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La bioinformatica
Il trattamento informatico dei dati è ormai un
prerequisito indispensabile in qualsiasi campo
dell'attività umana, e la genetica non fa certo
eccezione. L'uso degli strumenti informatici non
riguarda solamente l'archiviazione dei dati in
grandi banche dati, ma è parte integrante
dell'analisi dei dati. Questo è particolarmente vero
quando si analizzano sequenze di DNA. Il numero
delle sequenze in banca dati è aumentato negli
ultimi 15 anni in maniera quasi esponenziale, e il
loro trattamento informatico consente di avere delle
risposte in breve tempo, che risolvono quesiti
altrimenti non solubili o affrontabili solamente con
grande dispendio di energie.
u
Le omologie
Il problema cardine nell'analisi genetica in cui la
bioinformatica è di grande aiuto è sicuramente il
confronto di sequenze per la ricerca di
omologie.
Prendiamo le sequenze dei geni, che codificano le
proteine. Si è visto che in molti casi i geni hanno
delle omologie (similitudini) e che spesso a queste
similitudini corrisponde una funzione simile o per
lo meno un coinvolgimento di geni in vie metaboliche
simili. Pertanto, via via che si acquisivano
sequenze di geni e se ne cominciava a conoscere la
funzione, il fatto di trovare una somiglianza in una
sequenza con un gene già noto, poteva essere di
grande aiuto al ricercatore. Senza contare che è
stato poi possibile, sulla base di sequenze già
note, identificare altri geni sconosciuti con
somiglianze a geni specifici. Pertanto oggi, ogni
ricercatore che isola un nuovo gene, lo confronta
subito con tutte le sequenze note per vedere a che
cosa somiglia.
u
Alberi genealogici ed evoluzione
Non solo, ma quando si confrontano
geni di specie
diverse, si
possono trovare geni molto simili tra loro, e spesso
è possibile concludere che si tratta di geni che
sono derivati dallo stesso gene ancestrale, dal
quale ciascuno si è leggermente modificato durante i
milioni di anni. Il fatto che i geni siano
estremamente simili tra le varie specie sottolinea,
ancora una volta, l'unità delle forme viventi.
Questa somiglianza è tanto più grande quanto più le
specie sono evoluzionisticamente vicine tra loro: i
geni dell'uomo e dello scimpanzè sono estremamente
simili, mentre la similitudine diminuisce se si
confronta l'uomo con altri primati, e
successivamente col topo, con la rana o con il
moscerino della frutta. Alcuni geni sono così
primordiali che si ritrovano sia nell'uomo che nel
lievito, un organismo costituito da un'unica cellula.
Il progressivo allontanamento genetico delle specie
è dovuto al fatto che più tempo è passato da quando
due determinate specie si sono separate, più alto è
il numero di mutazioni nel gene, in una maniera
simile a quanto accade negli antichi codici, in cui
ogni nuova copiatura introduceva fatalmente un certo
numero di errori: più un testo veniva copiato, più
si allontanava dall'originario.
Una conseguenza non banale di questo fenomeno è che
è possibile ricavare dal confronto delle sequenze
una sorta di albero genealogico da cui appare la
relazione tra le varie specie: questo approccio ha
rivoluzionato le ricerche degli evoluzionisti,
fornendo un potente strumento complementare allo
studio dei dati morfologici, cioè dei particolari
anatomici.
u
Verso una farmacologia virtuale
Questo della ricerca di omologie è solamente il caso
più semplice, anche se sicuramente il più usato. Ma
l'informatica viene oggi usata per l'analisi
dell'intero genoma, e si spera, in questo modo, di
riuscire a comprendere qualcosa sul suo
funzionamento globale. Inoltre viene utilizzata per
ricostruire la forma delle proteine, per modificarne
la struttura a nostro piacimento e per predire quali
modifiche possano essere utili, ad esempio, per
aggiungere o togliere delle proprietà specifiche. In
questo modo è nata tutta una nuova scienza che avrà
delle ricadute anche nel campo della medicina
clinica, perchè si spera di riuscire a creare,
tramite la simulazione al computer, nuovi farmaci "genomici"
o di modificare quelli conosciuti eliminandone
effetti collaterali indesiderati.
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