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Le biotecnologie e l'ingegneria genetica
Nell'ormai lontano 1982 la copertina di un numero di
Nature, una delle più importanti riviste
scientifiche, usciva con due topi in copertina: uno
di taglia normale e uno più grosso. Il topo più
grosso era un topo transgenico per il gene
dell'ormone della crescita, la cui proteina era
stata prodotta in eccesso nell'animale
transgenico e aveva fatto sì che il roditore
diventasse più grosso del suo fratello non
transgenico. Quindici anni dopo, dalla copertina del
numero del 27 febbraio 1997, lo sguardo dolce della
pecora
Dolly,
sorpresa dal tanto clamore levatosi intorno a lei,
ci guardava dalla copertina della stessa rivista.
Dolly era un clone ottenuto da una cellula di pecora
adulta: anche l'uomo della strada si accorse di
vivere ormai nel futuro.
Biotecnologie e ingegneria genetica in realtà erano
nate già parecchio tempo prima, ma sono scoperte
come quella di Dolly che accendono le fantasie e
attirano l'attenzione dei media su queste tecnologie.
La parola "tecnologia" si distingue dalla parola
scienza perchè sta ad indicare le applicazioni che
da essa derivano. Si potrebbe sostenere che le
biotecnologie erano già una specialità dell'uomo
preistorico, perchè la fermentazione e la
lievitazione sono fenomeni biologici dovuti a
microrganismi che l'uomo imparò parzialmente a
controllare, senza minimamente rendersi conto di
quello che faceva. E appena un paio di secoli fa
Jenner
vaccinava contro il vaiolo, anch'egli senza
minimamente sapere cosa stava combinando. Ma è certo
che è solo negli ultimi trent'anni che siamo stati
invasi da applicazioni biologiche di ogni genere.
A volte si tende ad confondere l'ingegneria genetica
con le biotecnologie se non addirittura con la
manipolazione di embrioni. In realtà siamo di fronte
a settori che, sorti del tutto indipendentemente,
sono giunti tuttavia ad interagire tra loro
rivelando in tal modo aspetti per così dire
sinergici, nel senso che l'integrazione di più
tecniche ha dato origine a risultati ancora più
sorprendenti. Gli animali transgenici, ad esempio,
sono il prodotto dell'interazione tra ingegneria
genetica e manipolazione di embrioni. Per questo,
per ben comprendere quello che sta succedendo è bene
discutere una per una queste tecnologie e le loro
potenzialità.
u
L'ingegneria genetica
All'inizio degli anni settanta due scienziati
americani Stanley Cohen e Herbert Boyer riuscirono
ad inserire un gene in un plasmide, un piccolo pezzo
di DNA che aveva la capacità di replicarsi in
cellule di batteri. In questo modo, quando il
plasmide si replicava, replicava anche il pezzo di
DNA che gli era stato inserito. Questa scoperta
faceva uso di un approccio cut and paste, in
cui il DNA veniva tagliato e ricucito a piacere
mediante enzimi specifici, messo a punto da vari
scienziati tra cui Paul Berg: per questo si fece
strada il termine di
DNA ricombinante,
per indicare appunto che il DNA presente nella forma
naturale originale veniva rimaneggiato a piacimento
dello sperimentatore. Poco dopo, nel 1977, basandosi
su questi principi, veniva ottenuta la prima
proteina umana prodotta in un batterio, la
somatostatina, mentre subito dopo, nel 1978, veniva
prodotta l'insulina umana, attiva nella cura del
diabete. Tutte queste scoperte vennero coperte da
brevetto: la biologia molecolare diventava cosμ una
potenziale fonte di guadagno e nascevano le prime
ditte biotecnologiche.
Con le tecniche del DNA ricombinante, i geni possono
essere isolati, modificati fino a crearne di nuovi
non esistenti in natura, inseriti in batteri (ma
anche in cellule eucariote ed interi organismi) fino
a far loro produrre farmaci, detti anch'essi
ricombinanti, da usare per la cura delle malattie.
Nel giro di pochi anni i diabetici, che prima
venivano curati con l'insulina estratta dal maiale,
vennero trattati con l'insulina umana ricombinante
prodotta mediante l'ingegneria genetica.
u
Organismi geneticamente modificati: piante ed
alimenti
La capacità di manipolare geni e di farli esprimere
nei batteri fece pensare ai ricercatori che sarebbe
stato possibile inserire geni anche in cellule più
complesse, quali quelle delle piante e degli animali,
mammiferi compresi. Nacquero così gli
organismi geneticamente modificati,
o OGM, come vengono chiamati oggi. Un organismo
geneticamente modificato è essenzialmente una pianta
od un animale nel cui genoma è stato inserito,
mediante tecnologie di ingegneria genetica, un gene
che estraneo. Oggi le piante transgeniche, sono
nell'occhio del ciclone.
Nelle speranze dei loro ideatori, le piante
transgeniche potranno risolvere vari problemi di
enorme rilevanza. Potranno eliminare i pesticidi,
sopravvivere al gelo, essere più nutrienti, crescere
in terreni aridi, sfamare il terzo mondo e così via:
basta inserire in esse il gene adatto. Per i loro
detrattori, i geni inseriti nelle piante nuocciono
alla salute umana e avranno effetti disastrosi
sull'ecosistema; inoltre le piante transgeniche
daranno proventi alle ditte multinazionali che
investono in questo settore, non serviranno affatto
ai paesi meno progrediti, al contrario, ne
danneggeranno l'economia rendendoli totalmente
dipendenti da esse. La natura punisce chi la vuole
sovvertire - sostengono gli oppositori -, come
dimostra il diffondersi
del morbo della "mucca pazza"
che giunge a colpire ormai anche l'uomo. Il
dibattito è tuttora acceso in Europa. Negli Stati
Uniti i cibi transgenici sono relativamente
accettati, ma la situazione è ancora in evoluzione.
u
Organismi geneticamente modificati: animali
transgenici e cellule staminali embrionali
La chimera era un animale mitologico, che era in
parte leone e in parte uccello. Esso - diremmo oggi
- conteneva il patrimonio genetico di due specie
combinato in modo tale da formare un organismo
inusitato, ma pur sempre funzionante. Ma nello
stesso tempo il termine chimerico è stato sinonimo
di un sogno, di un essere che non poteva esistere.
Oggi le
chimere
sono alquanto comuni, non solo all'interno della
stessa specie, ma anche tra specie diverse. Cellule
di specie diverse possono convivere nello stesso
organismo, e cellule umane possono facilmente venir
iniettate in topi immunodepressi. Ma una vera
chimera, per essere riconosciuta come tale dall'uomo
della strada, deve essere un qualcosa che possiede
caratteri di due specie differenti. Tali chimere
sono possibili, attraverso manipolazioni degli
embrioni, sempre che le specie d'origine non siano
molto distanti tra loro, ed in effetti, storicamente,
sono la prima modificazione genetica che è stata
ottenuta dagli scienziati che operano in questo
settore, ben prima della nascita dell'ingegneria
genetica.
Ma è la combinazione delle due linee di ricerca,
quella dell'embriologia sperimentale, che aveva
cominciato a manipolare gli embrioni, e quella
propria dell'ingegneria genetica, che isolava e
maneggiava pezzi di DNA e singoli geni, a produrre
verso la fine degli anni settanta i primi
animali transgenici.
Questi non sono altro che organismi in cui è stato
introdotto dallo sperimentatore un gene che produce
una proteina. Ci si accorse, tra la fine degli anni
settanta e l'inizio degli ottanta, che il gene
introdotto funzionava anche nell'organismo ospite,
produceva la sua proteina ed era quindi in grado di
provocare degli effetti nell'organismo che
dipendevano dalla specifica proteina prodotta dal
gene iniettato. La scoperta, anche se non del tutto
inattesa, tuttavia superò le più rosee previsioni
dei più ottimisti tra i ricercatori del settore. Era
la prova che un gene inserito, non importa da quale
specie fosse derivato, poteva mantenere le sue
capacità e apriva le porte alle manipolazione
genetica di tutti gli animali, uomo compreso. Dal
punto di vista della ricerca di base, confermava in
maniera stupefacente che l'unità dei viventi non era
solo un assunto teorico, ma una verità di fondo.
Agli animali transgenici hanno fatto seguito gli
animali knockout,
e più recentemente la pecora Dolly, gli
animali clonati.
I primi oggi sono di enorme importanza in campo
medico, perchè ci permettono di riprodurre negli
animali di laboratorio le malattie umane così da
poterle studiare con maggior facilità. I secondi
hanno, più di ogni altro settore della biologia,
scatenato fantasie, paure e dibattiti feroci che
dureranno ancora a lungo.
u
Le cellule staminali
Il concetto di
cellule staminali
si basa su un'osservazione iniziale alquanto
semplice ed ovvia, che parte dalla constatazione che
dalla prima cellula embrionaria (lo zigote) hanno
origine cellule dalle caratteristiche e funzioni più
disparate. Si tratta del processo che viene chiamato
"differenziamento",
il cui significato è appunto che le cellule si
diversificano tra loro, così da poter svolgere
funzioni assai diverse nel miglior modo possibile.
Questo processo, che è massimo durante lo sviluppo
embrionale, non viene però meno alla nascita, ma
continua, almeno in parte, anche nell'adulto.
Infatti le cellule di quasi tutti gli organi non
vivono all'infinito, ma muoiono e devono essere
sostituite da altre che si formano ex novo.
Fu presto chiaro ai ricercatori che vi dovevano
essere delle cellule che non erano ancora
differenziate, e che erano in grado di produrre
continuamente le cellule differenziate o "mature".
Questo assunto teorico è stato clamorosamente
confermato negli ultimi due decenni. Per lo
scienziato, conoscere un fenomeno vuol dire poterlo
prevedere e controllare. Oggi possiamo isolare
queste cellule, metterle in una provetta,
manipolarle a piacimento inserendo geni o
inattivandone altri.
Ma per certi aspetti non tutte le cellule staminali
sono uguali tra loro. Alcune sono più staminali
delle altre. Le cellule dell'embrione, ad esempio,
possono, come è facile immaginare, dare origine a
cellule di tutti i tessuti. Nell'organismo adulto
cellule con un tale potenziale non sembrano più
essere presenti (se non si considerano i
gameti,
e cioè le cellule della riproduzione). Abbiamo
invece cellule che possono dare una progenie
limitata ad uno o pochi destini. L'esempio classico,
perchè storicamente è il primo ad essere stato
investigato estensivamente, è quello delle cellule
staminali ematopoietiche, che danno cioè origine a
tutte le cellule del sangue. Ogni giorno cellule del
sangue muoiono e vengono sostituite da altre,
prodotte da queste cellule staminali. Quando
effettuiamo un trapianto di midollo da un donatore
ad un ricevente, sono queste cellule che si
replicano e ricostituiscono tutte le cellule del
ricevente. Oggi sappiamo che le cellule staminali
sono presenti in tutti gli organi, compreso il
cervello, e che, addirittura, con opportuni
accorgimenti possono venir indirizzate a produrre
anche cellule di altri organi. E su di esse si
basano oggi molte speranze di poter ricreare tessuti
danneggiati da utilizzare per trapianti in tutte
quelle malattie in cui cellule di un particolare
tessuto o organi interi sono irrimediabilmente
compromessi. Si tratta della cosiddetta "clonazione
terapeutica".
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La manipolazione dell'uomo
Le biotecnologie e la manipolazione embrionale non
hanno risparmiato la specie umana. Nel 1978 nasceva
in Inghilterra Louise Brown, la prima bambina
concepita in provetta. Louise era la risposta di
medici e ricercatori al problema della sterilità
umana, un problema atavico che sia in passato che in
numerose culture odierne viene sentito come una vera
menomazione dell'intera persona e che nel corso dei
secoli ha provocato dolori individuali e incidenti
diplomatici. Nell'ormai lontano 1978 i medici
britannici fecero fecondare in vitro un uovo
di una donna dallo spermatozoo di suo marito e lo
reimpiantarono nell'utero della donna; ma in seguito
è stata effettuata una serie di variazioni su questo
tema, molte delle quali appaiono eccessive e
immorali. La procedura della clonazione è l'ultima
delle possibili manipolazioni sull'embrione umano,
che, seppure rifiutata da tutti i governi, pure
potrebbe venir eseguita da ricercatori senza molti
scrupoli in qualche paese che non ha ancora
implementato leggi che la vietino esplicitamente.
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Tutto è lecito?
Come tutte le grandi scoperte, anche le
biotecnologie sono lame a doppio taglio. Oggi noi
non vediamo ancora quanto lontano tutti questi
progressi ci condurranno, ma è probabile che ci
porteranno molto lontano, in un mondo che oggi
faremmo fatica ad immaginare.
Fermare la ricerca sembrerebbe tuttavia
improponibile e controproducente, eppure è quello
che da molte parti si chiede. La gente appare
smarrita e si chiede se non sia meglio non andare
oltre, se non sia meglio vivere in un mondo meno
tecnologico e più umano. Certamente gli uomini di
scienza hanno delle responsabilità per questa
sfiducia che invade vari strati di popolazione,
perchè, a volte, si credono al di sopra della
comunità che pure finanzia la loro ricerca.
Dall'altra parte c'è sovente un'estrema ignoranza di
quello che sta succedendo ed un aprioristico rifiuto
delle nuove tecnologie, considerate nemiche
dell'uomo. Per questo, è necessario riflettere molto
bene su questo problema: è questo lo scopo della
bioetica,
la disciplina che valuta le implicanze morali e
sociali delle nuove scoperte biologiche.
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