Chirurgia

Chirurgia  (gr. cheirurgia, da chéir, cheirós, mano e érgon, opera). Branca della medicina che si interessa di malattie la cui terapia è attuata per mezzo di interventi spesso cruenti. Ź Per estens. Reparto chirurgico negli ospedali. Ź Insieme dei chirurghi: La chirurgia italiana. Ź Piccola chirurgia, quella che si interessa delle piccole operazioni. (ln effetti non esiste una piccola chirurgia, in quanto ogni intervento chirurgico, qualunque sia la sua importanza, deve essere sempre circondato dalle massime precauzioni di asepsi, emostasi, sorveglianza dello stato biologico del paziente.) Ź Chirurgia dentaria, specialità esercitata dagli odontoiatri: comprende gli interventi da effettuare sui denti e sui tessuti mucosi e ossei della cavità orale. Ź Microchirurgia, tecnica che consiste nell’uso di strumenti miniaturizzati che con l’aiuto di microscopi permette al chirurgo di operare anche le delicate e piccole strutture anatomiche del neonato e addirittura del feto. )

u Medicina

La chirurgia è antichissima: su numerosi crani preistorici sono state trovate tracce di trapanazione effettuata su individui viventi, ma è presumibile che, più che di atti chirurgici a scopo terapeutico, si trattasse di operazioni rituali, tuttora osservabili presso qualche tribù peruviana o australiana.

Nell'antico Egitto venivano eseguite pratiche chirurgiche, come è documentato dai bassorilievi di Tebe, di Luxor o di Denderah; così pure, la chirurgia era praticata in Caldea e in Cina fin da tempi remoti; tuttavia non si può parlare in tali casi di chirurgia come è intesa oggi. Nell'India antica furono realizzati notevoli progressi nella tecnica chirurgica: sembra che gli Indiani abbiano sempre posseduto ottime qualità di operatori. Nella creazione di una chirurgia razionale ebbe importanza predominante la Grecia: il più importante documento è il Corpus hippocraticum attribuito al celebre medico di Coo.

Questo insieme di norme, prescrizioni mediche e considerazioni igieniche testimonia un enorme progresso sia della medicina e dell'anatomia, sia della fisiopatologia e della chirurgia. Nei vari testi vengono descritti dettagliatamente le ventose, il salasso, l'asportazione di polipi nasali, la scarificazione, l'apertura della parete toracica con interventi su empiemi pleurici, la paracentesi addominale, praticata con ferro e fuoco, e numerosi altri interventi, oltre alle norme per il trattamento delle fratture e per l'uso delle fasciature e degli apparecchi ortopedici. La chirurgia greca si continuò in quella alessandrina (nella quale assunsero grande rilievo Erofilo e Erasistrato che fecero progredire la chirurgia, parallelamente all'anatomia) e successivamente nella romana. A Roma divennero fondamentali le opere di Celso e di Galeno: queste ultime impressionarono a tal punto l'antichità da venir conservate e trasmesse religiosamente. Le tradizioni della chirurgia greca vennero tramandate anche dagli storici bizantini. Presso gli Arabi (da citare Abulcasis di Córdoba, vissuto nel X sec.), le tradizioni dei Greci si conservarono senza che venissero fatte grandi innovazioni; i chirurghi arabi dettero grande importanza alla pratica della cauterizzazione.

Nei paesi cristiani, durante il medioevo, la scienza chirurgica, come tutte le altre scienze, venne subordinata alla funzione tenuta dalla teologia nella gerarchia delle scienze e fu anche oggetto di sentenze in due concili. Durante l'alto medioevo gli studi chirurgici decaddero e la pratica venne abbandonata a persone non qualificate, usanza questa seguita anche nei paesi sottoposti agli Arabi; barbieri e assistenti dei medici eseguivano i vari interventi, di limitata importanza e spesso ciarlataneschi.

Nell' XI sec. alcuni medici europei cominciarono a frequentare le università arabe, ma la rinascita del pensiero e della pratica chirurgica avvenne sostanzialmente in Italia. La scuola salernitana, probabilmente già costituita dal  IX sec., diede avvio al rinnovamento della chirurgia derivando le basi razionali dall'anatomia; quella di Salerno fu la prima scuola a conferire i titoli di doctor e di magister. Il maggior chirurgo della scuola salernitana fu Ruggero di Frugardo, vissuto nella seconda metà del  XII sec. La sua Chirurgia, redatta da Guido d'Arezzo, suo allievo, ebbe larghissima diffusione in tutta Europa. Nel  XIII sec. nacque la scuola chirurgica di Bologna, il cui più illustre rappresentante fu Guglielmo da Saliceto (1210-1277), autore di una Cyrurgia. L'esperienza chirurgica italiana del XIII sec. venne portata oltralpe da un allievo di Guglielmo da Saliceto, il milanese Lanfranco che, esule in Francia per ragioni politiche, insegnò a Lione e a Parigi.

In Francia, a Montpellier, venne istituita nel 1220 una scuola medica, sul modello di quella di Salerno, il cui esponente più noto fu Guy de Chauliac (1300-1370), autore di una Chirurgia magna che rimase per molto tempo il testo classico di chirurgia.

Solo nel  XVI sec. furono istituite nelle università le prime cattedre di chirurgia; da tale data si ebbero numerosi e insigni studiosi di chirurgia: il primo fra gli Italiani fu Giovanni da Vigo (1450-1525). Un posto particolare spetta a Gaspare Tagliacozzi (1546-1599), professore a Bologna, il quale eseguì operazioni di rinoplastica con innesti simili a quelli usati dalla chirurgia moderna. Il chirurgo più famoso del XVI sec. fu il francese Ambroise Paré che, dopo aver cominciato la sua carriera in una bottega di barbiere, divenne chirurgo dei re di Francia.

Il Cinquecento e il Seicento furono i secoli delle grandi scoperte nel campo dell'anatomia, i secoli di Leonardo, Vesalio, Falloppio, Botallo, Harvey, molti dei quali furono anche sommi chirurghi. Nei secoli seguenti, parallelamente ai progressi dell'anatomia e della fisiologia, anche la chirurgia continuò la sua evoluzione. Nel Settecento nacque, con Desault, l'anatomia chirurgica e con Petit, Scarpa, Pott, Richter, Monteggia la patologia chirurgica.

I progressi della chirurgia nella prima metà del  XIX sec. sono legati al nome di grandi chirurghi italiani e francesi: Riberi, Larghi, Lisfranc, Larrey, Velpeau, Malgaigne, Broca. Ma, poichè negli ospedali persistevano le fonti d'infezione, la pratica chirurgica era causa di elevata mortalità. Due eccezionali scoperte determinarono, nella seconda metà del secolo scorso, la grande rivoluzione chirurgica: quella dell'anestesia e quella dell'asepsi e dell'antisepsi.

La diffusione dell'anestesia permise di operare senza procurare dolore, ma la chirurgia restava ancora mortale poichè sussisteva il pericolo delle infezioni, nonostante gli sforzi, talvolta positivi, di vari inventori di metodi e di strumenti operatori; sono da citare Koeberlé, Péan, Spencer Wells, ecc.

In venticinque anni, dal 1875 al 1900, grazie all'asepsi e all'antisepsi (merito di J. Lister), la pratica chirurgica divenne una scienza; furono tentate operazioni prima impossibili e studiati interventi chirurgici particolari. Tra i maestri della chirurgia italiana nella seconda metà del  XIX sec. vanno ricordati Enrico Bottini di Pavia, che introdusse l'uso dell'acido fenico come disinfettante, Edoardo Bassini dell'università di Padova, che ideò l'operazione per la cura dell'ernia inguinale, Antonio Carle, Edoardo Porro, che nel 1876 introdusse nella pratica ostetrica il taglio cesareo.

La chirurgia moderna, vera opera collettiva, si avvale degli studi e delle esperienze di chirurghi di tutti i paesi. La patologia è diventata medico-chirurgica e la tecnica chirurgica ha progressivamente raggiunto i traguardi più audaci. Inizialmente si sviluppò in modo imponente la chirurgia addominale; in seguito, durante la prima guerra mondiale si realizzarono tecniche operatorie notevolmente progredite, che accrebbero di molto il campo delle possibilità di interventi. Tra le due guerre mondiali comparve la pratica della trasfusione sanguigna e nacque la neurochirurgia. La seconda guerra mondiale provocò un notevole approfondimento degli studi delle funzioni biologiche e portò alla rianimazione dei feriti, per mezzo di trasfusioni (sangue, plasma e simili). La lotta contro le infezioni è stata praticamente vinta grazie alla scoperta degli antibiotici. Polmoni, cuore, cervello possono oggi essere operati con interventi assolutamente inconcepibili qualche decina d'anni fa. La chirurgia agisce in stretta collaborazione con l’indagine fisiologica e si avvale, nei casi più importanti, di complesse tecniche di “monitoraggio”, mediante apposite apparecchiature che controllano permanentemente i parametri clinici del malato. Si sono ottenuti importanti progressi anche nel campo della diagnostica grazie a strumenti elettrici ed apparecchiature elettroniche quali le fibre ottiche per l’endoscopia clinica, il raggio laser ad anidride carbonica, ad argon e a neodimo per l’asportazione o la distruzione di tessuti tumorali; grandi progressi della diagnosi si sono conseguiti con l’uso della RMN (Risonanza Magnetica Nucleare) con la quale si ottengono immagini di chiarezza straordinaria o la TAC (Tomografia Assiale Computerizzata) per una visione a strati, ottenuta secondo piani trasversali, con grande precisione di dettagli. L’interazione fra la chirurgia e le discipline legate all’elettronica e all’informatica è uno dei settori da cui è lecito attendersi ancora ulteriori e significativi avanzamenti: bisturi laser guidati da computer, sotto il controllo di un chirurgo in grado di pilotare il proprio strumento mentre osserva attraverso un microscopio elettronico permettono interventi sempre più precisi e quindi anche sempre meno distruttivi; l’integrazione con sistemi robotici e sistemi di telecontrollo permette l’esecuzione di interventi anche a distanza, rendendo possibile avere “a disposizione” un chirurgo esperto per interventi particolari senza doverlo trasferire magari da un’altra città e con vantaggi notevoli laddove la tempestività possa fare la differenza fra la vita e la morte di un paziente. Queste stesse tecnologie hanno conseguenze importanti anche per la formazione dei chirurghi, perchè, abbinate a sistemi di intelligenza artificiale e realtà virtuale, permettono la realizzazione di sistemi di simulazione su cui gli aspiranti chirurghi possono addestrarsi senza mettere a repentaglio, con la propria inesperienza, la vita di un paziente reale.

Grazie a questa perfezione tecnica i progressi di questa scienza aumentano di continuo, soprattutto nel campo dei trapianti d’organo, nel quale tuttavia rimangono ancora aperti molti gravi problemi di tipo immunologico. Da ricordare inoltre il ricorso sempre più frequente alle tecniche di “chirurgia plastica” sia per riparare e ricostruire tessuti lesi quanto per rimediare a difetti congeniti ed estetici.
 

v Veterinaria

Anche  la chirurgia veterinaria ha raggiunto lo stesso grado di perfezione della chirurgia umana, in ogni ambito clinico e per tutte le specie animali. Grazie all'asepsi, a metodi di anestesia sempre più efficaci, all'impiego degli antibiotici, le tecniche operatorie possono oggi tentare tutto quanto è possibile per salvare gli animali ammalati. La nomenclatura degli interventi attuabili sui piccoli animali corrisponde esattamente a quella usata per l'uomo, sia che si tratti dello scheletro sia dei diversi organi.

La chirurgia sperimentale, eseguita soprattutto sugli animali, è in fase di continuo sviluppo grazie alla precisione delle tecniche che sono, a volte, attuabili anche per l'uomo: ad es. la chirurgia polmonare e la chirurgia cardiaca.