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L'espressione e la regolazione geniche
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L'espressione genica
Per espressione genica si intende essenzialmente la
trascrizione, cioè la lettura, di un determinato gene
con conseguente produzione della proteina che da esso
è codificata. In altre parole, il segmento di DNA che
contiene il gene in questione viene trascritto in RNA,
il quale viene poi utilizzato per produrre la proteina
corrispondente.
In teoria, potrebbe avvenire che ogni gene venga
continuamente espresso, che cioè produca di continuo
la sua specifica proteina. E si è visto che in alcuni
casi è veramente così, ci sono in effetti geni che
sono espressi costantemente ad un determinato livello.
Ma, quando si è iniziato a studiare l'espressione
genica in organismi unicellulari, si è visto che
alcuni geni non hanno un'espressione continua ed
uniforme nel tempo, ma possono aumentare il loro
livello d'espressione in alcuni momenti. Vi sono geni
che sono completamente spenti, ma che vengono attivati
in risposta ad alcuni stimoli ambientali, ad esempio
la presenza di glucosio o altre sostanze nutritive nel
terreno di cultura. Questo fenomeno è stato poi
confermato anche nelle cellule di mammifero: ad
esempio, se la cellula viene esposta per un breve
periodo ad una temperatura vicina ai 40°C, condizione
in cui una normale cellula non può sopravvivere per
lunghi periodi, si nota che alcune proteine vengono
prodotte ex novo. Fenomeni di questo genere
hanno fatto pensare che vi siano delle regioni nel
genoma che agiscono come dei "sensori" degli stimoli
ambientali, attivando una risposta dell'organismo che
si traduce in un'elevata attività del gene necessario
a rispondere alle modificazioni ambientali.
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Geni ubiquitari, inducibili e tessuto-specifici
L'espressione genica pertanto non è sempre costante
neanche negli organismi più semplici. Diciamo che
negli organismi più semplici vi è un certo insieme di
geni che vengono costantemente espressi in quanto sono
necessari alla fisiologia di base e altri che vengono
attivati in risposta a stimoli esterni. Ma negli
organismi complessi le cose sono ancora più
complicate. Negli organismi multicellulari, non vi è
solo il problema della risposta agli stimoli esterni,
ma vi è anche il problema della diversità tra cellula
e cellula: è il problema del
differenziamento.
Qual è la base di questa variazione intercellulare
nell'ambito dello stesso organismo? La risposta oggi è
nota: cellule diverse esprimono insiemi diversi di
geni, il che equivale a dire che eseguono istruzioni
diverse del programma contenuto nel loro genoma.
Pertanto, anche se l'intero programma è disponibile in
ogni cellula, solo una porzione di esso viene
utilizzata da ogni singola cellula. Naturalmente anche
in questo caso, vi saranno geni che sono espressi in
ogni cellula, in quanto servono per eseguire i lavori
di base, quelli senza i quali la cellula non può
provvedere ad altre attività più delicate. Questi geni
sono detti ad espressione ubiquitaria e vanno a volte
sotto la dizione di geni housekeeping. Altri
geni però saranno specifici per i vari tipi di tessuto
e alcuni di essi saranno addirittura i determinanti
dello specifico tipo di differenziamento tissutale. In
altre parole, l'espressione di alcuni geni è il
primum movens della scelta della cellula di
diventare tessuto nervoso, epatico, ematopoietico,
renale e così via.
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Le regioni regolatrici
Pertanto, se non tutti i geni sono espressi nello
stesso momento, se i loro livelli possono essere
indotti da stimoli ambientali o addirittura
nell'ambito dello sviluppo dello stesso organismo,
sembra necessario pensare che essi siano in qualche
modo "regolati". Quello della regolazione genica è un
concetto fondamentale che ha portato oggi a ritenere
che nel genoma non siano solamente presenti sequenze
che codificano le proteine (secondo un codice ben noto,
quello per il quale ad ogni aminoacido corrisponde una
o più triplette nucleotidiche del DNA), ma anche
sequenze che attivano o reprimono la "lettura" di
queste regioni codificanti. Queste regioni vengono
oggi raccolte sotto la dizione di "regioni regolatrici".
In cosa consiste una regione regolatrice? Non è facile
dirlo, perchè al momento non abbiamo un quadro
esplicativo generale del calibro di quello che ci
consente, invece, di predire con precisione la
sequenza aminoacidica di una proteina da quella
nucleotidica (il
codice genetico).
Ma alcuni dati sono tuttavia acquisiti. Negli anni
sessanta si notò che, se si tentava di far produrre
una proteina inserendo solo il
cDNA
che la codifica in un plasmide, la proteina non veniva
prodotta affatto. Si riusciva a far produrre la
proteina solo iniettando la sua sequenza concatenata a
sequenze prelevate da altri organismi (virus compresi)
e disposta a valle della catena. Poi si notò anche che
la proteina veniva prodotta se la sequenza iniettata
conteneva, a monte del cDNA della proteina, altre
sequenze che, anche nel gene originario, si trovavano
vicine (e in genere a monte). Questo ha portato a
pensare che, di fianco ad ogni gene, vi siano delle
sequenze che ne consentono l'espressione, cioè
sequenze regolatrici. Man mano che aumentava la nostra
comprensione, sono stati coniati vari termini per
definire le funzioni regolatrici, quali quelli di
promoter, enhancer, silencer, ecc.
Vi sono geni che vengono regolati singolarmente, ma vi
sono anche regolazioni sovrageniche, che presiedono
alla regolazione concomitante di più geni.
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La regolazione è un fenomeno estremamente complesso
Le sequenze contenute del DNA sono tuttavia solamente
una delle componenti che presiedono alla regolazione
dei geni. Almeno due altri attori sono coinvolti in
questo sottile gioco. Il primo è l'organizzazione
della
cromatina.
Dentro ad ogni nucleo, il DNA non è nudo, ma è avvolto
da un insieme di proteine (che con il DNA formano
appunto la cromatina) che influenzano notevolmente
l'espressione dei geni in esso contenuti. Si sa oggi
che, in una determinata cellula, i geni espressi e i
geni inespressi sono associati a stati della cromatina
diversi. Questo dipende dalla presenza di proteine che
avvolgono il DNA in maniera diversa o da modificazioni
particolari del DNA stesso (metilazione del DNA,
acetilazione degli istoni, ecc).
La seconda componente è invece data da proteine
specifiche che si associano alle sequenze regolatrici
attivando o reprimendo l'espressione genica. Queste
proteine che vengono raccolte sotto il nome di "fattori
di trascrizione", modificano la struttura
tridimensionale del
cromosoma
in un determinato punto e ne consentono o ne reprimono
l'espressione. Anche se molti di questo fattori sono
conosciuti, e anche se si intuisce che l'espressione
di un determinato gene è dovuta all'interazione di
sequenze specifiche di DNA, a proteine che ad esse si
legano e a modifiche dello stato della cromatina, i
meccanismi esatti che avvengono nel nucleo della
cellula non sono ancora ben chiariti. Su questo
argomento non siamo ancora in grado di conglobare
tutti i dati, alcuni dei quali apparentemente
contradditori, in un'unica teoria intellettualmente
soddisfacente.
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