Le
allergie, le malattie autoimmuni e i trapianti
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Introduzione
L'organismo può rivoltarsi contro se stesso. Accade, per esempio, quando
il
sistema immunitario
che ci difende dalle minacce esterne, provoca una reazione eccessiva che
si trasforma in malattia. Sono riconducibili a questa causa molte malattie
che differenti per gravità e possibilità di cura che vanno dalle allergie
(come la pollinosi e
l'asma
allergico,
fino al temibile
shock anafilattico)
alle malattie autoimmuni (come l'artrite
reumatoide, il
lupus eritematoso sistemico
e la
sclerodermia),
ma ha un'origine analoga anche il problema principale dei trapianti
d'organo: il fenomeno del rigetto.
In netta crescita in tutto il mondo occidentale, le allergie sono
attribuibili a un'abnorme reazione dell'organismo al contatto con sostanze
estranee che vengono definite
antigeni
o, nel caso specifico delle allergie,
allergeni.
La reazione è abnorme in quanto diversa da quella presentata dalla
maggioranza delle persone di fronte a quella sostanza e dalla reazione che
lo stesso individuo presentava prima della comparsa dell'allergia.
Il meccanismo biologico della reazione allergica si chiama
anafilassi
e consiste nell'ipersensibilità che gli individui predisposti acquisiscono
in un primo contatto con l'allergene: quando incontrerà di nuovo quella
sostanza, l'organismo reagirà determinando una serie di sintomi specifici.
Il ruolo di allergeni può essere interpretato da pollini di piante e fiori,
farine di cereali, pulviscolo di stoffe, pelo degli animali, da alcuni
farmaci (per esempio la penicillina o l'acido acetilsalicilico) o da
alimenti (carne di pesce e di maiale, uova, latte, frutta come fragole e
pesche, verdure come gli spinaci, anche se le vere allergie alimentari
vanno distinte dalle
intolleranze alimentari).
In pratica, a scatenare l'allergia nell'individuo ipersensibile è una
particolare classe di
anticorpi
(le sentinelle del sistema immunitario) chiamate
immunoglobuline E
che in genere hanno il compito di eliminare i parassiti soprattutto
intestinali, ma che a contatto con l'allergene attivano altre cellule (i
mastociti e i basofili) che rilasciano sostanze come
l'istamina.
Agendo sui tessuti, queste sostanze determinano la reazione allergica,
cioè un'infiammazione che determina i classici sintomi che vanno dalla
semplice manifestazione cutanea (orticaria,
eczema)
a disturbi come la
rinite
e la
congiuntivite
e a problemi respiratori come quelli dell'asma allergico o dell'alveolite
allergica.
Più raramente, le allergie sono determinate dall'incontro di alcune
sostanze - per esempio il cromo dei cinturini metallici degli orologi o il
lattice dei guanti di gomma - con altre cellule del sistema immunitario, i
linfociti T, ma il risultato è sempre una
reazione infiammatoria.
La predisposizione alle allergie è determinata da motivi genetici (anche
la dotazione di anticorpi del sistema immunitario dipende dal corredo dei
geni), cui si aggiungono altri fattori come l'inquinamento o una
professione che comporta la vicinanza di fonti allergizzanti come i
solventi industriali e altre sostanze chimiche.
Tra le malattie allergiche più frequenti figurano le
pollinosi
-il banale "raffreddore da fieno" - ma è altrettanto comune l'allergia
alle polveri domestiche sostenuta da parassiti annidati nella moquette,
nei tappeti, nei materassi (acaro)
che rilasciano allergeni in grado di determinare malattie croniche come
l'asma allergico.
Le reazioni allergiche possono anche causare situazioni gravi. In alcune
allergie alimentari, per esempio, oltre al gonfiore di palpebre e labbra,
si può verificare il temibile
edema
della glottide, che impedisce la respirazione e porta al soffocamento.
Un'altra emergenza è lo shock anafilattico, reazione allergica estrema che
nell'individuo ipersensibile può essere scatenata dalla semplice puntura
di un insetto.
Per quanto riguarda la diagnosi, la difficoltà sta nell'individuare il
vero allergene responsabile della reazione abnorme e per questo esistono
diverse tipologie di
esami allergologici.
Se la causa si può rimuovere (per esempio un'allergia al pelo degli
animali o a determinati alimenti), il problema si risolve all'origine.
Per la terapia, nelle forme acute di allergia il trattamento si basa sui
farmaci
antistaminici,
con l'eventuale ricorso ai
farmaci corticosteroidi
nei casi più gravi, sempre sotto controllo del medico. Per le forme
croniche come l'asma o quelle stagionali come le pollinosi esistono
trattamenti che puntano sia alla soluzione dei sintomi sia alla
prevenzione a medio termine (eseguita con adeguato anticipo,
l'immunoterapia specifica consente di impedire o attenuare le
manifestazioni della pollinosi).
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Le malattie autoimmuni
Chiamano in gioco la risposta immune o infiammatoria anche le malattie
autoimmuni che comprendono per esempio l'artrite reumatoide, il
diabete insulino-dipendente,
il lupus eritematoso sistemico, il mieloma multiplo, il
morbo di Basedow,
la sclerodermia e probabilmente anche la sclerosi multipla, ma il concetto
di autoimmunità riguarda anche i meccanismi della
gravidanza.
Durante la gravidanza, infatti, l'organismo femminile deve evitare il
rigetto del feto, che almeno per metà le risulta "estraneo" per la
presenza dei geni del padre. Scattano così fattori come
l'alfa-feto-proteina e alcuni ormoni steroidei che esecitano un'azione
immunosoppressiva, riducendo l'intervento delle difese immunitarie contro
il feto (spesso durante la gravidanza le malattie autoimmuni migliorano,
per poi ricomparire in tutta la loro gravità).
Da distinguere dalle
immunodeficienze,
le malattie autoimmuni sono da attribuire a un mancato riconoscimento del
proprio organismo da parte del sistema immunitario. Hanno un'incidenza del
5-7 % e colpiscono più di frequente il sesso femminile.
L'autoimmunità ha un suo ruolo preciso: provvede a distruggere le cellule
malate o imperfette e a trasmettere informazioni. A fare la differenza è
il danno che viene causato quando questo meccanismo non è più sotto
controllo. Il motivo non è noto. Si sa che il sistema immune apprende fin
dalla primissima infanzia a riconoscere le cellule dell'organismo di cui
fa parte attraverso un particolare codice proteico (sulle membrane
cellulari sono presenti alcune proteine che vengono chiamate MHC, o
Major Histocompatibiity Complex). A un certo punto, però, può
scambiare un elemento normale dei tessuti per un antigene estraneo da
eliminare e scatena la malattia autoimmune. Per spiegare questa anomalia
sono state avanzate molte ipotesi. Per esempio è noto che esistono in
tutti gli individui pochissimi anticorpi e linfociti che sono in grado di
distruggere un bersaglio del "sè". Normalmente a riposo, potrebbero
sfuggire al controllo e scatenare la malattia autoimmune. Tra l'altro,
molti di questi linfociti vengono eliminati ai primi stadi della
maturazione, ma alcuni potrebbero sfuggire a questa selezione e
determinare il problema.
Un'altra ipotesi chiama in causa le infezioni. Potrebbe per esempio
verificarsi una reazione crociata tra un agente infettivo e gli antigeni
del sistema immunitario, che scambierebbe così i tessuti normali con un
agente estraneo. Oppure, alcuni antigeni del "sè" verrebbero modificati da
un'infezione e percepiti come estranei dal sistema immunitario.
Nessuna di queste ipotesi, comunque, spiega il meccanismo d'insorgenza di
tutte le malattie autoimmuni.
Per la cura, la ricerca sta seguendo diverse strade che intervengono a
vari livelli sul sistema immunitario. In malattie come la sclerosi
multipla si usano anticorpi specifici che attaccano l'interleuchina 12,
una sostanza che favorisce la produzione dell'infiammazione da parte dei
linfociti. Un'altra via è di agire direttamente sulle sostanze
infiammatorie come il potente TNF(Tumor necrosis factor) o con
anticorpi specifici o con farmaci in grado di ridurne la pericolosità.
Un'ulteriore ipotesi è di riuscire a impedire il fenomeno dell'apoptosi,
il fenomeno controllato dai linfociti T che si verifica per esempio nel
diabete insulinodipendente, in cui le cellule beta del pancreas (da cui
deriva l'insulina) vanno incontro a un vero e proprio suicidio.
I meccanismi della difesa immunitaria rappresentano un ostacolo anche per
una delle frontiere in continua evoluzione della medicina moderna, il
campo dei trapianti. Di fronte al nuovo organo, infatti, l'organismo si
comporta come se si trattasse di una potenziale aggressione dall'esterno e
attiva una duplice risposta: quella umorale attraverso i linfociti B che
producono anticorpi contro gli antigeni dell'organo trapiantato, e quella
cellulare mediata dai linfociti T.
Senza un intervento specifico, questa risposta immunitaria determina
inevitabilmente il temuto fenomeno del
rigetto,
vanificando il trapianto. I miglioramenti delle tecniche chirurgiche e
delle procedure di conservazione degli organi sarebbero stati vani se non
fossero migliorati di pari passo i trattamenti per impedire il rigetto,
ricorrendo a specifici farmaci immunosoppressori, in grado cioè di tenere
sotto controllo la reazione immunitaria dell'ospite. I pazienti che hanno
appena affrontato un trapianto d'organo, vengono sottoposti a impegnativi
trattamenti farmacologici per evitare il rigetto. A schemi di base che
vedono un ricorso massiccio ai farmaci corticosteroidi si aggiungono
infatti particolari farmaci immunosoppressori che hanno l'obiettivo di
impedire la risposta immunitaria. Tra questi, il farmaco storico che ha
contribuito significativamente ai progressi in questo campo è
rappresentato dalla ciclosporina, cui si sono aggiunte anche sostanze più
recenti come gli anticorpi monoclonali e policlonali per il rigetto acuto
e altre molecole sempre più perfezionate. Questo, nonostante consenta di
guardare con relativa tranquillità alla riuscita dei trapianti, non
rappresenta ancora la soluzione ottimale: disinnescare il sistema
immunitario per evitare il rigetto, significa infatti esporre il paziente
a un rischio elevato di infezioni e, soprattutto nei primi tempi dopo
l'intervento, questo equilibrio è piuttosto instabile. E' per questo che
la ricerca sta guardando con attenzione a ipotesi come la clonazione (l'ipotetica
possibilità di riprodurre in laboratorio organi con caratteristiche
genetiche compatibili con quelle del paziente), lo xenotrapianto (l'utilizzo
di animali opportunamente modificati geneticamente come fonte di organi da
trapiantare nell'uomo) o la cibernetica (organi biomeccanici hi-tech da
impiantare nell'uomo).
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