L'influenza
L'influenza viene a torto ritenuta una malattia infettiva di poco conto.
La verità è un'altra: l'influenza debilita comunque l'organismo con il
quale viene a contatto. Se un soggetto è particolarmente debole (ciò
accade soprattutto nelle persone anziane, o in quelle che già soffrono di
altre malattie come le cardiopatie, il diabete, le malattie allergiche, le
malattie broncopolmonari), lo espone all'attacco di
batteri
che, trovando un terreno adatto alla loro espansione, provocano le
cosiddette sovrainfezioni: il quadro della malattia si complica spesso a
tal punto di obbligare al ricovero in ospedale. E' per questo che, anche
se è un dato poco noto, l'influenza è una delle principali cause di
mortalità tra le persone anziane. Nella storia della medicina, inoltre,
sono tristemente note le epidemie di influenza, tra le quali la più letale
fu senz'altro quella del 1918: la cosiddetta Spagnola, responsabile di
oltre 17 milioni di morti in tutto il mondo.
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I virus responsabili e i vaccini
Il
virus
dell'influenza non è uno solo. Se ne conoscono tre tipi: A, B e C. Il
primo può infettare sia gli animali (per esempio suini e uccelli) sia
l'uomo; il secondo è prevalentemente umano; il terzo soprattutto animale.
All'interno di ciascun tipo, i virus si distinguono secondo sottotipi,
classificati in base a due elementi tipici dell'involucro virale: la
neuraminidasi (N) e l'emoagglutinina (H). Insomma, il virus dell'influenza
è in effetti un soggetto complesso. Proprio per questo, è molto difficile
che resti sempre uguale a se stesso negli anni. Ed è questa la ragione per
cui chi si ammala di influenza durante una certa stagione invernale
sviluppa anticorpi, che non serviranno nell'inverno successivo, quando il
virus responsabile sarà probabilmente diverso. Ed ecco perchè ogni anno
cambia il tipo di vaccino e chi vuole cautelarsi deve ripetere la
vaccinazione.
La
vaccinazione
antinfluenzale non è obbligatoria per nessuno, ma è vivamente consigliata
per tutti i soggetti più deboli e per chi vive con queste persone (familiari)
o lavora a contatto con esse (medici, infermieri, personale sanitario in
genere). Sono considerate a rischio tutte le persone che soffrono di
malattie croniche a carico del cuore e dell'apparato respiratorio (compresi
coloro che soffrono di allergie respiratorie e di asma), chi soffre di
diabete o di qualunque altra malattia che renda meno forte il sistema
immunitario.
Attenzione, però: i vaccini antinfluenzali proteggono soltanto dai virus
dell'influenza vera, quella che si manifesta con febbre improvvisa e alta,
oltre 38°C, malessere generale, dolori muscolari e articolari, mal di
testa, tosse. Tutte le altre manifestazioni tipiche della stagione
invernale, ma con febbricola e senza gli altri sintomi, non sono
classificabili come vera influenza; contro di loro il vaccino non può
funzionare, perchè non sono causate dai virus influenzali descritti.
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La terapia
Fino alla fine degli anni Novanta, l'unico tipo di terapia adottabile in
caso di influenza era quello sintomatico, cioè medicamenti antifebbrili,
antitosse e antidolorifici contro il mal di testa, e poi riposo a letto e
dieta leggera. Gli antibiotici, infatti, non sono in grado di attaccare
nessun virus, quindi neppure quello influenzale e servono soltanto se,
oltre all'influenza, la persona si ammala anche di bronchite.
Negli anni Novanta, invece, sono stati sintetizzati i primi farmaci in
grado di aggredire qualunque tipo di virus influenzale. Infatti si è
riusciti a sintetizzare un tipo di molecola che attacca la neuraminidasi
dei virus A e dei virus B e la rendono inattiva. Senza questa proteina di
superficie, il virus dell'influenza non può penetrare nelle cellule,
quindi non può moltiplicarsi. Se il virus non si riproduce, la malattia
non si espande. Anche questi farmaci, però, non riescono a far sparire
l'influenza, ma ne abbreviano comunque la durata, ne attenuano i sintomi e
bloccano la diffusione del contagio per esempio all'interno del nucleo
familiare (non possono essere usati però nei bambini).
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