno (rigido, articolato, sterzabile) che li rende più stabili durante la marcia ed è costituito da un carrello, con due ruote di diametro uguale o diverso, posto all'estremità anteriore della bure. Negli aratri a trampolo, piccoli e adatti per lavori leggeri in terreni sciolti, la stabilità è conferita da un sostegno a rotella.

3. Organi di regolazione, che consentono di modificare la profondità e la larghezza del solco agendo su apposite leve che fanno variare il punto di attacco del tiro in senso verticale e in senso orizzontale.

Gli aratri a trazione animale sono generalmente monovomeri, mentre quelli a trazione meccanica sono mono- o polivomeri, adatti per lavori profondi in terreni pesanti e tenaci. Esistono vari tipi di aratro: l'aratro brabantino voltaorecchio, che permette di rivoltare la terra a sinistra o a destra rispetto alla direzione di marcia ed è adatto per lavorare terre in pendio, in cui conviene rovesciare le zolle sempre verso valle; l'aratro doppio o reversibile, munito di due corpi lavoranti simmetrici montati uno sopra e uno sotto la bure, ruotando la quale si interrano l'uno o l'altro; l'aratro a bilanciere, provvisto di un telaio a V, imperniato a bilico su un carrello a due ruote, sui due bracci del quale sono montati due gruppi operatori, uno destro e uno sinistro, che vengono interrati alternativamente consentendo un lavoro in pari; l'aratro a versoio fenestrato, adatto per terreni argillosi e compatti, in quanto il versoio presenta fenditure che diminuiscono l'attrito tra la superficie metallica e la zolla; l'aratro a dischi, adatto per terreni duri e sassosi, avente un telaio orizzontale ma obliquo rispetto alla direzione di marcia e al quale sono collegati gli organi lavoranti formati da calotte sferiche a bordo tagliente rotanti attorno al proprio asse.