Infarto

Infarto
(lat. infarctus, infarcito). Med. Un tempo, lesione
localizzata di un organo che assumeva l'aspetto di infarcito; oggi, ogni
lesione organica o alterazione, generalmente necrotica, risultante da
un'occlusione arteriosa, da trombosi o embolia.
Infarto rosso,
infarto in cui la zona colpita è infiltrata di sangue, grazie alla
permeabilità o alla fragilità dei tessuti viciniori.
Infarto bianco,
infarto in cui, per la soppressione di ogni apporto di sangue, il tessuto
necrotico è esangue.
Infarto del miocardio, infarto polmonare.
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Medicina
Gli organi più colpiti da infarto sono il miocardio, l'encefalo,
il rene, la milza, l'intestino e il polmone. Nella zona interessata si
verifica un'ostruzione arteriosa che impedisce l'irrorazione sanguigna e
con essa l'arrivo dell'ossigeno. Questo fatto provoca nell'arco di poche
ore la necrosi della parte interessata che sarà tanto più estesa quanto
più grande è stato il tronco arterioso colpito.
L'infarto del miocardio nel mondo occidentale è uno dei più gravi
motivi di morte soprattutto fra le persone di sesso maschile di età
compresa tra i 50 e i 70 anni. Le cause si fanno risalire a stress emotivi,
ipercolesterolemia, ipertensione, vita sedentaria e intensi sforzi fisici
improvvisi. Tuttavia esso capita talvolta anche se il soggetto è in
apparente benessere fisico; ne deriva la necessità di non sottovalutare
altri eventuali fattori, tra cui anche una componente genetica sconosciuta,
sulla quale si stanno compiendo ricerche. L'infarto del miocardio viene
generalmente provocato dalla trombosi di un ramo della coronaria sinistra
o delle arterie del setto interventricolare. Tale trombosi si sviluppa
solo su lesioni arteriosclerotiche degenerative ed è favorita da spasmi
vasali, che rallentano ulteriormente la circolazione. L'espressione
clinica della lesione miocardica può essere varia: talora si può avere la
morte improvvisa, altre volte imponenti crisi di angina pectoris,
prolungata e accompagnata da shock, con ipotensione arteriosa, febbre. Non
mancano casi con sintomatologia molto ridotta o anche a carico di altri
organi (per es. dell'apparato digerente). Di rado la crisi dolorosa è
provocata da uno sforzo; quando è presente il dolore è molto forte e
resistente ai comuni analgesici. L'infarto del miocardio provoca
alterazioni significative e patognomiche del tracciato
elettrocardiografico, le quali consentono di precisare l'esatta sede e
l'estensione della lesione. Successivi esami elettrocardiografici
permettono di seguire l'evoluzione, che, con opportuno trattamento, porta
spesso a guarigione pił o meno completa, con le riserve del caso in merito
alla malattia arteriosa causale e/o ai disturbi della coagulabilità
sanguigna, i quali sono d'altra parte suscettibili di appropriata terapia.
Gli aspetti più nuovi della cura si realizzano nei reparti di terapia
intensiva coronarica che hanno permesso la sopravvivenza e la guarigione
di molti soggetti. Rimane invece inalterata la percentuale dei decessi
attuali rispetto a quelli del passato quando manca il soccorso immediato.
Di qui la prassi dei paesi pił progrediti diretta ad accorciare i tempi
tra il momento dell'insorgenza dei sintomi e quello dell'intervento,
istituendo strutture quali le unità mobili specializzate e il soccorso
domiciliare, nonchè diffondendo al massimo la conoscenza delle prime
regole della rianimazione tra coloro che hanno alte probabilità di essere
spettatori di crisi cardiache, come, ad es., i vigili del fuoco. Per
quanto riguarda la terapia farmacologica esistono ora diversi preparati in
grado di disostruire l'arteria interessata. Se l'intervento ha luogo entro
poche ore dall'insorgenza dei sintomi si può anche evitare la necrosi
della parte infartuata. Per il futuro si prevede l'uso di attivanti
tissutali del fibrinogeno. Per quanto riguarda la chirurgia sono oramai
diffusi il by-pass aorto- coronarico e l'angioplastica coronarica,
quest'ultima consistente in un'opportuna dilatazione dell'arteria.
L'infarto polmonare è molto spesso provocato da un embolo
proveniente da una lesione cardiaca; talora può essere causato da una
lesione delle arterie polmonari (in tal caso il meccanismo di formazione è
quello di una trombosi). I trattamenti con farmaci anticoagulanti hanno
radicalmente trasformato la prognosi dell'infarto polmonare, riducendone
inoltre la frequenza nel corso di affezioni flebitiche.
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