Lebbra

Lebbra  (gr. lépra, da lépein, squamarsi). Malattia infettiva endemica in alcuni paesi, provocata da Mycobacterium leprae o bacillo di Hansen , caratterizzata da lesioni cutanee e nervose che possono progredire fino a provocare mutilazioni.    Per estens. Corrosione che lascia tracce a forma di macchia: Metalli rovinati da una lebbra.  Fig. Male, corruzione dello spirito: D Infettato dalla lebbra del peccato (Segneri).

— Ag . Lebbra delle olive, malattia dei frutti dell'olivo causata dal fungo Cylindrosporium olivae, che provoca la comparsa di grosse tacche tondeggianti od ovali in prossimità dell'inserzione del peduncolo e l'indurimento della polpa dei frutti colpiti. (Con lo stesso nome si indica anche un'altra malattia delle olive, dovuta al fungo Gloeosporium olivarum, che causa una progressiva mummificazione dei frutti.)  Lebbra del susino, sin. di   bozzacchione.

u Medicina

La  lebbra è una malattia contagiosa, endemica, la cui diffusione è strettamente collegata alle condizioni igieniche delle popolazioni colpite; perciò tende a scomparire dall'Europa, mentre sussiste negli altri continenti (per 6.000 casi circa registrati in Europa se ne contano 2.000.000 circa in Asia, 150.000 in Africa, 100.000 in America e 20.000 in Oceania). In Europa i paesi più colpiti sono la Spagna, la Romania, l'Estonia e l'Italia, dove persiste in piccoli focolai endemici in Sicilia, Sardegna, Puglia, Veneto e Liguria, regioni in cui esistono locali di isolamento paragonabili a piccoli lebbrosari.

La lebbra è dovuta al bacillo di Hansen, il quale ha caratteristiche molto vicine a quelle del bacillo di Koch, sì che i ritrovati terapeutici validi contro un microrganismo vengono spesso utilizzati con successo anche contro l'altro. L'incubazione della lebbra, assai lenta, può durare per molti anni. Esistono tre tipi di lebbra:

1. la lebbra lepromatosa è rappresentata da elementi maculosi e da lepromi infiltrati, che hanno sede soprattutto al viso, cui conferiscono il caratteristico aspetto della facies leonina, associati a lesioni mucose, che la rendono particolarmente contagiosa. L'esame microscopico mette in evidenza ammassi di bacilli di Hansen nel tessuto malato;

2. la lebbra tubercoloide è anch'essa caratterizzata da macchie e da noduli infiltrati e rappresenta una fase di passaggio della malattia. All'esame microscopico dei tessuti lesi (biopsia) o del secreto nasale non è possibile mettere in evidenza bacilli di Hansen;

3. la lebbra nervosa, infine, consiste in una lesione dei nervi (nevriti, polinevriti) che provoca atrofie muscolari, ulcerazioni trofiche, lesioni cutanee analoghe alle forme precedenti, ma spesso meno importanti.

La terapia della lebbra, basata a lungo su iniezioni sottocutanee di olio di chaulmoogra quindi di quello di fegato di merluzzo, ha fatto grandi progressi dopo che si è scoperta l'utilità di alcuni chemioterapici, derivati dei solfoni, molto attivi sia somministrati per via generale, sia localmente sulle lesioni superficiali.