Circolazione



Circolazione  (lat. circulatio -onis). Il circolare: Circolazione stradale, ferroviaria. Intralciare la circolazione.

— Loc.  div. Essere in circolazione, circolare, avere diffusione. ¸ Mettere in circolazione, diffondere, far circolare: Sono messe in circolazione voci allarmistiche. Saranno messe in circolazione nuove banconote da 50.000. ¸ Rimettere in circolazione, lasciar libero: Dopo due anni quel bandito è stato rimesso in circolazione. ¸ Togliere dalla circolazione, far sparire, sequestrare, imprigionare; eufem. uccidere: Quel camorrista è stato tolto dalla circolazione.

— Aer. Fenomeno aerodinamico che dà origine alla portanza. (Si verifica quando una corrente fluida, investendo un corpo dissimmetrico, quale un'ala, acquista sulla sua superficie superiore una velocità maggiore di quella della superficie inferiore. Lo stesso fenomeno di circolazione o circuitazione si verifica se la corrente investe un cilindro rotante [effetto Magnus].) ¸ Circolazione aerea .

— Bot. Movimento delle soluzioni assorbite dal terreno e di quelle elaborate dalla pianta. ¸ Movimento del citoplasma all'interno delle cellule.

— Dir. Regolamentazione della circolazione, imposta di circolazione sugli autoveicoli. ¸ Circolazione di monete contraffatte o alterate.

— Econ. pol. L'insieme delle strutture e degli organismi grazie ai quali i fattori produttivi, i prodotti e i servizi sono messi a disposizione dei consumatori e sono distribuiti in relazione alle esigenze dei vari mercati. (I fenomeni concernenti la circolazione vengono studiati sia negli aspetti che interessano la produzione, sia in quelli riguardanti il consumo; oltre a ciò occorre considerare anche le connessioni con le istituzioni e gli organismi monetari, bancari, borsistici, commerciali — interni e internazionali —, di trasporto, ecc.) ¸ Circolazione fiduciaria, la massa dei titoli di credito esistenti e necessari agli scambi; in un regime di cartamoneta è la massa dei biglietti di banca utilizzati negli scambi. ¸ Circolazione monetaria, la quantità di moneta metallica, fiduciaria e scritturale in circolazione durante un certo periodo.  ¸ Circolazione scritturale, la quantità di titoli di credito usati negli scambi.

— Imp. Movimento di un fluido lungo un circuito chiuso. ¸ Circolazione forzata o accelerata, circolazione ottenuta accelerando il moto del liquido a mezzo di una pompa. (Permette l'impiego di tubi di minore diametro, e quindi una notevole economia nel costo dell'impianto.) ¸ Circolazione naturale, circolazione di un fluido determinata dalla sola variazione di densitą conseguente alla variazione di temperatura in un punto del circuito. (E' il caso che si manifesta negli impianti di riscaldamento ad acqua calda non muniti di pompe, eiettori o iniettori.) ¸ Fluido di circolazione, acqua, vapore o qualsiasi altro fluido che circola in un impianto di riscaldamento o di refrigerazione per apportare o sottrarre calore.
 

u Trasporti

v Circolazione stradale

² Cenni storici

Fin dai tempi antichissimi esistevano norme per la circolazione degli uomini e dei veicoli. A Babilonia vigeva un regolamento completo per la circolazione stradale. I Romani avevano classificato le strade in itinera, se riservate ai soli pedoni, in actus, se riservate a un solo carro, in viae, se percorribili da più carri sulla stessa linea. A Roma alcune vie erano a senso unico fin dai tempi di Giulio Cesare, e già allora determinate aree erano riservate ai veicoli in sosta, mentre era vietato l'ingresso dei carri in città nelle ore diurne. Purtroppo non conosciamo molto sulle norme della circolazione, in quanto i testi pervenutici non ne fanno esplicita menzione; ma sappiamo con certezza che la circolazione avveniva tenendo la destra, che le vie portavano spesso profondi solchi per agevolare la marcia dei carri, che le distanze erano indicate da colonnette fissate su zoccoli, i miliari.

Fino ai tempi di Carlo Magno la circolazione avvenne in Europa praticamente sulle strade romane; solo successivamente la costruzione di nuove arterie e la loro manutenzione furono assunte dai signori locali, che videro in esse una fonte di profitti con l'imposizione di pedaggi.

Nuovo impulso alla circolazione venne dato dalle crociate e dai pellegrinaggi. Le strade che portavano ai Luoghi santi della cristianità vennero gradualmente prese in carico dalle autorità ecclesiastiche, di Roma e dei vescovadi, dai grandi ordini religiosi, dalle università; la rete stradale fu perciò riorganizzata dalla Chiesa. Venne consolidato il fondo stradale, furono costruiti ospizi e locande per i viandanti. Il mantenimento delle strade fu poco alla volta assunto dalle amministrazioni cittadine e dalle comunità rurali. Nel periodo delle signorie e dei principati, le regioni italiane videro l'importanza crescente che veniva data alla circolazione stradale, come mezzo di comunicazione fra le contrade e le città vicine e lontane, e con gli altri paesi dell'Europa.

Fino al XV  sec. la strada era servita per i pedoni, per i cavalieri, per i rozzi carri di trasporto delle derrate. In quegli anni entrò sulle strade italiane, e da queste sulle strade europee, un nuovo mezzo di trasporto: la carrozza. Più tardi si diffuse un mezzo di trasporto pubblico che favorì le comunicazioni: la diligenza. Inoltre l'utilizzazione di carri a quattro ruote per il trasporto di merci e materiali bellici sempre più pesanti creò la necessità di strade sempre più solide e più larghe, di ponti stradali sempre più sicuri. Agli inizi del  XVII sec. apparvero i primi decreti di circolazione, che concernevano in particolare il flusso dei veicoli, le soste, gli attraversamenti e i divieti di sosta del bestiame lungo la carreggiata.

Il  XIX sec., il secolo della rivoluzione industriale, affermò decisamente l'importanza della strada, mezzo primario per lo sviluppo dei commerci e delle comunicazioni. Mentre il numero dei carri, delle carrozze, delle diligenze, delle corriere postali cresceva sempre più, esisteva già una regolamentazione delle norme di costruzione dei veicoli, in particolare concernenti la larghezza dei cerchioni e i pesi lordi massimi. Esistevano anche dispositivi di legge che punivano i sorpassi irregolari e che stabilivano le disposizioni da prendere nella stagione del disgelo, affinchè la carreggiata non divenisse una pista di fango. Il numero dei veicoli circolanti sulle strade italiane e su quelle europee aumentò nella prima metà del XIXsec. nel rapporto da quattro a uno, mentre si assistette a un altro fenomeno molto importante: il trasporto per via fluviale e attraverso i canali venne sempre pił ristretto ai carichi pesantissimi e la strada divenne il percorso preferito dai viaggiatori e per i trasporti. Verso il 1850 le norme della circolazione stradale erano già definite con sufficiente precisione. Fra le altre, erano chiaramente stabilite quelle relative alla sosta dei veicoli lungo le strade (sempre accostati al bordo e mai in mezzo) e alla circolazione notturna (per la quale erano stati imposti lampioni o lanterne).

I primi autoveicoli furono soggetti alla regolamentazione esistente per i veicoli a trazione animale e a trazione manuale. Soltanto quando il loro numero e la loro velocità crebbero in modo da porre tutta una serie di problemi nuovi vennero prese misure complementari: fra le prime, l'imposizione di un limite di velocità, che in generale fu di 30 km/h in aperta campagna.

Gli anni successivi videro in Italia e nell'Europa la promulgazione di una serie di norme sulla circolazione dei veicoli di ogni genere (autoveicoli, motoveicoli, cicli) e dei pedoni. In Italia il più importante fra tutti fu il regio decreto 8 dicembre 1933, n. 1740, che enunciava le “norme per la tutela delle strade e per la circolazione”, e che fu brevemente chiamato “codice della strada”.

Le sempre crescenti esigenze della circolazione portarono successivamente all'enunciazione di norme aggiuntive, finchè fu riconosciuta l'indispensabilità di rielaborare tutta la materia, anche perchè varie convenzioni internazionali, prima fra tutte la convenzione elaborata nel 1949 a Ginevra sotto l'egida dell'ONU, avevano inequivocabilmente indicato che il problema della circolazione imponeva ai diversi Stati accordi e norme comuni, sia sul piano amministrativo sia sul piano tecnico. Frutto di questo lavoro fu il “Testo unico delle norme sulla disciplina della circolazione stradale”, detto comunemente “Nuovo codice della strada”, entrato in vigore il 1ŗ luglio 1959.   Naturalmente il massiccio incremento del traffico e la diffusione dell'automobile hanno ricreato una situazione di confusione per la continua emanazione di norme in materia; un nuovo riordino è stato attuato con il “Nuovo codice della strada” previsto dal decreto legislativo 30 aprile 1992 n. 285 entrato in vigore dal 1° gennaio 1993 e già ulteriormente rivisto.

Lo sviluppo della circolazione stradale è oggetto di continui studi da parte delle autorità, degli enti pubblici (Automobile Club, Touring Club italiano, ecc.), delle cattedre universitarie di tecnica ed economia dei trasporti, e soprattutto dell'Azienda nazionale autonoma delle strade, ANAS. I risultati vengono presentati alla conferenza del Traffico che si svolge annualmente a Stresa.

 

² Tecnica della circolazione su strada

La  espansione dell'automobile ha trasformato radicalmente non soltanto la struttura e il tracciato delle vie e delle strade, ma anche la configurazione delle città e il nostro modo stesso di vivere. Il problema della circolazione stradale è stato posto per la prima volta come disciplina autonoma negli Stati Uniti, dove è stato elaborato un complesso di princìpi che sono stati posti alla base delle tecniche di tracciamento e di costruzione: il “Traffic Engineering” o “tecnica della circolazione”, che studia i tre problemi fondamentali nella costruzione ed esercizio delle strade, e cioè sicurezza, comodità, economia del trasporto.

Da sempre le strade avevano caratteristiche fissate in funzione dei veicoli che dovevano percorrerle; ma il veicolo era considerato come “isolato”. Oggi, invece, è inserito in un flusso di veicoli più o meno rapidi, la “corrente della circolazione” o “corrente di traffico”, concetto fondamentale della tecnica della circolazione. La corrente è stata analizzata sotto l'aspetto statistico in base a determinate variabili caratteristiche, che sono la portata (numero di veicoli che attraversa una data sezione nell'unità di tempo), la composizione percentuale per tipo di veicolo, la densità (numero di veicoli che occupano una data area, in un dato istante), la distribuzione della velocità.

Dato fondamentale è il parco totale dei veicoli circolanti, o suscettibili di circolare, in un determinato paese.

Il numero degli automezzi circolanti in Italia, che all'inizio del secolo era dell'ordine delle centinaia di esemplari, a metà degli anni Ottanta si aggirava su 23 milioni di unità, di cui circa 21 milioni di autovetture, ossia un autoveicolo per circa 2,5 abitanti.

Agli automezzi vanno aggiunti, fenomeno tipicamente europeo, i veicoli a motore a due ruote, che si suddividono in ciclomotori (cilindrata fino a 50 cm³) e motoveicoli (motociclette, motocarri, motorscooter, di cilindrata superiore ai 50 cm³, anche a tre ruote), nonchè le biciclette.

I dati relativi ai vari veicoli vanno comunque completati da uno studio statistico sul numero dei veicoli che circolano realmente, sulla formazione delle correnti di traffico, sulle ragioni della circolazione.

 

² Distribuzione statistica del traffico

Il  numero dei veicoli in circolazione su una data arteria viene calcolato per mezzo di apparecchi detti “a conteggio continuo”, muniti di contatori totalizzatori o registratori, che registrano il numero dei veicoli, o meglio, il numero degli assi che passano davanti a essi. I dati forniti da tali apparecchi vengono completati da “conteggi manuali” o “conteggi volanti” compiuti periodicamente dagli agenti addetti al traffico e che hanno lo scopo di suddividere i veicoli che passano in biciclette, biciclette a motore, ciclomotori, motociclette, motorscooter, motocarri, motocarrozzette, autovetture, autobus, autoveicoli per trasporto promiscuo di persone e cose, camioncini, autocarri, autotreni, autoarticolati, autosnodati, autotreni per il trasporto di carichi eccezionali con o senza la scorta della polizia della strada, trattori agricoli, veicoli a trazione animale, veicoli a braccia.

Vengono anche effettuate inchieste di traffico o inchieste di percorso (dette anche inchieste di origine-destinazione). Sono studiati tutti gli spostamenti dei veicoli nell'ambito di una determinata zona, in particolare quando vengono messi allo studio nuovi progetti relativi alla circolazione, specie se è allo studio la costruzione di una nuova arteria, oppure di una strada di circonvallazione attorno a un centro urbano, allo scopo di prevedere la portata dei veicoli che la percorreranno.

Nel “conteggio direzionale” l'indagine riguarda soltanto una zona ristretta e mira a determinare i volumi delle correnti di circolazione che passano in un incrocio stabilito in un dato tempo. L'analisi della circolazione, condotta per mezzo di queste varie indagini statistiche, permette di enunciare le leggi relative e, in conseguenza di queste, di predisporre nuove arterie e di modificare le norme in vigore.

L'evoluzione del traffico stradale presenta variazioni di tre tipi: quotidiane, settimanali, stagionali. La circolazione degli autoveicoli è una circolazione sostanzialmente diurna. Può talvolta prolungarsi nella notte nei grandi centri e nelle zone a essi prossime, ma sulle arterie di collegamento, in aperta campagna, il 75% dell'intero traffico si svolge nelle dodici ore del giorno, dalle 7 alle 19. Sulle vie cittadine la percentuale scende al 65%. Nei giorni feriali la curva delle fluttuazioni ha due punte: una verso le 8,30 e l'altra fra le 18 e le 20. Il 50% della circolazione infine, tanto in aperta campagna quanto in città, si svolge nelle otto ore centrali della giornata. Le variazioni stagionali sono di interesse particolare principalmente nelle regioni di villeggiatura e di turismo. La circolazione è più che doppia in estate rispetto all'inverno nelle grandi città italiane, mentre in agosto è almeno quattro volte quella di gennaio in Riviera.

Nelle strade extraurbane, per quanto concerne le oscillazioni settimanali, si registrano valori crescenti nel pomeriggio del venerdi, fino a raggiungere i massimi nel corso della domenica, in particolare nelle ore serali.

Le oscillazioni giornaliere, settimanali, stagionali possono essere riassunte in un'unica curva di carico annuale, che indica l'intensità del traffico per ognuna delle 8.760 ore dell'anno, in forma analitica o con i valori delle singole ore classificati in ordine decrescente. Fra gli usi di questa curva, uno dei più importanti è quello che permette di stabilire i periodi più opportuni per i lavori di rifacimento e di manutenzione della rete stradale. L'analisi statistica ha infine fornito i seguenti risultati:

1. Per le città di popolazione superiore ai 50.000 ab. si può valutare che circa l'80% del traffico in entrata ha per destinazione la città stessa.

2. Il 40-50% del traffico in entrata ha per destinazione il centro della città.

3. Il traffico sulle strade di collegamento avviene in generale per circa i 2/3 su 1/3 della rete, mentre la quarta parte della circolazione grava sulla ventesima parte della rete.

4. Il percorso degli autoveicoli è in media lungo come segue: per il 10% supera i 120 km; per il 20% è compreso fra i 70 e i 120 km; per il 30% è superiore ai 40 km; per il 40% è inferiore ai 10 km.

Il problema della circolazione è perciò essenzialmente un problema dei grandi centri, e di collegamento fra i grandi centri. Gli economisti americani hanno espresso con una formula l'“attrazione della circolazione” che si esercita fra i centri abitati e hanno scoperto che la legge di attrazione delle masse (di proporzionalitą inversa con il quadrato della distanza) si applica a questo caso con una precisione sorprendente. Inoltre le concezioni relative alle autostrade devono essere modificate: le autostrade non devono arrestarsi alle porte delle grandi città ma penetrarvi. Poichè le grandi direttrici del traffico sono radiali, è necessario prevedere all'interno di ogni grande centro una circolazione che distribuisca radialmente il traffico attorno al centro.

 

² Capacità di circolazione

E'  “il numero massimo di veicoli che può smaltire una determinata sezione di strada in determinate condizioni in un dato intervallo di tempo” (Dizionario internazionale della tecnica della circolazione). Per calcolare questa capacità si è convenuto di attribuire un valore a ogni tipo di veicolo a seconda dello spazio che esso occupa nella fila in movimento. Dando il valore 1 all'autovettura, l'autocarro vale 2, il tram 3,5. Vari fattori modificano peraltro i coefficienti. In città un carretto a braccia ha un coefficiente di 4 anzichè di 1,2, mentre una carrozza ha un valore di 5. Un autocarro, che in terreno pianeggiante ha un coefficiente 2, sale a 4 in terreno a salite, e discese, e a 8 in montagna.

Il problema della capacità, della possibilità cioè di smaltire il traffico, dipende da due variabili fondamentali: la velocità e la distanza fra un veicolo e l'altro. Nelle città le interruzioni sono così numerose e così vicine le une alle altre da regolare esse stesse la portata. Fondandosi sull'analisi statistica degli intervalli fra un veicolo e l'altro, è stata valutata la probabilità per un veicolo di inserirsi in una fila di veicoli o di attraversarla senza che questa ne soffra. Esaminando gli intervalli fra una vettura e l'altra di una fila di veicoli che scorrono davanti alla luce verde di un semaforo, è stato possibile precisare la capacità degli incroci dotati di impianto semaforico e stabilire in quali casi l'installazione è utile ed efficace.

Gli studi sulla circolazione di una grande città sono ovviamente più difficili, e i risultati relativi spesso impossibili a essere messi in pratica, per la densità d'occupazione del suolo, per il costo delle sistemazioni e, in certi casi, per l'opposizione che si incontra a modificare l'aspetto di una determinata zona cittadina.

Alcune misure di polizia urbana possono costituire in qualche caso un temporaneo rimedio: 1. precedenza data alle arterie principali, con imposizione dello “stop” alle vie secondarie che in esse confluiscono; 2. divieto di svolta a sinistra: questa disposizione aumenta in certi casi la portata di un incrocio fino al 60%; 3. senso unico: questa disposizione aumenta in certi casi, soprattutto nelle vie medie e larghe, la portata fino al 30%; 4. istituzione di corsie riservate ai mezzi pubblici (tassì, autobus, ecc.); 5. divieto di sosta; 6. istituzione di zone pedonali; 7. divieto di ingresso nei centri storici da parte degli autoveicoli per alcune ore del giorno.

 

² Parcheggio

La  stesura di un piano di parcheggio dei veicoli presuppone la conoscenza delle aree di parcheggio disponibili al momento e la consistenza della domanda prevedibile. Il volume dei veicoli in parcheggio è dato dal numero dei veicoli che in un determinato momento sono in sosta in una determinata zona; la domanda di parcheggio dal numero dei veicoli che sosterebbero nella stessa zona se le difficoltà di trovare un posto libero non fossero eccessive. Volume dei veicoli in parcheggio e domanda di parcheggio coincidono soltanto nel caso che ognuno possa lasciare il proprio veicolo a ragionevole distanza dal luogo di destinazione. In una grande città il numero di posti necessario nella zona centrale è dato dalla formula P = 0,12 ÷ 0,16 N, in cui P è il numero di posti necessario e N il numero dei veicoli esistenti in tutto l'agglomerato urbano.

D'altro canto, la durata media della sosta in una città di 100.000 ab. è di circa 46 min. per le automobili e di 21 min. per gli autocarri. Per soddisfare la domanda di parcheggio sono seguiti vari accorgimenti. l parcheggi in superficie sono i meno costosi da allestire, ma nelle città vecchie, nelle quali le aree libere fanno difetto, possono essere previsti in numero limitatissimo. Sono stati compiuti numerosi esperimenti di autorimesse pensili o sotterranee, a montacarichi o a rampa di salita-discesa. Loro difetto fondamentale è il costo elevato di costruzione e conseguentemente la necessità di esigere un diritto di parcheggio elevato.

Nelle zone urbane in cui viene rilevata l'impossibilità di assicurare un numero sufficiente di posti per la sosta dei veicoli, il problema consiste nel distribuire le aree in modo da poter soddisfare i bisogni essenziali. E' pertanto indispensabile imporre una serie di limitazioni.

Due sono i sistemi seguiti attualmente: 1. i contatori di sosta o parchimetri, fissati al bordo dei marciapiedi. Ciascun contatore, che corrisponde a un'area di parcheggio, viene fatto scattare dall'utente all'arrivo col proprio automezzo. Il costo della sosta può essere proporzionale alla durata della stessa, o crescere molto pił che proporzionalmente alla durata; 2. i dischi di parcheggio o dischi orario. Ogni autoveicolo ha diritto, all'interno di una zona stabilita, detta “zona-disco”, la quale corrisponde generalmente al centro della città, a un tempo di sosta limitato (per es. un'ora o un'ora e mezzo), il cui inizio viene indicato sopra un disco che immediatamente all'arrivo deve essere disposto, in modo visibile dall'esterno, all'interno del parabrezza.

Il servizio di sorveglianza richiede in questa seconda soluzione un numero di persone superiore che nel caso dei parchimetri, ma le spese di allestimento sono praticamente nulle e le entrate sono ugualmente assicurate dalle inevitabili multe che vengono staccate per contravvenzione al termine di tempo. Malgrado tutti i palliativi, il problema della circolazione e il problema del parcheggio di una grande città saranno senza soluzione se una buona percentuale degli abitanti non si avvarrà dei mezzi di trasporto pubblici (tram, autobus, filobus, metropolitana).

 

² La sicurezza

u Ferrovie

Il  senso normale di circolazione dei convogli ferroviari della rete italiana sulle linee a doppio binario è la sinistra rispetto alla direzione del movimento del treno; tale senso di circolazione è seguito in tutta l'Europa; negli USA, invece, la circolazione avviene sul binario di destra. Le linee tranviarie urbane e le metropolitane, in Italia, tengono invece la destra.

La circolazione è detta “a binario illegale” quando viene effettuata in senso inverso a quello normale. La circolazione su una linea a doppio binario è detta “a binario unico” quando avviene temporaneamente, per cause accidentali, su un solo binario, percorso dai treni nei due sensi.
 

u Fisiologia

Nell'antichità le conoscenze sulla circolazione sanguigna erano assai vaghe: Aristotele credeva che l'aria dei polmoni penetrasse direttamente nelle arterie; Galeno considerava il fegato come il generatore del sangue e situava nel cuore il centro della respirazione. Nel 1553 Miguel Servet distinse il cuore destro dal cuore sinistro e ammise la circolazione polmonare. Due anni dopo Andrea Vesalio dimostrò che questi due cuori non sono comunicanti e distinse le arterie dalle vene; nel 1629 W. Harvey scoprì la circolazione del sangue e ne formulò le leggi principali; nel 1653 T. Bartholin diede la prima descrizione completa dei vasi linfatici. Nel XIX sec. Magendie spiegò la natura e la funzione dei capillari, scoperti da Malpighi, e C. Bernard riconobbe i nervi vasomotori e la loro azione sulla circolazione locale.

Negli animali pluricellulari la circolazione sanguigna, anche nei casi in cui è semplicissima, ha il compito di apportare ai tessuti le sostanze nutritizie e di portarne via i rifiuti metabolici in modo da mantenere pressappoco costante la composizione del mezzo interno in cui vivono tutte le cellule dell'organismo. Quindi lo sviluppo progressivo dell'apparato circolatorio consiste nella differenziazione di organi motori, il o i cuori, aventi il compito di pulsare il liquido nutritizio, o sangue, in un sistema di canali o vasi, costituito da arterie e vene. Negli animali inferiori, anche quando esistono organi pulsanti e un vaso dorsale come negli insetti, la circolazione è lacunare perché il sangue bagna la cavità viscerale e circola in vasi non completamente chiusi. Nei molluschi sono presenti organi analoghi alle arterie e alle vene, ma si verifica ancora la mescolanza del sangue arterioso con quello venoso; ciò avviene anche nei vertebrati inferiori che hanno il cuore con un unico ventricolo. Negli uccelli e nei mammiferi, in cui la separazione del cuore destro (venoso) e del cuore sinistro (arterioso) è completa e il sistema vascolare rigorosamente chiuso, i due tipi di sangue sono nettamente separati.

u Circolazione embrionale

Nella  vita intrauterina la circolazione dell'embrione passa attraverso due fasi distinte: nella prima, che dura dal 15ŗ al 45ŗ giorno circa, il cuore è semplicemente un tubo contrattile e la circolazione è detta onfalomesenterica; nella seconda, che si protrae sino alla nascita, la circolazione è detta placentare. Il cuore inizialmente è formato da tre cavitą: la cavitą ventricolare che successivamente formerà i due ventricoli, la cavitą atriale da cui deriveranno i due atri che, sino al momento della nascita, comunicano tra loro mediante il forame di Botallo, e il bulbo aortico da cui ha origine l'aorta.

La piccola circolazione o circolazione polmonare non esiste nell'embrione perchè il sangue fetale si ossigena per mezzo della placenta; la circolazione del neonato diventa simile a quella dell'adulto soltanto quindici giorni dopo la nascita.

 

u Circolazione sanguigna

L'apparato  circolatorio dell'uomo al pari di quello dei vertebrati superiori è costituito da un organo motore centrale, il cuore, e da vasi: arterie, che partono dal cuore, e vene, che vi sfociano. Tra le arterie che portano il sangue ossigenato ai diversi organi e le vene che conducono al cuore il sangue caricatosi del biossido di carbonio e dei rifiuti metabolici, è interposto un sistema di piccoli vasi formati da un solo strato di cellule endoteliali, il sistema capillare, a livello del quale avvengono gli scambi tra il sangue che apporta ossigeno e sostanze nutritizie e la linfa intercellulare che vi rigetta il biossido di carbonio e i rifiuti del metabolismo.

La circolazione sanguigna è continua poichè il ritmo cardiaco, alternato, viene smorzato dall'elasticità delle arterie e si effettua sempre nello stesso senso. Il sangue delle vene proveniente dai diversi organi sbocca, mediante la vena cava, nell'atrio destro da cui passa nel ventricolo destro. Da questo esce mediante le arterie polmonari che lo portano ai polmoni in cui si trasforma in sangue arterioso ed è ricondotto dalle vene polmonari all'atrio sinistro. Questo circuito costituisce la piccola circolazione o circolazione polmonare.

Il sangue dall'atrio sinistro passa nel ventricolo sinistro, ne esce mediante l'aorta, quindi, seguendo le successive ramificazioni dei vasi in arterie, arteriole e capillari, in cui la circolazione si rallenta notevolmente, perviene ai diversi organi. Dai capillari arteriosi il sangue passa nei capillari venosi, quindi nelle vene che lo convogliano verso la vena cava e l'atrio destro ove ricomincia il ciclo (grande circolazione). In questa circolazione è inserito il sistema della vena porta che, mediante la vena suddetta, conduce al fegato il sangue venoso proveniente dai capillari di una parte dell'intestino; nel fegato la vena porta si risolve a sua volta in una rete capillare da cui originano le vene epatiche che sboccano poi nella vena cava inferiore. La circolazione del sangue è relativamente rapida in quanto si valuta che in un'ora il sangue compia pił di centoventi volte il giro del corpo. Questa circolazione si compie in primo luogo grazie alla forza contrattile del cuore e secondariamente in virtù dell'elasticità delle arterie che assicura la continuità della circolazione sanguigna anche durante la diastole cardiaca. Le pareti arteriose infatti, distese al momento della sistole, esercitano successivamente sul sangue una pressione di intensità uguale a quella della forza che le aveva distese.

La circolazione venosa è sostenuta fondamentalmente dalla pressione arteriosa residua che si esercita a livello dei capillari (questa pressione, esercitata dietro al sangue venoso, viene detta perciò vis a tergo) e da alcuni fattori secondari: 1. la gravità, per le vene situate superiormente al cuore; 2. le contrazioni muscolari che, esercitando pressioni tangenziali sulle pareti venose, comprimono il sangue e lo forzano a circolare in un unico senso, cioè verso il cuore in quanto nelle vene esistono valvole che impediscono al sangue di refluire; 3. i movimenti respiratori (aspirazioni toraciche, compressione addominale per abbassamento del diaframma) che producono al momento dell'inspirazione una pressione inferiore alla pressione atmosferica nelle vene cave e negli atri.

 

u Circolazione linfatica

In  realtà non si tratta di una circolazione vera e propria in quanto la linfa non ritorna al punto di partenza, ma di un semplice flusso in un sistema speciale di vasi detti linfatici. La linfa degli spazi pericellulari si riunisce nei vasi linfatici; i vasi chiliferi provenienti dall'intestino e i vasi linfatici della metà sinistra del corpo si versano nel dotto toracico che è provvisto inferiormente di una dilatazione detta cisterna del Pecquet e che risale accanto alla colonna vertebrale sino all'altezza della vena succlavia sinistra in cui si getta. Gli altri vasi linfatici provenienti dalla metà destra del corpo sfociano invece nella vena succlavia destra. La progressione della linfa in senso centripeto si effettua grazie agli stessi meccanismi regolanti la circolazione venosa, cioè in primo luogo vis a tergo, quindi aspirazione toracica, spinte addominali, contrazioni muscolari e infine presenza di valvole nei vasi che impediscono il reflusso della linfa. La velocità con cui questa si sposta è sensibilmente inferiore a quella del sangue nelle vene di pari calibro, inoltre la pressione che subisce la linfa è dell'ordine di pochi mm di mercurio.

L'azione del sistema nervoso e in particolare dei nervi mesenterici e splancnici fa variare l'irrigazione linfatica, ma fondamentalmente è la produzione della linfa che mediante la vis a tergo regola lo spostamento della linfa stessa.