Cifra

Cifra  (dall'ar. sifr, zero, nulla). Ciascuno dei segni che vengono usati per rappresentare lo zero e i singoli numeri dall'uno al nove.  Per estens. Numero: Le perdite assommano a cifre altissime.  Somma di danaro: Per quel palazzo mi ha chiesto una cifra astronomica.  Dato numerico, statistico: L'evidenza delle cifre.  Iniziale di un nome: Ha ricamato le sue cifre su tutti i capi del corredo da sposa.  Codice cifrato, scrittura convenzionale, da usare per mantenere segreto il testo di dispacci, ordini, ecc.: Il telegramma è stato trasmesso in cifra.    Fig. lett. Discorso oscuro, incomprensibile: D O onnipotente Dio, / con quai cifre oggi parli! (Metastasio).

— L oc.  div. Fare cifra tonda, arrotondare un numero.  Parlare in cifra, in un linguaggio convenzionale, in modo oscuro.

— Comm. Cifra d'affari.

— Costr. Cifre guida, insieme dei segni applicati su parti di costruzioni (carpenteria, pietrame, ecc.) che, per la loro posizione o per la loro forma, indicano agli operai un determinato lavoro da fare o un procedimento di montaggio.

— Diplom. Sigla composta da una o più lettere, sovrapposte o accostate o intrecciate, costituite in genere dalle iniziali del nome e del cognome; rappresenta il segno distintivo di una persona.

— Dir. internaz. Scrittura segreta che può essere usata nei dispacci diplomatici. (Gli Stati sono tenuti, in base alle norme di diritto internazionale, a permettere che gli organi diplomatici e consolari stranieri esistenti nel loro territorio comunichino in cifra con i propri governi.)

— Elettr. Cifra di perdita, rappresenta la potenza perduta per isteresi e correnti parassite in un chilogrammo di lamierino sottoposto a un campo magnetico alternato a 50 Hz con una induzione massima di 1 Wb/m²; si misura in W/kg. (La cifra di perdita caratterizza commercialmente la qualità di un lamierino magnetico.)

u Matematica

Le cifre generalmente adottate, simboli destinati a rappresentare direttamente i numeri, sono comunemente dette cifre arabe, non già perchè siano state prese semplicemente le cifre degli Arabi, ma per rammentare il sistema di numerazione da loro trasmessoci. In realtà l'origine dei dieci segni: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 0, rimane sconosciuta nonostante le ipotesi più ingegnose che furono formulate. Introdotte in Europa nel  X sec. da papa Silvestro II (Gerberto d'Aurillac), primo papa francese, queste cifre non furono dapprima accettate da tutti i paesi europei, e la loro forma dovette essere sovente modificata per adattarsi ai diversi generi di scrittura.

Gli Ebrei rappresentano i numeri mediante lettere, e fra due lettere, quella di destra rappresenta il valore più elevato; le migliaia, le decine e le centinaia di migliaia sono rappresentate dagli stessi caratteri soprassegnati da punti.

I Greci impiegavano un sistema analogo, nel quale tuttavia le cifre più elevate si ponevano a sinistra delle meno elevate. I loro simboli principali erano:

Tuttavia essi non adottavano un sistema omogeneo: le miriadi potevano essere indicate in molti modi diversi; talvolta utilizzavano lettere maiuscole con un sistema di rappresentazione analogo a quello dei Romani. Le lettere racchiuse l'una nell'altra raffiguravano moltiplicazioni. Cosi, per es.:

perchè essi adottavano allora

I Romani avevano un sistema ugualmente scomodo per rappresentare le cifre. Ecco le principali:

Il sistema romano si basa sui prinììpi seguenti: 1. ogni lettera posta a destra di un'altra superiore o uguale viene sommata ( ii = 2,  vi = 6); 2. la lettera posta a sinistra di un'altra superiore indica un numero che va sottratto a questa ( ix = 9,   xc = 90).