Epatite

Infiammazione del fegato di varia natura.

u Biologia e Medicina

L'epatite  può essere acuta o cronica. Le forme acute sono rappresentate essenzialmente dall'epatite virale e dall'epatite suppurata.

L'epatite virale può essere provocata da due distinti tipi di virus, che danno luogo a due differenti forme di malattie: 1. l'epatite epidemica, provocata dal virus A (molto spesso, specie per il passato, interpretata erroneamente come epatite catarrale o ittero catarrale), si manifesta soprattutto in comunità, colpisce quasi esclusivamente soggetti giovani ed è trasmessa per mezzo delle feci, di goccioline di saliva, di alimenti o bevande infette o con contagio diretto; 2. l'epatite da siero, provocata dal virus B inoculato accidentalmente con trasfusioni di sangue o di plasma o anche solo con l'impiego di siringhe per iniezioni ipodermiche o per prelievi di sangue; si manifesta a qualunque età. Dopo una fase variabile, ma piuttosto lunga, di incubazione (è meno lunga nella seconda forma), la malattia inizia con inappetenza, disturbi digestivi, malessere, spesso febbre molesta, senso di peso all'addome, dolenzia in sede epatica, ittero la cui gravità può andare da modeste e quasi impercettibili note di subittero a colorazione netta della cute e delle mucose. Nel periodo di stato le varie prove di funzionalità epatica (bilirubinemia, transaminasi, fosfatasi alcalina, prova di labilità colloidale) sono più o meno gravemente interessate. Nelle forme a evoluzione rapida e benigna, l'epatite virale guarisce in venti giorni o poco più, ma nella maggior parte dei casi il decorso si aggira sui due-tre mesi; qualche volta può cronicizzarsi in forme più o meno moleste; nei casi più gravi può esitare nell'atrofia giallo-acuta del fegato, epatopatia a evoluzione rapida ed esito mortale. La profilassi si fonda, per l'infezione da virus B, sull'uso di aghi e siringhe perfettamente sterili e sulla selezione di donatori di sangue sani; per la forma epidemica, oltre alle normali regole igieniche, è utile la somministrazione preventiva di gammaglobuline. La terapia di entrambe le forme si avvale del riposo a letto, di opportuna dieta (ricca di idrati di carbonio e proteine, molto scarsa di grassi), dell'impiego di cortisonici e ACTH almeno nelle forme febbrili e a lungo decorso. E' stato inoltre messo a punto un vaccino contro il virus di tale epatite. I primi studi clinici controllati hanno mostrato la notevole efficacia e sicurezza di questo vaccino.

Recenti studi hanno permesso di identificare un ulteriore agente eziologico dell'epatite virale. Il terzo virus è stato chiamato “non A e non B” e si ritiene che sia responsabile del 90-95% dei casi di epatite post-trasfusionale. Si spera di ridurre drasticamente l'incidenza di questa temibile complicazione delle trasfusioni di sangue o di derivati del sangue, individuando tra i donatori di sangue i portatori asintomatici di questo virus.

L'epatite suppurata o ascesso epatico è frequente nei paesi caldi nella forma amebica, ma può essere provocata anche da altri germi (Bacterium coli, stafilococchi, ecc.). La diagnosi eziologica orienta la terapia, che sarà a base di emetina nelle forme amebiche, a base di altri antibiotici in quelle da germi piogeni.

Le forme croniche dell'epatite si identificano negli stati di cirrosi epatica, dei quali costituiscono quanto meno il momento iniziale.

Nel siero di pazienti affetti da epatite virale di tipo B sono state messe in evidenza particelle globulari, dette particelle di Dane, agenti eziologici dell'epatite, e particelle tubulari, ritenute frammenti del capside virale. L'involucro della particella di Dane e le particelle tubulari presentano l'antigene HBsAg (Hepatitis B surface Antigen). Il core della particella globulare ha attività antigenica definita HBcAg (Hepatitis B core Antigen). Il genoma del virus è una molecola di DNA circolare a doppia elica. Esiste un terzo antigene, detto HBeAg, rappresentato da un complesso di proteine solubili. Le epatopatie da infezione virale di tipo B vengono classificate in base al tipo di antigene presente negli epatociti. Associata all'infezione virale di tipo B è l'infezione con virus delta. La particella ritrovata nel siero, detta antigene delta, contiene un piccolo frammento di RNA. Per l'epatite non A non B nessun virus è stato chiaramente identificato; sono state per ora isolate particelle con struttura simile ai togavirus.

u Veterinaria

Le  epatiti sono molto frequenti negli animali e si riscontrano nella maggior parte delle intossicazioni (esogene ed endogene) e delle malattie infettive. Tra le epatiti infettive specifiche dovute a batteri o a virus filtrabili, con decorso acuto o cronico, ricordiamo: l'epatite nodulare necrosante, dovuta al bacillo della necrosi e caratterizzata dalla presenza di ascessi nodulari nel parenchima epatico, che si osserva nel cavallo, nei bovini e negli ovini; l'epatite infettiva necrosante della pecora, malattia infettiva, enzootica, dovuta a batteri anaerobi (Clostridium septicum) e caratterizzata da tossiemia a evoluzione rapidissima e da necrosi insulare del parenchima epatico; l'epatite contagiosa del cane, detta anche malattia di Rubarth, malattia infettiva che colpisce di preferenza i cuccioli, causata da un ultravirus specifico e caratterizzata clinicamente da sintomi gravi (febbre, vomito, diarrea, disturbi nervosi) e anatomicamente da lesioni al fegato e ai reni; l'epatite infettiva enzootica delle pecore o febbre della valle del Rift, tipica dell'Africa orientale, causata da un virus filtrabile trasmesso probabilmente dalle zanzare, caratterizzata clinicamente da enterite, febbre e diarrea sanguinolenta e, anatomicamente, da lesioni necrotiche al fegato.