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Insulina
Il diabete
insulina
s.f. (dal lat. insula, isola). Ormone di natura
proteica secreto dalle isole di Langerhans del
pancreas e dotato di potere ipoglicemizzante. (La
sintesi completa dell'insulina umana è stata
realizzata nel 1966 negli USA.)
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Fisiologia
L'insulina, scoperta nel 1921 da F. Banting in
collaborazione con Macleod, Best e Collip, è un
fattore fondamentale del meccanismo regolatore della
glicemia negli animali e nell'uomo. Questo è il
risultato del bilancio fra il glucosio assorbito con
la digestione, quello assunto dai tessuti e quello
depositato nel fegato sotto forma di glicogeno ed è
controllato da fattori nervosi, soprattutto
dall'interazione di numerose ghiandole endocrine:
l'ipofisi anteriore, i surreni (ormoni corticali e
adrenalina), la tiroide e la parte endocrina del
pancreas, la quale secerne, oltre all'insulina, anche
il glucagone. Fra questi fattori ormonali la sola
insulina ha azione ipoglicemizzante, mentre gli altri
svolgono un'azione antagonistica pur con meccanismi
diversi. L'insulina secreta dalle cellule di tipo
b
delle isole di Langerhans è una proteina di struttura
chimica nota, risultante dalla polimerizzazione di più
unità elementari costituite ciascuna da cinquantun
radicali amminoacidi riuniti in due catene (fenilalanina,
treonina, acido glutammico, tirosina, leucina,
arginina, serina, valina, cisteina, istidina, alanina,
prolina, glicocolla, lisina, glutammina, asparagina,
isoleucina). Fisiologicamente deprime il tasso di
glucosio ematico in quanto stimola l'assunzione di
questo da parte dei tessuti e ne rallenta l'immissione
nel torrente circolatorio. Ciò è dovuto
rispettivamente a un deposito di glucosio nel fegato e
nei muscoli, a un aumento dell'ossidazione cellulare
nonchè della conversione in acidi grassi, e a una
diminuita produzione di glucosio.
La secrezione dell'insulina è a sua volta controllata
dalla glicemia ed è ulteriormente regolata da una fine
innervazione vegetativa a livello del pancreas
endocrino. Un eccesso di insulina si può osservare in
concomitanza di adenomi delle isole di Langerhans (iperinsulinismo);
una tipica deficienza di insulina può essere invece
dovuta all'insufficienza delle isole medesime, che è
una delle cause del diabete mellito.
La sintesi dell'insulina è una delle grandi
realizzazioni della moderna chimica organica.
La molecola dell'insulina è formata da due catene
polipeptidiche: le catene A e B, contenenti
rispettivamente 21 e 30 amminoacidi, unite da due
ponti disolfuro. Un terzo ponte disolfuro si trova
all'interno della catena A, che prende, per questo
motivo, una forma cilindrica (formula stabilita da F.
Sanger nel 1955).
Da principio si era riusciti a sintetizzare le due
catene corrispondenti a tre tipi d'insulina, ovina,
bovina e umana. La combinazione di una catena
sintetica A con una catena naturale B ha condotto alla
formazione di insuline ibride e poi alla sintesi
totale di insulina di bue.
Infine, nel 1966, è stata realizzata la sintesi
completa dell'insulina umana a partire da due catene
sintetiche A e B (P. G. Katsoyannis a Brookhaven).
Metodi di preparazione sempre più perfezionati hanno
permesso di ottenere insulina con un alto rendimento.
L'insulina (prodotta nel ratto da due geni non
allelici) viene sintetizzata in forma di proinsulina,
cioè di una singola catena polipeptidica con una
estensione di 23 amminoacidi alla estremità NH2terminale,
che rappresenta la “sequenza segnale” per mezzo della
quale l'ormone viene secreto nel reticolo
endoplasmatico cellulare e poi veicolato all'esterno.
La proinsulina contiene un peptide di 30-34
amminoacidi che connette quelli che diventeranno i
frammenti A e B della molecola matura e che viene
rimosso dalla molecola per ottenere la forma attiva
dell'ormone; tridimensionalmente l'insulina si
presenta con un core (nocciolo) idrofobico
centrale circondato da due superfici principali
anch'esse idrofobiche. Nei granuli delle cellule
pancreatiche endocrine si trova sotto forma di esameri
complessati con due atomi di zinco che originano
grossi cristalli i quali costituiscono il contenuto
dei granuli delle cellule
b.
Al contrario del glucagone l'insulina, date le sue
maggiori dimensioni, prende contatto con il recettore
delle membrane delle cellule bersaglio nella
conformazione “adatta” per svolgere la sua azione. La
molecola del recettore è stata identificata in una
glicoproteina di membrana che espone, in un'area di
20x20 Å, una superficie concava nella quale la
molecola dell ormone si “incastra”. E' soprattutto la
conformazione tridimensionale della molecola
importante per la stimolazione del recettore; infatti
da tempo si conoscono nell'uomo attività
insulino-simili (distinguibili antigenicamente
dall'insulina vera e propria) che strutturalmente
richiamano la forma della proinsulina, con la sola
differenza che il peptide di collegamento tra A e B è
più corto (12 AA) e che la molecola ha un estensione
di 8 AA all'estremità carbossilica; sia in soluzione
sia in cristalli questi fattori insulino-simili si
comportano come le vere molecole di insulina.
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Farmacologia
Gli effetti della somministrazione di insulina
nell'animale normale e nell'uomo sano sono determinati
dall'ipoglicemia, che si ripercuote immediatamente in
una sofferenza cerebrale e in sintomi nervosi, poichè
il glucosio circolante è l'unica fonte di energia per
il tessuto cerebrale, e nelle conseguenti reazioni
iperglicemizzanti dell'organismo, coordinate dalla
costellazione ormonale degli antagonisti dell'insulina
già citati. I sintomi nell'uomo sono rappresentati da
sensazione di fame, poi di fatica, angoscia, tremori,
turbe vascolari e neurovegetative in genere e arrivano
talvolta a fenomeni cerebrali con convulsioni e coma.
Queste proprietà permettono diversi impieghi
terapeutici dell'insulina: l'indicazione principale è
nel diabete dove regola la glicemia patologicamente
aumentata e migliora l'utilizzazione del glucosio da
parte dell'organismo. Esiste però un problema di
dosaggio, che deve tener conto della gravità
dell'iperglicemia e deve essere bilanciato con il
tenore dietetico del malato; dosi eccessive possono
provocare crisi ipoglicemiche gravi, mentre un
trattamento insufficiente espone al rischio del coma
diabetico. Svolgendo anche un azione di risparmio sul
metabolismo lipidico, oltre che di stimolo della fame,
l'insulina è utilizzata nella cura delle magrezze.
Inoltre la sua azione sul sistema nervoso è sfruttata
in psichiatria per attuare cicli di terapia di shock
in analogia con le altre terapie d'urto (elettroshock).
L'insulina viene preparata dal pancreas di animali di
macello (bue, cavallo, maiale, ecc.). E' solubile nell
acqua ed è stabile in ambiente acido; viene scissa
dagli enzimi proteolitici, perciò è inattiva per via
orale. Si somministra quindi per via sottocutanea
avendo cura di usare preparazioni “ritardo” (in
associazione con protammina, sospensioni di cristalli,
ecc.) poichè l'effetto dell'insulina pura è rapido e
transitorio. La combinazione con lo zinco è un
composto stabile e particolarmente attivo.
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