DNA
DNA
(sigla
formata dalle iniziali del nome inglese dell' acido desossiribonucleico).
— Bioch. Polimero organico ad alto peso molecolare costituito da
nucleotidi e presente nei cromosomi, responsabile di basilari processi
biochimici e della trasmissione dei caratteri ereditari.
— Med. DNA ricombinante, metodica che ha permesso, da una parte, di
produrre su larga scala molecole proteiche come l'insulina, la cui
estrazione naturale era laboriosa, lenta e costosa poiché si avvaleva del
genoma di batteri; dall'altra, tramite la formazione di sonde geniche
dette probes, di individuare la sequenza di geni sul filamento di
DNA, fatto estremamente promettente per l'individuazione del gene o dei
geni alterati nelle malattie ereditarie.
u
Biochimica
Il DNA è una grossa molecola polimerica, i cui monomeri sono
molecole di nucleotidi, ognuno dei quali è formato dalla condensazione di
una molecola di desossiribosio, zucchero a cinque atomi di carbonio, una
di acido fosforico e da una delle seguenti basi azotate: citosina, timina,
adenina e guanina. Le prime due derivate dalla pirimidina, le altre dalla
purina. La molecola di DNA è costituita da due catene affiancate
strettamente e tenute insieme da legami a idrogeno, ciascuna formata dalla
successione di tali nucleotidi. Si usa paragonare la molecola di DNA a una
scala di corda, i due tiranti della quale sono formati dalla successione
dei gruppi fosforici e glucidici, alternati, mentre i pioli tesi tra i
tiranti corrispondono a coppie di basi azotate, una pirimidinica e l'altra
purinica. Queste coppie rispondono a una regola precisa, per cui l'adenina
è accoppiata con la timina, la guanina con la citosina. La doppia catena o
scala di corda è attorcigliata attorno a se stessa, in modo da formare una
doppia elica, che ha un diametro di 18 Å mentre il passo è di 34 Å. La
lunghezza di queste molecole elicoidali è grande rispetto al diametro, ma
il volume del solido resta pur sempre submicroscopico. Tale modello
molecolare, ideato da Watson e Crick, oltre a rendere conto di molti dati
fisicochimici relativi al DNA, è compatibile con alcuni fondamentali fatti
biologici. Il DNA è concentrato quasi esclusivamente nei nuclei cellulari
ed è uno dei costituenti dei cromosomi, in cui è presente coniugato con
una proteina (il complesso prende il nome di nucleoprotide). Va notato
innanzitutto che la molecola di DNA ha un alto grado di polimerizzazione,
cioè è costituita dalla successione di un numero molto grande di
nucleotidi. Le possibili successioni delle quattro basi azotate lungo le
catene danno luogo a un numero altissimo di combinazioni. Queste possibili
combinazioni sono considerabili come combinazioni di segnali, capaci di
contenere, opportunamente codificati, messaggi anche molto complessi, non
diversamente da quanto le varie combinazioni delle lettere dell'alfabeto o
dei segnali Morse permettano di combinare parole, frasi e periodi e questi
possono esprimere concetti. Nella fattispecie il discorso da codificare è
quello che descrive i caratteri ereditari che la cellula madre deve
trasmettere integralmente alle cellule figlie al momento della
duplicazione. La molecola del DNA è atta a costituire il veicolo fisico di
un codice, il codice genetico, nel quale è tradotta l'intera
quantità di informazione concernente il patrimonio ereditario. La molecola
del DNA è una delle molecole di cui si conosce la proprietà di
autoduplicarsi. Presumibilmente durante la duplicazione la doppia elica si
distende e le due catene che la formano si disgiungono. Ciascuna di esse
serve da stampo a una nuova catena, insieme con la quale ricostituisce una
nuova doppia elica: un congruo numero di nucleotidi presenti nel succo
nucleare si dispongono lungo la catena che serve da stampo, secondo la
regola di accoppiamento delle basi puriniche e pirimidiniche, e si
polimerizzano, ricostruendo esattamente la catena che si era separata.
L'intera quantità di informazioni contenute nella successione di basi
della doppia elica è così trasmessa a due nuove molecole di DNA; ciascuna
di esse passerà a un cromosoma di una delle due cellule figlie. Il
processo così è di tipo semiconservativo. Qualora avvenisse un errore nel
processo di duplicazione, si trasmetterebbe un'informazione diversa dalla
originale, provocando nel patrimonio genetico della cellula nuova una
mutazione.
Oltre ad autoduplicarsi ogni catena di DNA è capace di fare da stampo a un
altro tipo di molecola, quella dell'acido ribonucleico o RNA, molto simile
al DNA, ma molto più breve e non a doppia elica. Questo, diffondendo fuori
dal nucleo, è destinato a controllare la sintesi delle molecole proteiche,
ivi comprese quelle degli enzimi; si tratta degli elementi che
caratterizzano la struttura e il metabolismo della cellula. In tal modo
l'informazione genetica, trasmessa dalla cellula madre al momento della
moltiplicazione, viene trasmessa continuamente dal nucleo al citoplasma.
Quanto alla decifrazione del codice genetico, è stato provato che ogni
tripletta di basi del DNA e la sua traduzione sul RNA corrispondono a un
determinato amminoacido, per cui l'ordinamento del DNA, trasmesso al RNA,
determina l'ordinamento, cioè il tipo, il numero e la successione, degli
amminoacidi destinati a polimerizzarsi in una certa molecola proteica.
Eccezioni alla struttura a doppia elica sono i DNA di alcuni virus,
totalmente (
× 174) o parzialmente (virus dell'epatite B) a singola elica. Anche in
questi casi comunque il DNA passa attraverso la forma a doppia elica per
replicarsi in molecole che costituiranno la dotazione genica, o genoma,
delle generazioni successive. Il DNA di ogni organismo è dunque
caratterizzato da una sequenza specifica dei suoi quattro costituenti: le
varie sequenze che compongono il DNA sono funzionalmente identificabili
nei geni, separati da sequenze apparentemente prive di funzioni, dette
tratti intergenici. Le dimensioni dei geni variano da poco più di un
centinaio di nucleotidi a qualche migliaio. Il DNA dei microrganismi
procarioti non presenta sequenze ripetitive di nucleotidi, assai frequenti
invece nel DNA degli eucarioti: il loro ruolo non è ancora noto con
sicurezza. Possono essere lunghe 2-10 nucleotidi oppure comprendere interi
geni, la cui informazione viene così amplificata migliaia di volte. Da un
punto di vista strutturale si ritiene che la forma prevalente del DNA sia
la cosiddetta struttura B, caratterizzata da un passo della doppia elica
destrorsa di 34 angstrom (3,4 nanometri) contenente dieci nucleotidi e
dalla coplanarità delle basi appaiate su un piano ortogonale all'asse
della doppia elica. Però sono state postulate altre forme di cui alcune
conservano la caratteristica doppia elica, altre suggeriscono strutture
con i filamenti solo giustapposti (modello fianco a fianco), oppure
posseggono una doppia elica sinistrorsa con andamento a zig-zag, come
nella cosiddetta forma
z. (
Z-DNA
) .
u
Medicina
§Clonazione
Alla base della metodica del DNA ricombinante, legata alla
manipolazione genica, vi è la frammentazione del DNA da parte di enzimi
chiamati restriction endonucleases o enzimi di restrizione, che
scindono l'acido nucleico in punti specifici. Il frammento corrispondente
alla frequenza nucleotidica che codifica un determinato tipo di proteina,
per esempio l'insulina, viene quindi inserito nel genoma batterico
mediante l'infezione di un fago portatore del gene in questione. La
sequenza nucleotidica specifica può essere quindi tradotta in un gran
numero di molecole proteiche. L'applicazione è stata resa possibile perchè
le tecniche sono oramai in grado di isolare e purificare i singoli geni e
farli esprimere in cellule diverse, per lo più batteriche. La scelta di
queste ultime è legata alla rapidità della loro riproduzione e quindi a
una pronta produzione della proteina in questione (ad es. insulina).
L'individuazione del gene alterato, che può essere alla base di una
patologia ereditaria, sfrutta invece la diversa mobilità elettroforetica
di frammenti di DNA corrispondenti alla proteina normale e di quello
ottenuto dal corredo genico del soggetto in esame, previa clonazione.
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