Carro

Carro  (lat. carrus o carrum, di origine gallica). Veicolo a due o a quattro ruote, costruito in legno, usato generalmente per il trasporto di cose. (Può essere trainato da cavalli, buoi, muli, asini, bufali, ecc.; nell'antichità, il carro a due ruote era usato di solito per la guerra, quello a quattro ruote per il trasporto anche di persone.)  ¸ Per estens. La quantità di merce che può essere trasportata su di un carro: Un carro di fieno.

— Ferr. Veicolo circolante su strada ferrata e impiegato per il trasporto delle merci. (E' detto anche  carro merci.)  ¸ Carro a piattaforma, piccolo carro piatto, senza sponde, particolarmente adatto al trasporto di autovetture, tavoloni, tronchi d'albero e altri oggetti ingombranti. ¸ Carro a sponde alte, carro che può essere caricato dall'alto, provvisto di sponde alte e munito di porte laterali, generalmente utilizzate per lo scarico. (Alcuni sono provvisti di un tetto mobile per mettere le merci al riparo dalle intemperie.) ¸ Carro bestiame, carro adattato per facilitare il carico e il trasporto di animali, anche delicati come cavalli da corsa, stalloni, ecc. ¸ Carro botte, carro adattato per il trasporto di bevande, comportante una o più botti (in passato in legno, oggi in metallo), fissate ai montanti di un carro pianale. ¸ Carro cisterna, carro chiuso destinato al trasporto di liquidi, costituito principalmente da un grosso serbatoio. (Quelli per il trasporto di prodotti petroliferi hanno una capacità da 10 a 40 m³; alcuni sono a compartimenti per separare le essenze speciali, altri sono muniti di serpentine di riscaldamento a vapore per mantenere fluidi i bitumi e gli oli vischiosi.) ¸ Carro piatto o pianale, carro senza sponde, adatto al carico di materiali che superino lievemente le dimensioni del carro stesso. ¸ Carro privato, carro che non appartiene a un'amministrazione ferroviaria, ma a un'industria, a un commerciante, a una società, ecc. ¸ Carro scorta, sin. poco usato di tender. ¸ Carro scudo, veicolo non adibito al trasporto di persone, talvolta agganciato fra il tender e la prima carrozza viaggiatori. (Un tempo funzionava da bagagliaio.) ¸ Carro soccorso, carro provvisto di attrezzi per rimettere in rotaia il materiale sviato. ¸ Carro tramoggia, carro a forma di grosso recipiente dal profilo trapezoidale, chiuso, munito di una o pił portelle provviste di comandi, utilizzato per il trasporto e il rapido scarico dei materiali alla rinfusa (pietrisco, minerali, carbone, ecc.).

— Ind. graf. Nella macchina da stampa tipografica a cilindro, parte mobile formata dal piano sul quale è intelaiata la forma di stampa.

— Ind. tess. Parte mobile del filatoio selfacting che porta i fusi. ¸ Carro da corderia, piano mobile su due ruote sul quale si carica il quantitativo di filo necessario per ottenere una determinata lunghezza di fune. ¸ Carro da maglieria, telaio portante i comandi (serrature) destinati a regolare l'alzata o l'abbassamento degli aghi per macchine rettilinee. (Nelle macchine a motore il carro scorre su cuscinetti a sfere, in quelle a mano fra due guide provviste di opportune scanalature.)

— Mar. Parte inferiore dell'antenna di una vela latina. ¸ Fare un carro e l'altro, sui velieri a due vele latine o auriche, spiegare, quando il vento è in poppa, una vela da un lato e l'altra dall'opposto, in modo che la vela di poppa non tolga il vento a quella di prora. ¸ Fare di carro penna, far le cose a rovescio.

— Mil. Carro armato, veicolo da combattimento protetto da elementi di corazza, armato di un cannone posto in torretta (in passato anche in casamatta, cioč con esclusiva azione frontale) e di alcune mitragliatrici, idoneo a muovere in terreno vario a mezzo di cingoli. ¸ Carro d'assalto, denominazione data dai Francesi ai primi carri armati. ¸ Carro da combattimento (denominazione generica); carro da rottura (medio e pesante, per fanteria); carro d'assalto (leggero, speciale, per fanteria); carro veloce (leggero, per truppe celeri), classifica per categoria in uso fra le due guerre mondiali. ¸ Carro leggero, medio, pesante, classifica odierna dei carri armati rispettivamente del peso da 15 a 25 t, da 35 a 40 t, più di 40 t (dati orientativi); con cannoni del calibro approssimativo di 75, 90, 105, 120 (ad anima liscia e rigata), 125 mm.

— St. mil. Carro da guerra, nell'antichità carro impiegato nel combattimento per scopi militari.

u Trasporti

Il carro si diffuse in tutto il mondo (a eccezione dell'America) fin dalla comparsa della ruota che in origine era piena, fatta tutta in legno; solo più tardi, con il progredire della metallurgia che permise di cerchiare le ruote, queste furono costruite a raggi . L'uso del carro a due ruote era già esteso nel IV millennio a.C.; la cassa aveva sponde basse e poggiava direttamente sull'assale; gli animali da traino erano collegati al timone e quest'uso è rimasto fino ai nostri giorni. Più tardi comparvero carri a quattro ruote, sulle cui sponde potevano essere inseriti verticalmente bastoni per sorreggere una sorta di telone; alcuni erano usati per scopo cerimoniale, come attesta la raffigurazione di Cibele sul carro trainato da leoni. Dal modello leggero e veloce di carro a due ruote tirato da una pariglia derivarono i carri in seguito usati in tutto il bacino del Mediterraneo come mezzi bellici.

v Carri agricoli e da trasporto

Introdotti come mezzo di trasporto dai popoli agricoltori, i primi carri erano pesanti e assai semplici: un piano di legno solidale a un assale al quale erano imperniate due ruote piene; il timone, rigido, serviva per l'attacco degli animali, buoi o bufali, che, in origine, facevano forza col petto contro una barra trasversale all'estremo del timone stesso. L'introduzione del giogo favorì l'evoluzione di tale veicolo: oltre a quelli a due ruote comparvero nuovi carri a quattro ruote con sponde rialzate; tra questi i più caratteristici sono il plaustrum, di origine italica, e il carrus, di probabile origine celtica, molto usato da Etruschi e Piceni; entrambi anteriori al V sec. a.C. A partire da tale epoca vennero costruiti numerosi tipi di pesanti carri adibiti al trasporto di persone; tali erano il vehiculum tectum, il carpentum (carpento), il pilentum, la raeda e la carruca dormitoria. I modelli di questi veicoli provenivano dalle popolazioni dell'Europa settentrionale: Celti, Galli e Germani, che li avevano adattati come dimora temporanea durante le lunghe migrazioni dall'Est; questi popoli introdussero anche un nuovo metodo di attacco dell'animale realizzato mediante cinghia pettorale oppure collare a spalla. L'uso del nuovo attacco permise di adibire al traino anche i cavalli, realizzando in tal modo un mezzo di trasporto abbastanza rapido. A partire dal I sec. a.C. veicoli simili alla carruca dormitoria e al carpentum vennero usati per i lunghi viaggi; oltre alla copertura della cassa mediante teli, avevano l'interno reso confortevole da uno spesso strato di paglia coperta da stoffa. Non sappiamo se tali veicoli avessero sedili; l'unico certamente provvisto di sedile e di tetto a baldacchino era il cisium, a due ruote, leggero e trainato da una pariglia. Per tutto il medioevo il pesante carro romano fu il solo mezzo di trasporto: nel XIII sec. carri leggeri ed eleganti, chiamati carrette, probabilmente derivati dal cisium o dalla raeda, fecero la loro comparsa; questi veicoli avevano una cassa piccola, per una o due persone, coperta da un baldacchino, ed erano riservati ad uso esclusivo dell'alta nobiltà.

I carri da viaggio subirono una profonda modifica solo alla fine del XIVsec. con l'introduzione delle sospensioni  (carrozza) ; i carri agricoli, a due o a quattro ruote, rimasero invece tradizionali anche dopo l'introduzione dell'avantreno girevole e delle sospensioni; solo la cassa divenne più leggera poichè fu costruita in fasciame di legno oppure ridotta al solo telaio pieno i cui lati sostenevano una serie di piuoli o di tavole perimetrali; tali veicoli sono ancora oggi adottati in tutto il mondo per i trasporti agricoli.

u Estrazioni minerarie

Il  carro spola è un veicolo montato su pneumatici, molto rapido, a raggio d'azione limitato, mediante il quale si trasporta il minerale abbattuto nei cantieri di coltivazione alle stazioni di carico dei vagoni o ai nastri trasportatori o ai silos. Il minerale, per mezzo di una caricatrice automatica, viene generalmente caricato sul carro spola il cui fondo è costituito da un trasportatore continuo a raschietti, il che facilita il carico e lo scarico.

Il carro spola ha una grande elasticità di manovra ed evita la posa di rotaie in prossimità dei cantieri d'abbattimento.

u Ferrovie

La  denominazione di carro è data generalmente ai veicoli trasportanti merci, di diversa struttura, adatta al tipo di merce da trasportare. Per trasporti speciali si utilizzano carri pianali di grande lunghezza, carri ribassati, ecc.

Un carro comprende tre parti: il rodiggio, costituito dagli assi, talvolta riuniti in carrello; il telaio, costituito da profilati metallici o longheroni collegati da traverse; la cassa, ridotta per i carri pianali a un semplice pavimento. Sotto il telaio sono disposti gli organi dei freni.

v Carri speciali

I  carri convenzionali a furgone a due assi con porte laterali scorrevoli e quelli aperti a due carrelli costituiscono, nell'assortimento globale dei carri ferroviari, un'aliquota sempre più ridotta, di fronte all'estendersi dell'uso di carri speciali e all'accrescersi delle varie differenziazioni, che rendono il carro “specializzato” per un particolare tipo di trasporto. Carri per trasporto di container: piani, a due carrelli, di dimensioni normalizzate, sono muniti di sistemi per ancoraggio rapido del container al pianale. Carri per trasporto di liquidi: a un corpo, più spesso a due corpi, sono predisposti per caricamento dall'alto e scarico dal basso. Il materiale di cui sono costituiti i due corpi (serbatoi) è assai diverso, in funzione del liquido trasportato; può quindi essere acciaio inossidabile, acciaio plastificato, cemento, vetroresina, ecc. Carri per trasporto di carbone o di altri minerali in pezzatura diversa: portano una o due tramogge, per il contenimento del minerale; il caricamento avviene dall'alto, lo scarico su binari appositi, in quanto aprendo la bocca inferiore della tramoggia il minerale cade e deve incontrare un impianto di convogliamento e raccolta specializzato. Carri silos, adibiti al trasporto di granaglie e simili: di solito a due corpi, hanno struttura simile a quella dei carri per il trasporto di liquidi, però con differenti sistemi di caricamento (dall'alto) e di scarico (verso il basso), simili invece a quelli per il trasporto di carbone. Carri per il trasporto di autotreni, autotreni con rimorchio, rimorchi di articolati: diffusissimi all'estero e pochissimo in Italia, sono specializzati per il rapido carico del mezzo gommato, che viene “ancorato”, in modo che non si sposti durante il viaggio, e consenta uno scarico altrettanto rapido. Un treno di questi carri convoglia 20-40 rotabili o rimorchi, a 70 km/h di media o anche oltre, senza la necessità degli autisti, che ritireranno il mezzo gommato all'arrivo. Carri-derrate refrigerati: sono carri muniti ognuno di un proprio sistema refrigerante, azionato da un motore diesel. Costruiti con largo impiego di resine, leggeri, assolutamente ermetici, vengono usati sempre pił comunemente per trasportare carne, verdura, pesce, frutta, allo stato “fresco”, ossia a 2-3 °C sopra lo zero, o surgelati, ossia a 30 °C sotto lo zero. Vengono riuniti in treni-derrate, leggeri e veloci, che procedono con velocità commerciali paragonabili a quelle dei treni rapidi.

u Scienze militari

Nel  carro armato lo scafo è l'elemento base che riunisce: la torretta, con l'armamento e le apparecchiature di osservazione e di puntamento e tiro; i cingoli e il treno di rotolamento, che consentono il movimento; l'apparato motore e gli organi di trasmissione del moto, che consentono la propulsione. Lo scafo è formato da lamiere e piastre di corazza saldate fra loro; l'interno è compartimentato in: un vano centrale, sormontato dalla torretta in cui opera l'equipaggio; parte posteriore, ripartita tra vano motore, serbatoi per il carburante e vano munizioni; parte anteriore, con il vano per il pilota e gli organi di guida. Le piastre di corazza di maggiori dimensioni sono disposte nella sezione anteriore; la torretta è un blocco unico di notevole spessore ricavato per fusione; scafo e torretta hanno, nel loro complesso, sagoma bassa e profili sfuggenti per provocare il rimbalzo dei proietti che li dovessero colpire. L'armamento principale è costituito da un cannone di medio calibro il cui affusto è solidale con la torretta e con questa ruota a giro d'orizzonte; il movimento della torretta e il puntamento del cannone sono comandati dal puntatore e dal capocarro e si attuano con sistema elettromeccanico o elettroidraulico; nel tiro con il carro in movimento, il cannone mantiene la posizione di puntamento sul bersaglio a mezzo di un giroscopio o di uno stabilizzatore elettroidraulico. Il gruppo motore era in passato in prevalenza del tipo a benzina, a volte con due motori accoppiati; oggi la preferenza è data ai motori diesel (12 cilindri a V a 90°) o policarburante e, i più recenti, con turbina a gas. Il movimento è ottenuto dai cingoli, che, svolgendosi a catena sul terreno, formano una rotaia continua in cui scorrono i rulli del treno di rotolamento (6 nei carri leggeri, 7 nei carri medi e pesanti). I rulli sono collegati allo scafo a mezzo di un sistema elastico (idropneumatico, barra di torsione; in passato molle elicoidali o a balestra). Ogni cingolo è mosso da una ruota dentata motrice posteriore e rinviato, per il movimento a catena, da una ruota dentata folle anteriore. Per la guida il pilota dispone di due leve, ognuna delle quali frena il movimento di un cingolo; frenando un solo cingolo il carro accosta e gira dalla stessa parte; bloccandolo si ha una brusca virata. L'equipaggio comprende il capocarro, il pilota, il puntatore-tiratore, l'operatore radio, il caricatore; quest'ultimo manca nel caso di caricamento automatico, oppure quando la mansione è abbinata a quella di operatore radio. I membri dell'equipaggio comunicano tra loro a mezzo interfono. Per la difesa NBC possono adottarsi due soluzioni: rendere stagno il vano centrale e immettere in esso aria decontaminata, oppure dotare ogni componente di una maschera collegata a un apparato centrale di filtrazione. Questo sistema consente di muovere a portelli aperti (capocarro e pilota), ma obbliga l'equipaggio a indossare la tuta protettiva e rende più complessa l'operazione di decontaminazione del veicolo; per queste ragioni il carro armato M-1 “Abrams” è dotato di protezione collettiva, alla quale si è aggiunto l'abitacolo climatizzato. L'armamento principale è costituito da un cannone da mm 90, 105, 120 a canna rigata o liscia, 125; da una mitragliatrice o da un cannone da 20 mm, coassiale al cannone; per l'azione contraerea è montata, in corrispondenza della botola del capocarro, una mitragliatrice da 7,62 o 12,7 mm; sui due lati della torretta sono raggruppati diversi tubi (12 da 66 mm, o 6 da 40 mm) con diversa inclinazione e direzione, che lanciano a cadenza artifizi fumogeni o artifizi con paracadute che emettono intense radiazioni all'infrarosso. In ogni tubo sono inseriti più artifizi che vengono lanciati in successione cadenzata. Numerose e sofisticate sono le apparecchiature che agevolano il pilotaggio e consentono l'osservazione: il pilota dispone di uno o più episcopi per evitare zone morte; sulla torretta sono montati gli episcopi del capocarro e del puntatore; il capocarro dispone di un periscopio panoramico che gli consente di osservare a giro di orizzonte, qualunque sia la posizione della torretta; gli apparati divisione diurna sono affiancati da altri per la visione notturna di termografia o a intensificazione di luminescenza. L'orientamento è consentito da un indicatore di azimut. La condotta di tiro si avvale di un calcolatore al quale affluiscono i dati rilevati dal telemetro ottico (stereoscopico) o laser. Il puntamento e l'apertura del fuoco possono essere effettuati dal puntatore-tiratore e dal capocarro; l'intervento del capocarro esclude quello del puntatore.

Il carro armato comparve durante la prima guerra mondiale per la necessità di superare reticolati, scavalcare trincee, procedere in terreno scoperto e intensamente battuto. Inglesi e Francesi realizzarono i primi esemplari nel 1915, attraverso studi condotti indipendentemente. Il prototipo francese, dovuto al colonnello Estienne, derivava da un trattore a cingoli americano; quello inglese, dovuto al colonnello Swinton, detto convenzionalmente tank (nome ancor oggi in uso), era di concezione nuova, di forma assai strana, designato con la sigla Mark I, del peso di 40 t circa, mosso da due motori di circa 300 CV ognuno con proprio cambio, con velocità massima di 4 km/h, armato di due cannoncini laterali (per battere d'infilata le trincee allorchè venivano attraversate) e sei mitragliatrici; con un equipaggio da 12 a 15 uomini. Il 15 settembre 1916, nel corso della battaglia della Somme, gli Inglesi, nonostante il parere contrario dei Francesi che volevano sfruttare la sorpresa con una maggiore massa di carri, impiegarono in un'azione locale a Flers 49 tanks con notevole effetto morale. Superata la fase di sorpresa iniziale, i risultati conseguiti nei combattimenti peggiorarono notevolmente divenendo nuovamente favorevoli solo verso la fine del 1917, allorchè la produzione si orientò su tipi più leggeri che, disponibili in gran numero, furono impiegati in massa. Fra questi l'inglese “Wippet” (da 14 a 20 t), primo della serie dei carri medi, che per velocità e potenza di fuoco ebbe caratteristiche eccezionali per quel tempo, e il francese Renault FT (circa 6 t), carro leggero, con armamento principale in torretta, con due soli uomini di equipaggio (fu adottato dalle truppe americane e da quelle di altri paesi fra cui l'Italia). Per le offensive del 1918 gli Alleati progettarono carri pesanti, la cui produzione fu però interrotta dal sopraggiungere dell'armistizio. La Germania, a differenza dell'Intesa, dedicò scarse cure alla costruzione dei carri armati, tanto che al termine del conflitto ne aveva un limitato numero del peso di circa 40 t, con cannone da 37. In Italia, i tentativi di dotare l'esercito di carri armati furono ostacolati prima dall'opinione che essi non fossero idonei a operare sul particolare tipo di terreno nazionale, poi dall'impossibilitą di ottenere dalla Francia il consenso della produzione su licenza; quando fu avviata dalla Fiat-Ansaldo la produzione di un carro derivato dal Renault, sopravvenne l'armistizio del 4 novembre 1918. Alla fine della prima guerra mondiale i carri esistenti avevano di massima le seguenti caratteristiche: carri leggeri (da 4 a 6 t): armati di mitragliatrici, con corazza sino a 20 mm e velocitą 10 ÷ 12 km/h, superavano trincee fino a 2 m; carri medi (da 10 a 14 t): armati di cannoni e mitragliatrici, con corazza sino a 25 mm e velocitą fino a 10 km/h, superavano trincee fino a 3 m; carri pesanti (da 40 a 60 t): apparvero in numero limitato nelle ultime battaglie del 1918; armati di cannoni da 75 e mitragliatrici, corazza sino a 35 mm e velocità 5 ÷ 10 km/h, superavano trincee fino a 4 m. Nel quindicennio che seguì il trattato di pace di Versailles, furono messi a punto prototipi ingegnosi di carri, ma pochi esemplari passarono alla produzione in serie (fra questi: uno francese con cannone da 155 in torretta; uno inglese anfibio [1921]; uno americano che muoveva su ruote e cingoli [Christie 1931]). Nel 1931 furono installati a bordo dei carri i primi apparecchi radio. Dal 1930 al 1935 la tendenza fu di dare preminente sviluppo ai carri leggeri (da 3 a 5 t), armati di una o più mitragliatrici, con corazze di 10 ÷ 12 mm, con velocità fra i 40 e i 60 km/h (carro italiano Fiat-Ansaldo 1933, derivato dall'inglese Carden-Lloyd). Dal 1935, in concomitanza con il riarmo generale, il carro armato iniziò un deciso sviluppo e perfezionamento: i progressi nel campo motoristico consentirono di aumentare il rapporto potenza/peso; gli strumenti ottici permisero miglior visione e più rapido puntamento; la radio divenne, con sempre maggior frequenza, dotazione di bordo; la mobilità e la velocità migliorarono in virtù del cingolo a elementi corti, snodato nei due sensi e relativamente leggero. In seguito a questa evoluzione il carro armato, destinato sino allora a esclusivo sostegno della fanteria senza che questa avesse variato i propri procedimenti tattici, divenne vera e propria arma d'importanza decisiva, capace di rompere lo schieramento difensivo avversario e di penetrarvi in profondità. Ma nonostante i progressi tecnici le realizzazioni furono ancora il risultato del compromesso tra i fattori potenza (armamento), velocità (motore) e peso (corazzatura), definiti sperimentalmente sulla base dei risultati che si volevano conseguire nell'impiego. Infatti nella realizzazione di un carro armato ciascuno dei tre fattori può essere esaltato solo a scapito degli altri due. In questo periodo la Francia ebbe carri leggeri (14 t), poi carri medi tra cui il B-1/bis (34 t, cannone da 75 mm, 30 km/h) che nel 1940 armava le divisioni corazzate. La Germania fabbricò inizialmente carri molto leggeri, armati di sole mitragliatrici. In Italia, nel 1935 furono avviati studi e sperimentazioni di un carro medio (8 t) che portarono all'entrata in servizio, nel 1939, dell'M 13 (13 t), con cannone da 47 in torretta, e alla realizzazione, nel 1940, del P 40 (circa 25 t), con cannone da 75 in torretta.

Gli Inglesi, orientati ai carri leggeri, nel 1939 disponevano solo di un carro di nuova concezione, il “Mathilda” (26 t, cannone da 40 mm). I Tedeschi, dopo le esperienze della guerra di Spagna e grazie all'acquisita maggiore potenza dei motori, si dotarono di carri più pesanti, meglio protetti e armati (PzKw IV, 20 t, cannone da 75 mm in torretta). Inoltre essi furono i primi a concepire l'impiego razionale del carro come arma autonoma. Durante la seconda guerra mondiale il predominio fu dei carri medi: la Wehrmacht utilizzņ il “Panther” e il “Tigre”; l'esercito sovietico, entrato in guerra con materiali vecchi rapidamente eliminati, dovette i suoi successi al carro T-34, dotato di profilo sfuggente, rustico, con cingoli larghi adatti al terreno cedevole; nel 1945, apparve il carro “Stalin”, con cannone da 122 mm, potentemente corazzato, ma lento. Gli Inglesi iniziarono le operazioni in Africa settentrionale con il “Crusader III” (18 t, cannone da 57 mm, 20 km/h); dal 1942 ebbero successo con il “Churchill” (37 t, cannone da 57 mm, 3 mitragliatrici, 26 km/h). Gli Americani, dopo il “Grant” e il “Lee” di non soddisfacente riuscita, nel 1942, si dotarono dello “Sherman” (30 t, cannone da 76,2 mm [3 pollici], 3 mitragliatrici, 45 km/h), un carro di grande successo tecnico e d'impiego; inizialmente dotato di un motore d'aereo, poi con due motori in linea accoppiati.

Nel secondo dopoguerra gli Americani si dimostrarono propensi ai carri armati pesanti; nel 1945, fu realizzato il “Pershing” (42 t, cannone da 90 mm, 48 km/h); nel 1952, il “Patton” (44 t); nel 1960, l'M-60 (48 t); nel 1964, l'M-48 (47 t). Gli Inglesi, sacrificando la mobilità alla protezione, nel 1948, realizzarono il “Centurion” (48 t), con cannone da 75 mm stabilizzato da giroscopio, sostituito poi da un cannone da 90 mm; nel 1967, ebbero il “Chieftain” (56 t); nel 1978, il “Vickers” (38 t). Questi carri inglesi sono oggi modernizzati e dotati di cannoni di calibro superiore (rispettivamente da: 105, 120 rigato, 105 mm). Nell' ex-URSS tutti i carri costruiti dopo il 1945 (T-54, T-55, T-10, T-62, T-64/72, e anche l'ultimo T-80) s'ispirano pił o meno al T-34 e allo “Stalin” del periodo bellico, con sagoma bassa, profilo sfuggente, torretta a calotta sferica. Dal 1948, i Francesi basano la realizzazione dei loro carri armati sul “sistema AMX”, iniziato con l'AMX-13 (15 t), rinnovato nel 1963 con l'AMX-30 (37 t, cannone da 105 mm, 65 km/h). Nel 1965, la Germania Occidentale e l'Italia hanno realizzato il “Leopard 1” (42 t, cannone da 90, poi da 105 mm, 65 km/h) derivato dal “Panther” tedesco del periodo bellico. Nel 1979, la Germania ha realizzato il “Leopard 2” (55 t, cannone da 120 ad anima liscia, 72 km/h).

Per soddisfare alle esigenze d'impiego di allora, i carri armati erano divenuti troppo grossi, troppo pesanti e troppo costosi. Contro le oltre 55 t dei carri occidentali, il sovietico T-80 con lo stesso tipo di corazzatura pesava 48 t. Nel 1985, gli Stati Uniti hanno provveduto a migliorare l'M-1, divenuto M- 1 A1, dotandolo di cannone da 120 mm ad anima liscia, migliorando la corazzatura, ecc.; con questi provvedimenti il peso in ordine di combattimento è passato da 54,4 a 55,9 t. Nel corso degli anni Settanta, i Sovietici adottarono, diversamente dagli Occidentali, il caricamento automatico del cannone dei T-64 e T-72, con torretta biposto con capocarro e puntatore-tiratore da parte opposta del cannone. Per ridurre i costi, diverse nazioni provvedettero a modernizzare alcuni carri divenuti superati. Così la Germania modernizzò l'M-48 (1980) sostituendo il cannone da 90 mm col 105 mm del “Leopard 1”; per l'osservazione furono montati 8 episcopi e apparati di osservazione e puntamento a visione notturna; il motore a benzina lasciò il posto a un diesel (465 kW) o a una turbina a gas (470 kW); il peso passò da 44 a 47,8 t. Modernizzò inoltre il “Leopard 1” dotandolo di cannone da 120 mm ad anima liscia e delle apparecchiature di condotta di tiro del “Leopard 2” (a questa operazione furono interessati anche l'Italia, il Canada e il Belgio), e ancora (all'epoca c'erano due Germanie) il “Leopard 3”, con torretta piatta, caricamento automatico, 3 uomini d'equipaggio, peso 56 t, motore e scafo pił corti, treno di rotolamento da 7 a 6 rulli. La Francia acquisģ l'AMX-32 (40 t, cannone da 105 mm, motore multicarburante, piatto a 12 cilindri, 730 HP, 65 km/h) e l'AMX-40 (43 t, cannone da 120 mm ad anima liscia, motore diesel a 12 cilindri a V, 1.100 HP, 70 km/h). Gli Stati Uniti sperimentarono l'XM1-E2 con cannone da 120 mm su affusto esterno; la Gran Bretagna, con l'MBT-90, diede priorità al fuoco con un cannone da 120 mm rigato, a caricamento automatico, con affusto esterno; equipaggio di 3 uomini; armato anche con missili; peso 40-45 t; motore da 1.120 kW; massima velocità su strada di 60 km/h. A metà degli anni Cinquanta, la Cina produsse il carro armato T-59 (36 t, cannone da 100 mm, motore diesel, 12 cilindri a V, 50 km/h), copia del T-54 sovietico. Oltre a essere in dotazione all'esercito cinese, il T-59 fu venduto ad Albania, Congo, Cambogia, Corea del Nord, Pakistan, Sudan, Tanzania e Vietnam. Nel 1982 apparve in pubblico il T-69, derivato sviluppando il T-59: era in servizio in Cina in 3.500 esemplari (secondo informazioni USA) ed era stato ceduto all'Iraq tramite l'Arabia Saudita.

I carri armati degli anni Novanta sono migliorati in velocità, affidabilità e potenza offrendo prestazioni triplicate rispetto a quelli del secondo dopoguerra (percorrono quasi 500 km a oltre 60 km/h). Grazie ai nuovi sistemi di puntamento e di stabilizzazione la probabilità di colpire il bersaglio al primo colpo è salita al 98%: sono disponibili dispositivi laser controllati da computer, in grado di scovare bersagli lontani 1.800 metri in condizioni di scarsa visibilità o oscurità. Come armamento sono dotati di nuovi proiettili e cariche esplosive; il modello A.D.P.S. (Armor Piercing Discarding Sabot) esce dal cannone ad una velocità iniziale di 1.666 m/s e può penetrare per 2.4 metri in una corazza.