Il cervello positronico
La grande invenzione fantastica alla base della robotica asimoviana è basata su
un cervello potente come quello umano, ma di natura non biologica.
Asimov, pur
avendo una formazione chimico-biologica, ipotizza una struttura non biologica
per il cervello dei suoi robot: il cervello positronico. Ciò permette di evitare
di venire coinvolto in questioni etiche e morali. Il confine tra naturale e
artificiale, in Asimov, vuole essere netto e preciso: al massimo sono i cervelli
positronici a crearsi problemi etici o pseudomorali, ma in quanto fatti di
metallo (il cervello positronico è una spugna di platino iridio) sono
chiaramente macchine, senza dubbi di sorta. La legittima paura del wetware (wetware:
neologismo creato sulla scia dei termini hardware e software per descrivere
l'uso di materiali biologici nella costruzione di dispositivi logici e di
calcolo), che spesso coinvolge perfino gli animali, viene elegantemente evitata
con la splendida invenzione di un cervello, di origine metallica, scoperto per
caso e così complesso da precludere ai suoi stessi progettisti la comprensione
ultima dei suoi principi.
La categoria dei robot, nobilitata dai romanzi di Asimov, trova difficilmente
nel cinema e nei fumetti un adeguato sviluppo narrativo. Al contrario il
racconto e il romanzo sono la forma artistica privilegiata per poter comunicare
le raffinatezze logiche di cui i robot asimoviani sono dotati. Nessun'altra
forma artistica ha l'ampiezza temporale necessaria per comprendere appieno
l'estrema complessità di certe argomentazioni.
Scrive Isaac Asimov: "Nella letteratura fantascientifica non è infrequente
trovare robot che sono, almeno esteriormente, di carne (sebbene sintetica) e
che, nel migliore dei casi, appaiono indistinguibili dagli esseri umani. A volte
questi robot umanoidi sono definiti androidi, e ad alcuni scrittori questa
sottile distinzione preme molto. A me invece no. Per me un robot è sempre un
robot".
Le tre leggi della robotica
Nel cervello positronico sono inserite, già a livello di hardware, le tre leggi
della robotica sulle quali sono basati numerosi racconti . Le leggi sono state
formulate, per la prima volta, da Asimov nel 1942, nello stesso racconto in cui,
sempre per la prima volta, viene riportata la parola "robotica" con relativa
definizione (Isaac Asimov, "Runaround", 1942). Queste recitano:
1. un robot non può recare danno agli esseri umani, nè può permettere che, a
causa del suo mancato intervento, gli esseri umani ricevano danno;
2. un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani tranne nel
caso che tali ordini contrastino con la Prima Legge;
3. un robot deve salvaguardare la propria esistenza, purchè ciò non contrasti
con la Prima e la Seconda Legge.
Nell'ultimo romanzo di Isaac Asimov e Robert Silverberg, il robot positronico
diviene un "uomo positronico" ("The Positronic Man", 1992): una sconvolgente
metafora dell'uomo che prende coscienza di se stesso. Isaac Asimov muore nel
1992, proprio l'anno in cui viene pubblicato il suo ultimo romanzo che
costituisce una estensione di un suo precedente racconto, "The Bicentennial Man"
(1976).
Ovviamente il robot positronico che diventa umano ha un cervello che presenta
un'anomalia, una peculiarità che sfugge alla ditta costruttrice, che cerca
invano di eliminare il robot "diverso". Come avviene anche per Tik-Tok (John
Sladek, "Tik-Tok", 1983), Positronic Man inizia la sua carriera come robot
domestico; successivamente si rende conto di possedere delle attitudini creative
in campo artistico. All'inizio Positronic Man era un robot antropomorfo di tipo
metallico privo di sembianze umane; successivamente inizia la sua carriera
bicentenaria costruendo opere d'arte basate sul sapiente uso del legno.