Il
genotipo e il fenotipo
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Fenomeno e noumeno
Per
Immanuel Kant,
noi possiamo conoscere solo il fenomeno, ciò che appare, ma non il
noumeno, la cosa in sè. Questo limite della nostra ragione condanna
l'uomo ad una conoscenza superficiale. Affermare che la conoscenza
dell'uomo possa solamente essere parziale, va di pari passo con la sua
evidente finitezza in ogni campo della sua attività: in ogni momento della
nostra vita noi siamo limitati, nello spazio, nel tempo, nelle nostre
caratteristiche biologiche, nelle nostre azioni. Nulla di stupefacente
pertanto se anche la nostra conoscenza non può spingersi oltre certi
limiti. "State contente, umane genti, al quia", scriveva
Dante nella sua Divina Commedia.
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Il fenotipo è ciò che appare
Ma dove esattamente è questo limite? Veramente noi non possiamo conoscere
la vera essenza dei fenomeni? Il caso del genotipo e del fenotipo può
essere visto in questo contesto. Il fenotipo è ciò che appare, è l'insieme
delle manifestazioni visibili di un organismo. Una volta esso era
semplicemente l'insieme dei caratteri esterni, come potrebbero essere il
colore degli occhi o dei capelli, l'altezza, il peso, o, nel caso di
Mendel, la rugosità dei suoi piselli. Ma man mano che la nostra analisi
dei fenomeni viventi aumentava, il concetto di fenotipo si è allargato ad
includere caratteri anatomici, istologici, biochimici, ecc. Prendendo ad
esempio quanto accade in campo umano, oggi la biologia e la medicina hanno
caratterizzato l'organismo umano con un numero elevatissimo di parametri
che possono essere rilevati con la semplice osservazione oppure con
tecniche sofisticatissime. Indipendentemente da come vengono ottenuti
questi parametri, essi costituiscono il fenotipo di un determinato
individuo. Ma cosa fa sì che un individuo alla nascita sia come appare?
L'insieme di quelle entità che determinano le caratteristiche ereditabili
è stato chiamato il genotipo di quell'individuo. Questo concetto non è
recente ed è stato forgiato quando non sapevamo praticamente nulla di
genetica: esso rappresenta una delle estensioni che il pensiero umano è
stato capace di fare andando oltre la semplice constatazione di fenomeni
ed eventi.
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Le intuizioni di Mendel sul genotipo
Uno dei grandi meriti di
Mendel
fu quello di formulare l'ipotesi che in ogni organismo (o quasi) il
genotipo (e le sue unità fondamentali, i geni) fosse presente in doppia
coppia, e che queste due copie potessero avere piccole differenze. Non vi
è nessun motivo aprioristico per cui vi debbano essere due copie di ogni
gene: potrebbero essercene quattro o sei o forse anche un numero dispari.
E' chiaro comunque che la presenza di due copie è per certi aspetti
un'assicurazione sulla vita, perchè in molti casi consente all'organismo
di sopravvivere anche se una delle due copie viene danneggiata. Anche per
la teoria dell'informazione è bene che ogni trasmissione di informazione
sia ridondante, perchè c'è meno probabilità che vada perduta. E' possibile
che la presenza di due copie sia un compromesso soddisfacente tra la
necessità di non perdere troppo frequentemente un'informazione e quella di
essere comunque parsimoniosi. In pratica, si tratterebbe di un'analisi di
costi e benefici: se trasmettere un messaggio ha un suo costo,
trasmetterlo troppe volte potrebbe farmi andare in malora, senza che la
fedeltà di trasmissione sia molto maggiore di quella ottenibile con due
sole trasmissioni.
Per Mendel, pertanto ogni carattere (fenotipo) è dovuto alla presenza
nella cellula di due geni (a volte si usa anche la terminologia di
locus per indicare che occupano la stessa posizione sui cromosomi),
che sono gli stessi geni, nel senso che entrambi concorrono a determinare
il carattere in oggetto, ma che possono essere leggermente diversi tra
loro. Per indicare questa possibile differenza si usa il termine "allele",
che sta appunto ad indicare che nello stesso gene possono essere presenti
due forme diverse dalla cui interazione possono originare fenotipi
differenti. Se i geni fossero tutti esattamente uguali tra loro, noi
uomini saremmo molto più simili tra di noi, saremmo tutti come fratelli
gemelli, perché la particolare combinazione di geni di ognuno di noi
sarebbe sempre la stessa, l'unica variabilità venendo allora a dipendere
dalle modifiche che in noi provoca l'ambiente.
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Geni dominanti e geni recessivi
Ma alcuni di questi geni, appunto, sono diversi ad un livello tale che
provocano delle differenze in uno dei vari parametri che costituiscono il
fenotipo. Mendel descrisse la situazione più semplice: ogni carattere è
dovuto al suo genotipo, che può essere rappresentato (indicando le due
forme alleliche con A e a), da una delle quattro
combinazioni: AA, Aa, aA o aa (con Aa e
aA che costituiscono uno stesso genotipo). Mendel denominò questi
genotipi "omozigoti"
(AA o aa), se contenevano alleli identici, o "eterozigoti" (Aa
o aA), se gli alleli erano presenti in tutte e due le forme. Mendel
aveva però solo due fenotipi per ogni carattere (assenza o presenza), e
notò in effetti che genotipo Aa e AA davano lo stesso
fenotipo. Coniò allora il termine di dominante e recessivo, ad indicare
che la presenza di una delle due forme (quella indicata con la A maiuscola)
era dominante sull'altra, che cioè era in grado di determinare il fenotipo
anche in presenza di una copia dell'altra.
Se ad ogni carattere corrisponde un gene, allora il genotipo di un
individuo corrisponde all'insieme di alleli che egli ha ereditato dai suoi
genitori. Questi geni tuttavia possono venir tramandati in maniera
indipendente alla progenie, la quale pertanto erediterà da ogni genitore
solamente un set di questi geni, cioè uno solo dei due alleli. Oggi la
situazione è molto ben conosciuta, ma è anche assai più complessa di
quella che si era immaginata Mendel. I geni sono localizzati in fila
lineare lungo i cromosomi, pertanto i cromosomi che sono anch'essi
presenti in due copie sono i portatori di questi geni. In realtà noi non
ereditiamo ogni gene indipendentemente, ma ereditiamo un intero cromosoma:
pertanto alcuni geni, specie quelli molto vicini tra loro, verranno
ereditati insieme. Pertanto la
terza
legge di Mendel
che dice che ogni carattere viene ereditato indipendentemente non è sempre
vera. Non tutti gli alleli del cromosoma verranno tuttavia ereditati
insieme perchè durante la meiosi i cromosomi omologhi si scambiano
porzioni di geni (ricombinazione). Inoltre, non tutti i geni hanno solo
due forme alleliche, potendone averne diverse (cioè in una popolazione
possono essere presenti diverse variazioni sul tema, anche se ovviamente
ogni individuo può averne solo due nel suo genotipo). Infine, non tutti i
caratteri sono regolati da un solo gene: molti sono poligenici e il loro
fenotipo è dovuto all'interazione tra molti geni. Tutto ciò assicura che
ogni individuo avrà un set di geni (genotipo) diverso da quello degli
altri organismi della stessa specie, a parte ovviamente i gemelli
monozigoti: questi tuttavia potranno avere delle differenze nel loro
fenotipo che saranno dovute all'influenza dell'ambiente.
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