|
Il proteoma
Il termine proteoma, che comincia ora ad essere usato,
è stato costruito sul termine genoma. Ora che la
sequenza del genoma è stata completata, si vuole porre
l'attenzione all'insieme dei prodotti genici, cioè di
quelle molecole che dai geni appunto sono codificate:
le
proteine.
Le proteine avevano avuto un periodo di successo
presso i ricercatori nella prima metà del XX secolo.
All'epoca si era compreso che le funzioni della
cellula avevano sede nelle proteine, che peraltro
erano notevolmente variabili e proteiformi e difficili
da studiare. Ma con gli esperimenti di
Avery,
poi con la doppia elica
di Watson e Crick e,
infine,
con l'ingegneria genetica che
permetteva manipolazioni di ogni genere, le proteine
erano scivolate un po' nell'ombra: manipolando il DNA,
in fondo, si riusciva a produrre proteine a piacimento,
anche quelle che non erano mai esistite in natura.
L'entusiasmo del
Progetto Genoma
aveva ulteriormente enfatizzato il ruolo del DNA: le
istruzioni erano ciò che veramente contava. In un
mondo e in un gigantesco progetto di ricerca dominati
dai computer, questo schema mentale era largamente
giustificato.
u
Il ritorno della proteina
Oggi però le cose stanno prendendo una piega
leggermente diversa. Sono le proteine che racchiudono
in sè il segreto del funzionamento della cellula e
quindi dell'intero organismo. Certo, studiare il DNA
è, in genere, per motivi tecnici, più facile. Ma per
comprendere come le proteine formino strutture
sovramolecolari, quali le membrane o i mitocondri, e,
ancora, come possano coordinarsi per formare un
vivente, trasmettere segnali da una regione all'altra
della cellula, contribuire alla regolazione
dell'espressione genica associandosi al DNA e svolgere
singolarmente la funzione a loro assegnata (ad esempio,
quella di legare e veicolare ai tessuti l'ossigeno,
come nel caso dell'emoglobina), è necessario studiarne
a fondo la struttura e sviluppare nuove metodologie di
analisi.
"Proteoma" è un termine per certi aspetti virtuale,
perchè denota l'insieme di tutte le proteine prodotte
da una specie, cioè codificate da un genoma. Ad ogni
genoma pertanto corrisponde un proteoma diverso, ma, a
differenza del genoma, che è una molecola ben definita
che si trova tutta insieme all'interno del nucleo, il
proteoma non ha quest'unità di spazio, in quanto
nessuna cellula presumibilmente esprime mai nella sua
vita l'intero set di proteine potenzialmente
codificate dal genoma. Alcune proteine, in teoria,
potrebbero anche non venire mai espresse
dall'organismo, perchè la loro presenza è legata a
condizioni di stress che potrebbero anche non
verificarsi mai.
u
Le nuove tecnologie
Il termine proteoma pertanto è, per certi aspetti, un
ossequio alla moda che elenca anche un trascrittoma (l'insieme
dei trascritti, cioè degli
RNA messaggeri),
e altri termini che non hanno avuto altrettanta
fortuna. Quello che però rimane è l'importanza dello
studio delle proteine, una per una e nelle loro
interazioni. Tra le tecniche che oggi vengono
maggiormente usate vi sono quelle tese allo studio
della struttura tridimensionale delle molecole,
indispensabile per comprendere le interazioni con le
altre proteine (basti pensare all'interazione
antigene/anticorpo/proteine
del sistema di istocompatibilità) e quelle basate
sull'elettroforesi
bidimensionale, che consente di studiare l'espressione
di proteine su larga scala. Altre tecniche si basano
su tecnologie di ingegneria genetica che consentono di
produrre proteine contenenti una mutazione in un
particolare
aminoacido
(mutagenesi proteica), che vengono poi analizzate per
la loro funzione o addirittura di produrre animali che
mancano di una determinata proteina, così che la sua
funzione può venir studiata per difetto
(animali knockout).
|