Lo sviluppo embrionale
u
Dallo zigote all'individuo adulto
Per sviluppo embrionale o talvolta semplicemente con
il termine sviluppo (development) si indica
quel complesso processo che porta dallo zigote
all'organismo adulto. Per zigote si intende quella
cellula che rappresenta la fusione di un gamete
femminile (uovo) e di uno maschile (spermatozoo).
Quando i nuclei dei due gameti, ognuno dei quali
contribuisce per metà al corredo cromosomico, si
fondono, inizia una complessa serie di eventi che
porta alla fine ad avere un organismo adulto.
Se seguiamo lo sviluppo di una qualsiasi specie,
anche relativamente semplice come un insetto, non si
può non rimanere stupiti almeno da due grandi
proprietà dell'embrione. La prima è la precisione e
la riproducibilità con cui le varie fasi dello
sviluppo hanno luogo e la seconda è la diversità che
assumono le varie parti dell'organismo, che dipende
dalla capacità delle cellule di diventare diverse
l'una dall'altra, un processo quest'ultimo che va
sotto il nome di differenziamento.
Qual è il substrato di queste due proprietà, le
quali possono per certi versi riassumersi in una
sola? Il substrato è il programma che sta scritto
nel
DNA.
Il DNA è responsabile di questi tre fenomeni: la
replicazione cellulare, che consente di produrre
tutte le cellule dell'organismo; l'acquisizione di
fenotipi diversi per le varie cellule; la posizione
che esse vanno ad assumere nell'organismo,
relativamente alle altre e alla posizione
dell'organismo nello spazio.
u
Programmi e interazioni
Ma il ruolo del DNA varia a seconda di questi tre
processi. La sua funzione nella replicazione
cellulare è abbastanza chiara. Questa dipende dalla
duplicazione del DNA che viene poi distribuito in
maniera uguale nelle due cellule derivate, di modo
che ognuna di esse contiene ancora una copia intera
del DNA (programma) originario. Negli altri processi
il ruolo del DNA è quello di fornire una serie di
istruzioni sul comportamento cellulare, attraverso
la produzione di proteine che segnalano alla cellula
cosa deve fare. Il destino di ogni cellula viene
pertanto a dipendere dall'interazione tra il suo
programma specifico e le proteine che il programma
stesso ha contribuito a produrre: queste proteine
possono avere concentrazioni diverse nello spazio (intendendosi
per spazio anche quello intracellulare o
citoplasmatico) e costruiscono una specie di
microambiente in cui il DNA si trova immerso. Ma vi
è un altro insieme di eventi con cui il DNA di ogni
cellula interagisce: sono le variazioni
dell'ambiente circostante, inteso questa volta come
tutto quello che è esterno all'embrione o comunque
prodotto dall'esterno.
Bisogna notare che l'embrione vive generalmente in
un ambiente protetto, pertanto durante lo sviluppo
le condizioni extraembrionali non possono variare
oltre un certo limite, e questo garantisce che il
programma possa interagire solamente con una serie
di circostanze ambientali cui ha potuto adattarsi
nel corso dell'evoluzione. Dopo la nascita queste
condizioni possono variare considerevolmente, ma
ormai il programma di base è stato eseguito e
l'organismo è pronto ad eseguire programmi assai più
variati.
L'interazione con l'ambiente o con il microambiente
spiega pertanto tutto lo sviluppo embrionale
compresso il processo misterioso del
differenziamento.
u
Il differenziamento
In un organismo complesso, tutte le cellule hanno lo
stesso DNA, cioè assolutamente lo stesso
genotipo,
ma sono estremamente diverse l'una dall'altra. Come
è possibile che lo stesso genotipo dia origine a
fenotipi così diversi. Rispondere sembra oggi
possibile: nel DNA vi è un unico programma, ma non
tutte le istruzioni sono attivate nelle stesse
cellule. Addirittura, nel programma vi è una serie
di istruzioni "di primo livello" che dicono quali
istruzioni "di secondo livello" debbano essere
attivate nelle singole cellule. Pertanto è già
scritto nel DNA quali cellule durante lo sviluppo
embrionale diventeranno cellule del sistema nervoso,
quali cellule del sangue, quali cellule del fegato e
così via.
Una volta che questa decisione è stata presa sulla
base di meccanismi non ancora perfettamente compresi,
ogni cellula attiva una serie di istruzioni che la
rendono diversa dalle altre e forse anche unica, sia
pure per una minima parte. E' chiaro che, data
l'esistenza di un numero di istruzioni (geni) che è
nell'uomo di qualche decina di migliaia, le
combinazioni di geni espressi possibili sono
praticamente infinite e pertanto c'è tutta la
disponibilità nel DNA per dare origine ad una
variabilità enorme di cellule. Tuttavia non tutte le
vie possibili sono prese durante lo sviluppo normale,
perchè il programma non consente - sembra - tutte le
possibilità, ma solo alcune. E' tuttavia possibile
che se una cellula va incontro ad una trasformazione
tumorale, alcune di queste limitazioni vengano meno,
perchè il gene mutato è un gene-chiave, questo può
attivare tutta una serie di altri geni in maniera
inappropriata indirizzando la cellula tumorale verso
una serie di comportamenti, inclusa una eccessiva
proliferazione,che vanno a detrimento dell'organismo.
In pratica quindi, allo stato attuale delle
conoscenze si ritiene che tutte le istruzioni che
ognuna delle cellule dell'organismo dovrà utilizzare
nell'arco della sua vita sono contenute nel suo DNA.
Ma ogni cellula attiva solo una parte di queste
istruzioni e questo spiega la loro diversità.
Nell'attivazione di questi geni comunque svolge un
ruolo fondamentale, anche se non ancora ben compreso,
l'ambiente esterno alla cellula stessa e,
paradossalmente, anche quello interno, tanto che, al
limite, possiamo considerare come ambiente esterno
al DNA tutto quello che lo circonda, a cominciare
dalle proteine che avvolgono la doppia elica del DNA
fino ai fenomeni meteorologici. E' l'interazione tra
il programma contenuto nel DNA e gli stimoli esterni
che in ultima analisi determina il destino e il
fenotipo di ogni singola cellula.
Ostetricia
|