Medicina

Complesso delle attività tecniche e scientifiche che hanno per fine la prevenzione, la guarigione o l'alleviamento di malattie e stati morbosi in genere: La medicina è basata sul riconoscimento dei segni clinici, biologici o anatomici che definiscono la diagnosi e sull'indicazione di una terapia medicamentosa, fisica, biologica o chirurgica. Ź Esercizio dell'arte del guarire; professione del medico. Ź Facoltà universitaria in cui vengono insegnate le scienze mediche. Ź Medicamento, rimedio, farmaco somministrato a scopo terapeutico. Ź Ant. Cura: D Cominciò la sua medicina e in breve ... l'ebbe condotto a sanità (Boccaccio). Ź Medicina dell'aria o aeronautica.  Ź Medicina antroposofica, settore della terapie alternative che considera l'uomo non solo come corpo fisico.  Ź Medicina ayurvedica, antica medicina indiana.   Ź Medicina costituzionale, ramo della medicina che studia i rapporti tra la costituzione dell'individuo e la sua predisposizione alle varie malattie. Ź Medicina del lavoro. Ź Medicina di gruppo, quella esercitata da un gruppo di medici, generalmente esperti in varie branche affini. Ź Medicina di Stato, sistema assistenziale a carico dello Stato per la prevenzione e la cura delle malattie. Ź Medicina fisica, ramo della medicina che utilizza mezzi fisici per la diagnosi e il trattamento delle malattie. Ź Medicina infortunistica, ramo della medicina legale che si interessa agli infortuni sul lavoro e alle loro ripercussioni sulla capacità lavorativa. Ź Medicina interna Ź Medicina legale, ramo specialistico volto all'applicazione dei princěpi e delle conoscenze della medicina all'ambito delle scienze giuridiche.  Ź Medicina mutualistica, l'esercizio della medicina nell'ambito degli enti mutualistici. Ź Medicina nucleare, branca della medicina che si interessa dell'impiego pratico, in campo medico, di elementi radioattivi e loro composti, ai fini diagnostici, terapeutici e di studio.   Ź Medicina olistica, medicina alternativa a quella classica che considera l'uomo nella sua interezza.  Ź Medicina operatoria, il complesso delle tecniche chirurgiche. Ź Medicina perinatale, si occupa del bambino nel momento che precede, accompagna e segue la nascita. Ź Medicina predittiva, branca della medicina che si occupa della diagnosi precoce delle malattie ereditarie, avvalendosi delle moderne tecniche dell'ingegneria genetica. Ź Medicina preventiva, quella che si interessa alla profilassi delle malattie.  Ź Medicina psicosomatica, disciplina che studia le influenze sull'organismo e i disturbi provocati da conflitti morali o da particolare reattività psichica. (Psichiatria.)   Ź Medicina sociale, ramo della medicina che si occupa dei problemi medici inerenti la comunità o un ampio gruppo di persone. Ź Medicina spaziale o dello spazio Ź Medicina sportiva, che studia i problemi medici inerenti l'attività sportiva. Ź Medicina sperimentale, studio dei problemi medici secondo il metodo sperimentale. Ź Medicina tropicale, studio delle malattie proprie delle regioni tropicali e subtropicali. Ź Medicina veterinaria, scienza che ha per oggetto il trattamento delle malattie negli animali.

— Relig. Medicina pastorale, studio dei rapporti fra la medicina e la morale. (Fa parte dello studio teologico del sacerdote allo scopo di fornirgli elementi utili per il giudizio degli atti umani.)
 

v Storia

In ogni epoca della storia dell'uomo si ritrova traccia, più o meno imponente, dei suoi sforzi per alleviare le sofferenze o prolungare la vita dei suoi simili. A partire dal   XIX sec. i metodi anatomici, clinici e biologici hanno permesso di ottenere una migliore conoscenza fisiologica e hanno migliorato, in maniera notevole, la prevenzione e il trattamento delle malattie.

˛ Dalla preistoria al medioevo

La medicina, nella sua espressione più primitiva, derivata direttamente dall'istinto di conservazione proprio degli animali e dell'uomo, si traduce in una serie di pratiche irrazionali tendenti a conservare o a ripristinare il benessere fisico. A un livello appena superiore, nei popoli allo stato di natura (preistorici o contemporanei) l'attività medica è spesso diretta da istanze magico - religiose: la malattia, provocata da spiriti ostili o da malefici effettuati da nemici, viene curata con esorcismi e purificazioni oppure con mezzi atti al recupero dell'anima del malato (la cui sparizione sarebbe alla base della malattia) o anche tentando di ripristinare l'armonia tra macro - e microcosmo, ossia facendo leva sulle analogie (cromatiche, strutturali, ecc.) esistenti tra il malato e oggetti terapeutici. Ovviamente questo tipo di medicina poteva essere esercitato solo da maghi e sacerdoti, idonei a interporsi tra la divinità e l'uomo malato: così i rimedi botanici, o anche chirurgici, hanno a lungo solo un valore magico, propiziatorio o esorcistico. La ricerca empirica di farmaci portò alla scoperta del valore terapeutico di certe piante, della pericolosità di altre, dell'azione benefica del calore, dell'acqua, ecc. dando così l'avvio alla medicina empirica, che sopravvive tuttora nei popoli primitivi. Questa, pur continuando a essere esercitata non di rado dai medici maghi riuniti in caste chiuse e tendenti a esoterizzare al massimo le nozioni mediche, rese possibile l'acquisizione di pratiche importantissime, come ad es. l'immunizzazione dal vaiolo, realizzata in Oriente in epoca imprecisabile. Il patrimonio magico-religioso e quello empirico si fusero quindi nella pratica medica e condizionarono a lungo la medicina, sino a che dalla continua osservazione dei malati, dei loro sintomi, delle modalità terapeutiche dei vari rimedi emerse l'esigenza di una sistematizzazione, sia pure sommaria, delle nozioni e dell'attività mediche.

I documenti, conservati nel British Museum, sulla civiltà sumera, il codice di Hammurabi per quella babilonese (1717-1665 circa a.C.), i papiri Ebers, Brugsch, Smith (1500-1200 a.C.) per l'egiziana, dimostrano l'esistenza dei primi libri di medicina. Insieme con descrizioni di riti religiosi e magici, vi si trovano notizie sull'incisione degli ascessi, il trattamento delle lussazioni, delle ustioni, l'impiego di qualche pianta medicinale e sulla condizione sociale dei medici. Nella Bibbia, e poi nel Talmud, la medicina ebraica distingue i concetti di idropisia, di dissenteria, di apoplessia e pone le prime basi di una legislazione sanitaria.

Gli antichi trattati cinesi, fondati sul dogma dei princěpi positivi (yang) e negativi (yin), riportano la descrizione di centinaia di tipi di polsi, lo studio dell'influenza dei cinque visceri maggiori, nozioni farmacologiche estremamente progredite riguardanti ad es. l'uso del ferro e dell'oppio, tecniche immunologiche come la prevenzione del vaiolo mediante vaccinazione, tecniche chirurgiche, di castrazione e di amputazione, pratiche che insieme con l'agopuntura sono state mantenute fedelmente fino ai nostri giorni. In India le conoscenze mediche fanno parte del complesso dei Veda: benchè lo studio dell'anatomia, bloccato da interferenze religiose, venga effettuato solo dopo la decomposizione del cadavere, la medicina raggiunge livelli piuttosto elevati; ci sono infatti pervenute descrizioni di alcune malattie polmonari, del vaiolo, di regole concernenti la prognosi, l'utilizzazione di piante medicinali, la chirurgia degli ascessi, delle fratture, delle fistole, della calcolosi vescicale, dell'asportazione delle tonsille e della rinoplastica, tutte nozioni che attestano una diffusione abbastanza precisa delle conoscenze mediche.

La tradizione mitologica greca ritiene che il primo medico sia stato il centauro Chirone, scopritore dell'uso e della coltivazione delle piante medicinali, il quale ebbe molti discepoli, fra cui numerosi medici, il più abile e famoso dei quali fu Asclepio (Esculapio per i Latini), che fu poi divinizzato e venerato quale figlio di Apollo e dio della medicina. Attorno ai suoi templi si venne organizzando una vera e propria “medicina sacerdotale” che assunse proporzioni vastissime attorno al  VII sec. a.C. Nelle città greche era però ampiamente praticata anche da uomini liberi, non legati all'organizzazione sacerdotale, per la cui preparazione professionale vennero organizzandosi scuole di medicina, spesso situate nelle vicinanze dei templi onde poter usufruire dell'osservazione dei malati che vi affluivano abbondantemente. Particolare importanza ebbero nel  V sec. a.C. le scuole di Crotone, di Cirene, di Rodi, di Cnido e di Coo, da cui uscì il più grande maestro di medicina di tutti i tempi, Ippocrate, che, riassumendo tutte le cognizioni acquisite nel corso dei secoli, diede alla scienza medica una impostazione unitaria. Nella collezione dei testi ippocratici, che comprende settantadue libri in parte opera dei discepoli, vengono posti per la prima volta nella storia della medicina i princìpi dell'osservazione dei fenomeni patologici; inoltre vi sono definiti le crisi, gli edemi, le prescrizioni tendenti a favorire i processi riparativi naturali, la prognosi e l'etica medica. Tutto ciò segna l'abbandono della concezione demoniaca della malattia e inaugura l'osservazione clinica; ma dopo la morte di Ippocrate il suo sistema assunse un carattere dogmatico che nel  III sec. a.C. determinò, per reazione, la nascita della scuola empirica alessandrina, presso cui fu istituito il primo corso di anatomia e che, grazie a uomini come Erofilo ed Erasistrato, diede alla medicina nuove basi suffragate dalle acquisizioni anatomiche e dalla sperimentazione biologica.

La diffusione dell'ellenismo determinò anche a Roma, dove la salute degli uomini era stata fino allora posta sotto la protezione di uno stuolo di divinità salutari preposte alla tutela delle varie funzioni organiche, lo sviluppo della medicina, grazie all'introduzione del culto di Asclepio e all'arrivo dei primi medici greci. Benchè la professione medica fosse permessa soltanto a schiavi, liberti e stranieri, i Romani ebbero il merito di avere stabilito le prime regole della sanità pubblica (terme, acqua potabile, alimentazione). L'originalità scientifica non fu senz'altro appannaggio romano, tant'è vero che la figura più eminente della medicina romana, Galeno di Pergamo, influenzò lo sviluppo futuro della medicina non per le sue acquisizioni nell'ambito professionale, ma per aver elaborato un sistema dottrinario, dogmatico e teleologico che ottenne tutti i favori della Chiesa cattolica (oltre a quelli degli ebrei e degli Arabi) e venne cristallizzato dalla codificazione scolastica al punto di bloccare la ricerca scientifica fino al medioevo. Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, la cultura medico-biologica potè sopravvivere grazie agli Arabi e al monachesimo diffuso da san Benedetto da Norcia. La civiltà araba assorbì la dottrina ellenistica e romana e pur avendo introdotto in terapia farmaci nuovi e avendo migliorato le tecniche chirurgiche non fu apportatrice di un vero e proprio progresso, limitandosi a commentare e rielaborare i classici, adattandoli alle proprie esigenze spirituali. La stessa attività veniva svolta dagli amanuensi nei conventi cristiani, ma il merito di aver tramandato il pensiero dei grandi maestri durante il medioevo è sostanzialmente degli Arabi. Particolare fortuna ebbero gli scritti di Avicenna, il cui Canone di medicina, basato su Ippocrate e Galeno, fu accettato senza discussioni dai medici europei fino alla fine del  XVI sec., grazie anche all'approvazione data dalla Chiesa all'interpretazione di sant'Agostino. In Europa ebbe notevole risonanza anche l'opera di Abulcasis che scrisse trenta libri di medicina, mentre fu a più riprese condannata dalla Chiesa l'opera di Averroè. In Europa, nell'alto medioevo, la medicina, al pari delle altre attività culturali, veniva praticata soprattutto nei conventi attorno ai quali, come già si era verificato coi templi di Asclepio, sorsero a poco a poco infermerie e ospedali, sull'esempio di quello fondato a Cassino da san Benedetto. Si sviluppò così una letteratura medica monastica assolutamente priva di originalità ma che ha il merito di aver promosso la conoscenza delle erbe medicinali, oltre, naturalmente, ad aver tenuta viva la tradizione medica. Dalla medicina monastica deriva la più importante e antica scuola laica, quella salernitana, sorta nel  IX sec. ma particolarmente attiva nei secc. XI e XII in relazione all'introduzione in Occidente delle opere arabe. La notorietà della scuola salernitana è legata soprattutto al poemetto Flos sanitatis (Regimen sanitatis salernitanum) in cui sono raccolti i precetti della scuola e che ha costituito il vademecum dei medici per tutto il Rinascimento. Poco più tardi sorse in Francia sulla falsariga di quella di Salerno un'altra grande scuola medica, quella di Montpellier, che divenne poi il nucleo attorno a cui si sviluppò, nel  XIII sec., l'università che grazie a questa derivazione ebbe per anni una posizione di rilievo rispetto alle altre facoltà mediche sorte nello stesso periodo nei maggiori centri d'Europa. Tra queste ricordiamo Padova, Bologna e Parigi dove ebbe inizio la liberazione della medicina dalla tradizione in virtù dell'osservazione diretta della natura. In questo periodo operarono a Bologna Mondino de' Luzzi, considerato l'iniziatore dell'anatomia moderna; a Montpellier Guy de Chauliac, precursore della chirurgia. In questa fase storica, pur perdurando le antiche superstizioni e pur sviluppandosi la credenza nelle facoltà taumaturgiche dei re, la medicina comincia a registrare notevoli progressi. La professione del medico, ormai laicizzatosi, venne protetta dalla costituzione delle corporazioni al pari di quella del chirurgo e del farmacista. Inoltre il dilagare di terribili epidemie (tra cui quella di peste bubbonica descritta dal Boccaccio) impose la creazione di grandi ospedali pubblici nonchè di una legislazione sanitaria. Ciò favorì il progresso della medicina che venne successivamente potenziato dall'invenzione della stampa e dalla conseguente diffusione della letteratura medica e sfociò nel rinnovamento rinascimentale.

 

˛ Dal Rinascimento alla fine del XVIII sec

L'uomo del Rinascimento, ritrovando il senso edonistico della vita strettamente correlato allo stato di sanità fisiologica, cominciò a pensare alle malattie come prodotti di alterazioni dell'equilibrio naturale e cercò di dare una base sperimentale alle sue conoscenze. Leonardo da Vinci iniziò l'emancipazione della medicina dalle pastoie della tradizione ma la sua opera, frammentaria e soprattutto ignorata per secoli, ebbe purtroppo scarsa importanza storica; il merito di aver costruito su basi sperimentali la prima grande opera anatomica spetta pertanto ad Andrea Vesalio, che nel De humani corporis fabrica riscrisse tutta l'anatomia correggendo gran parte degli errori tradizionali. La sua opera venne poi continuata da Gabriele Falloppio, Girolamo Fabrici d'Acquapendente, che si interessò anche di fisiologia, embriologia e chirurgia, Giulio Cesare Aranzio, Costanzo Varolio, Bartolomeo Eustachio, Giovanni Filippo Ingrassia, che fu anche uno dei maggiori precursori della medicina legale. La pratica delle dissezioni anatomiche portò come logica conseguenza alla scoperta delle alterazioni anatomopatologiche e teratologiche e del funzionamento della macchina umana (Realdo Colombo, Andrea Cesalpino, Miguel Servet anticiparono la scoperta di Harvey della circolazione sanguigna) nonchè al perfezionamento delle tecniche chirurgiche. La chirurgia, ritenuta per tutto il medioevo indegna dei medici e pertanto esercitata dai barbieri, ritrovò nel Cinquecento dignità di arte medica, venne insegnata nelle università dove sorsero apposite cattedre e annoverò tra i suoi cultori uomini come Gaspare Tagliacozzi, autore dei primi interventi di plastica facciale, e Ambroise Parè, che abolì l'uso dell'olio nel trattamento delle ferite e istituì la legatura delle arterie per frenare le emorragie. Lo studio della patologia, pur essendosi spostato al letto del malato, sfociò soltanto nell'accurata descrizione, da parte di Servet, Paracelso, Fracastoro e molti altri, di malattie come la lebbra, la corea, il vaiolo, il tifo esantematico, in quanto in tutto il  XVI sec. non venne elaborata nessuna nuova teoria patologica generale, anche se Fracastoro intuì il principio della diffusione epidemica delle malattie contagiose precedendo di tre secoli Pasteur.

La farmacologia registrò l'introduzione di varie sostanze chimiche a opera di Paracelso, ma la sua evoluzione fu bloccata dalla dottrina delle segnature inventata dallo stesso. Il  XVII sec., dominato dalla titanica figura di Galileo che impresse a tutte le scienze della natura un nuovo corso, si iniziò con la definitiva demolizione delle teorie di Galeno, segnate dalla scoperta della circolazione sanguigna a opera di William Harvey che venne poi confermata dagli esperimenti di Marcello Malpighi (scoperta della circolazione capillare nel 1661), Aselli, Pecquet, Thomas Bartholin, che completarono la conoscenza del sistema linfatico. Nello stesso secolo si vennero acquisendo altre importanti nozioni sul corpo umano: Francis Glisson illustrň l'apparato digerente, Thomas Wharton le ghiandole, Thomas Willis il sistema nervoso, Antonio Maria Valsalva l'orecchio, Nicola Stenone l'embriologia, i muscoli, il cuore (di cui considerò la natura muscolare), ecc.

Nella seconda metà del secolo l'uso del microscopio, introdotto nell'osservazione scientifica da Galileo, divenne una pratica comune che permise a Marcello Malpighi di gettare le basi dell'istologia e a Francesco Redi della microbiologia. Ciò rivoluzionò sino in fondo le scienze medicobiologiche, poichè l'aver messo l'accento sul punto di vista quantitativo dei fenomeni biologici oltre ad aver dato vita alle scuole iatromeccanica e chemiatrica segnò l'inizio della polemica tra vitalisti e meccanicisti, che diede un forte impulso allo sviluppo delle scienze biologiche. La pratica medica nel XVII sec. non riuscì a far propri i sistemi iatromeccanici, per cui si assiste a un ritorno a Ippocrate, sostenuto da Thomas Sydenham, Giorgio Baglivi, Giovanni Maria Lancisi, fautori di una medicina empirica e di rimedi semplici (unguenti, purganti, salassi), sebbene la farmacologia avesse acquisito l'uso di importanti medicamenti, quali la china e l'ipecacuana. La chirurgia realizzò interventi importanti come le amputazioni, il taglio della vescica, la trasfusione sanguigna, l'applicazione del forcipe. Nel XVII sec. infine cominciarono a differenziarsi le branche specialistiche della medicina. Paolo Zacchia scrisse il primo trattato di medicina legale, Lucantonio Porzio di medicina militare e Bernardino Ramazzini da Carpi di medicina e igiene del lavoro.

La mentalità prettamente filosofica che caratterizzò il XVIII sec. influenzò anche le scienze medicobiologiche, determinando la creazione di “sistemi” tendenti a interpretare tutta la teoria medica alla luce di alcuni princìpi generali e a ricavarne come corollario le norme terapeutiche. A questa tendenza (che produsse il mesmerismo, l'omeopatia, il brownianismo, il rasorismo), protrattasi con forte pregiudizio per la scienza sino al XIX sec., si opponeva quella a netto indirizzo sperimentale, il cui esponente più significativo è Giambattista Morgagni che, riallacciandosi all'opera di Valsalva e Malpighi, insegnò a individuare la lesione organica e a risalire alla fenomenologia clinica partendo dall'esame del disturbo clinico. La sua opera De sedibus et causis morborum per anatomen indagatis (1761) permise finalmente al medico di individuare nel malato mediante la semeiotica fisica (palpazione) le lesioni anatomiche studiate mediante la dissezione, e segnò l'inizio di un grande sviluppo clinico sostenuto dall'opera di uomini come Hermannus Boerhaave, Leopold Auenbrugger, che introdusse in clinica la percussione, Antonio Scarpa allievo di Morgagni, Giuseppe Flaiani, William Hunter, Percival Pott, che descrissero le malattie cui sono legati i loro nomi. La fisiologia apportò il contributo di nozioni fondamentali sul chimismo respiratorio e sulla fecondazione acquisite da Lazzaro Spallanzani, nonché sulle funzioni nervose e sull'apparato circolatorio stabilite da A. von Haller.

La fine del secolo segnò l'inizio della specializzazione moderna con la differenziazione di due nuove, importantissime branche della medicina: la psichiatria e l'igiene. La prima è nata per merito di Vincenzo Chiarugi, che ne pose le basi cliniche, e soprattutto di Philippe Pinel, sostenitore dell'esistenza di lesioni anatomiche alla base delle turbe psichiche e fautore di un trattamento umano dei malati di mente sino allora reclusi e lasciati morire in pessime condizioni igieniche nonchè incatenati. L'igiene — derivata dalla scoperta di Edward Jenner, la vaccinazione antivaiolosa — rappresenta uno dei progressi più significativi nella storia della medicina in quanto iniziò la conoscenza dei fenomeni immunitari, fondamentali nella medicina moderna, e introdusse il concetto di profilassi. Molte nazioni, consce del fatto che è dovere dello Stato provvedere alla salute pubblica, organizzarono servizi sanitari statali.

 

 ˛ Il XIX secolo

Nell'Ottocento  la medicina, partecipe del grande sviluppo dell'indagine scientifica e caratterizzata al pari delle altre scienze dalla tendenza all'istituzione di un sistema basato sul metodo induttivo, seguì tre indirizzi principali: morfologico (macro- e microscopico), fisiologico e batteriologico. La conoscenza morfologica del corpo umano venne perfezionata dall'elaborazione della teoria cellulare, che consente notevoli realizzazioni in campo istoanatomico, la medicina generale dall'elaborazione della dottrina della patologia cellulare che riporta la malattia a disturbi della nutrizione e della moltiplicazione cellulare e da ulteriori acquisizioni semeiologiche come l'auscultazione mediata (Laennec). La medicina divenne tipicamente ospedaliera e la messa a punto della teoria del contagio da parte di Louis Pasteur, oltre alle acquisizioni embriologiche e anatomocomparate, ne allargò le prospettive teorico- pratiche facendone una scienza positiva e sperimentale. Karl Rokitansky e Rudolf Virchow potenziarono la patologia, Joseph Škoda diede vita alla diagnostica differenziale, Thomas Addison, James Parkinson, John Cheyne, William Stokes descrissero i segni delle malattie e i disturbi passati alla storia coi loro nomi.

La chirurgia venne definitivamente riconosciuta come una branca della medicina assurgendo progressivamente alla funzione di ausilio della clinica, soprattutto grazie alla scoperta dell'anestesia  a opera di Wells, Morton, Simpson e dell'antisepsi, realizzata da Lister a corollario dell'opera di Pasteur. La scoperta dell'eziologia microbiologica delle malattie infettive e parassitarie, la puntualizzazione delle reazioni biologiche dell'organismo e la messa a punto della loro profilassi mediante vaccinazione stanno alla base di un ulteriore progresso igienico- profilattico volto all'estensione previdenziale sul piano internazionale. L'indagine microbiologica registrò l'identificazione (da parte di Loeffler, Roux, Yersin, Nicolle, Ross e Grassi e soprattutto Koch) di agenti patogeni responsabili di temibili malattie, che poterono così venire combattute e prevenute. Nella seconda metà del secolo lo sviluppo della biochimica, della biofisica e della fisiologia incrementò gli studi di farmacologia sperimentale e consentì alla patologia di approfondire gli studi a livello cellulare: Mecnikov scoprì la funzione fagocitaria, Behring l'immunizzazione passiva, Ehrlich gli anticorpi. Parallelamente a ciò gli studi endocrinologici favorirono la nascita della medicina costituzionale, che si sviluppò soprattutto nelle prime decadi del secolo successivo.

Molti clinici (Murri, De Giovanni, Grocco, Forlanini, Maragliano, Osler, Widal, Charcot, Trousseau) lasciarono contributi importantissimi e tuttora in gran parte validi nella descrizione e nel riconoscimento di numerose malattie, nonchè nel loro trattamento terapeutico, che tuttavia risentiva ancora di notevoli carenze.

Le specializzazioni, sorte dall'esigenza di trattare specificamente i disturbi tipici di organi particolari (occhi, orecchi, ecc.) o di particolari età (es. pediatria) andarono prendendo vieppiù fisionomie proprie mentre si andava istituendo la collaborazione internazionale: in tutto il mondo si produsse un immenso sforzo di ricerche i cui risultati si diffusero sempre più con l'affermarsi della stampa scientifica.

 

v La medicina dei nostri tempi

La  conoscenza delle malattie, delle loro cause, dei disturbi funzionali o delle alterazioni anatomiche o biochimiche che esse provocano, oltre che dei mezzi terapeutici relativi, fa della medicina attuale un insieme coerente che, come le altre scienze biologiche, si serve di metodi di osservazione e di misura dei fenomeni che verifica. La sua efficacia è segnata in modo spesso clamoroso dalla scomparsa di alcune malattie e dall'aumento considerevole dell'età media, che tutte le pratiche dei secoli precedenti non avevano minimamente modificato. Essa, comunque, ha conoscenza precisa dei suoi limiti, che un immenso sforzo di ricerca tenta continuamente di ridurre.

 

˛ Conoscenza delle malattie

1. La prosecuzione dei lavori iniziati da Pasteur e Koch ha portato all'identificazione della maggior parte degli agenti responsabili delle malattie infettive e parassitarie. Parallelamente al capitolo dei parassiti (tenie, schistosomi, plasmodi, ecc.) e dei batteri visibili al microscopio ottico (streptococchi, treponemi, pasteurella, agente della peste, ecc.) si aprì quello dei virus responsabili di numerose malattie dell'uomo (poliomielite, febbre gialla, parotite, varie malattie esantematiche, ecc.), degli animali e delle piante. Inizialmente definiti dalle loro dimensioni, dell'ordine di millimicron, che ne consentivano il passaggio attraverso le candele filtranti di Chamberland, i virus sono stati in seguito conosciuti strutturalmente grazie all'ultracentrifugazione, alle tecniche colturali e all'osservazione col microscopio elettronico. Stanley, nel 1935, dimostrò che il virus del mosaico del tabacco è costituito da un insieme di nucleoproteine e aprì la strada allo studio della composizione chimica dei virus, delle modalità della loro riproduzione e degli agenti capaci di arrestarla.

All'inizio del XX sec. lo studio dell'immunità, rivolto essenzialmente ai meccanismi che regolano le reazioni dell'organismo all'aggressione infettiva, si avvalse dei lavori di Mecnikov che ne precisò le leggi, di Richet e Portier che scoprirono l'anafilassi, di von Pirquet che scoprì l'allergia e di Landsteiner che scoprì i gruppi sanguigni.

2. Proseguendo la via sperimentale tracciata da Claude Bernard, la fisiologia compì progressi immensi: Brown-Séquard e Tournade stabilirono le regole delle funzioni dei visceri; Pavlov dimostrò l'importanza determinante delle strutture encefaliche e stabilì sperimentalmente l'esistenza di rapporti tra il sistema neuropsichico e i visceri; Widal, Achard, Volhard, Osler dimostrarono i legami esistenti tra lesioni e segni clinici da una parte e alterazione funzionale dall'altra. Il metodo anatomoclinico collegò, ad es., gli edemi e la dispnea all'alterazione anatomica del cuore, inserendo fra risultato e causa apparente fatti fisiopatologici costituenti tappe intermedie come la velocità di circolazione del sangue, l'escrezione salina, il deficit d'ossigeno. Un ulteriore progresso, rappresentato dallo studio chimico sulla fissazione dell'ossigeno da parte dell'emoglobina, segnò l'inserimento definitivo della biochimica nell'evoluzione del pensiero medico.

3. Nel XIX sec. le ricerche di Brown-Séquard sull'attività degli estratti ghiandolari prelusero alla scoperta (Pierre Marie) del rapporto esistente tra la deformazione morfologica che caratterizza l'acromegalia e l'esistenza di un tumore ipofisario, scoperta che aprì definitivamente la strada allo studio dell'endocrinologia ovvero delle regolazioni ormonali nella vita dell'uomo; la somministrazione di estratti di ghiandole endocrine, l'isolamento di princìpi attivi (clamoroso e importantissimo quello dell'insulina, da parte di Banting e Best), le loro sintesi costituiscono i pilastri della nuova scienza. Flaiani, Graves, Basedow, Addison stabilirono i rapporti tra segni clinici e il gozzo o le ghiandole surrenali; nel  XX sec. si scoprì che tali ghiandole agiscono mediante sostanze secrete e non versate all'esterno del corpo, dette “ormoni” (come l'insulina, gli ormoni surrenali e quelli tiroidei), di cui si studiò la composizione chimica e si tentò la sintesi, onde poter curare efficacemente le malattie causate dalla loro deficienza o dal loro eccesso. Venne inoltre precisato il meccanismo delle regolazioni interormoniche in condizioni normali, nonchè la funzione importantissima dell'ipofisi nell'equilibrio organico, il che costituisce un valido esempio di collaborazione costruttiva tra anatomisti, biochimici e clinici.

Non minore è lo sforzo di ricerca nel campo delle regolazioni nervose e neuropsicologiche: Reilly chiarì l'attività delle strutture sottocorticali e vegetative; quindi le loro alterazioni, nonchè certi tipi di demenza, trovano la loro espressione e la loro correzione biochimica.

4. La genetica affronta i problemi dell'ereditarietà pervenendo a importanti realizzazioni pratiche come la scoperta dei gruppi sanguigni. Le ulteriori acquisizioni in campo cromosomico migliorano la conoscenza di malattie ereditarie consentendo lo studio chimico analitico dei caratteri che le definiscono.

5. L'insieme di questi progressi si esprime in termini fisiologici, biochimici e si fonda su statistiche e grandezze misurabili con precisione. La definizione di malattia, dapprima limitata ai segni lamentati e a quelli osservati, è ora completata dalla descrizione delle modificazioni anatomofisiopatologiche che essa provoca e in molti casi dalla precisazione dell'agente eziologico (malattie infettive, intossicazioni, disturbi della nutrizione). Attualmente il denominatore comune di ogni processo patologico è ritenuto un fatto biochimico, pertanto lo studio delle nucleoproteine, degli enzimi, delle strutture molecolari è una delle strade più battute dalla ricerca medica. Tuttavia, permangono numerosissimi punti da chiarire: le malattie virali, le affezioni neoplastiche, i processi di senescenza sono oggetto di numerosi studi; le analisi secondo tecniche differenti (fisiologiche, biochimiche e terapeutiche) dei disordini genetici, endocrini, neuropsicologici e sociali che li caratterizzano, cominciano a dare tangibili risultati. In ogni caso o in ogni gruppo patologico ben definito, ci si sforza di osservare il maggior numero possibile di fenomeni e di tentare di trarre qualche insegnamento di portata generale che possa migliorare la conoscenza della malattia, il suo trattamento o la sua prevenzione. Per concludere si deve ricordare una nuova scienza medica, l'ingegneria genetica, le cui tecniche sono in grado di modificare i batteri per produrre, tra l'altro, l'interferone, utilizzato nella lotta contro i tumori, per aumentare le capacità di difesa del sistema immunitario. Inoltre è da ricordare l'importanza della medicina preventiva, le cui tecniche andrebbero diffuse con l'aiuto dei mass-media in maniera il più possibile capillare e corretta, basti pensare alla terribile realtà della diffusione dell'AIDS .

 

˛ Efficacia delle terapie

L'efficacia  degli odierni trattamenti terapeutici è notevole: la chirurgia, dopo la scoperta dell'anestesia e dell'antisepsi, si è arricchita nell'intervallo tra le due guerre mondiali dei metodi di rianimazione; con de Martel, Vincent, Cushing ha cominciato a interessarsi del sistema nervoso; la riparazione di anomalie congenite permette la vita al neonato e trasforma, dopo Taussig e Blalock, le condizioni dei cardiopatici congeniti. La chirurgia non più limitata al trattamento di lesioni traumatiche, infettive o neoplastiche, ma applicata alla riparazione di malformazioni anatomiche, diventa così un mezzo per ristabilire l'equilibrio di funzioni endocrine, neurologiche, psichiche poichè la chirurgia odierna è ormai in grado di ripristinare strutture e funzioni molto vicine a quelle normali, in certi casi con una precisione veramente sorprendente. La terapia medica ha proseguito nei suoi successi grazie alle realizzazioni di studiosi come Ehrlich (chemioterapia e sintesi farmacologica), ai progressi della medicina preventiva e dell'igiene che mediante le vaccinazioni hanno portato alla scomparsa delle grandi epidemie (febbre gialla, vaiolo, tifo esantematico, difterite, poliomielite [vaccino Sabin]), allo sviluppo della chimica organica che ha dato alla medicina nuovi farmaci. La farmacologia infatti, oltre alle droghe estratte da piante e animali (digitalina, colchicina, chinina, ecc.), dispone ora di innumerevoli prodotti sintetici come gli arsenicali organici, i salicilati, i sulfamidici, gli antimalarici di cui sono perfettamente note le attività curative o preventive, gli ormoni sintetici, come la tiroxina, l'insulina, il cortisone, la cui identificazione e sintesi ha aperto nuove strade nella ricerca fisiologica e terapeutica.

Una svolta fondamentale per il progresso terapeutico è stata la scoperta degli antibiotici. L'applicazione terapeutica della penicillina di cui siamo debitori a Fleming, Florey e Chain inaugura l'era degli antibiotici in cui la guarigione di malattie come la tubercolosi, la sifilide, la maggior parte delle malattie infettive (fanno eccezione alcune di eziologia virale) è diventata un fatto normale. L'esercizio terapeutico è stato profondamente trasformato dalla chimica delle vitamine, delle sostanze attive sui processi di coagulazione del sangue, la trasfusione di sangue e di frazioni di plasma, i prodotti ad azione neuropsichica.

A questi medicinali si aggiungono i progressi dell'elettroterapia, della roentgen - e della radioterapia, del riadattamento funzionale, la migliore conoscenza dei fabbisogni nutritivi, l'introduzione nell'uso di strumenti che sostituiscono la funzione di organi malati (rene artificiale, cuore artificiale, stimolatore cardiaco o pacemaker, ecc.), il trapianto di organi che è in continuo progresso.

 

˛ Aspetti favorevoli di queste conoscenze

Il capitale scientifico accumulato nel corso dell'ultimo secolo e in particolare di questi ultimi decenni ha fatto migliorare in misura considerevole la salute degli individui e delle collettività umane. La medicina moderna può usufruendo dei perfezionamenti delle tecniche d'indagine che sublimano l'osservazione dei segni clinici e di efficaci trattamenti preventivi e curativi non modifica però l'individualità rigorosa del dolore, nè la necessità della solidarietà umana che si stabilisce e s'esprime con l'atto medico; pertanto i numerosi problemi morali che vengono sollevati nell'esercizio della medicina trovano precisazione, nello spirito del giuramento di Ippocrate, in un codice deontologico.

1. Tecniche di esame e medicina dell'individuo. L'esame clinico continua a conservare tutto il suo valore, consentendo di realizzare una diagnosi e un trattamento precisi o di selezionare le tecniche d'indagine necessarie e sufficienti per l'identificazione della malattia. Le condizioni del sangue e di altri liquidi organici vengono valutate mediante misurazioni fisiche e chimiche relative all'equilibrio degli elementi corpuscolati, dei costituenti minerali, glucidici, lipidici e protidici. Si valutano anche i fabbisogni dell'organismo, il suo consumo d'ossigeno, il ritmo di rinnovamento dei suoi costituenti, l'escrezione dei rifiuti, i metabolismi ormonali che vengono alterati dalle diverse affezioni. Gli esami elettrologici studiano la forma e la funzione degli organi; la radiologia esplora lo scheletro e, mediante l'opacizzazione selettiva, consente lo studio di visceri cavi, del sistema vascolare, delle sierose. La registrazione dei potenziali d'azione del cuore (elettrocardiografia), del cervello (elettroencefalografia), dei muscoli (elettromiografia) fornisce dati precisi sul funzionamento normale e sulle alterazioni di questi sistemi. L'utilizzazione degli isotopi radioattivi ragguaglia sul destino metabolico degli elementi costitutivi dell'organismo e consente di scoprire precocemente alcune malattie. L'endoscopia permette l'osservazione visiva diretta di molte lesioni interne. I prelievi di frammenti di organo o di tessuti che vengono poi opportunamente preparati ed esaminati al microscopio ottico o a quello elettronico rendono possibile lo studio istopatologico del midollo osseo, linfoghiandole, fegato, rene, milza, polmoni. Queste tecniche ormai estremamente precise hanno accresciuto notevolmente la sicurezza della diagnosi e consentono di guidare opportunamente il trattamento terapeutico. La molteplicità delle tecniche sottintende un notevole potenziamento dei meccanismi analitici e sintetici che richiedono sempre più un lavoro di èquipe da cui derivano le decisioni terapeutiche, spesso difficili e troppo gravose per un singolo medico.

2. Medicina della comunità. Medicina preventiva. Le collettività umane sono oggetto da parte di organismi a carattere nazionale o internazionale di misure tendenti al miglioramento delle condizioni di salute, considerate giustamente un bene nazionale. Vengono cioè applicate precise regole di igiene e di profilassi e sono istituiti particolari sistemi di assicurazione o di assistenza contro i rischi della salute.

L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), i fondi internazionali di soccorso per l'infanzia e altri organismi internazionali e nazionali (ministero della sanità, ministero del lavoro e della previdenza sociale), enti parastatali di assicurazione contro le malattie e gli infortuni professionali, ecc. forniscono dati statistici che stanno alla base delle misure sanitarie applicate dalle varie nazioni (lotta contro le malattie endemiche e i rischi collettivi; norme di igiene internazionale; vaccinazioni) che sono rese necessarie dall'aumento continuo degli scambi, oltre che dalla loro sempre maggiore velocità. Nei vari paesi esistono differenti sistemi di assicurazione, pubblici o privati, per la protezione contro le malattie. La medicina preventiva riveste così un carattere polimorfo, a seconda dei suoi aspetti tecnici, economici, ecc. Esami periodici e regolari agevolano la diagnosi precoce di alcune affezioni. Le decisioni relative alla collettività, le cui conseguenze sono sempre di difficile apprezzamento, si basano su dati demografici, sociologici e vengono prese con la massima circospezione.

 

˛ Insegnamento della medicina. Ricerca medica

L'insegnamento  della medicina, svolto nelle facoltà o scuole di medicina, dura da cinque a sette anni a seconda dei vari paesi ed è quasi sempre integrato da un ciclo di perfezionamenti postuniversitari. L'insegnamento teorico comporta lo studio delle strutture e delle funzioni normali dell'organismo (anatomia, fisiologia, istologia, chimica biologica, fisica biologica), che in genere occupa i primi due-tre anni, segue quindi l'insegnamento delle cause, delle lesioni e dei meccanismi propri di ogni malattia e finalmente quello della patologia, della farmacologia, della terapia, delle varie specializzazioni cliniche e chirurgiche, della legislazione sanitaria, dell'igiene pubblica. Lo studente viene messo in contatto con la casistica e la problematica quotidiana onde acquisire le nozioni di responsabilità individuale che completano e precisano i dati dell'insegnamento teorico.

In Italia l'insegnamento della medicina è riservato alle facoltà mediche delle università di Stato, oltre che a quelle delle università libere (attualmente solo l'università Cattolica ne ha una); la frequenza alle lezioni e alle esercitazioni pratiche è obbligatoria e indispensabile per poter sostenere gli esami di profitto, che, nei sei anni di durata del corso universitario, sono in numero minimo di ventiquattro; questo numero però deve essere integrato da esami facoltativi scelti dallo studente fra quelli che offrono le singole facoltà. Al termine degli studi, il laureando deve discutere con una commissione di undici professori della facoltà una tesi scritta, da lui stesso compilata in base a esperimenti o ricerche cliniche su un argomento originale effettuati sotto la guida di un professore di materia obbligatoria o facoltativa.

Subito dopo la laurea ha inizio un periodo di tirocinio pratico effettuato in ospedali o istituti universitari della durata di sei mesi, dopo di che il laureato può presentarsi all'esame di Stato, che lo abilita all'esercizio della professione di medico chirurgo.

In questi ultimi tempi viene sempre più avvertita la necessità di una ristrutturazione nell'insegnamento della medicina, in quanto sono ormai nettamente insufficienti non solo molte strutture (dalle aule ai laboratori, alle attrezzature, alle corsie), ma anche e soprattutto il numero, la distribuzione e il trattamento di docenti e assistenti. Al pari di quanto si verifica in tutto l'insegnamento universitario, nel problema si intersecano varie componenti e tutte importanti, nè mancano notevoli addentellati con il problema ospedaliero, non potendo la scienza medica prescindere dall'importantissimo contributo che possono dare dette istituzioni.

La componente più notevole del problema è data dagli istituti universitari. Questi non solo svolgono una funzione didattica e formativa (e, per quanto riguarda le cliniche, anche di assistenza ai degenti), ma soprattutto sono impegnati in un'insostituibile attività di ricerca medica, della quale sono centro e propulsione (pur se è doveroso ricordare che, in Italia e all'estero, molte delle ricerche in campo terapeutico vengono sostenute, sorrette e spinte dall'industria farmaceutica); pertanto l'argomento va inquadrato, per quel che riguarda la sua soluzione, nella riforma degli studi universitari e dell'assistenza sanitaria, nell'impostazione più moderna e valida della ricerca scientifica, oltre che in ovvie ristrutturazioni relative al numero, al ruolo, alla carriera e al trattamento del personale docente e assistenziale.

 

v Medicina legale

La  medicina legale ha una fisionomia sua particolare in quanto non è volta a scopi terapeutici. Antichissima, tanto che le sue origini sono testimoniate in testi di diritto romano e perfino in libri biblici, essa è essenziale per la delucidazione di questioni biologiche o mediche o di indole comunque tecnica che possono sorgere nei procedimenti giudiziari. Il raggio d'azione della medicina legale è estremamente vasto in quanto qualsiasi evento riguardante l'organismo umano può essere compreso nell'ambito medico-legale; pertanto si distinguono una medicina giuridica, teorica, volta alla soluzione di problemi di indole generale, e una medicina forense, applicativa e non esclusivamente specialistica, a sua volta comprendente vari rami: 1. deontologia professionale, concernente i diritti e i doveri dei medici nell'esercizio della professione (come quelli relativi al segreto professionale, alla denuncia, al referto, ecc.); 2. traumatologia forense, che tratta gli effetti delle azioni lesive, la natura dei mezzi che hanno prodotto le lesioni, l'entità delle lesioni, ecc.; 3. asfissiologia, che studia gli effetti delle azioni violente asfittiche; 4. tossicologia, che si occupa dello studio dei veleni impiegati nei reati contro la persona o contro la pubblica incolumitŕ; 5. afrodisiologia, che si interessa delle questioni dei rapporti sessuali dal punto di vista penalistico (reati contro l'onore, il pudore, ecc.) e civilistico (matrimonio); 6. psicopatologia forense, che applica le conoscenze della psichiatria specialmente in rapporto alle norme del codice civile sulla capacità di intendere e di volere.

Altri argomenti propri della medicina legale riguardano i fenomeni di tanatologia (accertamento della morte e sua cronologia), i problemi legati alla identificazione delle persone e all'antropologia giudiziaria ecc.

Infine ha assunto notevole importanza la medicina delle assicurazioni che studia i problemi relativi al danno alle persone nel campo delle assicurazioni. Inoltre una assoluta novità concerne il dibattito in corso sulla fecondazione artificiale allo scopo di fornire una normativa aggiornata.

 

v Medicina nucleare

Alla  base della creazione della medicina nucleare quale entità a sé stante vi sono tre motivi, gli stessi che giustificarono la nascita, come nuova disciplina, della radiologia, staccata e distinta dalle altre branche mediche, ossia: a) la vastità e la complessità dei progressi tecnici in campo diagnostico e terapeutico è tale per cui se ne può richiedere la conoscenza approfondita solo a coloro che ne fanno oggetto di studio, aggiornamento e pratica continui; b) gli apparecchi e gli strumenti necessari a tale avanzata tecnologica, molto complessi e costosi, possono essere efficientemente ed efficacemente adoperati solo da personale esperto e aggiornato; c) le misure di sicurezza per il personale medico e ausiliario e per gli stessi pazienti richiedono una centralizzazione dei depositi e controlli sicuri e frequenti.

La diagnostica in medicina nucleare si basa in genere su tre tipi di test: 1. la determinazione delle dimensioni di organi e/o della quantità di sostanze fisiologiche contenute in determinate parti del corpo: caratteristica è la misurazione del volume plasmatico mediante la concentrazione relativa di sieroalbumina radiomarcata con iodio radioattivo; 2. valutazione delle funzioni o della cinetica fisiologica di un organo: è tipico l'esempio dello iodio radioattivo captato dalla ghiandola tiroide; 3. valutazione della struttura anatomica di un organo sano o malato che viene compiuta attraverso il quadro della concentrazione di radionuclidi.

Fra le tecniche piů moderne, che prevedono l'utilizzo di radioisotopi, è la scintigrafia per uso di ricerca fisiologica di diagnosi e per il controllo del funzionamento degli organi interni. Nel campo fisiologico si possono pertanto ottenere valutazioni quantitative di volume totale di sangue circolante, conoscere la durata della vita di determinate cellule sanguigne, studiare la funzione tiroidea e gli scambi fra ossigeno e biossido di carbonio nei polmoni, interpretare la sintesi endogena dell'acido urico e del colesterolo. Nel campo diagnostico si possono avere preziose indicazioni sulla patologia della tiroide (gozzo, cisti, tumori), del fegato (cisti, tumori, ascessi), del sistema nervoso (tumori dell'encefalo, intramidollari, meningei), dell'apparato renale (ipertensione arteriosa di origine renale, neoplasie). In campo terapeutico è ora consentito curare malattie endocrine, come il morbo di Basedow, o tumorali, sfruttando determinati radioisotopi, caratterizzati da un particolare tropismo verso particolari organi. Anche le applicazioni dell'elettronica alla terapia e alla diagnostica si sono moltiplicate negli ultimi anni. Così, per esempio, mentre il pacemakersi è totalmente affermato per la correzione dei difetti di conduzione cardiaca, il videoendoscopio, che accoppia l'endoscopio a fibre ottiche con la telecamera e il monitor (schermo tv), è diventato il mezzo più pratico per visualizzare l'interno di quasi tutto l'apparato digerente e di altri organi accessibili a endoscopi sempre più sottili. Ma i contributi maggiori dell'elettronica in medicina si evidenziano in apparecchiature diagnostiche particolari quali il tomografo assiale computerizzato (TAC), il tomografo a emissione positronica (TEP) e la risonanza  magnetica nucleare (RMN).

v Medicina antroposofica

La  medicina antroposofica si basa sulla quadruplice struttura dell'uomo: oltre al corpo fisico considera l'eterico, l'astrale, l'Io. Secondo tale concetto la salute è in rapporto con quanto è stato fatto nelle vite precedenti e con quanto si sta compiendo nella vita attuale. Come l'omeopatia, utilizza rimedi provenienti dai diversi regni della natura. Molto diffusa in Oriente, la medicina antroposofica conta in tutto il mondo ospedali, cliniche e centri di ricerca.

v Medicina ayurvedica

La  medicina ayurvedica è una medicina tradizionale indiana (ayurveda in sanscrito significa scienza della vita) tramandata ininterrottamente dal III sec. a. C., epoca a cui risale il Rigveda, suo testo più antico, ai giorni nostri. Considera le malattie come perdita dell'equilibrio individuale, causato da uno stile di vita contrario alle leggi naturali. La soluzione alla patologia può avvenire solo riequilibrando l'organismo e ristabilendo le sue capacità di autodifesa e di autoguarigione. Si avvale di medicamenti per lo più di origine vegetale, più raramente di origine animale o minerale.

v Medicina olistica

La  medicina olistica concepisce l'uomo come un tutto integrato, superando la dicotomia tradizionale corpo/mente. In quest'ottica non sono presi in considerazione i singoli sintomi, ma si osserva l'uomo nella sua totalità. Questo principio sta alla base delle maggiori terapie naturali.

u Etnologia, etnografia

Le  nostre conoscenze sulla medicina e sulla farmacologia dei popoli allo stato di natura sono ancora scarse: sappiamo che il patrimonio di metodi curativi e di prodotti vegetali medicamentosi è ricchissimo, indice che le acquisizioni in materia si sono accumulate col tempo e vengono tramandate da epoca preistorica. L'efficacia dei preparati a base di sostanze attive vegetali (per es. china, coca, curaro, ecc.) è nota da tempo alla medicina moderna; sono inoltre usati rimedi contro il morso di serpenti (estratto di Bothrops jacaraca), contro l'upas usato per le frecce avvelenate (infuso di cortecce di kulim), contro il mal d'orecchi (succo di trevo rouxo), contro le malattie veneree (infusi di Ephedra trifurca e di guaiaco), contro disturbi intestinali, febbre, ecc. La conoscenza di rimedi specifici presuppone la capacità di una diagnosi che, nei gruppi più evoluti, è effettuata da specialisti; tra le popolazioni più primitive le cure vengono effettuate dal capofamiglia, dalle vecchie e, talvolta, dal capotribù. Per tutte le malattie e gli accidenti occasionali viene riconosciuta una causa puramente naturale; tuttavia, anche tra le popolazioni più primitive, è frequente il caso di associare una causa magica o soprannaturale a malattie particolarmente gravi o di cui è impossibile (per tali genti) individuare l'agente patogeno. Questo aspetto ha dato origine alla formazione di due tipi di medici: uno, praticante e capace di effettuare operazioni chirurgiche (in genere considerato di rango inferiore), e uno capace di esorcizzare il male mediante complesse pratiche magiche; del primo tipo sono gli uomini-medicina africani; il secondo tipo è rappresentato quali sempre da un sacerdote, uno stregone, uno sciamano. In entrambi i casi, chi professa la medicina deve sottoporsi a un lungo e minuzioso tirocinio che comprende studi accurati sulle piante medicinali, sulle varie malattie locali, sulla psicologia umana; tali studi sono empirici, tuttavia danno risultati a volte brillanti. In particolare, le capacità terapeutiche, diagnostiche e psicologiche degli uomini- medicina africani hanno meravigliato i moderni studiosi di medicina: mediante appropriate cure con erbe ed esercitando suggestione sul malato, costoro riescono a curare la maggior parte delle malattie pur con scarsi mezzi. I medici empirici sono, inoltre, abili chirurghi, in grado non solo di ridurre fratture e curare ferite, ma anche di eseguire, spesso con successo, laparotomie, tagli cesarei, amputazioni con installazione di protesi di legno, escissione di tumori, trapanazioni del cranio. Allo stregone si ricorre di norma quando l'operato del medico empirico non ha dato risultati: in questi casi la malattia viene considerata una punizione divina e come tale guaribile solo con l'espiazione che può essere, assai spesso, la morte (naturale o no) dell'ammalato.