Immunità

u Medicina

In base alle condizioni che la determinano l'immunità viene distinta in naturale e acquisita.

La prima, spesso comune a tutti i soggetti di una stessa specie, viene detta anche congenita ed è permanente. Ad es. i bovini e i suini non contraggono la morva, i bovini sono refrattari all'azione tossica della belladonna, l'uomo sano non è sensibile ai microbi della putrefazione, ecc. Questo tipo di immunità, risultato di una lenta selezione che ha progressivamente reso refrattaria una specie nei confronti di un dato agente patogeno, si trasmette ereditariamente secondo le leggi di Mendel. L'immunità naturale non sempre è assoluta (refrattarietà) come negli esempi sopra citati: i piccioni, immuni al carbonchio in condizioni normali, diventano sensibili alla malattia se restano a lungo con le zampe immerse nell'acqua fredda. In questo caso si parla di immunità relativa.

L'immunità acquisita può instaurarsi spontaneamente dopo la guarigione da una malattia infettiva, oppure può essere provocata artificialmente mediante la somministrazione di vaccino o di sieri immuni. Nell'ambito dell'immunità acquisita si parla di immunità attiva e passiva per indicare rispettivamente la risposta dell'organismo alla malattia e alla vaccinazione, o ai sieri immuni. L'immunità attiva, realizzata mediante meccanismi cellulari (fagocitosi) e umorali (anticorpi), richiede per instaurarsi un certo periodo di tempo (elaborazione degli anticorpi) ma è sempre più efficace, ossia più duratura di quella passiva, in cui gli anticorpi, elaborati da un altro organismo e somministrati a mezzo di un siero, agiscono immediatamente ma vengono anche eliminati con notevole rapidità (di solito entro un mese dalla somministrazione).