Gli animali clonati

u La pecora Dolly

Nel febbraio del 1997 la copertina della rivista Nature riportava la fotografia di una mite pecorella di nome Dolly. Ma non si trattava di una pecora qualunque: Dolly era il primo mammifero clonato a partire da una cellula adulta.

Un animale clonato è un animale fotocopia di un altro. Prima di Dolly si riteneva che fosse impossibile riprodurre animali di una certa complessità che fossero identici ad altri animali adulti. La fantascienza aveva sì descritto cloni di esseri umani, come nel noto film I ragazzi venuti dal Brasile, ma qualsiasi scienziato avrebbe negato che ciò fosse realmente possibile. Il genoma è uguale in ogni cellula, e quindi teoricamente contiene tutte le istruzioni per fabbricare un intero organismo, ma si riteneva che il solo programma, per ragioni misteriose, non potesse più essere attivato (se prelevato da un individuo adulto) per ricostruire un embrione.

Questa idea era dovuta al fatto che, negli anni sessanta i ricercatori erano riusciti a clonare anfibi ma non mammiferi e avevano concluso che la riattivazione del programma fosse possibile solo in organismi più semplici dei mammiferi. Col senno di poi, si può ritenere che tale conclusione fosse prematura: dei ricercatori del Roslin Institute di Edimburgo hanno il merito di non aver creduto a questo dogma.

u Il trasferimento nucleare

Il principio teorico per produrre un animale clonato si basa sul "trasferimento nucleare" (nuclear transfer). Dal momento che il programma per formare un individuo è contenuto nel nucleo di una sua cellula, sostituendo il nucleo di una cellula adulta a quello dello zigote, si potrebbe sperare che l'embrione cominci a differenziarsi e produca un individuo geneticamente identico al donatore (adulto) di DNA. I ricercatori del Roslin Institute cominciarono ad effettuare il trasferimento del nucleo partendo da cellule embrionali, passarono poi a quelle fetali e, avendo ottenuto animali da queste cellule, pensarono di provare anche con cellule ottenute da organismi adulti. Con grande sorpresa loro e di tutta la comunità scientifica, uno dei 273 tentativi effettuati diede origine ad un animale sano, la pecora Dolly.

Oggi si sono ottenuti animali clonati appartenenti a varie specie, inclusi topi, maiali e mucche. La possibilità di clonare animali è ormai una certezza che non viene più messa in dubbio. Essa tuttavia rimane una procedura difficile, che ha successo in una piccola percentuale di casi, senza che se ne comprenda bene la ragione. Si suppone tuttavia che la riprogrammazione non sia una cosa semplice e che questa difficoltà sia alla base dei numerosi fallimenti: la maggior parte dei trasferimenti nucleari nella cellula uovo fallisce e tra i pochi casi in cui la gravidanza giunge a termine, vi sono numerosi casi di morti improvvise della prole. La tecnica comunque rimane estremamente interessante e potrebbe addirittura consentire di riportare in vita di animali estinti, a patto che siano ancora disponibili cellule vive dell'animale estinto: in questo caso il nucleo potrebbe venir impiantato in un uovo di una specie affine, come è stato effettuato per una specie in via d'estinzione, il gaur, e come si pensa di fare per il panda, che difficilmente si accoppia in cattività.

u E l'uomo?

E che dire della clonazione umana? Quasi tutte le nazioni occidentali si sono espresse contro la clonazione umana, e certamente, vista la difficoltà della procedura negli animali e il fatto che molti animali clonati che nascono, muoiono dopo pochi giorni, dal punto di vista tecnico sembrerebbe assurdo cimentarsi oggi come oggi nella clonazione umana. Ma c'è, sembra, chi si propone di farlo, ed è certamente necessario che la legislazione affronti presto questo problema, cercando invertire lo scarto di questi anni in cui la legge cerca invano di correre dietro alle scoperte della scienza, invece di affrontare per tempo i problemi che continuano a nascere.