Corpo celeste che gira attorno alla Terra e che
riceve la luce dal Sole riflettendola sulla
Terra (in senso tecnico si scrive con lettera
maiuscola):
D
Queta sovra i tetti e in mezzo agli orti / posa
la luna, e di lontan rivela / serena ogni
montagna
(Leopardi). Guardo / il passaggio quieto
delle nuvole sulla luna (Ungaretti).
¸
Per estens.
Satellite di un pianeta qualsiasi: Le lune di
Giove, di Saturno.
¸
Chiarore della luce lunare:
D
Rigagnoli, in cui la luna e il sole fanno
luccicare appena un filo d'argento o d'oro,
nascosto fra l'erbe
(Palazzeschi). Il ciclo delle fasi lunari:
D
Gli innesti, se non si fanno ai primi giorni
della luna, non attaccano
(Pavese).
¸
In indicazioni di tempo, la durata di un mese
lunare o più genericamente di un mese:
D
Breve pertugio dentro da la Muda ... / m'avea
mostrato per lo suo forame / più lune già
(Dante).
¸
Fig.
Disposizione di spirito fatta di sorda
irritazione, di fastidio: Questa mattina ho
la luna.
— L oc. div. Di, a luna piena, detto di
cosa larga e tonda: Faccia di luna piena.
¸
Sotto la luna,
al mondo, sulla terra:
D
Di mille / donne elette eccellenti n'elessi una
/ qual non si vedrà mai sotto la luna
(Petrarca).
¸
Chiaro
o chiari di luna, periodo di difficoltà,
specialmente economiche.
¸
Luna di miele,
i primi giorni del matrimonio, generalmente
quelli del viaggio di nozze.
¸
Volere, promettere la luna,
volere o promettere cosa impossibile ad aversi.
¸
Essere, vivere nel mondo della luna,
detto di persona ingenua che manca di esperienza
o di persona profondamente assorta nei propri
pensieri.
¸
Venire, piovere dal mondo della luna,
venire da un luogo lontanissimo:
D
La vecchia mammana delle favole piovuta dalla
luna
(Pirandello); detto anche di persona che mostra
d'ignorare ciò che è conosciuto da tutti.
— Alch. Termine usato dagli alchimisti
soprattutto per designare l'argento e i suoi
sali.
¸
Cristalli di luna,
nitrato d'argento.
¸
Luna cornea,
cloruro d'argento.
¸
Vetriolo di luna,
solfato d'argento.
— Caccia. ¸
Luna del cacciatore,
il plenilunio di settembre, chiamato così perchè
non vi è tra il tramonto del sole e il sorgere
della luna nessun'attesa e ciò consente gli
appostamenti e i balzelli alla selvaggina che
lascia i covi per andare alla ricerca del cibo.
— Miner. Pietra di luna, varietà di
adularia, con fenomeni di opalescenza e di
gatteggiamento, usata come gemma a cui si
attribuiscono anche influenze magiche e
terapeutiche.
u
Astronomia
La Luna è l'unico satellite naturale della
Terra, ha un diametro di 3.476 km (1/4 di quello
terrestre), una massa di 1/81 circa di quella
terrestre per cui la sua densità è circa 3/5 di
quella terrestre. Sebbene le sue dimensioni la
pongano al sesto posto tra i satelliti del
sistema solare, il rapporto tra diametro e massa
della Luna rispetto allo stesso rapporto
riferito alla Terra supera quello di ogni altro
satellite rispetto al pianeta intorno al quale
orbita, per cui il sistema Terra-Luna viene ad
avere caratteristiche simili a quelle di un
pianeta doppio. La distanza Terra-Luna varia fra
i 364.000 km al perigeo e i 406.700 km
all'apogeo; in media è di 384.402 km. La
distanza calcolata misurando il tempo impiegato
da un fascio laser nel percorrere il tratto
Terra-Luna e ritorno, dopo essersi riflesso su
un particolare specchio lasciato sulla Luna
dagli astronauti dell'“Apollo 11”, raggiunge la
precisione di
)
25 m.
v
Moti della Luna
La Luna descrive intorno alla Terra un'orbita
ellittica abbastanza eccentrica (e = 0,055) che
viene percorsa secondo la legge delle aree . Ma
a causa della vicinanza del Sole e delle
perturbazioni dovute ai grandi pianeti (Venere
per la sua vicinanza e Giove per la massa), le
irregolarità
di questo moto sono assai numerose e alcune
molto importanti: le equazioni introdotte
dall'astronomo inglese E. W. Brown nel 1917
comprendono 1.500 termini di perturbazione.
Alcuni valori delle costanti che figurano in
queste equazioni sono stati perfezionati
successivamente e oggi si può considerare ben
conosciuto il moto del nostro satellite. Inoltre
le differenze riscontrate tra il moto complesso
così definito e quello realmente osservato (che
è un moto composto dalla rotazione della Luna
intorno alla Terra che a sua volta ruota intorno
al Sole) hanno permesso di mettere in evidenza
certe disuniformità nel moto di rotazione della
Terra: infatti il moto proprio della Luna che è
di circa 13ŗ al giorno (cioè assai maggiore di
quello dei pianeti o del Sole) è molto sensibile
alle piccole variazioni della rotazione
terrestre. La Luna è inoltre dotata di un moto
di rotazione su se stessa intorno a un asse
inclinato di 83ŗ 30' sul piano dell'orbita. La
Luna impiega 27 giorni, 7 ore, 43 minuti per
compiere un'intera rivoluzione intorno alla
Terra e questo intervallo di tempo prende il
nome di mese siderale. Il periodo di
rotazione della Luna è uguale a quello di
rivoluzione intorno alla Terra. Per
l'uguaglianza dei due periodi la Luna presenta
sempre la stessa faccia alla Terra. Tuttavia a
causa di piccole oscillazioni, dette
librazioni
, si può osservare una porzione superiore a un
solo emisfero lunare, più esattamente i 59/100
della superficie lunare. Durante il moto di
rivoluzione intorno alla Terra, la Luna passa
periodicamente nel cono d'ombra terrestre e fra
Terra e Sole; ciò determina le fasi lunari che
non sono costanti; l'intervallo tra due analoghe
fasi lunari è infatti più lungo a causa del
contemporaneo moto di rotazione della Terra
intorno al Sole. Nella figura a lato, quando la
Terra è in T si ha una fase di Luna nuova in L1 e
la successiva quando Terra, Luna e Sole sono
nuovamente allineati cioè quando la Luna dopo
aver completato una rivoluzione (Luna in L'1)
arriva in L2.
Pertanto la Luna per rioccupare la stessa
posizione rispetto al Sole deve procedere sulla
sua orbita ancora per due giorni circa: il mese
sinodico o lunazione ha perciò una durata
effettiva un po' maggiore rispetto al mese
siderale (in media 29 giorni, 12 ore e 44 minuti).
Il fenomeno delle fasi doveva essere noto fin
dai tempi più remoti e intorno a esso sorsero
curiose leggende.
L'attrazione esercitata dalla Luna sul
rigonfiamento equatoriale terrestre ha una
grande importanza nel fenomeno
della precessione degli equinozi, in quello
della nutazione
dell'asse di rotazione terrestre e in quello
delle
maree.
Nel calcolo di alcuni termini l'influenza della
Luna è nettamente preponderante rispetto a
quella del Sole a causa della sua minore
distanza dalla Terra; infatti le distanze
compaiono nel calcolo in modo inversamente
proporzionale al cubo dei loro valori e le masse
in modo proporzionale al quadrato dei valori. Si
deve notare anche che alla fase di Luna piena,
questo astro, che si trova sempre in prossimità
dell'eclittica, occupa all'incirca la posizione
che sarà occupata dal Sole sei mesi più tardi.
Ne consegue che la durata della presenza della
Luna al di sopra dell'orizzonte e l'altezza
massima che può raggiungere durante la fase di
Luna piena in inverno sono analoghe a quelle
presentate dal Sole durante l'estate e viceversa.
Si dice che si ha sizigie quando le longitudini
eclittiche e geocentriche del Sole e della Luna
sono uguali o differiscono di 180ŗ, quando cioè
questi astri sono in
congiunzione o in opposizione.
(Si ha rispettivamente Luna nuova e Luna piena.)
Alle fasi di primo e ultimo quarto, quando
queste longitudini differiscono di 90ŗ, si dice
che Sole e Luna sono in quadratura. Si chiama
infine “età della Luna” il numero di giorni
trascorsi dall'ultima congiunzione.
I fenomeni delle
eclissi
di Sole e di Luna hanno luogo quando la Luna
taglia l'eclittica in un'epoca in cui anche il
sole si trova vicino a uno di questi punti di
intersezione (nodi dell'orbita lunare).
v
La superficie lunare
Anche osservata a occhio nudo la superficie
della Luna è ricca di particolari. Il suolo
presenta innanzitutto diversi tipi di
caratteristiche: fra queste si constata che le
zone pił accidentate hanno un colore più chiaro
in quanto riflettono dal 20 al 30% della luce
solare incidente, le zone meno accidentate hanno
un colore più scuro in quanto riflettono solo
dal 6 al 7% e la loro colorazione molto regolare
ricorda la superficie di un liquido. Al primo
tipo corrispondono le “montagne” particolarmente
numerose nell'emisfero australe, che coprono
quasi i 2/3 della superficie visibile. Le
regioni più piatte sono state chiamate “mari”,
dai primi osservatori, prima di conoscerne
l'esatta natura; queste coprono la parte
rimanente. Le formazioni più caratteristiche e
numerose presenti sia nella regione dei mari sia
in quella delle montagne sono date
dai crateri e dai circhi ;
sul solo emisfero visibile se ne contano più di
300.000 di diametro superiore a 1 km; 32 con
diametri compresi tra 100 e 200 km; 5 di
dimensioni superiori ai 200 km. La loro
distribuzione è completamente casuale e
l'altezza dei contrafforti (misurabile
dall'ombra da questi proiettata) è modesta
rispetto alle loro dimensioni assolute. L'esame
dei campioni di roccia lunare, portati sulla
Terra dagli astronauti delle missioni Apollo, ha
evidenziato alcuni craterini con diametri
inferiori a 1 mm, legati alla caduta di
micrometeoriti. Altre strutture, ben documentate
nelle fotografie, sono i rilles, cioè
solchi a decorso vario, lunghi talora alcune
centinaia di km e molto simili alle fosse
tettoniche terrestri; sono state individuate
faglie a scorrimento verticale od orizzontale,
sviluppate anche per 200 km. Caratteristici sono
pure alcuni rilievi collinari diffusi nei mari,
detti rughe (wrinkle ridges), che
presentano qualche analogia strutturale con le
catene a pieghe presenti sulla Terra; comunque
si tratta di rilievi di entità limitata. Uno
degli argomenti più dibattuti è sempre stato
quello dell'origine dei mari, circhi e crateri,
dovuti a fenomeni vulcanici secondo alcuni, alla
caduta di meteoriti più o meno grandi e veloci
secondo altri. I dati acquisiti in seguito alle
esplorazioni lunari hanno confermato il ruolo
delle meteoriti nel modellamento della
superficie lunare e, nello stesso tempo, si sono
osservate forme identiche a quelle che, sulla
Terra, sono connesse con l'attività vulcanica;
inoltre gli astronauti hanno rilevato ridotti
fenomeni di tipo vulcanico.
Sulla base di tutto questo, la maggioranza dei
selenologi ritiene attualmente che buona parte
delle depressioni lunari, e in particolare
quelle più estese, siano dovute all'impatto di
meteoriti e ammette che fenomeni vulcanici
possano essersi verificati all'interno delle
depressioni, in seguito all'urto. Le missioni
Apollo hanno mostrato che la superficie della
Luna è uniformemente ricoperta da un materiale
incoerente, detto regolite (abbastanza
simile per comportamento meccanico al suolo
terrestre), che costituisce uno strato spesso
5-10 m sui mari e fino a 20 m sulle regioni
montuose. Il regolite è composto da frammenti
molto piccoli di rocce simili ai basalti e alle
anortositi, da breccia basaltica e da minuti
corpi vetrosi di forma varia (sferule di vetro);
ingloba ciottoli più consistenti della stessa
natura dei frammenti anzidetti. Rappresenta il
risultato della ripetuta frantumazione delle
rocce lunari in seguito all'impatto delle
meteoriti nel corso del tempo geologico; brecce
e corpi vetrosi sarebbero legati al calore e ai
processi di fusione sviluppati nell'urto. Il
regolite dei mari contiene in prevalenza basalto,
che quindi ne rappresenterebbe il substrato; è
dunque provata l'ipotesi che i mari siano
costituiti da imponenti colate laviche, più
volte ripetute in tempi differenti (datazioni
con il metodo Ar³9/Ar40 indicano,
per i campioni esaminati, un'età variante da 3,3
a 3,8 miliardi di anni) e a favore di ciò depone
anche il colore scuro dei mari stessi.
L'anortosite è molto più chiara del basalto,
meno densa, ed è risultata più antica (4,1-4,6
miliardi di anni); sembra caratterizzare le
regioni montuose, e a riprova di questo si hanno
il colore chiaro delle stesse, nonchè
misurazioni della gravità tramite i “Lunar
Orbiter”. La presenza delle anortositi (sulla
Terra si formano per lento raffreddamento di
magma) implica che, in un certo periodo della
sua storia, sulla Luna vi siano state
temperature elevate (1.000 ŗC) fino alla
profondità di 200 e più km. I sismometri
installati sulla superficie lunare hanno
permesso di accertare che i fuochi sismici sono
concentrati a 700-800 km di profondità e gli
epicentri relativi sono ubicati in un'area
ristretta all'orlo meridionale della palude
delle Epidemie, nella regione australe della
Luna (faccia nota); questi dati indicano che la
Luna è attualmente rigida fino a grande
profondità. Misure di gradiente termico (“Apollo
15”) hanno mostrato un incremento di temperatura
pari a 0,6 °C ogni 30 cm, il che comporta una
probabile temperatura di circa 1.000 °C a 500 km
di profondità.
v
Composizione chimica
Dalle analisi dei campioni lunari appare che
l'abbondanza degli elementi più comuni è
piuttosto uniforme e si differenzia da quella
terrestre per una sovrabbondanza di alluminio,
calcio e titanio, e per una deficienza di sodio,
magnesio e ferro, per non parlare dell'idrogeno
praticamente assente sul nostro satellite.
Le prime misure di datazione di questi campioni
assegnano loro età diverse, variabili tra i 3,3
e i 4,6 miliardi di anni, più vecchie cioè delle
rocce terrestri; da ciò si deduce che la Luna
avrebbe un'età di circa 4,7 miliardi di anni.
Le deviazioni orbitali subite dai “Lunar
Orbiter” e dai moduli di comando dell'Apollo
hanno permesso di scoprire l'esistenza, sotto il
suolo lunare, di concentrazioni di massa a cui è
stato dato il nome di
mascon;
il fatto che si trovino in corrispondenza di
bacini lunari ha portato alla loro
interpretazione come meteoriti o asteroidi
caduti sulla Luna: ad es., in corrispondenza del
mare delle Piogge (Mare Imbrium) si trova, a
circa 50 km dalla superficie, una massa
corrispondente a una sfera di 100 km di diametro
di ferro-nichel.
v
Campo magnetico
In accordo alle previsioni si è constatato che
il campo magnetico lunare ha un'intensità assai
inferiore a quello terrestre (in media meno di
un millesimo di questo); esso però presenta
variazioni locali molto maggiori di quelle che
si osservano sulla Terra, sembra cioè dovuto
alla presenza di vari “magneti” disseminati qua
e là; ciò rende praticamente inservibile la
bussola come strumento di orientamento.
v
Origine della Luna
Nel secolo scorso fu tentato un primo approccio
al problema dell'evoluzione dinamica del sistema
Terra-Luna; gli elementi essenziali nella
schematizzazione del problema erano costituiti
dalla trascurabilità della massa della Luna
rispetto a quelle della Terra e del Sole e
dell'assunzione che l'orbita terrestre attorno
al Sole fosse circolare. Sulla base di questo
modello veniva dedotto che la Luna dovesse
essere stabilmente legata alla Terra dalla
reciproca attrazione gravitazionale. Questo
modello è stato riesaminato e ne è stata
migliorata l'aderenza alla realtà, in
particolare con la considerazione della
eccentricità dell'orbita terrestre. Su una lunga
scala di tempo l'orbita della Luna risulta
instabile; ciò porta alla conclusione che la
Luna dovrebbe finire per allontanarsi dalla
Terra divenendo un pianeta essa stessa. D'altra
parte è anche possibile che la Luna sia stata
originariamente un pianeta, successivamente
catturato dalla Terra. Talune differenze
strutturali sembrerebbero suffragare questa
ipotesi. La Terra ha, ad esempio, un forte campo
magnetico e un'alta densità media; rocce lunari
hanno invece evidenziato l'esistenza, circa 3
miliardi di anni or sono, di un forte campo
magnetico lunare. Vi sono anche significative
differenze di composizione chimica, prima fra
tutte la completa mancanza di acqua sulla Luna,
ciò che sembrerebbe indicare che il materiale
lunare si sia formato a temperature molto
maggiori di quelle esistenti al momento della
formazione del materiale terrestre. Nella
definitiva soluzione del problema risulterà
importante il riesame delle attuali ipotesi
semplificatrici, in particolare l'aver
ipotizzato la costanza nel tempo delle masse dei
due corpi e l'aver trascurato gli effetti sulle
maree. Ai fini di una migliore comprensione
della struttura e della evoluzione della Luna,
di grande importanza è risultato il programma
Apollo della NASA, che ha consentito una
raccolta diretta di dati e l'invio a terra di
informazioni da parte degli strumenti lasciati
sulla superficie lunare. Le implicazioni di
queste ricerche trascendono il problema della
Luna e riguardano anche l'origine e l'evoluzione
dell'intero sistema planetario. Risulterebbe tra
l'altro che i pianeti si sarebbero formati tutti
nello stesso modo dalla nebulosa protoplanetaria
per rapida aggregazione di corpi circa 4,6
miliardi di anni or sono. La Luna risulta così
non “figlia” della Terra, bensì un corpo celeste
formatosi con la Terra e poi catturato
nell'orbita del nostro pianeta. Il primo mezzo
miliardo di anni di esistenza della Luna fu
contrassegnato da un intenso bombardamento
meteoritico, analogo a quello che risulta aver
caratterizzato Mercurio e Marte. L'effusione di
lave vulcaniche ha poi parzialmente cancellato
la craterizzazione preesistente dando luogo alla
formazione degli attuali “canali” lunari.
v
Esplorazioni sulla Luna
Le prime fotografie della faccia nascosta furono
registrate dal satellite sovietico “Luna III” il
7 ottobre 1959: comprendevano circa i tre quarti
della superficie prima mai osservata ed erano
caratterizzate da scarsa nitidezza e dalla
mancanza di dettagli dovuta al fatto che si
trattava di foto in Luna piena, cioè scarse di
ombre, per cui non si vedevano crateri ma solo
mari. Seguirono poi le riprese delle sonde
americane “Ranger” e “Lunar Orbiter” che
ottennero ottime fotografie: queste mostrano
sulla faccia nascosta una grande ricchezza di
crateri di probabile formazione vulcanica. Le
conoscenze si allargarono ancora dopo le riprese
delle sonde sovietiche “Luna 9”, “Luna 13”,
“Zond 5” e “Zond 6” (queste ultime due, del
settembre e del novembre 1968, costituirono un
progresso decisivo verso la conquista della
Luna) e di quelle americane “Surveyor” che,
raggiungendo o circumnavigando il suolo lunare,
poterono darci le prime informazioni sulla sua
natura e consistenza. Va ancora segnalato il
lancio americano dell'“Apollo 8”: per la prima
volta una capsula con tre uomini a bordo, F.
Borman, W. Anders e J. Lovell, circumnavigò il
nostro satellite. La capsula, lanciata da Cape
Kennedy il 21 dicembre 1968, ammarò nell'Oceano
Pacifico il 27 dicembre dopo aver compiuto dieci
orbite intorno alla Luna. Il 21 luglio 1969, la
navicella “Apollo 11” atterrò sulla Luna e due
astronauti, N. Armstrong ed E. Aldrin,
calpestarono per la prima volta il suolo lunare.
Nel 1973 il satellite radioastronomico “Explorer
49”, dotato di quattro antenne di 225 m, fu
situato su un orbita lunare a 1.100 km d'altezza.
Abbandonata per qualche decennio, l'esplorazione
lunare è stata ripresa nel 1990 dal giapponese
“Muses- A”, che ha effettuato misurazioni
dell'ambiente e numerose prove tecniche; quattro
anni dopo la sonda statunitense “Clementine” ha
riacceso l'interesse rilanciando l'ipotesi di
presenza d'acqua sul satellite così da
incoraggiare i progetti di basi permanenti. Il
“Lunar-A” giapponese è stato così realizzato per
posizionare sulla Luna strumenti di rivelazione
di dati sismici e sul flusso di calore, mentre
“Lunar Prospector”, lanciato nel 1998, ha potuto
stendere una carta geochimica lunare dettagliata.
Inoltre, dai dati raccolti dallo schianto di
quest’ultimo in un cratere lunare (1999) non
sono stati rilevati elementi chimici tali da
palesare molecole d’acqua proiettate
nell’impatto, anche se qualche mese prima le
ricerche di “Lunar Prospector” avevano suggerito
la presenza di idrogeno tanto da far supporre la
presenza di acqua sotto la zona in cui si trova
il cratere scelto per la collisione.
v
Carte e nomenclatura lunare
I primi disegni della superficie della Luna
risalgono a Galileo; le prime carte comprendenti
una nomenclatura delle formazioni lunari sono
quelle di Michael Floris Van Langeren (1645),
Hevelius (1647), Riccioli (1651). Prevalse la
nomenclatura di Riccioli che
è
quella ancor oggi in uso e che si richiama alla
geografia terrestre e a personaggi che hanno
dato la loro impronta alla storia della scienza.
Con l'avvento delle fotografie ottenute dai
satelliti artificiali sono stati redatti atlanti
particolareggiati di tutto il pianeta, sia della
faccia visibile sia di quella nascosta.