Mais
Mais (di origine aruaca). Nome della Zea mays, pianta erbacea delle graminacee. (Sin. formentone, frumentone, granone, granturco, melgone, meliga.)
u Botanica e Agraria
Nonostante il suo nome volgare di granturco, il mais è una specie erbacea originaria dell'America Centromeridionale. E' una pianta annua, con radici fascicolate, sia normali sia avventizie, fusto diritto con nodi evidenti, foglie guainanti, lanceolato- lineari, e fiori diclini. I fiori maschili sono raccolti in una pannocchia portata all'apice del culmo, mentre i fiori femminili formano una infiorescenza a spiga, all'ascella delle foglie a metà circa del fusto. Le cariossidi, riunite a maturità nella ben nota pannocchia, assumono una colorazione variabile dal bianco al giallo, all'arancione acceso, al violaceo. Il mais possiede uno spiccato polimorfismo; in base ai caratteri della cariosside e della spiga, è stato suddiviso in diverse sottospecie: Zea mays indurata, Zea mays indentata, Zea mays amilacea, Zea mays amylo-saccharata, Zea mays saccharata, Zea mays ceratina, Zea mays everta, Zea mays tunicata. Le varietà e gli ibridi più coltivati in Italia, che possono presentare cariosside dei colori più diversi e anche variegata, vengono riferite all'una o all'altra delle sopraccitate sottospecie e fanno capo prevalentemente alla Zea mays indurata, alla Zea mays indentata ed eventualmente alla Zea mays everta. Negli Stati Uniti d'America, la produzione del mais è prevalentemente destinata all'alimentazione zootecnica e solo i tipi zuccherini, come il pop-corn, sono graditi nell'alimentazione umana, oltre ad altri tipi che sono sottoposti però subito a un'apposita lavorazione industriale (ad es. corn flakes). In Italia e in altri paesi l'utilizzazione del mais nella dieta umana si è andata progressivamente riducendo, mentre un tempo era assai diffusa, specialmente in alcune regioni; negli ultimi anni vi è stato uno spostamento netto di questa coltura verso l'indirizzo zootecnico, sia mangimistico sia foraggero. Le rese in costante aumento trovano la loro spiegazione nella sempre più larga diffusione dei mais ibridi, a scapito di quelli a fecondazione libera. La tecnica di preparazione del mais ibrido, messa a punto negli Stati Uniti d'America e successivamente sfruttata ovunque anche in Italia, dove questo tipo di coltura si è diffuso nel periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale, consente lo sfruttamento di un particolare vigore vegetativo, dovuto a un effetto che si ottiene dall'incrocio di due linee pure, fra loro diverse, riprodotte cioè per più anni in stretta autofecondazione. La semente ottenuta da questo tipo d'incrocio è fertile e fornisce produzioni assai superiori a quelle delle linee parentali e anche a quelle delle varietà a fecondazione libera. Altre ricerche hanno invece portato al cosiddetto mais transgenetico, cereale geneticamente modificato per resistere a malattie o insetti nocivi, che negli Stati Uniti è da anni protetto da brevetto, prodotto e commercializzato; in Europa invece la sua produzione è stata solo recentemente, e in fase sperimentale, permessa. Infatti se i colossi agroalimentari ne sostengono l'innocuità, numerose voci contrarie si sono violentemente sollevate, appoggiate anche da dimostrati effetti negativi su animali che ne hanno fattoi uso (per es. una farfalla americana, il monarca, è minacciata dall'uso del suo polline).
Il mais si presta tanto alla coltura per granella, nel qual caso, se la coltivazione è ben condotta, è in grado di fornire produzioni superiori ai 100 q/ha, quanto a quella da foraggio. La granella viene ridotta in farina e utilizzata per vari usi: o per la preparazione della polenta o per la preparazione di mangimi zootecnici o ancora per ricavarne olio, amido, ecc. Come foraggio verde, o insilato, è in grado di fornire pure ottime produzioni e soprattutto di consentire elevati profitti dato che per la semplicità della tecnica colturale e l'abbondanza del prodotto è una delle colture che consentono di contenere ai valori più bassi il costo di produzione dell'unità foraggera.