La valutazione del rischio vulcanico

u Le catastrofi storiche

Fin dai tempi preistorici la vita umana è stata influenzata dalle catastrofi naturali. Uragani, alluvioni, terremoti ed eruzioni vulcaniche sono stati responsabili di milioni di morti ed i loro effetti hanno spesso messo in pericolo la sopravvivenza di intere civiltà.

Il numero di vite umane perse in conseguenza dei disastri naturali rende l'idea della relativa importanza dei vari fenomeni. A partire dal 1600 le eruzioni hanno causato approssimativamente 260.000 vittime, di cui circa l'80% in soli sei eventi, mentre durante lo stesso periodo di tempo si stima che almeno cinque milioni di persone abbiano perso la vita a seguito di terremoti.

La peggiore catastrofe vulcanica di cui si ha conoscenza (quella del Tambora nel 1815) ha causato circa 92.000 morti, mentre il maggior numero di vittime causato da un uragano è stato di 500.000. Nel disastroso terremoto del 1976, a Tang Shan in Cina, persero la vita 830.000 persone. Negli Stati Uniti, fra il 1963 ed il 1983 le vittime da inondazioni sono state 200 all'anno, quelle causate da frane 25, 12 causate da terremoti, 6 per maremoti, mentre solo 3 per anno sono state causate da eruzioni.

Nonostante gli eventi vulcanici sollevino talvolta più impressione di altri fenomeni naturali, da queste cifre appare evidente che in realtà essi pongono meno problemi rispetto ad altre catastrofi più frequenti e in molti casi anche più prevedibili. Questo non toglie nulla alla capacità di distruzione di un evento eruttivo, ma mette in risalto come le conseguenze siano particolarmente legate alla presenza di insediamenti umani in prossimità di apparati vulcanici le cui aree risultano comunque relativamente piccole se confrontate con quelle esposte alla possibilità di inondazioni, frane e terremoti.

Nell'Italia meridionale si trovano concentrati numerosi vulcani attivi ed i loro effetti sull'ambiente sono stati particolarmente rilevanti nel passato. In epoca storica Vesuvio, Campi Flegrei, Ischia, e Etna hanno avuto eruzioni di entità tale da essere ricordate in cronache e storie. Gli altri vulcani attivi italiani insulari (Stromboli, Vulcano, Lipari e i vulcani del Canale di Sicilia) hanno avuto eruzioni a volte anche violente, ma con effetti confinati in un ambito molto ristretto e poco o niente abitato.

Malgrado da molti anni la comunità vulcanologica internazionale stia lavorando allo scopo di ridurre gli effetti delle eruzioni, a tutt'oggi non è possibile giungere ad una previsione deterministica sia del momento in cui avverrà l'eruzione sia del suo carattere. Per tali ragioni è opportuno analizzare la storia eruttiva del vulcano per giungere ad una valutazione di rischio.

u Il calcolo del rischio

Il rischio vulcanico è definito come il prodotto della probabilità di accadimento di una eruzione per la quantità di danni che essa può determinare.

In pratica è necessario identificare tutte quelle aree che potrebbero essere interessate dalla ripresa di attività del vulcano, determinare l'impatto che un certo tipo di eruzione può avere sul territorio e ripetere questa operazione per tutte le possibili eruzioni del vulcano. Successivamente si stima la probabilità di ciascun tipo di eruzione e si giunge infine ad una valutazione del rischio complessivo dell'area.

La suddivisione dei comuni della provincia di Napoli e Salerno in quattro classi di rischio è stata effettuata valutando le probabilità di danno di ciascun comune in relazione al numero di abitanti. Per i comuni che ricadono nelle prime due classi sarebbe opportuno che, in caso di emergenza vulcanica, vengano adottate misure di evacuazione o quanto meno di riduzione del numero di abitanti esposti (evacuazione di ospedali, persone inabili, ecc.).

In base a questa suddivisione si nota che i sei comuni con rischio "altissimo" sono i comuni di Torre Annunziata e Torre del Greco, San Giorgio a Cremano, Portici, Ercolano e Napoli (zona orientale). Per questi comuni si impongono delle scelte drastiche per la riduzione del rischio ed è ovvio che devono essere quelli sui quali si devono concentrare i principali interventi della Protezione Civile in caso di imminenza di attività vulcanica.

Per i comuni che ricadono nella categoria ad alto rischio il discorso è simile. Tuttavia gli interventi in caso di imminenza di attività vulcanica devono essere valutati caso per caso.

Per i comuni che ricadono nelle altre due classi sarebbe opportuno prevedere delle misure tecniche da adottare in caso di eruzione vulcanica, senza tuttavia ricorrere a misure drastiche di evacuazione.