L'albero della vita
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Il modello dell'albero della vita
Le
teorie evolutive
offrono un modello semplice ed efficace per
rappresentare l'origine e lo sviluppo della varietà
delle specie: l'albero della vita. Questo modello
indica una
origine unica
per tutte le forme di vita, corrispondente al tronco
dell'albero, dal quale derivano grossi rami che si
suddividono più e più volte, fino a formare la varietà
delle specie attuali. In questa prospettiva il diverso
grado di somiglianza tra le specie misura la parentela
evolutiva e chiarisce la filogenesi, cioè la storia
dello sviluppo evolutivo.
La ricostruzione dell'albero della vita, cioè della
storia naturale dei sistemi viventi, è uno dei compiti
principali della biologia evoluzionistica. Gli eventi
della storia della vita avvenuti nel passato non sono
osservabili nè ripetibili, tuttavia possono essere
ricostruiti in base alle tracce che hanno lasciato.
Esistono due tipi di tracce a cui i biologi possono
ricorrere: i resti fossili di organismi vissuti in
epoche passate, che testimoniano delle caratteristiche
delle antiche forme di vita; le specie attualmente
viventi, cioè i prodotti del processo evolutivo che
conservano nei propri caratteri la memoria della
filogenesi.
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Durata di vita delle specie
Le
specie
attualmente viventi sono meno dell'1% di tutte le
specie comparse sulla Terra. Il rinnovamento delle
specie in conseguenza dei processi evolutivi procede
incessantemente e causa un ricambio che ha poche
eccezioni. Lo studio dei
fossili
consente di calcolare la durata media della vita delle
specie. Esiste una grande variabilità, ma in generale
le specie sono destinate a permanere per un periodo
medio dell'ordine del milione di anni.
Alcune specie sembrano dotate di particolare longevità,
poichè gli individui oggi viventi sono sostanzialmente
indistinguibili dai fossili risalenti a decine o
centinaia di milioni di anni fa. Queste specie sono
indicate come "fossili viventi". Il dato va preso con
una certa cautela, perchè lo studio dei fossili
consente di paragonare certe caratteristiche,
prevalentemente morfologiche, e ne esclude altre,
soprattutto molecolari. Tuttavia si può affermare che
i fossili viventi hanno occupato una
nicchia ecologica
che si è mantenuta immutata per tempi molto lunghi. In
altre parole si tratta di specie che ricoprono nel
proprio
ecosistema
un ruolo per il quale non hanno dovuto subire
concorrenza.
Altre specie occupano nicchie ecologiche di limitata
stabilità o comunque esposte alla concorrenza di
organismi dotati di nuovi
adattamenti.
La specie che ne sostituisce una estinta (e che spesso
ne provoca l'estinzione) può discendere da una
popolazione della specie estinta oppure può essersi
evoluta in modo del tutto indipendente.
La sistematica ufficiale riporta circa 2 milioni di
specie viventi, ma si ritiene che il numero totale
delle specie possa essere da 2 a 15 volte maggiore. Un
calcolo grossolano, basato sulla durata media della
vita delle specie, fa prevedere l'estinzione di una
decina di specie ogni anno. Numerose specie sono
effettivamente considerate a rischio di estinzione. Il
numero di specie che attualmente si estinguono è però
valutato in alcune centinaia all'anno, un numero
almeno dieci volte più alto di quello atteso. E'
opinione comune che questo numero elevato sia
correlato con l'espansione della popolazione umana.
Negli ultimi decenni numerosi dati hanno confermato
che il numero delle specie e anche delle altre
categorie tassonomiche
superiori subì episodicamente drastiche riduzioni. Per
ricorrere ancora alla metafora dell'albero della vita,
si verificarono improvvise potature, che lasciarono
pochi rami da cui poi ripresero a diversificarsi le
forme di vita. Malgrado i tentativi di correlare gli
episodi di
estinzione di massa
con la periodicità di eventi astronomici, non esiste
ancora una teoria generale capace di spiegare le cause
delle estinzioni di massa. Si fa quindi ricorso a
spiegazioni che chiamano in causa eventi differenti,
ma comunque tutti capaci di determinare significative
variazioni ambientali su scala globale. In particolare
si pensa che un ruolo di primo piano sia stato giocato
dalla posizione dei continenti, da intense
manifestazioni vulcaniche e, almeno in una occasione,
dall'impatto di un asteroide di grandi dimensioni.
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Il Superregno dei Procarioti
La ricostruzione dell'albero della vita ha portato a
identificare gli eventi che segnano le tappe più
significative dell'evoluzione dei sistemi viventi. In
questo contesto non è possibile esaminare tutte le
fronde dell'albero della vita, pertanto fisseremo
l'attenzione su quei rami che più da vicino
interessano la storia della nostra specie.
La vita sulla Terra comparve fra 3,5 e 4 miliardi di
anni fa. I primi organismi, probabilmente simili agli
attuali
Procarioti,
si svilupparono nei mari primitivi. L'atmosfera
primordiale,
molto diversa da quella attuale, lasciava passare
radiazioni solari ad alta energia che rompono i legami
chimici delle molecole organiche e danneggiano
irreparabilmente le cellule. Gli organismi potevano
sopravvivere solo al riparo di uno spessore di acqua.
Le più antiche tracce fossili attribuibili con
certezza a sistemi viventi mostrano una straordinaria
rassomiglianza con gli odierni
Cianobatteri.
Ciò fa ritenere che già a quell'epoca fosse iniziata
la produzione di ossigeno associata alla
fotosintesi,
destinata a cambiare con il tempo le caratteristiche
dell'atmosfera. Gli organismi procarioti non hanno
subito grandi trasformazioni da allora, quanto meno
dal punto di vista morfologico. Se ne può dedurre che
le nicchie ecologiche da essi occupate si sono
mantenute sostanzialmente stabili per tutto il tempo e
che i Procarioti vi sono meravigliosamente adattati.
L'apertura di nuove vie evolutive avrebbe richiesto
l'accesso a nuove nicchie ecologiche e conseguenti
profonde trasformazioni delle cellule.
I primi fossili di organismi eucarioti, anche essi
unicellulari, risalgono a circa 1,2 miliardi di anni
fa. Ciò significa che la storia della vita sulla Terra
è per oltre metà storia di soli Procarioti. La
distinzione tra Procarioti ed
Eucarioti è quella più fondamentale tra i sistemi viventi; gli
organismi dei due tipi sono classificati nelle
categorie tassonomiche di livello più elevato, i
superregni. Il Superregno dei Procarioti comprende i
regni
Archeobatteri
ed
Eubatteri.
Il Superregno degli Eucarioti comprende i regni
Protisti,
Funghi,
Animali
e
Piante.
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Il Superregno degli Eucarioti
Le cellule eucariote ebbero origine da un processo di
simbiosi
che portò allo stabilirsi di una coesistenza intima,
permanente e irreversibile tra cellule procariote. In
raffronto con le cellule procariote, le cellule
eucariote hanno maggiore complessità e maggiori
dimensioni. A queste caratteristiche corrispondono la
superficie più frastagliata, per facilitare gli scambi
con l'ambiente, e la divisione interna del lavoro, con
la specializzazione di settori cellulari specifici per
lo svolgimento di determinate funzioni.
Si possono distinguere negli Eucarioti tre tipi
cellulari principali: cellule dotate di
plastidi
e di parete cellulare di
cellulosa,
che possono essere dotate di appendici ciliate per il
movimento (cellule vegetali); cellule prive di
plastidi e dotate di parete cellulare di
chitina,
sempre prive di appendici ciliate per il movimento
(cellule fungine); cellule prive di plastidi e di
parete cellulare, che possono essere dotate di
appendici ciliate per il movimento (cellule animali).
A questi tre raggruppamenti corrispondono
rispettivamente i regni Piante, Funghi e Animali.
Le Piante comprendono organismi pluricellulari
autotrofi
che si sviluppano da un
embrione.
La pianta adulta forma
spore
di due tipi, maschili e femminili, che si sviluppano
in organismi
aploidi
capaci di produrre
gameti
maschili o femminili. Il gamete femminile è raggiunto
dal gamete maschile e avviene la fecondazione, con
formazione dello
zigote
da cui si sviluppa l'embrione.
I Funghi sono organismi generalmente pluricellulari,
eterotrofi
che si nutrono per assorbimento del cibo. I Funghi si
riproducono asessuatamente attraverso spore fungine
capaci di rigenerare l'intero organismo. La
riproduzione sessuata si verifica solo in alcuni casi
e comporta la produzione di spore con corredo genetico
rinnovato, capaci di dare origine a un organismo
completo attraverso una sequenza di normali divisioni
cellulari. Non sono invece prodotti embrioni, che sono
stadi di sviluppo diversi dalla forma adulta,
raggiunta solo al termine dello sviluppo embrionale.
Gli Animali sono organismi pluricellulari, eterotrofi
che si nutrono per ingerimento del cibo. Gli Animali
si riproducono per fertilizzazione di una cellula uovo
e di uno spermio; si produce uno zigote che si divide
per mitosi e forma un embrione. Il primo stadio dello
sviluppo embrionale costituisce una forma
caratteristica, chiamata
blastula.
Il Superregno degli Eucarioti comprende anche un
quarto Regno, i Protisti, in cui sono riuniti
organismi che hanno in comune la struttura
unicellulare (oppure pluricellulare non differenziata),
ma non necessariamente la stessa origine evolutiva. Di
fatto i Protisti raggruppano tutti gli Eucarioti che
non rientrano negli altri tre regni.
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Il Regno degli Animali
I più antichi fossili di Eucarioti pluricellulari
datano circa 700 milioni di anni, ma per avere
organismi che coincidano con la idea comune del
termine "animale" occorre risalire a circa 600 milioni
di anni fa. Prima della colonizzazione delle terre
emerse sarebbero trascorsi ancora quasi 200 milioni di
anni. Solo allora avrebbero fatto la loro comparsa le
Piante propriamente dette.
I primi Animali erano organismi a corpo molle,
presumibilmente viventi sul fondale marino o nei
sedimenti marini (organismi scavatori). Il passaggio
alla pluricellularità richiese non solo l'aggregazione
e la coordinazione di più cellule, ma soprattutto
modalità di riproduzione e di sviluppo assai più
complesse rispetto a quelle degli organismi
unicellulari. Il vantaggio della pluricellularità deve
essere stato notevole, per giustificare un tale
incremento di complessità. Questo vantaggio derivava
probabilmente dal dischiudersi di un ambiente
completamente nuovo, privo di concorrenti e ricco di
risorse: quello degli organismi di grandi dimensioni.
Grazie alle dimensioni, un organismo pluricellulare ha
capacità di movimento incomparabilmente migliori dei
piccoli organismi unicellulari, che devono lottare
contro l'inerzia e la viscosità dell'acqua. Inoltre
non teme i predatori unicellulari, che fagocitano
intere le proprie prede. I primi pluricellulari non
avevano sviluppato metodi di alimentazione
particolarmente avanzati e continuavano a nutrirsi
sostanzialmente alla maniera degli unicellulari. I
resti fossili indicano infatti organismi detritovori o
filtratori, in genere sessili, cioè fissi al substrato,
certamente incapaci di predare sistemi viventi delle
loro stesse dimensioni, perchè privi anche della
parvenza di un apparato boccale.
Intorno a 550 milioni di anni fa comparvero, in modo
abbastanza repentino (in termini geologici) gli
Animali dotati di scheletro. Forse con qualche
esagerazione, questo evento è indicato come "esplosione
del
Cambriano",
perchè il nostro pianeta appare popolarsi
all'improvviso di animali pluricellulari delle forme
più diverse, che lasciarono abbondanti tracce fossili.
Questa improvvisa abbondanza indica che, dopo oltre
100 milioni di anni di incertezze, gli Animali avevano
imboccato un percorso evolutivo di grande successo. In
che cosa sia consistito l'elemento decisivo per questo
evento non si può dire con certezza, ma si possono
ipotizzare due fattori, probabilmente connessi tra
loro. Il primo fu la conquista di un solido e
affidabile modello di
sviluppo embrionale. Il secondo lo sviluppo di sistemi per il supporto e il
movimento, accompagnati in molti casi dalla
possibilità di equipaggiare la bocca con appendici
atte alla cattura e all'ingerimento del cibo.
La categoria tassonomica di rango immediatamente
inferiore al Regno è il phylum (nel Regno delle
Piante si usa preferibilmente il termine divisione). I
criteri di suddivisione in regni possono riflettere
più le convenzioni usate dai tassonomisti che
differenze fondamentali tra gli organismi, e lo stesso
vale anche per la maggior parte delle altre categorie
tassonomiche. L'attribuzione di un organismo a un dato
phylum si basa invece su criteri
precisi e rigorosi.
In particolare nel caso del Regno animale sono
riconosciuti oltre 30 phyla, ciascuno
caratterizzato da un proprio
piano corporeo.
Il piano corporeo è l'insieme dei caratteri anatomici
che definiscono l'organizzazione spaziale degli
apparati del corpo. Gli animali che appartengono a un
dato phylum condividono lo stesso piano corporeo,
diverso da quello di tutti gli altri phyla. La
condivisione dello stesso piano corporeo è evidenziata
da un passaggio dello sviluppo embrionale, chiamato "stadio
filotipico", in cui tutti gli animali del phylum
sono talmente simili da risultare indistinguibili.
Tutti i phyla animali noti, compresi alcuni che
in seguito si sarebbero estinti, comparvero all'inizio
del Cambriano, nell'arco di pochi milioni di anni. Da
allora non sono più comparsi nuovi phyla. Le
nuove nicchie ecologiche che si aprirono per gli
animali di grandi dimensioni costituirono
probabilmente un'occasione unica e irripetibile. Fu
possibile battere strade completamente sperimentali ad
animali ancora imperfettamente adattati, che si
giovavano però della mancanza assoluta di competizione.
Inoltre il modello di piano corporeo impone vincoli
allo sviluppo embrionale. Una volta che un modello di
sviluppo embrionale è stato adottato, è difficile
sconvolgerlo radicalmente per tornare indietro e
cambiare piano strutturale.
Tra i phyla animali possono essere individuati
diversi gradi di somiglianza, in relazione sia alle
caratteristiche del piano corporeo, sia alle
caratteristiche dello sviluppo embrionale. Le
relazioni che emergono con questi criteri sono
sostanzialmente confermate dall'analisi
molecolare.
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Il Regno delle Piante e la colonizzazione delle terre
emerse
L'attività degli organismi fotosintetici fece
aumentare gradualmente la concentrazione di ossigeno
nell'atmosfera. In condizioni che si presentano a
quote fra 20 e 50 km, l'ossigeno reagisce per formare
ozono
(O3).
L'ozono è in grado di schermare le radiazioni ad alta
energia. La formazione dello strato di ozono sgravò i
sistemi viventi dalla necessità di vivere al riparo di
uno spessore protettivo di acqua.
I primi organismi a colonizzare gli ambienti subaerei,
cioè le terre emerse, furono probabilmente i
Cianobatteri, che contribuirono alla formazione dei
suoli più antichi, anche se non rimangono tracce
fossili a suffragare questa ipotesi.
Alghe
e
licheni
iniziarono in seguito a colonizzare le zone affioranti
intorno a stagni e paludi. I più antichi resti fossili
di Piante risalgono a poco più di 400 milioni di anni
fa.
Gli ambienti acquatici, marini o di acqua dolce, sono
così favorevoli per gli organismi autotrofi che essi
non necessitano di alcuna struttura complessa per
potervi prosperare. Infatti l'ambiente acquatico
garantisce illuminazione, rifornimento idrico, apporto
di biossido di carbonio, sostegno e un mezzo in cui
può avvenire il movimento dei gameti. Queste
condizioni non richiedono il
differenziamento
delle cellule e la conseguente formazione di organi
diversi come
radici,
fusto,
foglie.
Negli ambienti acquatici non
c'è alcun bisogno di
diventare pianta.
Negli ambienti subaerei le condizioni sono molto più
critiche: il diossido di carbonio è presente, la luce
è anche più abbondante, ma l'acqua è assente e il
fluido atmosferico offre un sostegno scarso. Le prime
alghe che iniziarono a colonizzare le terre emerse
dovettero ricorrere ad adattamenti rivoluzionari. Esse
iniziarono a sviluppare una parte epigea con superfici
impermeabilizzate, destinata a ricevere la luce e a
procurare il rifornimento di diossido di carbonio, e
una parte ipogea, destinata a garantire il
rifornimento di acqua e di nutrienti.
La riproduzione rappresentava però un notevole
problema per le Piante, che avevano ereditato dagli
antenati algali la modalità riproduttiva basata sulla
alternanza di due generazioni: una aploide, il
gametofito,
e una
diploide,
lo
sporofito.
Il gametofito produce per mitosi i gameti, che
richiedono presenza di acqua per muoversi ed
effettuare la fecondazione. E' questa fase che
rappresenta il momento critico del ciclo in ambiente
subaereo. Dallo zigote diploide che si origina dalla
fecondazione si sviluppa poi lo sporofito, che produce
spore aploidi per meiosi. Le spore si diffondono
nell'ambiente e, dove trovano condizioni favorevoli,
si sviluppano in gametofiti e danno di nuovo inizio al
ciclo.
Le
Briofite,
probabilmente le più antiche Piante, sono
caratterizzate dalla prevalenza del gametofito, mentre
lo sporofito rappresenta una fase minore del ciclo
vitale. Il gametofito, organismo formato da cellule
aploidi, ha una ridotta possibilità di
differenziamento cellulare. Il gametofito delle
Briofite è privo di tessuti conduttori, capaci di
trasportare liquidi da una parte all'altra della
pianta, ed è pertanto vincolato a un limitato sviluppo
verticale. Infatti l'acqua assorbita dall'apparato
radicale, che deve raggiungere per diffusione tutte le
cellule, non può coprire distanze molto grandi.
Inoltre occorre la presenza di acqua sulla superficie
dei gametofiti, almeno al momento della fecondazione.
Queste limitazioni fecero sì che le Briofite
rimanessero confinate ad ambienti caratterizzati da
elevata umidità.
Intorno a 400 milioni di anni fa comparvero le
Tracheofite,
Piante in cui la forma prevalente era lo sporofito. Le
Tracheofite sono dotate di un sistema vascolare capace
di trasportare i liquidi a considerevoli altezze. Le
prime Tracheofite, appartenenti al gruppo delle
Pteridofite,
iniziarono a colonizzare ambienti aridi. In questa
espansione furono favorite dal miglioramento del grado
di impermeabilizzazione, dalla riduzione della
dipendenza dall'acqua per la riproduzione, dalla
produzione di spore resistenti anche a condizioni
ambientali avverse. Le Pteridofite, ancora presenti
con un numero limitato di specie, ebbero un grande
successo adattativo e colonizzarono rapidamente ampi
territori.
Circa 350 milioni di anni fa comparvero altre
Tracheofite, capaci di superare i problemi della
riproduzione in ambiente subaereo in modo più
brillante delle Pteridofite. Queste piante, chiamate
Gimnosperme,
svilupparono la produzione di microscopici gametofiti
maschili, i granuli pollinici, la cui diffusione è affidata al vento. I gametofiti femminili, gli ovuli,
rimangono invece fissi, protetti da speciali strutture
costituite da foglie modificate, chiamate coni. La
fecondazione, che avviene all'interno dei coni
femminili su cui sono stati casualmente trasportati i
gametofiti maschili, è completamente svincolata dalla
presenza di acqua. Alla fecondazione fa seguito la
formazione del
seme,
un altro adattamento di enorme importanza per la
conquista degli ambienti subaerei.
Le Gimnosperme costituirono la maggior parte della
flora di ambiente subaereo per circa 200 milioni di
anni. Intorno a 130 milioni di anni fa comparvero le
Angiosperme,
piante che perfezionarono ulteriormente la
riproduzione in ambiente subaereo. Gli organi
riproduttori delle Angiosperme sono i
fiori,
che comprendono l'ovario,
al cui interno si sviluppano gli ovuli, e gli
stami, in
cui sono prodotti i granuli pollinici.
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La colonizzazione delle terre emerse da parte degli
Animali
I più antichi fossili di animali di ambiente subaereo
risalgono a circa 420 milioni di anni fa. Si tratta di
Miriapodi
erbivori, che probabilmente si nutrivano di alghe e
licheni. Successivi resti fossili, anche se scarsi,
segnalano la presenza di altri
Artropodi.
Rari e incerti sono anche i reperti fossili che
testimoniano l'inizio dell'avventura in ambiente
subaereo dei
Vertebrati,
avvenuta tra 400 e 360 milioni di anni fa. I primi
Vertebrati che colonizzarono le terre emerse furono
discendenti di pesci
Crossopterigi,
che avevano sviluppato la doppia capacità di
rifornirsi di ossigeno dall'aria e di muoversi
sollevandosi sugli arti. Questi animali diedero
origine agli
Anfibi
e furono i primi
Tetrapodi,
cioè Vertebrati che si muovono su quattro arti.
Gli Animali che colonizzarono l'ambiente subaereo
avevano, come le Piante, il problema di difendersi
dalla disidratazione e di effettuare efficacemente la
riproduzione. Mentre però le Piante erano legate alla
umidità del luogo in cui crescevano, gli Animali
potevano muoversi e pertanto tornare in acqua al
momento della riproduzione, come fanno ancora oggi gli
Anfibi. Solo in seguito si sarebbero evoluti Tetrapodi
capaci di effettuare fecondazione interna e di
produrre uova dal guscio impermeabile.
La colonizzazione delle terre emerse è riuscita con
successo a due soli phyla animali. Alcuni
phyla, come
Nematodi
e
Anellidi, prosperano solo negli umidi ambienti all'interno del
terreno. Esponenti di molti phyla vivono da
endoparassiti nei confortevoli ambienti costituiti
dagli organismi ospiti. La quasi totalità delle specie
animali che vivono in ambiente subaereo appartiene
però al phylum Artropodi o al phylum
Cordati
e in particolare al subphylum Vertebrati. Una
eccezione minore è costituita solo da pochi
Molluschi
Gasteropodi.
I piani organizzativi di Artropodi e Vertebrati
sembrano i soli a offrire, sia pure con soluzioni
diverse, adattamenti capaci di garantire la
sopravvivenza negli ambienti subaerei. In particolare
Artropodi e Vertebrati svilupparono un rivestimento
corporeo impermeabile, modalità di fecondazione
interna, strutture scheletriche dotate di
articolazioni e capaci di garantire il movimento anche
in un fluido poco denso come quello atmosferico.
Artropodi e Vertebrati sono i soli organismi viventi
in grado di muoversi attivamente nell'atmosfera. La
capacità di locomozione aerea, che si è evoluta
indipendentemente più volte, riguarda gli
Insetti
fra gli Artropodi e
Uccelli,
Mammiferi
e
Rettili
(specie di
Dinosauri
estinti) tra i Vertebrati. Gli Artropodi sono oggi gli
indiscussi dominatori nelle nicchie degli animali di
piccole e medie dimensioni, così come i Vertebrati lo
sono nelle nicchie degli animali di dimensioni da
medie a grandi.
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La coevoluzione di Animali e Piante
La presenza nei fiori di liquidi zuccherini avviò una
alleanza strategica di grande successo tra Angiosperme
e Animali. Grazie a un processo di coevoluzione, la
diffusione del polline poté essere affidata con sempre
maggiore efficacia ad agenti impollinatori animali,
prevalentemente Artropodi, i quali ricevono una
ricompensa dalla visita a ogni fiore. La produzione
del
frutto
costituisce un successivo momento dell'alleanza tra
Piante e Animali, in questo caso prevalentemente
Vertebrati, che si nutrono del frutto e facilitano
così la dispersione del seme.
Durante l'era mesozoica si completò la comparsa di
tutte le classi di Tetrapodi (oltre agli Anfibi
Rettili, Mammiferi e Uccelli). Per tutta questa era il
maggiore successo evolutivo arrise alla classe dei
Rettili, in particolare ai Dinosauri, che però
subirono un drastico ridimensionamento circa 65
milioni di anni fa. L'evento che segnò la sorte dei
grandi Rettili, così come di circa metà delle specie
allora esistenti, fu probabilmente una catastrofe
planetaria causata dall'impatto con la Terra di un
asteroide del diametro di circa 10 km. Fra i Rettili
sopravvissero solo pochi ordini, oggi limitati alla
occupazione di nicchie ecologiche di secondo piano;
sopravvissero anche alcuni diretti discendenti dei
Dinosauri, gli Uccelli. La classe degli Uccelli ebbe
una notevole espansione, ma la maggior parte delle
nicchie ecologiche lasciate libere dai Rettili furono
occupate dai Mammiferi. Questi Vertebrati
approfittarono delle nuove opportunità evolutive e si
diversificarono rapidamente in 18 ordini con una
prepotente
radiazione adattativa.
Da uno dei 18 ordini, quello dei
Primati,
si sarebbe evoluta, oltre 60 milioni di anni più tardi,
la specie
Homo sapiens.
Proprio la nostra specie avrebbe stabilito, circa
10.000 anni fa, una nuova e più stretta alleanza con
alcune specie vegetali. La capacità dell'Homo
sapiens di modificare l'ambiente in maniera
pianificata ha favorito specie vegetali apprezzate per
il valore alimentare, per la possibilità di fornire
materiali lavorabili, per le caratteristiche estetiche.
I risultati di questa nuova alleanza hanno
profondamente mutato l'aspetto del pianeta. Tuttavia
la nostra specie ha recentemente iniziato a maturare
la consapevolezza di alcune conseguenze potenzialmente
molto sfavorevoli delle trasformazioni apportate agli
ambienti naturali. Tra queste conseguenze preoccupa in
particolare la drastica riduzione di
biodiversità,
che potrebbe avere un impatto negativo sulla più
importante risorsa della
biosfera,
cioè la variabilità genetica.
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