Genoma
Genoma:
insieme
di tutto il materiale genetico che costituisce il corredo ereditario di un
organismo vivente.
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Citologia
Ogni
cellula di un organismo contiene un insieme di cromosomi, costituiti da
DNA e da proteine.
All’interno dei cromosomi risiedono i geni, segmenti di DNA che codificano
la produzione delle proteine e nel loro complesso determinano tutte le
caratteristiche dell’organismo.
Ogni
specie di organismi ha un certo numero di geni caratteristici che ne
differenziano il metabolismo, l’aspetto e il comportamento rispetto a
quelli delle altre specie.
All’interno di una specie, poi, ogni individuo ha un proprio genoma
specifico, con l’eccezione dei gemelli monozigoti (e dei cloni) che sono
invece identici dal punto di vista genetico.
Nelle
cellule eucariote la dotazione genica è duplice (genoma diploide)
ed è fornita per metà dal contributo del gamete paterno e per metà da
quello del gamete materno (la singola dotazione genica dei gameti, o
cellule germinali, è detta aploide).
In ogni
cellula della specie umana vi sono 46 cromosomi contenenti decine di
migliaia di geni, che rappresentano però soltanto una piccola frazione del
DNA umano. La ricerca scientifica internazionale svolta nell’ambito del
Progetto genoma umano si prefigge l'individuazione e la localizzazione dei
nostri geni e il sequenziamento del nostro DNA.
Le dimensioni e la
complessità del genoma
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Genomi semplici e genomi complessi
E' ormai comune parlare di
genomi
complessi, quando ci si riferisce al genoma umano o
anche a genomi relativamente più semplici, quali
quello della D. melanogaster e del C.
elegans. Naturalmente, in termini evoluzionisti,
non è ben chiaro cosa si intende per "complesso", e
addirittura alcuni evoluzionisti tendono a rigettare
questo stesso concetto, perchè hanno paura che
l'evoluzione venga poi vista come un qualcosa che
porta dal più semplice al più complesso, mentre essi
rifiutano l'idea che la storia dell'evoluzione debba
essere intesa come un processo di miglioramento.
A parte questa considerazione, intuitivamente è
facile comprendere che vi sono organismi più
complessi e organismi più semplici. Generalmente,
più un qualcosa è complesso e più ha grosse
dimensioni, e questo vale anche nel caso degli
organismi biologici in quanto si può presumere che
l'insieme delle istruzioni necessarie al loro
funzionamento (cioè il loro genoma) debba essere più
grande. Così si ritiene che ad organismi piccoli
debbano corrispondere genomi piccoli e a organismi
complessi genomi più grossi e, in effetti, questa
correlazione in effetti esiste.
Ma vi sono delle eccezioni. Alcuni animali che
sembrano relativamente semplici se confrontati con i
mammiferi, ad esempio alcune salamandre, hanno un
contenuto di DNA maggiore di quello dell'uomo.
Questo può essere dipeso dal fenomeno della
duplicazione genomica (fenomeno che sappiamo essere
avvenuto più volte nel corso dell'evoluzione ed
essere responsabile della formazione di nuovi geni),
in cui l'intero genoma di una specie viene duplicato,
così da raddoppiare il contenuto di DNA. E vi è
anche un'altra possibilità: che queste duplicazioni
riguardino soprattutto la componente di
DNA egoista,
la cui esistenza peraltro non è ancora stata
dimostrata con certezza.
Infine vi è un aspetto per certi versi ancora più
profondo. L'uomo e il topo, come pure gli altri
mammiferi, hanno più o meno genomi della stessa
dimensione. Questo dato merita un commento anche
alla luce della recente notizia che i geni dell'uomo
sono meno numerosi di quanto ci si sarebbe aspettato.
Il sequenziamento dell'intero genoma consente entro
certi limiti di individuare il numero di geni in
esso contenuto. In seguito a questi studi, si
ritiene oggi che il numero di geni del nostro genoma
sia intorno ai 40.000 (il numero esatto potrebbe
anche essere un po' più elevato, ma il problema non
si modificherebbe in maniera sostanziale), mentre
prima si pensava che dovesse essere intorno ai
100.000. La sorpresa è dovuta al fatto che la stima
recente risulta solamente doppio ripstto al numero
dei geni che si trovano in forme assai meno
complesse dell'uomo, quali appunto insetti e
nematodi. Come è possibile questo?
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Un gene, molte proteine
Oggi sappiamo che dallo stesso gene possono derivare
più proteine. Questo è una conseguenza della
struttura del gene, che nel genoma è presente in
frammenti (esoni),
i quali vengono assemblati successivamente per
produrre un
RNA messaggero.
Si è visto tuttavia che non vi è un solo modo di
assemblare questi esoni, così che i diversi
assemblaggi possono produrre proteine diverse, e vi
sono geni che possono presumibilmente produrre anche
decine di diverse proteine, le quali possono
svolgere funzioni anche assai variate. In realtà,
quindi, le possibili proteine sono un numero assai
più elevato, e si hanno degli indizi che questo
fenomeno avvenga nelle forme complesse in misura
maggiore che in quelle semplici.
Questa potrebbe essere la prima ragione per cui tra
numero di geni e complessità dell'organismo non vi è
una relazione lineare. Inoltre, anche ad un semplice
raddoppio del numero di geni corrisponde un enorme
aumento delle possibili interazioni tra proteine,
cui consegue un vasto numero di nuove potenzialità.
Infine, la natura può essere estremamente
parsimoniosa e acuta, così da essere in grado di
utilizzare la stessa proteina per più di una
funzione, a seconda della cellula o dello stadio di
sviluppo in cui viene prodotta.
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