Le mappe topografiche
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Rappresentazioni mentali ordinate
Compito del nostro cervello è quello di
rappresentare internamente la realtà per organizzare
il comportamento. Il modo in cui lo fa è quello di
mettere a disposizione delle mappe funzionali, cioè
di mettere in corrispondenza un evento con uno stato
mentale, realizzato per mezzo di una certa
distribuzione ben definita di attività dei neuroni.
Se nel caso
delle funzioni cognitive superiori
queste rappresentazioni sono difficili da
interpretare, le mappe sensoriali e motorie sono
invece facilmente leggibili, perchè hanno la
caratteristica, proprio come le cartine geografiche
che riproducono una regione della Terra, di
riprodurre la topografia dell'evento rappresentato.
Per topografia dell'evento intendiamo la
distribuzione spaziale dei recettori sensoriali o
dei muscoli.
Nella corteccia e in altre strutture cerebrali di
tutte le specie di mammiferi esistono, infatti,
delle rappresentazioni ordinate degli organi del
corpo. Prendendo ad esempio la regione che risponde
agli stimoli tattili, se si stimolano due porzioni
attigue del braccio, si attiveranno zone attigue del
cervello e così via.
Le mappe topografiche sembrano essere una comune
strategia evolutiva di
successo nei mammiferi: esse sono più numerose negli
animali più evoluti. Quella che può cambiare da caso
a caso è la corrispondenza area-funzione e le
dimensioni dell'area che si attiva selettivamente
per una parte del corpo. Le proporzioni del corpo
non sono rispettate nelle mappe topografiche e il
concetto generale è che parti più importanti per la
specie, ed in particolare per quella modalità
sensoriale (quel determinato senso, vista udito ecc.),
hanno rappresentazioni più estese. Nell'uomo la
rappresentazione dei
recettori
cutanei privilegia le mani e il viso (in particolare
la bocca) rispetto, ad esempio alla schiena. Per
topi e ratti è l'area che corrisponde ai baffi
quella sproporzionatamente dilatata.
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L'esperienza disegna (e corregge) le mappe
Fondamentale per la formazione delle mappe
topografiche è il principio della plasticità
associativa, cioè
del rafforzamento dei contatti sinaptici dei neuroni
che si attivano contemporaneamente. I modelli di
reti neurali hanno dimostrato come la plasticità
associativa sia sufficiente a produrre mappe
topografiche, anche in assenza di specifiche
indicazioni genetiche. Con gli stessi modelli, ma
più direttamente con esperimenti su animali e studi
sull'uomo, si è poi visto come anche i meccanismi di
riorganizzazione plastica delle mappe (ovvero di
modifica delle funzioni delle diverse aree neuronali),
in seguito a un danno neurologico o semplicemente a
cambiamenti indotti dall'esperienza, rispettino la
topografia della nuova rappresentazione. In un certo
senso gli effetti dell'apprendimento, almeno di
quello che è misurabile nelle aree sensoriali
primarie, si trasferiscono alle regioni
immediatamente vicine, poi in quelle un po' più
distanti e così via. L'esperienza, e non il codice
genetico, in questi casi, è il principio guida per
l'organizzazione del cervello.
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