Meccanica
Meccanica
s.f. Parte della fisica che studia il comportamento
dei corpi sotto l'azione di forze e in particolare il
loro stato di moto o di quiete. (Si divide in tre
parti fondamentali: la cinematica, che studia
il moto indipendentemente dalle cause che lo producono,
la dinamica, che tratta del moto prodotto dalle
forze, e la statica, che si occupa di quei
problemi in cui le forze non generano alcun moto.)
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Attività concernente la progettazione, la costruzione
e il funzionamento delle macchine: Meccanica di
precisione. (E' detta anche meccanica applicata.)
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L'insieme degli elementi di un congegno, di un
meccanismo.: La meccanica di un cronometro.
- Astron. Meccanica celeste, parte della
meccanica che ha per oggetto la teoria dei diversi
moti degli astri. (Praticamente questa denominazione
viene riservata allo studio dei moti degli astri del
sistema solare come si ottengono applicando la legge
della gravitazione universale di Newton senza però
tener conto delle perturbazioni individuate e studiate
dalla teoria della relatività generale che formano un
capitolo a parte.)
- Biol. Svolgimento di una funzione fisiologica:
Meccanica respiratoria.
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Meccanica dello sviluppo,
espressione usata dal tedesco W. Roux per indicare
l'embriologia sperimentale.
- Costr. Meccanica dei terreni, disciplina che
studia le condizioni di stabilità e il comportamento
dei terreni soggetti a carichi.
- Fis. Meccanica analitica, formulazione
matematica della meccanica costruita a partire da un
unico principio variazionale.
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Meccanica classica,
formulazione non relativistica e non quantistica della
meccanica, fondata sui concetti tradizionali della
fisica classica, utilizzabile per la descrizione dei
fenomeni meccanici che avvengono nei sistemi
macroscopici quando le velocità in gioco sono molto
inferiori a quella della luce (è detta anche
meccanica newtoniana).
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Meccanica dei fluidi
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Meccanica delle matrici
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Meccanica ondulatoria,
meccanica dei sistemi atomici e subatomici enunciata
da E. Schrödinger nel 1926, interpretabile come la
formulazione analitica della meccanica quantistica.
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Meccanica quantistica
o quantica, formulazione quantistica della
meccanica utilizzata nella descrizione dei fenomeni
meccanici e dei sistemi in scala atomica e subatomica.
(Questa teoria fu enunciata quasi contemporaneamente
da W. Heisenberg ed E. Schrödinger in due linguaggi
apparentemente diversi, ma con lo stesso contenuto
fisico: la meccanica delle matrici e la
meccanica ondulatoria.)
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Meccanica razionale,
formulazione assiomatica della meccanica classica
costruita in analogia con la geometria come un sistema
ipotetico-deduttivo che ha come postulati le leggi
fondamentali della meccanica e come concetti primitivi
il punto materiale, il corpo rigido, il vincolo liscio,
il fluido perfetto, ecc. che sono altrettante
idealizzazioni di oggetti fisici concreti.
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Meccanica relativistica,
meccanica fondata sui princģpi e sulle leggi della
teoria della relatività. (Quando le velocità dei punti
materiali del sistema di studio sono molto piccole
rispetto a quella della luce le leggi della
meccanica relativistica coincidono praticamente
con quelle della meccanica classica.)
¸
Meccanica statistica,
parte della meccanica che studia i sistemi costituiti
da un insieme molto numeroso di sistemi identici tra
loro (per es. atomi o molecole).
u
Fisica
Se le prime nozioni della meccanica sono
probabilmente legate all'osservazione di alcuni
fenomeni naturali e a esigenze di vita e di difesa, i
primi documenti che ci sono giunti risalgono comunque
ad Aristotele e alla sua scuola, con le Questioni
meccaniche, la Fisica, e Del cielo,
in cui già è abbozzata una distinzione tra statica e
dinamica; opere che contengono, soprattutto
quest'ultima, numerosi princìpi errati, ma che già
delineano una tendenza rimasta poi costante in tutto
lo sviluppo storico della meccanica: quella cioè di
enunciare da una parte una serie di princìpi
filosofici, comunque non sorretti da una indagine
sperimentale adeguata; dall'altra, di registrare i
risultati di singole osservazioni o singoli
esperimenti di tipo meccanico, senza alcun tentativo
di interpretazione.
Questo dualismo tra speculazione
filosofica e ricerca sperimentale verrà solo avvertito
(e non risolto) nei secc.
XV
e
XVI
a opera soprattutto di Galileo, cui si deve un
radicale rinnovamento dei fondamenti e della
metodologia della meccanica: scopo della sua ricerca
infatti non è più l'individuazione della causa del
fenomeno meccanico, com'era precedentemente avvenuto,
bensì lo studio della sua struttura in modo da
renderne possibile la formulazione matematica. Il
dualismo di cui sopra rimane ancora sotto altra forma:
da un lato nello sviluppo sempre pił intenso della
tecnica, dall'altro nell'impostazione matematica della
ricerca. All'inizio del
XVII
sec., la meccanica venne elaborandosi come la scienza
per eccellenza, rivendicando la propria autonomia
dagli schemi aristotelici, e ponendosi essa stessa
come concezione scientifica del mondo, cui ogni altra
scienza deve ricondursi: ancora, la meccanica trova la
sua dimensione in un contesto metafisico, tendendo a
costituirsi come sistema completo del mondo (Cartesio)
in sostituzione di quello aristotelico; ogni fenomeno
è riconducibile a un fenomeno meccanico (meccanicismo
universale). Anche il sistema di Newton, il primo
che espone in un quadro organico e rigoroso tutta la
meccanica classica, non è immune da questa concezione:
tempo, spazio e movimento sono quantità assolute,
anche se matematicamente correlate. Nel
XVIII
sec. lo sforzo di sistemazione e organizzazione
iniziato da Newton fu continuato, ma sotto un'altra
prospettiva: gli scienziati illuministi intesero
ricondurre non più le leggi della meccanica ad alcuni
princìpi di carattere metafisico, bensì i metodi a
un'impostazione unitaria, sviluppando gli algoritmi
sempre più potenti della matematica; è appunto in
questo clima che si è sviluppata la meccanica
analitica di Lagrange, che rappresenta il
coronamento di questa attitudine metodologica. Nel
XIX
sec. lo sviluppo sempre crescente della ricerca fisica
portò alla crisi del meccanicismo come spiegazione
ultima di tutti i fenomeni fisici; la meccanica non è
più la scienza per eccellenza, ma una tra tante altre
scienze: fu proprio in questo contesto che venne posta
in discussione la validità dei princìpi e dei metodi
della meccanica classica, soprattutto da parte di E.
Mach e H. Poincarè. Si rese quindi necessaria una
profonda revisione della meccanica e di tutta la
fisica classica che diede origine, all'inizio di
questo secolo, da un lato alla relatività e alla
formulazione relativistica della meccanica (Einstein)
e dall'altro alla teoria dei quanti e alla meccanica
quantistica (Planck, de Broglie, Schrödinger,
Heisenberg, Dirac).
v
Meccanica analitica
L'equazione del moto di un punto materiale di massa
m soggetto a una forza
F
si può scrivere nella forma newtoniana

dove
v
è
la velocità del punto. Nel formalismo della
meccanica analitica queste equazioni vettoriali
vengono sostituite da un insieme equivalente di
equazioni scalari in cui al posto dei vettori forza e
velocità intervengono grandezze scalari come ad es.
l'energia cinetica T e il potenziale V. Nel caso in
esame, supponendo che la forza
F
derivi da un potenziale V(x), la componente Fi
della forza lungo la direzione i è

e l'equazione del moto si può scrivere nella forma

Introducendo la lagrangiana L = T - V, le equazioni
del moto diventando

dove xi è
la derivata rispetto al tempo di xi.
Queste equazioni, dette equazioni di Lagrange,
si possono scrivere per ogni sistema meccanico
soggetto a vincoli olonomi e godono della proprietą
fondamentale di essere in una forma che non dipende
dal particolare sistema di coordinate usato, cioè
rimane invariante rispetto a qualsiasi trasformazione
puntuale qi =
qi (xj,
t).
Questa proprieà è particolarmente utile nello studio
delle equazioni del moto in un sistema non inerziale.
Per es. le equazioni del moto nella forma newtoniana
di un corpo girevole attorno a un asse espresse in un
sistema di riferimento solidale con il corpo assumono
una forma piuttosto complicata per la presenza della
forza centrifuga e di quella di Coriolis; tali
complicazioni sono del tutto assenti nella equazione
di Lagrange in cui l'effetto di queste forze apparenti
si esprime mediante una semplice trasformazione di
coordinate che non mutano la struttura delle equazioni.
Tali equazioni si possono anche interpretare come le
equazioni di Eulero associate a un principio
variazionale detto principio di Hamilton, che
asserisce che fra tutte le possibili traiettorie qi (t)
che un dato sistema meccanico potrebbe percorrere tra
due istanti di tempo fissati t0 e
t1,
quella effettivamente percorsa è tale da rendere
minimo o massimo l'integrale

Le equazioni di Lagrange si possono a loro volta
trasformare nella forma canonica di Hamilton che permette di studiare agevolmente le
leggi di conservazione associate a un dato sistema
meccanico. L'importanza fondamentale delle equazioni
di Hamilton nella meccanica analitica è dovuta al
fatto che esse sono in una forma che rimane invariante
rispetto a un ampio gruppo di trasformazioni di
coordinate a infiniti parametri note come
trasformazioni di contatto o trasformazioni
canoniche. Questa proprietà di invarianza permette
di stabilire una stretta connessione tra proprietà di
simmetria del sistema e leggi di conservazione.
Inoltre tale proprietà consente spesso di trasformare
un sistema complicato di equazioni canoniche in un
sistema più semplice.
Mediante un'opportuna trasformazione canonica le
equazioni di Hamilton si possono scrivere in una forma
che ha avuto storicamente grande importanza nella
formulazione della meccanica ondulatoria. In questa
nuova forma le equazioni del moto sono:

dove S è una funzione incognita definita nello spazio
delle fasi. Tale equazione, nota come equazione di
Hamilton- Jacobi, a differenza delle usuali
equazioni del moto, non descrive le proprietà di
singole traiettorie tracciate dal sistema nello spazio
delle fasi, ma è invece interpretabile come
l'equazione di un fascio di traiettorie. Questo fascio
è individuato dall'insieme di curve ortogonali alla
famiglia di superfici S = costante. E' evidente a
questo punto l'analogia fra questa formulazione della
meccanica e l'ottica geometrica: il fascio di
traiettorie corrisponde a un fascio di raggi luminosi
e le superfici S = costante corrispondono alle
superfici d'onda. D'altra parte l'ottica geometrica è il limite dell'ottica ondulatoria che si ottiene
quando le lunghezze d'onda in gioco sono molto piccole;
si puņ allora pensare che la meccanica classica, nella
forma data dall'equazione di Hamilton-Jacobi, sia un
opportuno limite di una nuova meccanica in cui la
nozione di traiettoria è sostituita da quella di onda.
Effettivamente la meccanica ondulatoria formulata da
Schrödinger ammette come limite per lunghezze d'onda
molto piccole la meccanica classica.
u
Astronomia
Meccanica celeste.
Lo studio delle interazioni di due astri è relativamente facile (problema detto "dei due corpi");
questo studio diventa estremamente complesso quando si
fa intervenire l'azione perturbatrice di un terzo
corpo (problema detto "dei tre corpi*") e pił ancora
se si introducono le azioni perturbatrici simultanee
di più corpi, essi stessi in movimento. Questo
problema esula dalle possibilità dell'analisi.
Soluzioni in pratica soddisfacenti si sono ottenute
studiando separatamente l'azione perturbatrice di
ciascun corpo perturbatore possibile su ciascuno dei
sei elementi fondamentali dell'orbita teorica
dell'astro considerato. Con questo metodo è possibile
anche studiare le deformazioni permanenti dell'orbita
di un corpo in modo da sapere in ciascun istante qual
è il valore istantaneo di ciascuno degli elementi di
quest'orbita. Questo metodo, chiamato metodo delle
variazioni delle costanti, permise a Le Verrier di
calcolare in anticipo la posizione, in un istante dato,
di un pianeta allora sconosciuto (Nettuno) che
considerava come la causa delle perturbazioni del
pianeta Urano. La meccanica celeste studia anche le
questioni pił caratteristiche del nostro globo:
precessione degli equinozi, nutazione, maree. I lavori
di Gylden, di Tisserand, di H. Poincarè hanno portato
notevoli miglioramenti ai metodi di calcolo il cui
fondamento essenziale era stato introdotto all'inizio
del XIX sec. da Laplace e Lagrange.
u
Costruzioni
Scopo fondamentale della meccanica dei terreni
è quello di determinare la distribuzione delle
tensioni che si verificano in essi per l'azione di
carichi mobili (caso dei terreni costituenti il corpo
stradale) o fissi (caso dei terreni di fondazione) o
della spinta delle acque (caso delle dighe in terra) o
dei muri di sostegno.
La distribuzione delle tensioni e le variazioni di
essa nel tempo in funzione dei cedimenti del terreno
si studiano con i metodi e gli strumenti propri della
scienza delle costruzioni applicati ai singoli casi in
esame (per le opere di sostegno in particolare, spinta) previa determinazione di
una serie di caratteristiche del terreno.
Queste si suddividono in caratteristiche costanti o
intrinseche o specifiche, e caratteristiche variabili.
Fra le prime le più importanti riguardano la
composizione chimica, la struttura geologica, la
coesione effettiva, la granulometria, l'angolo di
attrito interno, i limiti di Atterberg, il ritiro. Le
seconde, d'ordine fisico e meccanico, variano in
funzione di fattori diversi, principalmente in
funzione della quantità d'acqua presente nel terreno.
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