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La
cosmologia
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Lo studio del Cosmo
La Cosmologia è lo studio del Cosmo, e può essere definita come il
complesso delle dottrine scientifiche o filosofiche che studiano l'ordine,
i fenomeni e le leggi dell'universo. Difficile dire quando sia nata la
Cosmologia. Dal punto di vista filosofico, la Cosmologia è senz'altro una
delle discipline più antiche. Chi siamo? Da dove veniamo? Ci sono altre
intelligenze nell'universo? Queste sono domande che hanno sempre
accompagnato ogni civiltà e a cui ciascun individuo cerca di dare delle
risposte. Queste risposte, siano esse di tipo filosofico o religioso,
hanno profondamente determinato la nostra storia. E' però anche plausibile
che le prime indagini "astronomiche" siano state anche funzionali ad
implicazioni più quotidiane. Per esempio la caccia delle specie migratorie,
i tempi della semina e del raccolto, ecc. richiedevano di prevedere con un
certo anticipo l'avvicendarsi delle stagioni. Così già gli Egizi nel III
millennio a.c. stimano con ottima approssimazione la
durata dell'anno. Inoltre, l'osservazione del cielo
portò sin dall'antichità
all'individuazione delle cosiddette "stelle erranti", e cioè dei pianeti
Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno. Lo studio dei pianeti forniva
l'evidenza che queste "stelle erranti" in realtà seguivano delle
traiettorie ben definite per rioccupare periodicamente la stessa posizione
in cielo rispetto alle stelle propriamente dette e considerate "fisse". I
pianeti fornivano quindi l'occasione di trovare in un mondo apparentemente
impredicibile delle regolarità, degli eventi che potevano essere predetti.
Non c'è quindi da stupirsi se la parola Cosmo in greco non vuol dire
grande, o infinito o meraviglioso: la parola Cosmo in greco vuol dire "ordine".
Dal punto di vista scientifico la Cosmologia è molto giovane. Oggi risulta
familiare pensare che l'universo è popolato di galassie e che le galassie
sono formate da centinaia di miliardi di stelle. Ma questo modo di vedere
il Cosmo è per la maggior parte determinato da studi teorici e
sperimentali del XX secolo.
Le domande fondamentali intorno alle quali ha ruotato la Cosmologia sono
state essenzialmente due:
qual è il centro dell'universo?;
quanto è grande l'universo?
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Il centro dell'universo
La storia della
cosmologia antica
coincide con il percorso intellettuale che l'Uomo ha seguito per
rispondere alla prima domanda e copre circa 2000 anni. Il Sole sembra
muoversi
intorno alla Terra.
Non c'è quindi da stupirsi se il primo modello cosmologico presupponeva
che la Luna, il Sole e i pianeti si muovono intorno alla Terra, che quindi
si trova al centro dell'universo. Il più influente di questi modelli fu
sviluppato da Tolomeo (140 a.c.) e sopravvisse fino al XVI secolo, quando
fu definitivamente sostituito dal
modello eliocentrico,
prima con Copernico e poi con Keplero. La cosmologia teorica compie un
passo in avanti gigantesco con la
Teoria della Gravitazione Universale
di Newton. Al tempo stesso la cosmologia osservativa consegue un successo
importantissimo nel 1672 con la prima misura accurata (al 10%) delle
dimensioni del
sistema solare
ottenuta da Gian Domenico Cassini, un astronomo italiano chiamato nel 1699
a dirigere l'Osservatorio di Parigi.
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Le dimensioni dell'universo
Definito il moto dei pianeti e le dimensioni del sistema solare, si
incominciò ad affrontare il problema delle stelle che popolano il cielo
notturno e a cercare di rispondere alla seconda domanda: quanto è grande
l'universo? E' solo verso la fine del '700 che William Herschel pone le
basi per determinare le dimensioni dell'universo. Grazie all'uso di un
nuovo telescopio di circa 1,2 metri di diametro, egli contò le stelle in
diverse direzioni. Assumendo che le stelle popolassero in modo uniforme
una regione finita dello spazio e che tutto intorno ci fosse il vuoto e
basandosi sul numero di stelle contato, egli valutò in ogni direzione la
profondità dell'universo popolato. Il risultato di queste osservazioni è
in accordo con l'idea di Kant, e cioè con una distribuzione discoidale
delle stelle. Nel 1901 l'astronomo danese Jacob Kapteyn fu il primo a
proporre un modello quantitativo della galassia che risultava formata da
un disco di stelle di circa 30.000 anni luce in diametro e 6000 anni luce
in spessore. Egli pose il Sole al centro di questo sistema di stelle, che
venne presto chiamato come l'universo di Kapteyn.
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Le galassie

L'osservazione del cielo aveva anche rivelato l'esistenza di alcune "nebulose",
regioni di luminosità diffusa, diverse dalle stelle che invece ci appaiono
puntifomi. Nel 1771, Charles Messier, astronomo a Parigi e appassionato
cultore e cacciatore di comete, diffuse un catalogo di 102 oggetti
nebulari che avrebbero potuto essere scambiati per comete. Questi oggetti
non erano comete perché mantenevano immutate la loro luminosità e
posizione sulla volta celeste. La lista di Messier gode ancor oggi di una
vasta popolarità perchè contiene oggetti celesti che si sono rivelati tra
i più interessanti obiettivi dell'astrofisica moderna: M1 è la Nebulosa
del Granchio, M31 è la galassia di Andromeda e ben 27 dei 102 oggetti di
Messier sono
ammassi globulari,
complessi stellari di centinaia di migliaia di stelle tenuti assieme dalla
gravità. Verso la metà dell'800 William Parson, usando un telescopio di
1,8 metri fu in grado di mettere in evidenza la struttura a spirale di
alcune nebulose e concluse che queste possano essere sistemi di stelle
così come proposto da Kant circa 70 anni prima. Sebbene nessuno fosse in
grado di misurare le distanze di questi oggetti, molti astronomi
incominciarono a pensare che le nebulose fossero sistemi di stelle esterni
e del tutto simili alla nostra Galassia. Questa teoria prese il nome di
teoria degli universi-isola.
Arriviamo così al 1920, l'anno della grande controversia tra due grandi
dell'astronomia dell'epoca, Harlow Shapley (1885-1972) e Heber D. Curtis
(1872-1942). In un pubblico dibattito Shapley presentò un nuovo modello
per la Galassia, proponendo che la Galassia fosse circa dieci volte più
grande di quanto sostenuto da Kapteyn. Inoltre, e questa è la grossa
novità, Shapley pose il Sole circa 60.000 anni luce lontano dal centro
della galassia. Nel suo modello le nebulose erano una popolazione di
oggetti gassosi presenti all'interno della nostra Galassia. Curtis propose
invece un modello alternativo per la nostra Galassia, le cui dimensioni
erano più vicine a quelle suggerite da Kapteyn e quindi molto più piccole
di quelle proposte da Shapley. In accordo con Kapteyn egli pensava ad un
modello della nostra galassia simile ad una lente con il Sole al centro.
Curtis sosteneva che le nebulose erano dei sistemi stellari esterni alla
nostra galassia. Così, agli inizi degli anni '20 si profilano su basi
rigorosamente scientifiche due grandi rivoluzioni concettuali: il Sole non
è al centro della nostra Galassia; esistono altre galassie, esterne e
simili alla nostra. Mentre la prima affermazione è dovuta a Shapley, la
seconda, seppur sostenuto con forza da Curtis, era il risultato del lavoro
di alcuni anni fatto da diversi astronomi e poneva su basi scientifiche un
punto di vista che si stava diffondendo nella comunità scientifica. Nel
1924 Edwin Hubble fu in grado di osservare le
Cefeidi
nella nebulosa di Andromeda (M31) e nella nebulosa del Triangolo (M33). Le
Cefeidi sono stelle pulsanti di cui Hubble potè, in base ad un modello
teorico, calcolare la distanza. Egli stimò che questa valeva circa 900.000
anni luce, ben di più del raggio della nostra galassia. Quando Shapley
venne a conoscenza del risultato di Hubble ammise subito di avere torto
sulla questione delle distanze delle nebulose. E' quindi Hubble che pose
fine alla grande controversia, stabilendo che esistono
sistemi stellari esterni
alla nostra galassia e del tutto simili ad essa.
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Il moto delle galassie
Era noto sin dai primi del '900 che molte nebulose sembravano allontanarsi
da noi. La prima evidenza sistematica fu fornita da Vesto Melvin Slipher
(1875-1969) a seguito di una campagna osservativa condotta dal 1912 fino
alla metà degli anni '20. Slipher potè determinare che la luce delle
nebulose ci giunge spostata in frequenza rispetto al suo spettro originale.
Lo spostamento registrato era solitamente verso il colore rosso e
testimoniava del moto generale di allontanamento delle nebulose.
L'importanza del risultato di Slipher non fu subito riconosciuta perchè a
quel tempo non era ancora chiaro, come abbiamo visto, cosa erano le
nebulose. L'osservazione di Cefeidi in 18 galassie consentì ad Hubble di
valutarne la distanza. La scoperta fondamentale fatta da Hubble nel 1929 è che le galassie si stanno allontanando dalla nostra con una
velocità che è direttamente proporzionale alla loro distanza: questa relazione
è nota
come
legge di Hubble.
Questo fatto trova una sua naturale spiegazione all'interno dei
modelli cosmologici
sviluppati, sulla base della teoria delle relatività generale di Einstein,
da Friedmann nel 1922 e nel 1924. L'insieme di questi modelli, sviluppati
indipendentemente da George Lemaitre nel 1927, costituisce la teoria del
Big Bang: è una grande esplosione iniziale che ha originato l'espansione
dell'universo.
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La radiazione di fondo
La Bell, il colosso della telefonia americana e mondiale, aveva costruito
presso i suoi laboratori un'antenna radio per portare avanti il programma
di comunicazione intercontinentale via satellite (il satellite Echo).
Quest'antenna aveva caratteristiche tecniche notevolissime per quel
periodo: in particolare era un'antenna in grado di ricevere segnali molto
deboli. Proprio per questo, Arno Penzias and Robert Wilson pensarono di
utilizzarla per fare della radioastronomia. Preliminarmente, Penzias e
Wilson "sintonizzarono" la loro antenna sulla lunghezza d'onda di 7 cm per
poter valutare quale era il rumore di fondo del loro strumento. Con loro
grande disappunto, trovavano che il loro strumento aveva un rumore di
fondo più grande, sebbene di poco più grande, di quello che il progetto
dell'antenna prevedeva. Dopo diversi tentativi, Penzias e Wilson si
convinsero che questo eccesso di rumore era in realtà un "segnale" cosmico,
che doveva provenire dallo spazio più profondo. Infatti lo stesso "segnale"
era registrato indipendentemente dalla direzione di osservazione (quindi
non era legato ai particolari oggetti celesti esaminati). Quello che
Penzias e Wilson avevano scoperto era la cosiddetta "radiazione
cosmica di fondo",
radiazione che ci raggiunge con la stessa
intensità indipendentemente
dalla direzione di osservazione. E' per questa scoperta che Penzias e
Wilson vinsero il premio Nobel per la Fisica nel 1978. La scoperta della
radiazione cosmica di fondo marca una transizione importantissima nella
storia della cosmologia. E' proprio con la scoperta della radiazione
cosmica di fondo che la cosmologia diventa scienza. Alla domanda "E'
l'universo sempre uguale a se stesso o in evoluzione?" abbiamo oggi una
risposta che non si basa su preconcetti religiosi o su argomentazioni
filosofiche: è una risposta che si basa sull'esistenza stessa della
radiazione cosmica di fondo. E' solo nella teoria del Big Bang, e quindi
in universo in evoluzione, che la radiazione cosmica di fondo può avere
quelle caratteristiche che sono state misurate con grande precisione
dall'esperimento FIRAS a bordo del satellite COBE. E' solo nella teoria
del Big Bang, e quindi in un universo in evoluzione, che è possibile
spiegare
le abbondanze osservate di elementi leggeri quali il Deuterio e l’Elio.
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