Cannone

Cannone Pezzo di artiglieria.

u Elettronica

  Il cannone elettronico o a elettroni è costituito da un catodo a riscaldamento diretto o indiretto che emette elettroni per effetto termoelettronico, circondato da un tubo detto “di Wehnelt” (spesso chiamato griglia per analogia con l'elettrodo corrispondente dei tubi elettronici), che serve a regolare l'intensità del fascio elettronico, e da uno o più anodi a tensione positiva rispetto al catodo, che servono ad accelerare il moto degli elettroni. Inoltre, grazie alla loro forma e ai potenziali opportunamente regolati, gli anodi sono capaci di creare un campo elettrico atto a concentrare il flusso degli elettroni in un fascio assiale sottile. Altre volte questa concentrazione, o focalizzazione, può essere ottenuta mediante un campo magnetico. Tale dispositivo è tipico dei tubi a raggi catodici (usati negli apparecchi televisivi). Nel cannone elettronico ad emissione di campo gli elettroni non sono prodotti da un catodo ma per effetto di campo (usato nei microscopi elettronici e ionici).

u Scienze militari

La storia dell'evoluzione del cannone è, sino al XIX sec., riferita alla sola bocca da fuoco in quanto gli affusti, prima rozzi, poi semplici, spesso intercambiabili, avevano importanza secondaria. All'inizio del  XV sec. le bocche da fuoco, designate genericamente con il termine bombarde, furono raggruppate in tre grandi specialità, ciascuna delle quali comprendeva una grande varietà di tipi, con diverso nome, differente calibro e diverse dimensioni, sempre però rispondenti all'uso a cui erano destinate. Il cannone ebbe origine, in epoca non esattamente determinata, dalla seconda delle precitate specialità, che comprendeva le “bombarde ad anima lunga, grosse e mezzane, a tiro teso, da impiegare contro le fortificazioni”. Il  XVI sec. vide la decadenza delle bombarde, sostituite dalle colubrine e dai cannoni, più leggeri e maneggevoli, che a differenza di quelle lanciavano palle di ferro anzichè di pietra. In questo secolo, pur esistendo ancora grande incertezza nella classificazione, alcuni autori cominciano a considerare la lunghezza della bocca da fuoco rapportandola al calibro. Verso la fine del secolo le artiglierie erano classificate in tre categorie, di cui la seconda comprendeva i cannoni da batteria di lunghezza dai 18 ai 20 calibri; con spessori delle pareti delle bocche da fuoco che variavano da un calibro in culatta a 3/4 di calibro agli orecchioni, a 1/4 di calibro in volata. Il cannone lanciava proietti da 50-60 libbre; il doppio cannone (scomparso nel secolo successivo) da 100-200 libbre; il mezzo cannone da 25-30 libbre; il quarto di cannone da 12 libbre. L'anima era perfettamente cilindrica e proseguiva con lo stesso diametro sino nella camera. Nel  XVII sec. non si ebbero sostanziali modifiche nella costruzione dei cannoni, mentre nel campo dell'impiego il re di Svezia Gustavo Adolfo rese manovriera l'artiglieria, portando al seguito delle truppe solo cannoni leggeri (da 12 a 6 libbre) e altri, detti di cuoio, da 3 e da 4 libbre, che incorporò nelle truppe di fanteria perché avevano celerità di tiro superiore a quella del moschetto e sparavano anche a mitraglia. In merito a questi cannoni si precisa che non è esatta l'affermazione che essi siano stati inventati dal re svedese. Nel  XVIII sec. l'evoluzione iniziata da Gustavo Adolfo si estese in Prussia e poi in Francia ove, nel 1732, il Vallière adottò un sistema, che ebbe sensibile influenza sull'organizzazione militare dei vari Stati italiani, nel quale era disposto, fra l'altro, che le artiglierie lunghe fossero rappresentate da soli cannoni (cinque calibri: da 24, 16, 12, 8, 4 libbre; con lunghezza della bocca da fuoco rispettivamente di 20, 22, 23, 24, 25 calibri; con una carica pari a 2/3 del peso della palla). Il sistema Vallière, a imitazione dei Prussiani, comprendeva inoltre un cannone alla svedese da 4 libbre, lungo 17 calibri e dal peso di 300 kg. Nello stesso  XVIII sec. in Francia fu adottato, non senza contrasti, il sistema Gribeauval che, oltre ad alleggerire e accorciare le bocche da fuoco dei previsti tre cannoni da campagna (calibri da 12, 8, 4 libbre), apportava notevoli miglioramenti agli affusti aumentandone la mobilità sul campo di battaglia. Da allora e per tutto il  XIX sec. il cannone fu l'unica artiglieria presente nelle battaglie in campo aperto: schierato fra la fanteria a suo sostegno, suppliva alla scarsa gittata con celeri cambi di posizione e rapidi interventi. Il cannone fu inoltre l'arma che più si avvalse dei progressi realizzati nel  XIX sec. nel campo delle artiglierie: celerità e precisione del tiro; aumento della velocità iniziale, della gittata e della forza di penetrazione del proietto; precisione del puntamento. Nel 1895 la realizzazione da parte del colonnello francese Deport dell'affusto a deformazione  fece del cannone da 75 mm modello 97 il prototipo delle artiglierie moderne.

Durante la prima guerra mondiale il predominio del cannone si attenuò perchè il tiro teso mal si adattava a colpire bersagli defilati, né consentiva di agire da postazioni defilate. La necessità di battere le retrovie avversarie indusse a sfruttare i cannoni navali (sbarcati da navi radiate) di maggior calibro incavalcati su affusti ferroviari o su affusti inchiavardati a piazzole di cemento. Nel periodo fra le due guerre mondiali e durante la seconda, gli eserciti belligeranti diedero grande impulso al perfezionamento costruttivo dei cannoni controcarri e contraerei con bocche da fuoco lunghe dai 50 ai 70 calibri. Nel contempo il cannone campale, dotato di cariche multiple, riconquistava il posto di preminenza grazie alla maggior curvatura delle sue traiettorie e alla possibilità di ottenere maggiori gittate a parità di calibro, mentre i cannoni di grosso calibro non trovarono utile impiego perchè vantaggiosamente sostituiti dall'aviazione; mancando questa, i Tedeschi ricorsero all'artiglieria, come nel Vallo Atlantico e contro la testa di ponte alleata di Anzio (1944) ove impiegarono un cannone da 280 mm su affusto ferroviario.

Il cannone contraereo di medio calibro ha oggi perduto efficacia per la velocità e la quota tenute dagli aerei incursori; conserva invece la sua efficacia il cannone contraereo automatico (di piccolo calibro pluricanne o a canne rotanti) contro aerei incursori a bassa quota. Il cannone controcarro campale, largamente e proficuamente impiegato durante la seconda guerra mondiale, è stato vantaggiosamente sostituito da diversi tipi di missili guidati e autoguidati e dal cannone semovente cacciatore di carri.

Il cannone senza rinculo fu realizzato durante la seconda guerra mondiale, per dotare la fanteria di un cannone leggero che potesse seguire la truppa in ogni movimento e fosse in grado di lanciare un normale proietto. E' costituito dalla sola bocca da fuoco che, nei calibri minori, si imbraccia come un fucile o si appoggia a un bipiede come un fucile mitragliatore e, nel calibro maggiore (106 mm), si investe su un perno girevole di un supporto a colonna fissato alla piattaforma di un veicolo. In esso il rinculo è eliminato mediante la reazione prodotta dai gas della carica di lancio che sfuggono attraverso ugelli ricavati nell'otturatore. La gittata massima è dai 5 ai 6 mila metri, ma la precisione è nettamente inferiore a quella del cannone classico e la gittata utile è dai 600 ai 1.000 m. La vampa verso l'indietro che si ha alla partenza del colpo rende illusorio il suo mascheramento. Nel corso della seconda guerra mondiale il cannone del carro armato passò dall'iniziale calibro di 37 mm a quello di 75 mm (USA) e 88 mm (Germania) nella fase finale del conflitto; nel dopoguerra passò a 90 mm e raggiunse poi i 105-120 mm in campo occidentale e 125 mm nell'URSS. Per riuscire a centrare il bersaglio al primo colpo, la Germania ha realizzato il cannone da 120 mm ad anima liscia che lancia proietti autoguidati a raggi infrarossi. I veicoli blindati da ricognizione, ruotati, impiegano cannoni sino a 90 mm (veicoli con 6- 8 ruote) che, come quelli navali in torretta, possono assumere un'elevazione che consente il tiro contro aerei e aeromobili. Negli ultimi decenni è stato particolarmente accresciuto lo sviluppo dell'artiglieria pesante campale, oggi standardizzata sul calibro di 155 mm, accrescendone la gittata massima, migliorandone la mobilità (pezzi semoventi) e rendendo più celere la presa di posizione di quelli campali, dando al pezzo autonomia di brevi movimenti dotandolo di un motore che trasmette il moto alle ruote d'affusto. Inoltre per consentire alle artiglierie campali di battere, da postazioni defilate, obiettivi defilati e a grande distanza (30-40 km) è stato realizzato il cannone-obice. L'Austria, data la configurazione del suo territorio, ha realizzato un cannone-obice da 155/45, con elevazione della bocca da fuoco sino a 72º, gittata di 30-39 km con diverso proietto, celerità di tiro 2-6 colpi al minuto, messa in batteria un'ora. Per l'appoggio a lunga gittata delle unità corazzate gli Stati Uniti hanno realizzato un cannone semovente da 155/45 con sistemazione in casamatta, caricamento automatico, cadenza di tiro 8 colpi al minuto o a raffica. Nel 1953 fu detto cannone atomico il pezzo semovente USA da 280 mm, al quale era stato assegnato il compito di lanciare proietti con una carica nucleare della potenza di 2 kt. Nel 1956, i progressi nella miniaturizzazione delle cariche nucleari consentirono di passare tale compito al cannone da 175 mm e all'obice da 203 mm, artiglierie che per tale compito sono inquadrate nelle forze nucleari tattiche (sigla FNT) della NATO.