Faro (segnale luminoso)



Faro  (gr. Phįros, nome di una penisola presso Alessandria dove Tolomeo Filadelfo fece elevare una torre di marmo bianco alla cui sommità ardeva un fuoco visibile dal mare a grande distanza). Segnale luminoso di grande potenza che si tiene acceso, di notte, su apposite costruzioni, erette lungo le coste o su scogli in mezzo al mare, per guidare i naviganti nella navigazione costiera e negli approdi.   ¸ Per estens. Il generatore di luce posto su un faro: Aumentare la potenza di un faro. ¸ Fig. Luce, guida spirituale: Roma fu sempre faro di civiltà.

— Aer. Faro di atterraggio, faro che gli aeromobili accendono per illuminare la pista su cui stanno per atterrare; generalmente è retrattile, specie negli aerei veloci. ¸ Faro di aeroporto.

— Lit. Faro della chiesa, candeliere che regge, su un supporto circolare, numerose candele. ¸ Globo di bambagia, sospeso all'ingresso dell'altare, che viene acceso dal sacerdote mentre si reca a celebrare la messa nella festivitą di un martire, patrono della chiesa. (Simbolo della donazione completa a Cristo del martire.)

— Trasp. Negli autoveicoli, sin. improprio di proiettore.

u Tecnologia

La costruzione di torri portanti fuochi per indicare alle navi l'accesso ai porti o per segnalare paraggi pericolosi fu ideata dai Greci; i Romani costruirono torri-faro in parecchi punti delle loro coste. La sorgente luminosa era ottenuta con bracieri in cui si bruciavano legna resinosa e oli minerali; tali bracieri erano curati in un primo tempo da sacerdoti, poi da personale all'uopo incaricato. La torre-faro più antica sembra sia stata quella di capo Sigeo costruita verso il 1000 a.C. all'entrata dell'Ellesponto; le più celebri furono quella di Alessandria d'Egitto, definita una delle sette meraviglie del mondo (alta 120 m e costruita nel 280-279 a.C.) e quelle di Ostia (alla foce del Tevere), di Ravenna, di Messina, di Rodi; importanti erano le due torri costruite dai Romani per segnalare i punti d'arrivo nel traghettamento del canale della Manica: il Gesoriacum a Boulogne, innalzato per volere di Caligola nel 41 d.C., e quello di Dubris (Dover). Nel XII sec. furono costruite la Lanterna di Genova e la torre della Meloria, entrambe a forma di torre classica; i primi fari dei paesi oceanici furono edificati solo a partire dal XVII sec. La costruzione su vasta scala di fari ebbe inizio verso la fine del   XVIII sec. favorita dall'adozione di nuove sorgenti luminose (lampade a lucignolo, prima a olio poi a petrolio) e, soprattutto, dagli studi ed esperimenti di Fresnel, che ideò e mise a punto nel 1821 i sistemi di lenti che portano il suo nome. Da allora il numero e la potenza luminosa dei fari andarono sempre aumentando, permettendo di soddisfare le crescenti necessità della navigazione, specie dopo l'apparire delle navi a propulsione meccanica. La rete mondiale comprende circa 25.000 fari.

Gli odierni fari si dividono in tre categorie: fari di grande atterraggio, a luci bianche molto potenti, per avvistamento a grande distanza (da 25 a 40 miglia); fari o fanali costieri di potenza media; fari o fanali di porto di piccola potenza. Un faro è costituito da una costruzione molto solida la cui parte principale è una torre, coronata dalla lanterna, locale chiuso, a forma cilindrica, contenente la sorgente luminosa (quasi sempre a gas o elettrica) e l'equipaggio ottico il cui peso, in qualche caso, può raggiungere le 5 t. L'uso dell'elettricità e in particolare delle lampade ad arco, di potenza considerevole, si è generalizzato per i fari più importanti. I fari sono costruiti sulle coste elevate o sui fianchi del le scogliere, in posizione visibile a distanza, oppure lungo il litorale o su scogli isolati in mare. La luminosità dei maggiori supera il milione di lumen, in modo che possano essere visti (portata ottica) da oltre cinque miglia anche quando c'è foschia. La portata geografica è proporzionale alla radice quadrata dell'area della luce sul mare: per un'altezza di 120 m (Lanterna di Genova) la portata è di 43 km; in genere, si ritiene sufficiente un'altezza di 60-70 m, con portata geografica di 20 miglia marine; per facilitare l'accesso ai porti sono anche sistemati dei fari galleggianti o battelli-faro, ormeggiati al largo, in posizioni ben definite. Per agevolare l'individuazione diurna, le strutture dei fari sono dipinte con colori vivaci o hanno sagome caratteristiche: di notte l'individuazione è fornita dall'intermittenza dei lampi, particolare di ciascun faro. Nella pubblicazione dell'Istituto Idrografico della Marina, dal titolo Elenco dei fari e fanali e segnalamenti marittimi, sono riportati per ogni installazione i dati di posizione (longitudine e latitudine), caratteristica del segnale luminoso, durata dell'intermittenza, portata: cioè gli elementi essenziali per consentirne l'individuazione. Un ulteriore ausilio alla navigazione sottocosta e nell'approccio ai porti è dato dai portolani .

Le luci possono essere bianche o colorate, fisse o intermittenti. Se la durata delle luci intermittenti è breve (meno di un secondo), il faro si dice a lampi, se maggiore (un secondo o più) a splendori; i gruppi di splendori e di lampi seguono precisi ritmi: in questo caso, appaiono al navigante come luci ed eclissi, alternati. I lampi sono ottenuti per mezzo della rotazione rigorosamente controllata dell'equipaggio ottico sostenuto da un bagno di mercurio; le eclissi mediante la rotazione degli schermi. Ai fari più importanti vengono associati, in previsione di nebbia, dei segnali sonori (detonanti, campane, sirene, boe a campana o a fischio). I cerchi luminosi dei fari contigui devono incrociarsi a conveniente distanza dalla costa in modo da costituire lungo questa una fascia luminosa che renda impossibile avvicinarsi troppo alla terra senza scoprire un faro. In passato, quando la navigazione aerea si avvaleva solo del rilevamento a vista, gli aerodromi disponevano di un aerofaro che, di notte, ne indicava a distanza la posizione e la rotta di avvicinamento. Non possono invece essere inclusi nella categoria dei fari il radiofaro e i sistemi di navigazione aerea e navale Decca e Loran.