La
diversità tra un uomo e un topo
La diversità delle forme viventi è straordinaria, ma come viene acquisita?
Un paio di decenni fa, si pensava che gli organismi fossero estremamente
diversi anche a livello molecolare. Fu pertanto una grande sorpresa
accorgersi che, in realtà, tutti i viventi hanno in comune molti aspetti,
ed in particolare i rispettivi
geni.
Questa conclusione, cui si è giunti negli anni ottanta, è stata ampiamente
confermata dai recenti progetti di sequenziamento di genomi, che hanno
mostrato come la maggior parte dei geni umani abbia una controparte non
solo negli altri mammiferi, ma anche in organismi assai più semplici. Non
solo, ma anche la funzione delle proteine prodotte dai rispettivi geni è
molto spesso simile e molte vie metaboliche appaiono conservate nel corso
dell'evoluzione.
Se il piano generale di tutte le specie è così simile, da cosa dipende
allora la stupefacente varietà di forme viventi? Pensiamo all'uomo e al
topo: se il numero di geni e la funzione delle proteine di queste due
specie è estremamente simile, cosa è dunque che li rende diversi? Non è
molto probabile che la base di questa diversità sia nella specifica
sequenza dei geni e quindi nelle proteine che vengono prodotte, perchè
come abbiamo visto, esse sono spesso molto simili. In effetti è stato
dimostrato che geni umani possono sostituire i loro corrispondenti geni
murini senza che il topo ne soffra apprezzabilmente. E' invece probabile
che la base principale di questa differenza sia nella
regolazione
cui sono soggetti questi geni.
Si tratta di un argomento che solo oggi comincia ad essere indagato. Nel
corso dello sviluppo, alcuni geni si accendono e si spengono, si
riaccendono, si spengono di nuovo. Sono possibili tutte le variazioni sul
tema. Vi sono geni che stanno sempre accesi, ma ce ne sono altri che si
accendono solo in un particolare tipo cellulare, per un periodo molto
breve. Alcuni di questi geni comandano a loro volta l'accensione di un
insieme di altri geni, che regolano la divisione e quindi la
proliferazione delle cellule, piuttosto che la loro differenziazione. E'
pertanto ipotizzabile che una piccola variazione dell'attivazione di un
gene possa causare una serie di modificazioni nei tessuti in cui viene
espresso: ad esempio, una modificazione nella durata dell'espressione di
un gene attivo in cellule del sistema nervoso, che stanno formando la
corteccia cerebrale, potrebbe causare uno o più cicli di proliferazione di
tali cellule, così da aumentare notevolmente il loro numero. Lo
sviluppo
è un periodo della vita dell'organismo così delicato da far pensare che
gli effetti di piccole differenze di espressione genica possano poi essere
amplificati in modo tale da provocare grandi cambiamenti nell'embrione che
si rifletteranno poi sulle sembianze degli individui adulti.
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