La scienza, la
tecnologia e la corsa agli armamenti
u La nascita delle armi nucleari
Nel 1938 Otto Hahn e Fritz Strassmann, a Berlino, osservano che, se colpiti da dei neutroni, i nuclei di Uranio (un elemento molto pesante, con peso atomico tra 235 e 238) si possono scindere, spezzare: è la scoperta del fenomeno della fissione nucleare.
Nel 1939 Enrico Fermi formula l'ipotesi che se in questo processo di frammentazione dei nuclei di Uranio vengono emessi dei neutroni, questi possono a loro volta causare ulteriori scissioni, e così via in un processo a cascata, dando luogo ad una "reazione a catena".
In quegli anni in Germania sono al potere i nazisti, e il ben noto alto livello dei fisici tedeschi alimenta fortissime preoccupazioni che i recenti risultati sulla fissione possano venire utilizzati per costruire armi di una potenza distruttiva mai prima immaginata. L'energia che può essere emessa in una reazione di fissione nucleare è, infatti, enorme. Confrontando una reazione nucleare "controllata" (che non porta all'esplosione) con un processo di combustione chimica, a parità di peso di sostanza "combustibile", in un processo di fissione nucleare viene emessa una quantità di energia milioni di volte superiore a quella che viene liberata in una reazione chimica. Lo stesso divario in energia liberata esiste, naturalmente, fra una esplosione nucleare ed una esplosione convenzionale (tritolo, ad esempio).
Animati da queste inquietudini, alcuni fisici, tra i quali L. Szilard, P.A.M. Dirac e V. Weisskopf invitano addirittura la comunità scientifica internazionale ad una sorta di autocensura (non pubblicare i risultati ottenuti per non permettere agli scienziati che lavorano nella Germania di Hitler venire in possesso di nuove informazioni), invito che non verrà però raccolto. La preoccupazione per l'uso che la Germania nazista potrebbe fare di queste conoscenze è così forte che, nell'Agosto del 1939, Albert Einstein, in una lettera concordata con L. Szilard e J. Wigner, chiede al Presidente degli Stati Uniti, Roosevelt, di avviare e finanziare un progetto per la costruzione di una bomba "atomica", basata sulla possibile reazione a catena che può avvenire in una massa di Uranio. La giustificazione per una richiesta così grave è il timore, come sopra accennato, che in Germania già si stia lavorando ad un tale progetto.
Nasce così, nel 1942, nei Laboratori di Los Alamos, diretti dal Generale L. Groves, in Nuovo Messico, il Progetto Manhattan il cui direttore scientifico sarà il fisico R. Oppenheimer. In quello stesso anno, il 2 Dicembre, il gruppo di Enrico Fermi, a Chicago, mette in funzione il primo reattore nucleare, innescando la prima reazione nucleare a catena controllata.
Alla fine del 1942 anche i Sovietici avviano, sotto la direzione di I. Kurchiatov, un loro progetto scientifico-tecnologico per costruire la bomba atomica.
I Laboratori di Los Alamos divengono rapidamente affollati da scienziati di grandissimo valore provenienti anche da altri Paesi ed il lavoro è coronato da importanti successi. Alla fine del 1944, anche se la notizia non è di dominio pubblico, risulta però chiaro che la Germania nazista non riuscirà a costruire bombe a fissione. Il Progetto Manhattan prosegue tuttavia il suo corso, anche se lo scopo per il quale era nato non sussiste più, perchè, con una sola eccezione, nessuno degli scienziati coinvolti nel progetto abbandona le sue ricerche. Il fisico che, nel Dicembre del 1944, abbandona il Progetto è Joseph Rotblat, un polacco che era andato a lavorare a Los Alamos dall'Inghilterra, e che sarà poi una figura di grandissimo spicco per decenni per il suo impegno infaticabile per liberare il mondo dai pericoli di guerra e da tutti le armi nucleari, e che nel 1995 riceverà il Premio Nobel per la Pace.
Il 16 Luglio del 1945, ad Alamogordo, nel deserto del Nuovo Messico, il progetto Manhattan viene coronato da pieno successo: viene effettuata la prima esplosione nucleare sperimentale, una bomba a fissione a Plutonio (un elemento fissile, con peso atomico 239, prodotto di trasmutazione dell'Uranio 238). Del successo del test Trinity viene informato in giornata il nuovo Presidente degli Stati Uniti, Harry Truman, succeduto a Roosevelt nell’Aprile del 1945, che sta partecipando alla Conferenza di Potsdam con Stalin e Churchill. E subito il possesso di armi nucleari diventa strumento di pressione e condizionamento della politica internazionale: nasce la "diplomazia nucleare".
Il 6 Agosto di quello stesso anno, alle ore 8.15 del mattino, il bombardiere americano Enola gay sgancia la prima arma atomica basata sulla fissione dell'Uranio sulla città giapponese di Hiroshima (si ricordi che, mentre la Germania nazista si era arresa agli Alleati l'8 Maggio del 1945, il Giappone era ancora in guerra). La potenza della bomba di Hiroshima è equivalente a quella di 13.000 tonnellate di tritolo, uccide circa 68.000 persone e ne ferisce circa 76.000. Tre giorni dopo, il 9 Agosto, alle 11.02 del mattino, una seconda bomba, al Plutonio come quella sperimentata ad Alamogordo, viene sganciata su un'altra città giapponese, Nagasaki. La bomba di Nagasaki ha una potenza esplosiva equivalente a quella di 22.000 tonnellate di tritolo, uccide circa 38.000 persone e ne ferisce circa 21.000.
Ancora oggi è lecito domandarsi se la decisione del Presidente Truman di
lanciare le due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki fosse l’ultima azione
militare della seconda guerra mondiale o non piuttosto il primo importante atto
di guerra ferdda nei confronti dell’Unione Sovietica
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La proliferazione "verticale" e la corsa agli armamenti
Alla fine degli anni quaranta anche l'Unione Sovietica dispone di armi atomiche (è del 29 Agosto 1949 la prima esplosione nucleare sperimentale sovietica) ed è chiaro a tutti, scienziati e responsabili politici, che potrebbe avere inizio una insensata corsa agli armamenti. Tutti i tentativi di avviare forme di controllo internazionale dell'energia nucleare e di bandire fin da subito le armi nucleari, però, falliscono e nel 1950 gli Stati Uniti, nonostante un durissimo dibattito politico, scientifico e morale, avviano la costruzione delle armi termonucleari ad idrogeno (Bombe H), le "superbombe" che sfruttano l'energia liberata nel processo di fusione di nuclei leggeri, a sua volta innescato da una reazione di fissione. La prima bomba H viene fatta esplodere il 1 Novembre 1952. A quel momento la Gran Bretagna aveva già effettuato la prima esplosione sperimentale di una bomba a fissione. Sarebbero seguite poi la Francia (nel 1960) e la Cina (nel 1964), in una corsa ininterrotta e dissennata a costruire armi sempre più potenti e distruttive.
Nel 1955 Bertrand Russel ed Albert Einstein, assieme ad altri nove eminenti scienziati (tra i quali Joseph Rotblat, l'unico scienziato che abbandonò il Progetto Manhattan), consapevoli del potere devastante delle bombe H e della distruzione della civiltà tutta in caso di guerra nucleare, rivolgono un appello alla comunità scientifica del mondo intero, noto in tutto il mondo come il Manifesto Russell-Einstein.
Nel 1957 si tiene a Pugwash, una cittadina della Nuova Scozia, in Canada, il convegno auspicato dal Manifesto Russell-Einstein. E' la nascita delle Conferenze Pugwash, un movimento assolutamente indipendente, alle quali partecipano fin dall'inizio scienziati di tutto il mondo e che costituiscono una preziosa occasione di incontro fra scienziati provenienti dai due blocchi ai tempi della guerra fredda. Oggi, a 44 anni dalla fondazione, il Movimento Pugwash ha tenuto in tutti i Paesi del mondo più di 260 tra conferenze annuali, seminari, incontri di lavoro, e continua ad essere un'assise internazionale di discussione e confronto di singolare autorevolezza e utilità, come dimostrato dal fatto che nel 1995 le Conferenze Pugwash ottengono il Premio Nobel per la Pace. Nel corso degli anni il campo di interesse e di sempre qualificato intervento delle Conferenze Pugwash si va allargando anche alle questioni legate allo sviluppo sostenibile, alla piaga delle malattie e della fame nei Paesi sottosviluppati, alla tutela della qualità dell’ecosistema Terra, sempre con l’obiettivo di individuare soluzioni che salvaguardino l’umanità tutta da nuove minacce alla sua sopravvivenza.
A partire dalla metà degli anni cinquanta, alla ricerca per la progettazione e la costruzione di armi di distruzione di massa sempre più micidiali viene abbinata quella per la realizzazione e la messa a punto di sistemi affidabili, veloci e precisi per trasportare le armi nucleari e colpire con precisione obiettivi posti anche a grandi distanze, i missili balistici intercontinentali.
Nell'Ottobre del 1957 l'Unione Sovietica mette in orbita il primo satellite artificiale, lo Sputnik, al quale seguiranno innumerevoli altri, messi in orbita da potenze nucleari e non, con compiti di ricognizione, comunicazione, controllo, spionaggio.
Nel frattempo continuano a ritmo sostenuto le esplosioni nucleari sperimentali. Gli scopi di questi test sono sostanzialmente tre: lo studio degli effetti dell'esplosione nucleare, lo sviluppo di nuove armi, il controllo dell'efficienza e della sicurezza delle armi che già fanno parte dell'arsenale nucleare.
Anche a seguito di una imponente mobilitazione dell'opinione pubblica, della
comunità scientifica internazionale, con il Movimento Pugwash in primo piano, e
di responsabili politici, nel 1963 vengono proibiti gli esperimenti nucleari
nell'atmosfera, nello spazio esterno e sotto le acque (al momento della firma
del trattato sono state effettuate circa 500 esplosioni nucleari sperimentali,
la maggior parte nell'atmosfera, alcune di potenza equivalente a centinaia di
migliaia di tonnellate di tritolo). Questo trattato costituisce un passo
importante non solo per la salvaguardia dell'ecosistema mondo, già ampiamente
contaminato dalla radioattività prodotta dai
test nucleari,
ma anche per tentare di controllare - anche se certamente non arrestare - la
corsa agli armamenti.
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Difendersi dalla guerra nucleare: i trattati e le tecnologie di difesa
Da un lato le risorse profuse nel settore degli armamenti permettono di installare missili intercontinentali con testate nucleari che sono in grado di partire dagli Stati Uniti ed arrivare nell'Unione Sovietica (e viceversa), realizzare missili che possono essere lanciati da sottomarini e costruire bombardieri strategici che trasportino bombe nucleari di grande potenza a grandi distanze (secondo la cosiddetta "triade": armi nucleari basate a terra, su sottomarini e su aerei). Dall'altro i progressi nel campo dei radar, dei calcolatori elettronici, dei missili intercettori ad accelerazione rapida, danno il via a ricerche miranti a realizzare anche dei sistemi di difesa da questi stessi missili. Questa ipotetica possibilità di difendersi dai missili innesca, a sua volta, una rincorsa a rendere inefficaci gli stessi sistemi di difesa, dando il via allo sviluppo di sistemi d’arma capaci di perforare e "ingannare" il complesso di sistemi di avvistamento dei missili nemici e di distruzione degli stessi con missili intercettori. Nonostante un trattato del 1972 (il Trattato ABM, Anti-Ballistic Missile) proibisca il dispiegamento di sistemi di difesa da missili balistici, vengono progettate e realizzate le "testate multiple" (numerose testate, indirizzabili su diversi obiettivi, magari mescolate a "false testate", dette "esche", per ingannare i sistemi di difesa, trasportate da un unico missile), aventi appunto lo scopo di "perforare" un sistema di difesa non permesso dai trattati internazionali. Dopo il caso emblematico del Progetto Manhattan, è questo un altro assai significativo esempio di trascinamento tecnologico: una volta matura la tecnologia bellica, i sistemi d'arma da questa derivanti vengono sviluppati e messi in campo, anche se sono venute a cadere le originarie motivazioni politiche, strategiche e militari che avevano spinto allo sviluppo di quella tecnologia.
I progressi tecnologici nel settore degli armamenti, oltre a comportare costi enormi, hanno almeno due effetti destabilizzanti e perversi: da un lato sostengono ed incrementano la corsa agli armamenti, rendendo sempre più instabile ed a rischio l’equilibrio internazionale, dall'altro, con la messa a punto di sistemi di difesa e con la pretesa di poter sferrare attachi "chirurgici" fanno apparire realistica l'assurda speranza di potersi difendere dalle armi nucleari, di poter "combattere" una guerra nucleare. Invece è proprio la consapevolezza che l'uso di armi nucleari produrrebbe un disastro di proporzioni immense ed inaccettabili per qualunque Paese che funziona da elemento "stabilizzante" (è l'equilibrio del terrore basato sulla dissuasione, sulla Mutua Assicurata Distruzione, MAD), che rende semplicemente impensabile l’uso di anche una sola arma nucleare. Questo "miraggio" dello sviluppo di mezzi tecnologici per difendere il Paese da un attacco nucleare viene riproposto nel 1983, quando il Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan prospetta l'Iniziativa di Difesa Strategica e ancora una volta oggi, agli inizi del 2001, di nuovo con un progetto di difesa nazionale da missili sostenuto dell'Amministrazione Bush (NMD, National Missile Defense). L'installazione di un sistema NMD comporterebbe radicali modifiche al trattato ABM del 1972, che è ancora oggi uno dei capisaldi del sistema di sicurezza internazionale, e potrebbe portare la Russia ad abbandonare l'intero insieme di trattati sulla limitazione ed il controllo delle armi nucleari e convenzionali e la Cina ad una nuova corsa qualitativa e quantitativa agli armamenti nucleari.
Nel corso degli anni, quasi parallelamente alla corsa agli armamenti, si va
dipanando anche una fitta attività negoziale per concludere trattati tra gli
Stati sul controllo degli armamenti e sul disarmo. Ed anche in questo campo la
comunità scientifica internazionale gioca un ruolo assai importante. Uno dei
punti critici di un trattato di disarmo è quello della verifica: la ragionevole
certezza, cioè, che tutti gli aderenti al trattato ne rispettino lo spirito e le
clausole. Nessuno Stato infatti, accetterebbe di smantellare delle armi nucleari
se non ha, appunto, la ragionevole certezza che anche gli altri Stati fanno la
stessa cosa. Spesso i problemi tecnici che si debbono affrontare e risolvere
nell'ambito della verifica dei trattati sono realmente complicati, e richiedono
l'impegno di scienziati e tecnologi altamente qualificati. In altri casi, il
ruolo di ricercatori competenti può permettere di superare obiezioni capziose
che mirano a far fallire la trattativa invocando la non verificabilità del
trattato.
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Nuove proliferazioni
E' oggi innegabile che grandi passi sono stati fatti lungo la strada della riduzione degli arsenali nucleari delle superpotenze Stati Uniti e Russia, e che anche Gran Bretagna, Francia e Cina non possono non tenere conto di questi progressi. Sempre più acuto si va però facendo il problema della proliferazione orizzontale delle armi nucleari. Sono molti gli Stati, infatti, che pensano di poter garantire la propria sicurezza (quando non di poter espandere la propria potenza e/o la propria influenza) grazie al possesso di armi nucleari. A queste scelte strategiche destabilizzanti non può non fare seguito un pesante impegno di risorse intellettuali e materiali del Paese nella ricerca per fini militari (i risultati della quale sono necessariamente segreti, e pertanto non controllabili da scienziati obiettivi e non implicati) e nell'industria bellica, in molti casi sottraendo le già scarse risorse a settori chiave per lo sviluppo e la crescita del Paese e della società civile.
Naturalmente la proliferazione nucleare orizzontale, oltre ad aumentare i rischi di una guerra nella quale vengano usati ordigni nucleari, rende ancora più difficile il raggiungimento dell'obiettivo che solo può rendere impossibile una catastrofica guerra nucleare: l'eliminazione di tutte le armi nucleari.