Legame
(lat. legamen). Ciò che serve a legare:
Sciolse i legami che tenevano avvinto il
prigioniero.
Fig.
Ciò che obbliga a qualcosa: I legami del lavoro.
Ciò che unisce, concatena più cose: Cercare un
legame tra due fatti. Idee senza legame.
Unione, vincolo di parentela, affettivo, morale:
Legami del sangue.
D
Che il legame dell'amistà troppo più stringa che
quel del sangue o del parentado
(Boccaccio).
— Caccia. Cappio con cui si legano alle tese le
anatre da richiamo.
— Chim. Interazione di natura elettrica tra atomi
dello stesso elemento o di elementi diversi che
conduce nel caso più semplice alle molecole
biatomiche.
Doppio legame,
legame covalente a cui partecipano due doppietti
elettronici.
Triplo legame,
legame covalente a cui partecipano tre doppietti
elettronici.
— Mar. Tutto ciò che mantiene legati e connessi tra
loro i vari pezzi di cui è costruita la nave, anche
per rinforzo o giuntura.
u
Chimica
Gli atomi che costituiscono la materia nei suoi
differenti stati non sono indipendenti: tra loro
esistono legami che li uniscono. La teoria dei
legami chimici si propone di classificare e
descrivere i legami esistenti tra gli atomi. Poichè
gli atomi sono formati di parti (elettroni, nucleo)
cariche elettricamente si è portati a pensare che
all'origine dei legami tra gli atomi vi siano delle
attrazioni elettrostatiche; tuttavia il numero e le
diverse caratteristiche degli elementi comportano
diversi tipi di legame chimico. Per questo motivo
risulta più comodo descrivere per primi i tipi di
legame che si differenziano maggiormente tra loro:
il legame ionico, il legame covalente e il legame
metallico.
v
Legame ionico o eteropolare
Il legame ionico unisce, per attrazione
elettrostatica, gli ioni di segno contrario nei
composti ionici, per es. gli ioni Na+ e
Cl nel
cloruro di sodio NaCl. La formazione di ioni Na+ e
Cl,
quando il cloro e il sodio reagiscono tra loro, è causata dal passaggio sul livello 3p dell'atomo di
cloro dell'unico elettrone 3s dell'atomo di sodio;
tale passaggio è causato sia dal basso valore
dell'energia di ionizzazione dell'atomo di sodio
(5,1 eV), sia dall'attrazione che l'atomo di cloro
esercita sull'elettrone, attrazione che è caratterizzata dall'elevata affinità elettronica
dell'atomo Cl (3,8 eV).
L'attrazione elettrostatica tra ioni di segno
opposto è sufficiente ad assicurare la coesione in
un cristallo (nonostante l'energia cinetica) e a
mantenere due ioni di segno contrario alla distanza
di equilibrio alla quale l'attrazione elettrostatica
è compensata dalla forza repulsiva che impedisce
l'interpenetrazione degli atomi; per il cloruro di
sodio questa distanza, misurata tra i nuclei Na e Cl
adiacenti, è di 2,8 Ε circa; con misure analoghe
è possibile dedurre i raggi degli ioni considerati
come sferici.
Il legame tra gli ioni si attenua se il cristallo
ionico passa allo stato fuso e ancora di più in
soluzione acquosa; liquido e soluzione conducono la
corrente elettrica e sono elettrolizzabili. Il
legame ionico è un legame forte, con elevata energia
di legame: 750.000 joule (= 180 kcal) per ogni
grammomolecola di NaCl.
Il legame ionico non ha direzione, in quanto la
forza elettrostatica si esercita in modo uguale in
tutte le direzioni dello spazio partendo dal centro
dello ione; il numero e la disposizione degli ioni
di un dato segno che, in un composto ionico, si
distribuiscono attorno a uno ione di segno contrario
vengono determinati dalla grandezza degli ioni
stessi, oltre che dalla necessità di costruire un
insieme globalmente neutro.
Gli elementi che
possono dare ioni sono numerosi; la tendenza alla
ionizzazione è spiccata per quelli (come gli alogeni
e i metalli alcalini) che precedono o seguono
immediatamente i gas rari nella classificazione
periodica; gli ioni che si formano presentano allora
nei livelli più esterni la configurazione
elettronica dei gas inerti, caratterizzata
dall'ottetto 2sn, 6pn dotato di grande stabilità. Un
caso particolare è quello
dell'idrogeno,
che può dare, perdendo il suo unico elettrone, un
catione, il protone H+,
e può in certi casi captare un elettrone e dare lo
ione H,
che possiede la stessa configurazione elettronica
dell'elio: l'idruro di litio LiH è formato infatti
dagli ioni Li+ e
H.
Infine la tendenza a dare uno ione che presenta la
configurazione dei gas rari, seppure frequente, non
è la sola: numerosi elementi, detti di transizione,
possono dare più ioni, per es. Fe²+,
Fe³+,
che non possiedono necessariamente la configurazione
elettronica esterna dei gas rari .
v
Legame covalente od omeopolare
Alle sostanze con costituzione ionica, conduttrici
della corrente ed elettrolizzabili allo stato fuso o
di soluzione, si contrappongono le sostanze non
conduttrici e non elettrolizzabili, che vengono
considerate costituite da molecole neutre composte
di atomi uguali o poco diversi chimicamente fra
loro. Molte sostanze sono costituite da tali
molecole, in particolare i composti organici. Questa
costituzione molecolare si riscontra sia nello stato
solido sia nei gas; così l'idrogeno, l'ossigeno e
l'azoto molecolari sono formati da due atomi e la
loro molecola è detta biatomica: H2,
O2,
N2.
E' impossibile attribuire a queste molecole un legame
ionico in quanto gli atomi che le formano sono
identici. Il concetto di legame covalente fu
definito da Lewis nel 1916: il legame tra due atomi
all'interno di una molecola o di uno ione
poliatomico risulta dalla messa in comune di un
doppietto elettronico da parte di due atomi, che
forniscono un elettrone ciascuno. Spesso ciò porta
al completamento, in ciascuno degli atomi
partecipanti al legame, dell'ottetto elettronico
esterno.
Nella molecola Cl2,
a causa dello stabilirsi di un legame covalente, i
due elettroni 3p dei due atomi sono accoppiati e
riempiono un orbitale comune completando l'ottetto. Il caso dell'idrogeno
è particolare: lo
stabilirsi di un legame covalente completa l'unico
doppietto 1s del suo livello K e gli dà la stessa
configurazione elettronica dell'atomo di elio.
Il legame covalente è di solito rappresentato da un
trattino;
Al legame covalente si avvicina il legame detto
“semipolare” o “di coordinazione” o “dativo”, che è
un legame covalente nel quale i due elettroni sono
ambedue forniti da un atomo, detto donatore;
l'altro, detto accettore, ha invece la possibilità
di accogliere questi due elettroni completando in
tal modo il suo ottetto. L'atomo di ossigeno, con i
suoi 6 elettroni periferici, funziona spesso da
accettore mentre il cloro, l'azoto, il fosforo
funzionano da donatori. Così nell'acido perclorico
HClO4 il
cloro funziona da donatore per tre atomi di
ossigeno;
il trattino con freccia indica un legame semipolare
e il senso donatore
D
accettore. Di fatto θ importante rilevare che, una
volta stabilito, il legame semipolare ha tutti i
caratteri del legame covalente normale; per es.
nello ione NH4+,
che risulta dall'unione della molecola NH3 e
del protone H+ con legame semipolare,
i quattro atomi di idrogeno hanno la stessa funzione
e diventa quindi inutile la rappresentazione con la
freccia, che può essere sostituita con un trattino
normale. ll legame covalente è più corto del legame
ionico: infatti il raggio dello ione cloruro è 1,8
Ε, mentre il raggio covalente dell'atomo di cloro
è
solo di 1 Ε.
Il legame covalente è un legame forte, cui
corrisponde un'elevata energia di legame: 58 kcal
per grammomolecola di Cl2.
Infine, a differenza del legame ionico, il legame
covalente ha una direzione; ciò implica una
limitazione del numero di atomi che possono trovare
posto attorno a un determinato atomo come pure la
possibilità di esistenza di strutture, molecole o
atomi, formate da piò di due atomi.
I princìpi della meccanica classica non permettono
di spiegare la formazione nè di determinare le
caratteristiche del legame covalente, che può
trovare invece una spiegazione coerente per mezzo
della meccanica ondulatoria. Quando si ha formazione
di un legame chimico stabile tra due atomi, il loro
ravvicinamento da posizioni lontane corrisponde a
un'attrazione e, di conseguenza, a una diminuzione
dell'energia totale del sistema; questa raggiunge un
valore minimo per una determinata distanza dei
nuclei, a causa della repulsione che si esercita tra
loro e che diviene preponderante a distanze molto
ravvicinate: la distanza normale di legame
corrisponde a questo minimo di energia. Per la
molecola di idrogeno i dati sperimentali indicano
una distanza tra i nuclei di 0,74 Ε; per quanto
concerne l'energia essa è, per la molecola di H2,
inferiore di 4,5 EV a quella dei due atomi H
separati da una grande distanza: è l'energia di
legame (103,5 kcal/ mole).
La meccanica ondulatoria prevede l'esistenza e
definisce le proprietà di tale legame: come nel caso
dell'atomo isolato, la descrizione del movimento
degli elettroni nella molecola dipende dalla
soluzione di una equazione differenziale formulata
da Schrφdinger. E' possibile scrivere questa
equazione, ma non è possibile risolverla con
procedimenti matematici rigorosi; bisogna quindi
impiegare metodi approssimativi, per es. quello che
è stato ideato da Heitler e London nel 1927 e che,
perfezionato, è diventato il metodo della mesomeria,
oppure quello di Hund e Mulliken, detto metodo degli
orbitali molecolari. Definita come orbitale la zona
in cui l'elettrone ha la maggiore probabilità di
trovarsi, per orbitale molecolare si intende lo
spazio in cui si ha la massima probabilità di
trovare gli elettroni di legame tra atomi di una
molecola. L'orbitale molecolare si può conoscere con
una certa approssimazione, secondo Hund e Mulliken,
ammettendo che esso sia la combinazione lineare
degli orbitali atomici degli elettroni che
partecipano al legame. Per il principio di
esclusione di Pauli si ha legame soltanto se gli
spin degli elettroni sono antiparalleli tra
loro. Ciò permette la sovrapposizione dei loro
orbitali e quindi appunto la formazione del legame.
Si può definire la direzione di un certo legame e
quindi la struttura della molecola, calcolando in
quali zone dello spazio si devono sovrapporre gli
orbitali di legame. Per es. nell'acqua l'atomo di
ossigeno forma due legami a mezzo dei due orbitali
2p, per massima sovrapposizione assiale con gli
orbitali 1s dei due atomi di idrogeno; la forma
angolare della molecola di acqua, la cui esistenza è stata verificata sperimentalmente, appare come la
conseguenza di tale sovrapposizione; una spiegazione
analoga vale per la molecola NH3 che
ha la forma di piramide triangolare con l'N al
vertice. Il legame covalente, tuttavia, non è sempre
il risultato di una semplice sovrapposizione di
orbitali atomici; ciò è dimostrato dalla struttura
della molecola di certi composti come il metano CH4:
l'atomo di carbonio è al centro di un tetraedro
regolare ai cui vertici sono situati gli atomi di
idrogeno; i legami C—H puntano dunque in quattro
direzioni dello spazio e gli angoli H—C—H sono di
109Ί 28'.
La configurazione elettronica dell'atomo di
carbonio nello stato a più bassa energia (stato
fondamentale) presuppone la bivalenza del
carbonio; ma poichè esso nel metano è manifestamente
tetravalente si deve supporre che due elettroni
saltino dal livello 2s al livello 2p, realizzando
così lo stato eccitato tetravalente. Tuttavia questa
sostituzione dello stato eccitato allo stato
fondamentale, se permette di considerare l'atomo di
carbonio come tetravalente, non permette di
interpretare la simmetria della molecola CH4:
l'orbitale 2s ha simmetria sferica, cioè è come un guscio rotondo intorno al nucleo, mentre i tre
orbitali 2p hanno ciascuno una simmetria assiale
secondo tre assi tra loro ortogonali, cioè come tre
lobi a 90Ί l'uno rispetto all'altro.
A questo punto interviene l'ibridazione
degli orbitali atomici; la formazione dei legami C—H
nel metano è preceduta da un riassetto degli
orbitali dell'atomo di carbonio: partendo da quattro
orbitali non equivalenti (un orbitale s e tre
orbitali p) si stabilisce un insieme di
quattro orbitali ibridi equivalenti, con simmetria
assiale e orientati secondo quattro direzioni che
vanno dal centro verso i vertici di un tetraedro
regolare.
La teoria matematica prevede la formazione di
orbitali ibridi per combinazione lineare degli
orbitali puri: occorre tuttavia ricordare che queste
combinazioni lineari sono, come gli orbitali puri,
soluzioni dell'equazione di Schrφdinger. Esse
portano a una molecola con energia minore, e
pertanto più stabile. Nell'esempio precedente
l'ibridazione di un orbitale s e di tre
orbitali p viene detta di tipo sp³;
esistono numerosi altri tipi di ibridazione per
l'atomo C e per gli altri atomi. Nell'etilene C2H4,
per es., la cui molecola è piana e simmetrica, i tre
legami (uno C—C, due C—H) formati da ciascun atomo
di carbonio sono ottenuti per ibridazione sp²;
i loro assi sono complanari e a 120Ί; rimane allora
su ciascun atomo C un orbitale 2p2 (non
ibridato) il cui asse è perpendicolare al piano
della molecola; un secondo legame si stabilisce
allora tra gli atomi per sovrapposizione laterale di
questi due orbitali atomici. Diversamente dagli
altri legami della molecola ottenuti per
sovrapposizione assiale, questo secondo legame
possiede solo due piani di simmetria: esso è più
debole, a causa della sovrapposizione laterale.
Questo legame è detto “di tipo
p”,
mentre gli altri legami della molecola sono detti
“di tipo
s”.
Il doppio legame C = C dell'etilene è formato
infatti da un legame
s
e da un legame
p.
D'altra parte la formazione di una molecola di
acetilene C2H2 deriva
da un'ibridazione sp e il triplo legame C = C
è formato da un legame
s
e da due legami
p.
v
Legami chimici deboli
Il legame ionico, quello covalente e quello
metallico, sono legami forti;
la loro energia, molto variabile a seconda degli
elementi che partecipano al legame, oltrepassa
spesso le 100 kcal/mole. Esistono però legami
chimici molto più deboli, la cui energia spesso ha
valori tra 5 e 10 kcal/mole: sono il legame dovuto
alle forze di Van der Waals e il legame di idrogeno.
Legame dovuto alle forze di Van der Waals.
Gli studi sperimentali sui gas hanno suggerito
l'esistenza di forze di attrazione tra le molecole;
tali forze diminuiscono la pressione esercitata dal
gas di un valore rapportabile al valore che la
pressione avrebbe se il gas fosse perfetto. Le forze
di Van der Waals, molto deboli nei gas a pressione
ordinaria, assumono maggiore importanza nei gas più
compressi, nei quali la distanza tra le molecole è minore; esse diventano allora sufficienti ad
assicurare una certa coesione tra le molecole, e le
associazioni molecolari che ne risultano presentano
una certa stabilità. E' il caso degli idrati come C2H4 ·
6H2O;
Cl2 ·
6H2O;
Kr · 6H2O;
dei cristalli molecolari come iodio I2,
zolfo S8 (varietà
a),
benzene C6H6.
Ci si può chiedere come delle molecole neutre,
formate da atomi le cui valenze sono completamente
saturate, possano esercitare le une sulle altre
azioni non trascurabili; queste azioni di natura
elettrostatica sono dovute al fatto che:
1. in certe molecole la ripartizione permanente
delle cariche elettriche dei due segni non è uniforme; nella molecola HCl, per es., il cloro, più
elettronegativo, esercita una maggiore attrazione
sugli elettroni e di conseguenza la molecola è un dipolo il cui lato positivo
è rivolto verso l'atomo
di idrogeno; le molecole H2O,
NH3 sono
dipoli permanenti, capaci di esplicare un'azione sui
dipoli circostanti; 2. certe molecole non polari,
come per es. Cl2,
sono polarizzabili per azione del campo elettrico
creato da un dipolo vicino e possono costituire dei
dipoli indotti, capaci a loro volta di esercitare
un'azione sui dipoli vicini; 3. alcune molecole,
infine, non sono polari nι polarizzabili; sono le
molecole monoatomiche dei gas inerti, per es., argo;
la meccanica quantistica spiega e calcola le forze
che anche queste molecole esplicano, considerando la
configurazione simmetrica media della molecola come
la risultante di un gran numero di configurazioni
istantanee dissimmetriche, suscettibili di
interagire con dipoli vicini.
Questa spiegazione sommaria dimostra che le forze di
Van der Waals sono di diversi tipi: forze di
orientazione, polarizzazione e dispersione. Spesso
le forze intermolecolari sono la risultante di forze
di tre tipi, la cui importanza relativa varia con
l'associazione molecolare considerata. Tutte queste
forze hanno tuttavia questo in comune: sono forze a
corto raggio d'azione e che variano rapidamente con
la distanza.
Valenza
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