Gli anticorpi monoclonali

Il procedimento per ottenere anticorpi monoclonali consiste nell'iniettare una proteina in un topo: l'organismo dell'animale, riconosciuta questa molecola estranea, produce migliaia di anticorpi specifici contro di essa. Le cellule B produttrici degli anticorpi vengono poi estratte dal topo. Da sole, però, non sono in grado di sopravvivere a lungo, perciò vengono selezionate e fuse a cellule tumorali, formando ibridomi, cioè cellule che possono resistere al di fuori dell'organismo e continuare a produrre il particolare anticorpo. Ciascuna cellula B viene coltivata separatamente dalle altre e si riproduce con grande velocità. Tutti gli anticorpi ottenuti da una coltura derivano dal clone di una singola cellula B. Essi sono quindi identici fra loro e per questo sono chiamati monoclonali. C'è però un problema: l'anticorpo proveniente dal topo è estraneo all'organismo umano ricevente, il cui sistema immunitario lo identifica come un antigene e lo attacca. Per questo il più recente traguardo della biotecnologia è stato quello di alterare la genetica dei topi utilizzati (topi transgenici), così che gli anticorpi monoclonali prodotti non vengano riconosciuti come estranei dall'organismo umano.

 

u L'uso degli anticorpi monoclonali

Gli anticorpi monoclonali sono impiegati largamente in medicina sia per la diagnosi, sia per la cura di malattie. Grazie alla loro capacità di individuare selettivamente molecole e di legarsi a loro, sono utilizzati nelle tecniche diagnostiche che richiedono reagenti altamente specifici, per individuare e misurare proteine solubili e marcatori superficiali delle cellule. Ecco perchè vengono utilizzati per individuare sacche di sangue contaminate da virus ed eliminarle dalle trasfusioni, per avere diagnosi pił certe di molte malattie batteriche o virali (malattie a trasmissione sessuale, epatiti), ma anche per essere certi della positività o negatività di un test di gravidanza.

Caratterizzati da purezza, specificità e disponibilità illimitata, gli anticorpi monoclonali hanno trovato notevoli impieghi in oncologia dove, poichè distinguono in modo specifico le cellule tumorali, possono essere usati come veicoli di farmaci anti-tumorali. In questo modo gli immuno-farmaci raggiungono più selettivamente le cellule maligne, senza conseguenze tossiche su quelle sane. Fino a ora sono stati impiegati nel tumore alle ovaie, nelle neoplasie del tratto gastro-intestinale, del polmone e del fegato. Del resto, gli anticorpi monoclonali non possono essere impiegati su tutti i tipi di tumore e, soprattutto, non hanno effetto se la massa tumorale è molto sviluppata. Invece il loro uso sembra promettente, accoppiato o meno a terapia antitumorale convenzionale, per il trattamento di pazienti in cui la malattia è stata già ridotta. E comunque possono veicolare farmaci di supporto, in grado di mitigare gli effetti tossici degli antitumorali classici.