Il DNA egoista
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Le sequenze ripetute
I
genomi
complessi non sono solamente dei genomi semplici più grossi e con un
maggior numero di
geni,
ma sono anche delle strutture che presentano proprietà e caratteristiche
che non compaiono affatto nei genomi più semplici. Una di queste
caratteristiche, che rimangono per certi versi non ben comprese, sia per
quanto riguarda la loro genesi sia per quanto riguarda la loro funzione, è
la presenza di sequenze ripetute.
Se si esamina, ad esempio, il genoma umano, si nota come vi siano sequenze
uniche, ma anche sequenze che sono estremamente simili tra loro, tanto da
essere chiaramente riconducibili ad un'unica sequenza originaria. Queste
sequenze sono appunto chiamate "ripetute" perchè presenti in un numero
incredibile di copie. Ad esempio, si stima che una particolare sequenza di
circa 300 basi, detta Alu, sia presente in un milione di copie nel
genoma umano, venendo così a costituire circa il 10% del DNA della nostra
specie. Le Alu non sono le uniche sequenze ripetute, e si può
stimare che nel loro complesso queste possano costituire la metà o più del
nostro genoma.
Come è possibile che le sequenze ripetute abbiano colonizzato con tale
facilità il nostro genoma? Non lo sappiamo con certezza, ma è ormai chiaro
che queste sequenze rappresentano quello che resta di un originario
segmento di DNA, denominato trasposone, che ha una certa probabilità di
inserirsi nel DNA cellulare e di formare copie di se stesso che possono a
loro volta inserirsi in nuove regioni del genoma. Questa sua capacità
spiega come nel corso dei milioni di anni si sia giunti all'enorme numero
che abbiamo oggi. La proprietà di trasporsi non è oggi del tutto perduta,
in quanto in alcuni casi di malattie genetiche, si è constatato che
l'alterazione genica era dovuta all'inserzione nel gene di una sequenza
ripetuta che ne aveva alterato la sequenza originaria.
Ma un tale successo di una sequenza di DNA fa pensare che essa debba avere
una funzione. Il ragionamento è, per il momento, di natura teorica, in
quanto si pensa che difficilmente la selezione avrebbe potuto consentire
questo enorme sviluppo a fronte di un'assoluta inutilità. Numerose
ricerche di questa ipotetica funzione non hanno tuttavia portato ad alcuna
conclusione definitiva, anche se è stato ipotizzato un loro ruolo
nell'architettura del nucleo o nella regolazione genica o almeno nella
plasticità del genoma durante l'evoluzione: in quest'ultimo caso, si
suppone che la capacità della sequenza ripetuta di muoversi nel genoma
abbia fornito un substrato utile per la riproduzione del DNA, su cui
l'evoluzione avrebbe poi lentamente agito.
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DNA spazzatura e DNA egoista
A fronte di queste difficoltà nel trovare una funzione delle sequenze
ripetute, alcuni ricercatori si sono chiesti se queste sequenze non siano
effettivamente inutili e se la loro unica "preoccupazione" non sia quella
di riprodurre "egoisticamente" se stesse. E' così stato introdotto il
termine di "DNA egoista" (selfish DNA) ad indicare, appunto, che
queste sequenze non hanno altro significato che quello di riprodurre se
stesse. Si tratta, come si può vedere, di un concetto diverso da quello di
"DNA spazzatura" (junk DNA), che sta ad indicare tutte quelle
porzioni di DNA che non si riconducono ad alcuna funzione. Nel concetto di
DNA spazzatura vi è quello di inutilità, di qualcosa che si è ammassato
nel corso dei millenni. Nel concetto di DNA egoista, invece, la sequenza
di DNA assume un ruolo attivo, assicurandosi riproduzione e successo
evolutivo. Nella sua concezione estrema, formulata da Richard Dawkins, il
DNA egoista è il vero motore dell'evoluzione e gli organismi non sono
altro che dei robot che lo contengono e lo perpetuano.
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