I
telescopi
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Perchè gli astronomi adoperano i telescopi?
Per migliaia di anni l'uomo dovette contentarsi di guardare il cielo ad
occhio nudo. Così registrò la presenza in cielo di qualche migliaio di
stelle e di sette astri erranti tra le stelle (i pianeti):
Sole, Luna, Marte, Mercurio, Giove, Venere e Saturno, sui quali modellò il
ciclo della settimana. Per noi oggi Sole e Luna non sono più pianeti,
perchè abbiamo imparato che il Sole è il centro di tutto il sistema e
riserviamo il nome di pianeta solo a ciò che ruota attorno al Sole. Di
quando in quando una cometa veniva a rompere la ciclica ripetitività di
tale eterno spettacolo dei cieli.
La nuova astronomia nacque quando Galileo puntò al cielo al cielo il suo
cannocchiale, vedendo cose mai viste da occhio umano: le macchie solari,
le fasi di Venere, i satelliti di Giove, gli anelli di Saturno...Iniziava
così la grande avventura dei telescopi, strumenti in grado di spingere
l'osservazione dell'Universo enormemente al di là di quanto permesso dalla
semplice vista. Ma perchè un telescopio rende visibili oggetti celesti
altrimenti invisibili? Per rispondere a questa domanda ricordiamo
innanzitutto il significato di "vedere": vedere significa raccogliere su
un opportuno rivelatore (la retina, nel caso dell'occhio) i fotoni che,
focalizzati da un opportuno sistema ottico, ricompongono sul rivelatore
l'immagine della sorgente.
Riusciamo a vedere qualcosa se il numero di fotoni che giungono al
rivelatore è sufficiente a formare l'immagine. Il numero di fotoni
raccolti dipende peraltro dall'apertura che li raccoglie. Nel caso
dell'occhio questa è la pupilla, con una dimensione che possiamo valutare
in pochi millimetri quadrati. Il telescopio è uno strumento con cui "allarghiamo"
l'occhio, raccogliendo i fotoni che cadono entro dimensioni enormemente
più grandi: una sorta di grande "pentola" per raccogliere fotoni. Per
comprendere la potenzialità di tale approccio, basta osservare come un
modesto telescopio di 1 metro di diametro, che è poca cosa a fronte dei
giganti moderni, abbia una superficie di circa 800.000 mm2.
Di conseguenza, nello stesso tempo di osservazione è in grado di "catturare"
centinaia di migliaia di fotoni più dell'occhio.
Ma oltre a raccogliere i fotoni occorre anche "registrarli". Per lungo
tempo gli astronomi hanno usato per questo le lastre fotografiche. Ma
ormai da alcuni decenni usano moderni
rivelatori elettronici
(CCD), come quelli installati anche in molte camere per le riprese video,
che sono molto più sensibili dell'occhio umano. I dati raccolti,
registrati in forma numerica su opportuni supporti (nastri magnetici,
compact disc, eccetera) vengono infine analizzati tramite calcolatori e
opportuni programmi di
analisi di immagine.
Il compito principale di un telescopio
non è quindi, come talora si pensa,
di "ingrandire", ma di permettere l'osservazione di sorgenti luminose
debolissime.
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I telescopi nel mondo
I primi telescopi, come quello di Galileo, utilizzavano delle lenti ed
erano perciò dei rifrattori. Il cannocchiale di Galileo aveva una
lente di solo 16 millimetri di diametro, ma ben presto si riuscì a
aumentare molto queste dimensioni. Il più grande rifrattore del mondo, con
una lente del diametro di 102 centimetri, fu costruito nel 1897 per
l'osservatorio di Yerkes, negli Stati Uniti, ove è attualmente ancora in
funzione. Ma già dalla seconda metà del '600 Isaac Newton aveva proposto
di sostituire le lenti con specchi di opportuna curvatura per riflettere
la luce formando immagini delle sorgenti luminose osservate. Tali
telescopi riflettori
hanno gradualmente sostituito i vecchi rifrattori presentando
numerosissimi vantaggi e nella costruzione e nell'utilizzo.
Per lunghi anni - a partire dal 1946 - il più grande telescopio del mondo
fu quello di Monte Palomar, di poco più di 5 metri di diametro (508
centimetri), che ha perciò acquistato una notevole notorietà
nell'immaginario comune. Negli ultimi decenni si è avuto un grande
sviluppo dei telescopi esistenti e oggi ci sono telescopi ben più potenti
di quello del Palomar. Tra i maggiori ricordiamo il riflettore di 6 metri
entrato in servizio nel 1976 all'Osservatorio del Caucaso, nell'ex Unione
Sovietica, il telescopio MMT, in Arizona, con uno specchio di 6.5 metri di
diametro e il telescopio giapponese alle isole Hawaii di 8,2 metri di
diametro, questi ultimi due entrati in funzione sul finire del secolo
scorso.
Per realizzare telescopi sempre più grandi superando la difficoltà di
costruzione degli specchi si è intanto andata sviluppando la tecnica di
telescopi compositi, dove la luce catturata da due o più telescopi normali
viene portata con opportuni sistemi ottici su un unico rivelatore. Nel
1996 è entrato in funzione sul vulcano Mauna Kea, alle isole Hawaii, il
telescopio Keck, composto da due telescopi ognuno di 10 metri di diametro.
Nel settembre 2000 è infine entrato in funzione in Cile, sul Monte Paranal,
il Very Large Telescope dell'Osservatorio
Australe Europeo
(ESO) composto da 4 telescopi di 8.2 metri ognuno di diametro. Questi
telescopi sono dotati di sofisticati sistemi elettronici non solo per
puntare le stelle e seguirle nel loro moto sulla volta celeste, ma anche
per correggere la deformazione delle immagini dovute all'atmosfera
terrestre, deformando in tempo reale la forma degli specchi (ottiche
attive e ottiche adattive).
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I siti astronomici
Tutti sanno che i moderni osservatori astronomici sono collocati in alta
montagna, ma non sempre si conosce il perchè. Si pensa talora che si
cerchi in tal modo di minimizzare l'assorbimento dell'atmosfera, ma ciò è vero solo in parte. L'aria
è ben trasparente alla luce visibile, ma
assorbe radiazioni le radiazioni elettromagnetica a lunghezza d'onda più
corta (ultravioletto) o più lunga (infrarosso). Porre gli osservatori a
grande altezza procura qualche vantaggio solo quando si voglia osservare
la radiazione infrarossa. Ma la vera soluzione per osservare in tali bande
assorbite è il ricorso a
telescopi nello spazio,
ove l'assorbimento atmosferico
è inesistente. La collocazione degli
osservatori astronomici risponde invece ad altre esigenze. Innanzitutto si
cerca di andare così in alto che in caso di tempo nuvoloso ci siano buone
probabilità che l'osservatorio resti al di sopra dello strato delle nubi
che impedirebbero le osservazioni.
Inoltre, e questa è la cosa più importante, i movimenti turbolenti
dell'aria deviano in continuazione, se pur di poco, i raggi di luce. Ne
segue che l'immagine di una stella non si forma in un punto ma si allarga
su un'areola più o meno grande
(figura
di seeing),
diminuendo la capacita del telescopio di rivelare gli oggetti più deboli (magnitudine
limite). Tanto minore è lo spessore di aria attraversato, tanto
minore è questo effetto e tanto più il telescopio è in grado di operare al
meglio. Per farsene un idea possiamo orientativamente indicare che un
telescopio di 1 metro posto in un buon sito astronomico rende meglio di un
telescopio di 5 metri posto in un cattivo sito al livello del mare.
Ma l'altezza non è il solo criterio. Si devono prendere in considerazione
anche criteri di meteorologia che assicurino che l'aria al di sopra del
sito prescelto sia per quanto possibile priva di moti turbolenti.
L'esperienza accumulata nel corso di molti decenni ha portato così a
selezionare nel mondo alcuni siti privilegiati. Tra questi abbiamo già
ricordato la vetta del vulcano Mauna Kea (la Montagna Bianca) a
4200 metri di quota nell'isola di Hawaii, dove sono concentrati alcuni tra
i più efficienti telescopi del mondo (il telescopio Franco Canadese,
quello del Giappone, il Keck). L'Osservatorio Australe Europeo ha scelto
per il Very Large Telescope la vetta del Paranal, nel deserto cileno di
Atacama. L'italiano TNG (Telescopio
Nazionale "Galileo")
è posto infine su una vetta dell'isola di La Palma, nell'arcipelago delle
Canarie , ove sono collocati anche molti altri strumenti di varie nazioni.
A tale proposito si noti infine che la collocazione di un telescopio è anche guidata dalla porzione di cielo che si intende investigare.
Poichè
l'osservazione può al più spingersi sino all'orizzonte (ma per non
attraversare troppa atmosfera è di solito limitata ad una zona attorno
allo
Zenit)
la porzione di cielo vista da un particolare sito è limitata. Questo è il
motivo per cui noi europei, per osservare il cielo del Sud, abbiamo
costruito un osservatorio sulle Ande cilene. Sulla base di tale scenario è
facile comprendere come la figura tradizionale dell'astronomo nel suo
Osservatorio e col suo telescopio sia ormai tramontata.
La complessità (e il costo) dei moderni telescopi richiedono l'intervento
di più istituzioni, sovente anche collaborazioni internazionali. I moderni
osservatori sono dei centri di ricerca ove giungono astronomi da tutte le
parti del mondo per compiere le loro osservazioni, tornando poi nella loro
istituzione per elaborare i dati raccolti e trarne le informazioni
necessarie per il progresso delle loro ricerche. In Italia, oltre a centri
di ricerca astronomica nelle Università, esistono dodici istituzioni (gli
Osservatori Astronomici)
dedicate alla ricerca astronomica.
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I radiotelescopi
I telescopi sin qui discussi raccolgono luce, cioè radiazione
elettromagnetica nelle bande ottiche. Dall'Universo ci giunge però anche
radiazione elettromagnetica a maggiore lunghezza d'onda, nella banda delle
onde radio.
Per rivelare questi segnali si utilizzano parabole metalliche, come quelle
comunemente in uso come antenne video "satellitari". Il funzionamento del
radiotelescopio non è dissimile da quello di un normale telescopio a
riflessione, ove la parabola funzione da specchio riflettente. Tra questi
telescopi ricordiamo quello di Jodrell Bank, in Inghilterra, entrato in
funzione nel 1957, con una parabola di 76,2 metri di diametro. Il più
grande radiotelescopio del mondo è oggi quello della Cornell University ad
Arecibo, in Puerto Rico, con una parabola di 305 metri di diametro
ricavata ricoprendo una depressione naturale del suolo. In Italia, a
Medicina - nei pressi di Bologna - esiste la
Croce del Nord,
formato da due serie rettilinee di antenne paraboliche, che si sviluppano
rispettivamente per 640 metri in direzione Nord-Sud e per 564 metri in
direzione Est-Ovest.
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